Il grimaldello del Sì

di Gian Luigi Ago


Diceva Piero Calamandrei:”Quando in Parlamento si parla di Costituzione, i banchi del Governo dovrebbero restare vuoti”. Intendeva ribadire la centralità del Parlamento e i ruoli istituzionali sanciti dalla Costituzione. Nella nostra Repubblica è il Parlamento che legifera e decide; il Governo detiene il potere esecutivo, cioè quello di attuare quanto deciso dal Parlamento che è l’espressione di chi detiene il Potere, cioè il popolo (art.1 della Costituzione). Oggi vediamo invece che sono Ministri del Governo a fare propaganda elettorale per il Sì, e il Parlamento, da tempo, è solo il notaio che ratifica, a suon di “fiducie”, quanto scritto dal Governo. Qualcuno propose addirittura di far votare in Parlamento solo i CapiGruppo. Il tentativo di esautorare il Parlamento dei suoi poteri viene da lontano, da Mussolini (che ci riuscì…) passando per la P2 di Gelli, Berlusconi, Renzi e oggi il M5S di Di Maio, con l’appoggio del Pd e di tutta la Destra. Quanto suggerito anche dalla finanziaria americana JP Morgan sta pian piano diventando realtà: cioè concentrare il potere nelle mani di pochi asserviti alle logiche capitaliste e fare carta straccia delle Costituzioni europee scaturite dalla lotta contro il nazifascismo. Il Sì al referendum apre una breccia a questo progetto e lo fa surrettiziamente, facendo leva sul dilagante senso di anti-politica.È un grimaldello a cui seguiranno nuovi passi verso un passaggio di potere dal popolo a una oligarchia non più controllabile.Rifletteci prima di votare.Parafrasando Faber: anche se poi vi sentirete assolti, sarete per sempre coinvolti.

Gian Luigi Ago


Il bestiario medioevale della politica

Tutti ci stiamo scannando intorno ai giochetti del pasoliniano Palazzo, ci accaloriamo e ormai crediamo davvero che lì si stia giocando il nostro futuro. Provincialmente chiusi intorno ai palazzi romani, crediamo che il mondo si esaurisca lì e ci stiamo davvero convincendo che il nostro benessere materiale e non, dipenderà da quello che lì maturerà.

Pensiamo davvero che tutto possa dipendere da un governo. In fondo lo pensiamo dal 1948 ma allora almeno si giocavano dei temi cruciali di geopolitica e c’erano dei veri statisti da una parte o dall’altra. Oggi invece lo scenario è a dir poco penoso: il migliore di quelli in campo non sarebbe degno neanche di gestire una bocciofila, con rispetto per le bocciofile.

In testa a tutti troviamo narcisisti con gravi alterazioni della personalità: ad esempio un uomo che vuole sempre essere al centro della scena, accentrare i poteri in se stesso, e che rischia di mandare tutto all’aria per averla vinta pensando solo a se stesso, credendo alla sua indispensabilità. Ma, diranno i miei venticinque lettori, parli di Matteo il toscano o di Giuseppi il pugliese? Fate voi, il quadro clinico è perfetto per entrambi; così ho risparmiato un po’ di fatica a scrivere. Poi abbiamo Matteo il milanese, l’ex Cavaliere, la Sorella d’Italia, i grilloidi, i piddini. Insomma: un quadro desolante.

E poi ci siamo noi; noi che ormai decidiamo in base a estetica o simpatia. C’è chi non sopporta Renzi perché fa i dispetti, perché è arrogante, infido, squallido, ecc. C’è chi si è innamorato di Conte solo perché è come Andreotti, sempre in giacca e cravatta, mai fuori dalle righe nel parlare, elegante, dall’aspetto perbenista e in più è sì come Andreotti ma ha un ciuffo più ribelle. Poi, siccome Madre Natura non ci ha fatti per fortuna tutti uguali, ci sono invece quelli che si sono innamorati della coppia di cui si è parlato di più negli ultimi tempi: no, non Olindo e Rosa, parlavo di Matteo & Giorgia; e li amano per motivi diametralmente opposti da quelli per cui altri amano Conte, cioè perché sono diretti, chiassosi, sboccati, parlano come loro, sono contro tutti, non seguono regole, sono anche un po’ negazionisti, si tolgono spesso la mascherina e ci vogliono difendere dall’Europa cattiva. Chi c’è rimasto? Be’, sorvolando su responsabili, costruttori, volenterosi, soccorritori e altre categorie simili e su una Sinistra che non c’è, possiamo accennare agli zombie del Pd, sempre dietro le linee, anche perché quando gli ricapita più di stare al governo dopo aver preso delle sonore stangate elettorali? Meglio nascondersi e non perdere la poltrona. Abbiamo poi la nuova (?) Forza Italia dal volto umano, poco distinguibile dal Pd. C’è poi il caso umano dei grillini del M5S che alcuni ancora credono portatori di istanze sociali, di sinistra, progressiste; quelli specialisti nel dire “Mai con…” e poi regolarmente andarci a braccetto, quelli che dovevano rovesciare il potere dei politicanti degli inciuci e ora ne sono i massimi esponenti, quelli che dovevano stare un po’ in Parlamento e poi tornare a casa e che ora sono invece attaccati alle poltrone come koala, governando ora con Franza e ora con Spagna, purché se magna.

E in tutta questa melma noi, anziché capire che costoro sono il problema, pensiamo che siano la soluzione. Alcuni addirittura pensano che la soluzione sia creare una aggregazione terza rispetto a queste, raccogliendone il meglio, senza capire che oggi bisogna prendere solo atto dello stadio terminale di questo bestiario medioevale che non permette più di fare politica al proprio interno. Non c’è più cura se non altrove, se non facendo Politica fuori da tutto questo, misericordiosamente aspettandone il loro trapasso e preparando un mondo nuovo partendo prima di tutto dalle nostre abitudini e poi lavorando a cose più utili come progetti educativi, sociali, culturali, artistici, ecologici, ecc. tutte cose a cui l’attuale politicismo ha abdicato da tempo, riducendo tutto a un balletto di poltrone.

Solo così, dopo il funerale di questa politica, chi verrà dopo di noi potrà trovare un’umanità più consapevole, responsabile ed eticamente strutturata in grado di far rinascere una vera Politica, rigorosamente con la ‘”P” maiuscola.

Gian Luigi Ago


Negazionisti, riduzionisti, benaltristi, governo e Churchill-docet.


Sono tante le assurdità e le contraddizioni che trovo in negazionisti/riduzionisti/benaltristi.
Hanno ragione a criticare il governo, lo faccio anch’io ma probabilmente per motivi opposti ai loro.

Il governo va criticato perché ci ha portato a questo punto con il lassismo estivo, permettendo che le discoteche restassero aperte, permettendo di spostarci per le vacanze e favorendo quindi il riaccendersi di focolai e la propagazione del virus.
Ed è da criticare anche per non aver pensato per tempo al problema dei trasporti, della scuola, degli ospedali, non facendosi quindi trovare pronto, oggi, con un piano già studiato in ogni dettaglio nell’evenienza, oggi realtà, di una recrudescenza del virus. Un piano che predisponesse anche fondi, già in cassa, per quello che oggi chiamano “ristoro” per i danni economici.

Ma ancora oggi continua a non essere sincero, illudendoci su un vaccino che è ancora lungi da venire, che non sarà sicuro e che sarà disponibile per pochi.
La loro convenienza politica viene prima della Verità e questo procura danni.

Churchill, nella Seconda Guerra Mondiale promise in modo schietto agli inglesi: “sangue, sudore e lacrime”.
Ora sappiamo bene che qui di Churchill non ne abbiamo e dobbiamo accontentarci di gente che al massimo avrebbe potuto lucidargli le scarpe ma, tornando al discorso di fondo, e stando così le cose, sarebbe più logico chiedere al governo più chiarezza (e non vaghe “raccomandazioni” come nell’ultimo DPCM) e più durezza nelle restrizioni, ovviamente accompagnate dai suddetti “ristori” che sarebbero facilmente realizzabili con scelte fiscali decise come una patrimoniale e l’applicazione dell’art 53 della Costituzione.

Scendere in piazza per chiedere meno restrizioni, oltre a dimostrare un’ignoranza abissale sulla storia delle pandemie, significa fare il tifo proprio per le cause che stanno facendo aumentare i contagi e, di conseguenza, proprio per i danni economici che si vorrebbero evitare.

Solo scelte sofferte e dure, per un periodo congruo, potranno portarci a convivere, senza danni fisici ed economici, con questo virus che non sparirà mai, come non sono mai scomparsi ebola, sars, hiv, ecc.
La stabilità di salute e la tenuta economica richiedono scelte dure oggi e per farle servono politici che non guardino a consenso e poltrone ma solo a quello che è necessario fare per il bene pubblico.

Gian Luigi Ago





Covid19 e svolte autoritarie

Molti cianciano di dittatura sanitaria, che esiste sì ma è quella degli obiettori all’aborto, del diniego all’eutanasia, della pratica della vivisezione.

Il vero pericolo di svolta autoritaria viene invece proprio dal campo opposto, ovvero da quello dei negazionisti/riduzionisti.
I fatti di ieri a Napoli e Roma non sono un caso.
Questo è il vero “complotto”.

Un piano per infiltrarsi tra le crepe del disagio di fronte alle misure per fronteggiare la pandemia, messo in atto da forze fasciste ed eversive e anche da mafie e camorre di ogni tipo. Le forze che si rifanno a posizioni nazifascistoidi e razziste ne stanno approfittando per salire alla ribalta, cercano di porsi come paladini di commercianti, ristoratori, imprenditori, ecc.

Una ricerca del consenso in grado di creare una mentalità diffusa che sia poi terreno di coltura per tentativi di svolte autoritarie, destinate a trasformare la nostra Repubblica nata dalla Resistenza in un’oligarchia che abbia la sua giustificazione nella “necessità” di un uomo forte come Putin, Trump o Erdogan.
Un altro pericoloso virus che si aggiunge al Covid19.

Gian Luigi Ago


Il futuro della Politica

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L’ex Sindaco di Sarzana, Cavarra, passa dal Pd a Forza Italia.
E molti si sorprendono…

Al di là della sua scelta personale, oggi la politica è diventato un mestiere e un sistema di ascensione sociale.
Nei vecchi partiti c’erano scuole quadri, si studiava la Storia, anche quella del Partito, il senso del perché era nato, chi dovesse rappresentare e quale fosse la cornice valoriale in cui quel partito agiva.
Gli stessi obiettivi erano tesi a realizzare quello scopo, quella “ragione sociale” che dava senso al partito.
Oggi invece gli obiettivi sono tesi al consenso, non c’è più coerenza, lo scopo è solo quello di vincere, o anche solo raccattare qualche briciola, alle prossime elezioni.

La politica è affetta da miopia. Tutto questo ha creato disaffezione, non credibilità di qualsiasi (sottolineo: qualsiasi) classe politica.
Il futuro è nella presa di coscienza della base sociale attraverso la nascita di movimenti spontanei su varie nuove emergenze e sensibilità a cui la classe politica non si interessa più.
Saranno questi nuovi movimenti di massa, basatie su temi specifici, e in parte inediti, a connettersi, auto-organizzarsi ed auto-rappresentarsi, producendo al proprio interno figure politiche.

Questi movimenti già stanno emergendo, pensiamo per esempio a Greta Thunberg o ai movimenti antispecisti, che la stessa figura di Greta riassume in sé.
Saranno movimenti a carattere prevalentemente giovanile, femminile, transnazionale e si connetteranno in base alla comune visione di un approccio ecologico al lavoro, all’economia e a molte altre questioni.

Già ora che sono “neonati” stanno dimostrando di dettare in parte l’agenda ai politici, costringendoli ad assumere scelte politiche che non avrebbero mai preso in considerazione, senza una pressione che non possono più ignorare.

Ma in futuro, la classe politica – intesa come una casta che si contrappone a una base sociale intesa solo come bacino elettorale per aumentare i propri voti – scomparirà, ed è già ora in fase terminale; si spezzerà lo iato che la divide dalla base sociale e sarà quest’ultima a farsi politica con metodi e strumenti realmente orizzontali, trasparenti, accessibili a tutti. Saranno finalmente attuate, nel loro vero senso le venti parole dell’articolo 49 della nostra Costituzione.

Gian Luigi Ago


Benetton, i Nuovi Mostri

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Mi domando: ma il Ministero delle Infrastrutture non ha colpe?
Spettava ad esso il dovere di controllare le manutenzioni e certificarle come regolari;
spettava ad esso stabilire la tempistica degli interventi e il modo in cui andavano eseguiti.
Tra l’altro pretendeva burocraticamente fossero fatti non con metodi moderni ma con un vecchio protocollo del 1965.

Gli italiani, si sa, tendono a santificare o demonizzare in maniera semplicistica, senza analisi complesse; ad esempio più gli slogan sono elementari più si acquista consenso. Non è un caso che la maggioranza l’abbia avuta un tempo chi diceva “Vincere e vinceremo” e oggi chi diceva “Vaffanculo”.
Ora i Benetton sono diventati Satana in persona, esseri, come il nazismo dipingeva gli ebrei, con corna e coda.
Certo loro hanno la responsabilità maggiore e devono pagare quanto hanno fatto, ma le cause sono più complesse, a cominciare da chi votò un ingaggio con molti privilegi per arrivare a chi aveva il dovere di controllare e certificare quello che facevano.

Questo manicheismo dilagante sconcerta. Da una parte abbiamo gli Eroi del Governo, anche se non hanno revocato la concessione promessa da due anni; i Benetton rimangono nella Società; dicono che lo Stato comprerà le loro azioni (con soldi nostri) e loro saranno in netta minoranza. Resta il fatto che, dopo averli additati a Mostri, siederanno ancora nella Società da cui dovevano essere cacciati. Resta anche il fatto che – conoscendo come vanno le cose in Italia, come vanno e vengono i governi e le maggioranze, come si cambiano le carte in tavola – finché non vedremo attuare questa soluzione si avrà diritto a dubitare che finirà come previsto.
Dall’altra parte dei Mostri che abitano il nostro Paese, degli alieni intrisi di cattiveria e sete di profitto. Come se fossero i soli…
Ma oggi per tutti i Mostri sono solo loro.

Gian Luigi Ago


Di Harvard, Fontana, virus, allevamenti e altre sciocchezze

harvard

I ricercatori dell’Università di Harvard ci dicono che il covid19 durerà, a singhiozzo fino al 2022, e che fino al 2025 non ci sono possibilità che scompaia.
Si sa, i virus, da bravi cattivoni, non si sono organizzati la vita guardando prima le agende dei nostri ritmi e le nostre scansioni personali.

Ora le opzioni sono diverse:
suicidarci in massa e smettere di soffrire, togliendo il disturbo del nostro passaggio infinitamente più breve di tutte le forme di vita del pianeta, rispetto a cui i virus possono invece accampare il diritto di essere tra i più antichi.

In subordine diventare tutti fan di Fontana sostenendo che ne sa più lui dei ricercatori di Harvard; il che ci permetterebbe di riprendere la vita (a)normale di prima e affrontare da eroi la guerra contro il virus e l’eventuale morte con maggior sicurezza.
D’altronde, nei milioni di guerre della Storia gli umani si sono adattati a guerre durate cinque/sei anni, come l’ultima mondiale e ad altre più lunghe (vedi quella dei Trent’anni).

Io non so come reagirei se le cose stessero come dice Harvard, e probabilmente è così. L’unica cosa che so è che non bisogna prendersela con i virus.: loro fanno il loro mestiere da milioni di anni, anzi direi il loro dovere. E lo fanno bene, meglio di quegli intelligentoni che siamo noi.
Se mai ne usciremo, male o bene, prendiamocela con noi stessi: noi umani abbiamo permesso che i virus uscissero dalle foreste, li abbiamo accompagnati fuori noi, anzi li abbiamo anche aiutati distruggendo le foreste e avvicinandoli agli animali di quegli abominevoli allevamenti che producono quello scempio che è fatto di sangue, violenza, creazione di altri virus, deforestazione, riscaldamento globale, distruzione dell’ecosistema, danni alla salute, soldi a multinazionali e lobby, e per di più inutili e, soprattutto, non necessari a nulla di “positivo” che non sia, appunto, il contrarre virus; e che noi chiamiamo eufemisticamente “Industrie alimentari”.
E poi ricordiamoci anche di tutti coloro che negli ultimi trent’anni hanno tolto soldi e risorse umane alla Sanità.

Gian Luigi Ago


Nella morsa di due Destre

base sito politico

 

Oggi la situazione politica ci offre solo due alternative, entrambe sostanzialmente di destra. Al netto delle posizioni tattico/opportunistiche del momento, le due Destre – se si dovessero unire in base a una comune visione del mondo e della politica, pur tra diverse sfumature – dovrebbero configurarsi “secondo natura” in questo nuovo bipolarismo:
da una parte la destra di Lega, M5S e FdI e dall’altra quella di Pd, Italia Viva e Forza Italia.
Tutto il resto sono dettagli o noia, come cantava l’aedo.

E la Sinistra, chiederanno i miei 25 lettori?
La Sinistra non esiste più, se non nelle individuali pulsioni etiche, filosofiche, progressiste o in quelle di movimenti planetari di giovani che lottano per la salvaguardia dell’ambiente e per altri temi etici e di estensione del riconoscimento dei diritti a tutti, anche di altre specie.
Ma non si definirebbero certo con questo termine sorto poco prima della Rivoluzione Francese, soprattutto per quanto riguarda la componente giovanile prevalente.

Non esiste comunque una sinistra partitica, nel senso di organizzazioni che nascano, non dall’alto, ma per la necessità di rappresentanza che emerge da una parte della base sociale.
Non perché questa visione alternativa non esista, anzi è forte e crescente, ma perché questa parte di base sociale non si sente rappresentata da nessuna struttura organizzata, tanto meno se in forme otto/novecentesche, ma tende piuttosto ormai ad auto-organizzarsi con metodi e strumenti che non sono purtroppo praticati nemmeno dai giovani quarantenni della vecchia politica.
Ed è una cosa che dura ormai da quasi un decennio: un’occasione persa dopo il 2013, quando sarebbe stato possibile capire che fosse arrivato il momento giusto per canalizzare istanze anticapitalistiche e sensibili alle nuove urgenze del pianeta, verso grandi movimenti transnazionali che nascevano spontaneamente.
Invece sono rimasti a guardarli con bonaria accondiscendenza, tornando però poi a preoccuparsi delle solite diatribe, ormai quasi esclusivamente finalizzate a utopici prossimi successi elettorali, regolarmente smentiti dal voto.

Il risultato è stato disaffezione dalla politica, non più in sintonia con il XXI secolo, avanzamento delle Destre che hanno strumentalizzato con facili slogan il giusto disagio, astensionismo di fronte a chi rappresentava ormai solo il proprio fortino in cui molti sono tuttora asserragliati come nella Fortezza Bastiani di buzzatiana memoria.

Ma ormai questa è archeologia politica.
Ora la soluzione è sperare che il nostro modo di vita cambi sostanzialmente e si lascino abitudini individuali e politiche ormai ataviche.
I problemi prioritari di questo secolo sono, anche in prospettiva, diversi e molto più pericolosi di quelli del passato, e ce ne accorgiamo in questi giorni.
E questo non potrà avvenire attraverso il desueto e ripetitivo scenario politico conosciuto, nel quale tutti hanno fallito, ma solo attraverso movimenti come quelli di cui si parlava sopra ai quali la politica cercherà di opporsi con l’ultimo colpo di coda oppure di adattarsi ma inutilmente.
Il futuro, come sempre, vincerà sul passato, nonostante gli ostacoli messi soprattutto (e purtroppo) da quanti avrebbero dovuto invece fare da levatrici della nuova Politica (questa volta, aristotelicamente, con la P maiuscola.

 

Gian Luigi Ago


Greta e Chico

 

base sito nuova

Altro errore rispetto a Greta Thunberg, errore figlio anch’esso di una concezione politica otto/novecentesca: criticarla perché non è Chico Mendes, perché a molti non appare chiara una sua posizione anticapitalista.
Innanzitutto non è vero: additare la logica del profitto e le responsabilità delle multinazionali tra le cause dell’attuale degrado non è forse anticapitalismo?

Ma alla logica otto/novecentesca di cui sopra questo non basta, pretenderebbe analisi e programmi dettagliati, un pacchetto già confezionato, magari dogmatico e che comprenda già, prêt-à-porter, tutti gli aspetti e le soluzioni  del problema.
Oggi la logica va invece rovesciata: le interconnessioni non sono da acquisire da agenzie (partiti) che hanno tutto già codificato (che è poi quello che ha creato lo iato tra politica e base sociale); oggi tutto deve nascere e maturare in modo naturale, all’interno di un percorso di presa di coscienza che è poi il solo che  può rendere la base sociale artefice in prima persona del cambiamento.

Ovvio che questi giovani non hanno in tasca il manuale del perfetto anticapitalista, certo che ancora sfuggono loro molte delle connessioni con altre lotte, certo che in molte cose sono contraddittori.
Ma guai a dar loro un libretto di istruzioni, dei leader che li trasformino in semplici numeri del loro progetto.
Essi sono un segnale di spontaneità, di entusiasmo, di presa in carico di un futuro che sarà loro, non nostro.
La stessa Greta Thunberg non è una leader (e guai se la diventasse) ma, come scrivevo QUI, in un altro articolo di questo stesso blog, una scintilla, una possibilità, soprattutto un esempio.
Per questo ha avuto un seguito: perché non ha chiesto di aderire a un pacchetto preconfezionato, magari anche già con simbolo, bandiera, segreteria nazionale e tessera.
No, lei ha indicato una strada di ricerca, una via al cambiamento ed è solo nel percorrerla che questi giovani potranno cogliere le connessioni con altri movimenti, con altre lotte e potranno giungere a individuare il comune denominatore del capitalismo con maggior precisione.

Greta Thunberg e Chico Mendes non sono poi così tanto diversi, come molti vorrebbero far credere.

Gian Luigi Ago


Caro grillino… how does it feel?

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Caro grillino ti scrivo, così mi distraggo un po’…

Le  interlocuzioni tra noi iniziarono sei anni fa, quando vi apprestavate a entrate in Parlamento intercettando la giusta rabbia, i disagi, l’insofferenza della base sociale.
Si usciva da quasi un ventennio di berlusconismo seguito da un Governo Monti fatto di sacrifici.
Voi con i vostri “vaffanculo”, con i vostri slogan, con le comiche di Grillo vi ponevate come un partito rivoluzionario.

Ricordate?
Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno”, “Vi manderemo a casa a calci in culo”, “No ai politici”, “No alla Ka$ta”, “Basta con i privilegi” “Honestà, Honestà”, “Mai alleanze”, “Mai col Pd”.

L’italica tendenza a dar retta agli imbonitori vi decretò un grande successo che vi portò in Parlamento dove passaste cinque anni in inutili sceneggiate di opposizione: salivate sui banchi e sui tetti del Parlamento, vi perdevate a contare e catalogare gli scontrini di ogni caffè bevuto, nello spirito di un malinteso senso di “Honestà”.

Voi eravate quello diversi, nuovi, giovani, entrati nell’agone politico per distruggere il sistema dall’interno.

Io da subito vi avversai, anche quando molti “compagni” di sinistra provavano per voi simpatia, parlavano di possibili alleanze, di punti in comune, dimenticando che la politica si fa muovendosi su due assi cartesiani: tempestività e lungimiranza nelle strategie politiche.

Io invece vi dicevo che sareste diventati come gli altri, che non avreste cambiato niente.

Cinque anni inutili che portarono il PD a governare toccando alle Europee un record da voi mai raggiunto: il 40% di voti.
Ovviamente il PD divenne il vostro avversario principale: il partito delle banche, delle lobby europee, ladri, mafiosi, assassini (sì, diceste addirittura questo), servi dell’Europa di Merkel.

Intanto pian piano cambiavate: le dirette streaming sparivano, sostituite, come oggi, da incontri nelle segrete stanze, con le solite non-risposte ai giornalisti in perfetto stile democristiano; una gestione padronale con espulsioni per chi si opponeva al volere del Capo politico. Sì lo avete chiamato così: “Capo” (Padrone, sembrava anche a voi troppo eccessivo); voi per cui a decidere dovevano essere  gli attivisti, l’uno vale uno.. voi ormai relegati al simulacro di democrazia della piattaforma Rousseau, con domande fatte apposta per essere semplici ratifiche di decisioni prese dal vostro Capo.

Ma, come in tutte le sette o religioni, a cui si aderisce non per logica, ma in maniera fideistica, voi continuavate a giustificarli, arrampicandovi sugli specchi anche quando tutte le false e propagandistiche promesse iniziali venivano smentite, anche fino a ieri, quando avete giustificato un governo fascio-razzista che ha calpestato Costituzione e diritti, e non lo avete fatto in maniera critica, in quanto avete rivendicato e votato tutte le aberrazioni di Salvini, arrivando a salvarlo dal processo con tanto di ratifica su Rousseau, voi che eravate contro i privilegi dei politici… E il primo a farlo è stato il Presidente Conte, che ora passa dal gialloverde al giallorosè senza un minimo di vergogna.

Quando vi dicevo che eravate come gli altri, Ka$ta come loro, quasi mi deridevate, quando vi dicevo che vi interessavano solo le poltrone e che sareste arrivati ad allearvi col PD (e ve lo dicevo già sei anni fa), sorridevate come se fossi talmente prevenuto contro di voi da dire cose fantascientifiche, impossibili.

Cari grillini, ora ci siete arrivati.
Come ci si sente? How does it feel? (come direbbe Dylan)

Come ci si sente ad essere insieme al Pd? E non con un contratto in cui ognuno porta alcuni dei suoi punti ma con un programma scritto e condiviso insieme, una totalità di intenti.

Come ci si sente ora che dividete programma, governo e visione politica col Pd, quello che, come scrivevo prima, chiamavate il partito delle banche, delle lobby europee, ladri, mafiosi, assassini, servi dell’Europa di Merkel e ultimamente il Partito di Bibbiano che vende i bambini?

Ora siete una cosa sola e governate con loro.
Come ci sente?  How does it feel?

Troverete ancora giustificazioni, scuse, vi arrampicherete ancora sugli specchi o finalmente proverete un po’ di vergogna e capirete che per sei anni vi ho detto puntualmente quello che sarebbe comunque accaduto?

Tutto ha una fine e il M5S non ha nemmeno iniziato: il cambiamento non lo avete realizzato e non lo realizzerete nemmeno con questo matrimonio per voi contro natura ma che, come vi avevo sempre detto, in realtà era la normale conclusione di chi puntava solo a far parte della Ka$ta.

Come ci si sente davvero dentro di voi?

Vi ricordate i primi tempi?
Vi ricordate il vostro entusiasmo ai comizi di Grillo?
Vi ricordate il disprezzo verso l’estabilishment?
Vi ricordate i pesci in faccia a Bersani che vi chiedeva, non un’alleanza ma di appoggiare dall’esterno alcuni suoi punti che erano anche nel vostro programma?
Vi ricordate l’orgoglio che sentivate ad essere qualcosa di diverso dai “politici”?Vi ricordate quando dicevate: “Nessuna alleanza, governeremo da soli quando arriveremo al 51%”?

Come ci si sente ora?
Davvero dentro di voi non sentite di essere diventati diversi da allora?
Come vi sareste sentiti se vi avessi detto allora che avreste votato all’80% un governo abbracciati al PD?

Se avete davvero stomaco votateli ancora, pur di non ammettere che per sei anni avete seguito un partito che era il contrario di quello che avevate veramente creduto. Chi lo ha capito sta già coerentemente abbandonando l’ex…movimento.

Lo so: non ammetterete mai che sognavate qualcosa di diverso, che i vostri “ideali” sono finiti mischiati insieme a quelli di Franceschini e Boccia col consenso del vostro primo promotore: Matteo Renzi.

Però, almeno dentro di voi, rispondetevi:

Come ci si sente? How does it feel?

Gian Luigi Ago