Archivi del mese: aprile 2013

DAL “VOTO UTILE” ALL’UNITA’ DELLA SINISTRA

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In quasi tutte le analisi politiche, anche da sinistra, ci si è quasi scordati del “voto utile”… Il PD e Vendola spingevano al voto utile dato alla coalizione di centro-sinistra adducendo come motivazione quella di fermare Berlusconi.

Ovviamente si sapeva che non era quello il motivo, anche perchè Bersani lo aveva detto chiaramente: “Se anche avessi il 51% farei come se avessi il 49%” cioè l’alleanza con Monti per avere anche un benevolo appoggio esterno di Berlusconi. Che il PD avesse scelto una linea tendente al liberismo era evidente anche dal suo stesso programma: sì alla Tav, no all’art.18, sì agli F35, sì al pareggio in bilancio, no ai diritti di genere, ecc.

A questo punto la domanda sorgeva spontanea: perchè Sel sta in quella coalizione pur avendo un programma diverso (sì alla Tav, sì ai diritti di genere, ecc.)? La giustificazione era sempre la solita: fermare Berlusconi e spingere più a sinistra il PD. Inutile obiettare che il PD aveva la maggioranza nella coalizione e il patto da loro firmato imponeva a Sel, in caso di dissenso su qualche provvedimento, a seguire la maggioranza o ad uscire dalla coalizione. Pura utopia pensare che un PD che dichiarava apertamente di volersi alleare con Monti, potesse essere spinto a politiche così di “estrema sinistra” come quelle di Sel. Inutile anche dire che a questo punto sarebbe stato meglio schierarsi insieme a Rivoluzione Civile in una coalizione alternativa al PD e di sinistra in modo di poter avere poi, in caso di elezione, un potere di opposizione maggiore. Ma da questo orecchio Sel non ci sentiva e mi dispiace dire che evidentemente lo scopo era di riuscire ad andare in Parlamento comunque e l’alleanza col PD permetteva (come poi è stato) di entrare in Parlamento anche se lontana dal 4%.

Ecco il perché del propagandare il “voto utile” addirittura affermando che chi non votava per la coalizione PD-Sel avrebbe di fatto dato più possibilità di vittoria a Berlusconi, cosa oltretutto non vera nemmeno in base alla legge elettorale, perché una frammentazione di voti a più formazioni al Senato avrebbe impedito di concentrare i voti sul PDL.

Ora, a nemmeno due mesi dalle elezioni, Sel si accorge (o finge di accorgersene ora…) che il PD non vuole una politica di sinistra ma le larghe intese, come se non si sapesse da prima e quindi si libera dall’abbraccio mortale (visto che ormai è entrata in Parlamento  ). In ogni caso Sel ha sbagliato: nella peggiore delle ipotesi per calcolo in malafede, nella migliore per miopia politica. Il “voto utile” ci ha portato a questa situazione di “larghe intese”: era utile a Berlusconi e non a fermarlo..

Sarebbe forse successo comunque, ma senza il “voto utile” ci sarebbe stata in Parlamento una sinistra più forte e numerosa.
Ora Sel scopre quello che Ingroia diceva da quando è entrato in politica: la necessità di creare una Sinistra forte e unita. Bene, scordiamoci il passato. Il nostro progetto ora viene propugnato anche da Sel. Ci fa piacere perché è il segnale di una diffusa necessità di muoversi nella stessa direzione.

Noi di Azione Civile guardiamo con interesse a queste iniziative e continuiamo a perseguire il nostro progetto di un nuovo soggetto politico di Sinistra Unita di cui ci faremo promotori col nostro Movimento.
Siamo chiaramente disponibili a confrontarci con chiunque sulla possibilità di intraprendere il percorso insieme, sperando che questo di Vendola sia finalmente un vero “ravvedimento” e non solo un tentativo di sopravvivenza politica. Siamo abituati a dare credito, fino a prova contraria, a chiunque proponga delle iniziative sulla nostra lunghezza d’onda.

Azione Civile non nasce per essere un ulteriore partito della Sinistra ma, all’opposto, per superare le frammentazioni: il nostro è un programma di sinistra anti liberista di governo e ci proponiamo come forza promotrice di un più ampio percorso costituente verso un possibile nuovo soggetto politico che unisca la Sinistra sulla base di piattaforme coerenti con le nostre. Gli errori fatti nell’esperienza elettorale di Rivoluzione Civile ci sono serviti per mutare la struttura del nostro movimento e siamo pronti ad impegnarci più determinati di prima verso un progetto politico di sostanziale cambiamento.

Adelante!!!


LA CULTURA GRILLINA (scusate l’ossimoro…)

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Temo che i danni che lascerà il grillismo, prima ancora che di natura strettamente politica, possano essere soprattutto di natura culturale e antropologica, un po’ come è già successo con il berlusconismo.

Parto, per introdurre il mio ragionamento, da un aneddoto personale: qualche giorno fa nel corso di uno scambio di punti di vista su FB appunto sul tema del grillismo, uno dei miei interlocutori “saltava il piano”, spostandosi su quello personale, metodo che riconosco bene, proiezione tipica di chi, non avendo argomenti per controbattere le tesi dell’avversario, cerca di delegittimarlo come persona pensando così di delegittimare anche quanto da lui sostenuto.

Il grillino in questione mi ha scritto a bruciapelo: “Su, ora dimmi come fai a essere insegnante statale, dai che ora ci divertiamo…” (?!?). Alla mia risposta che lo ero in quanto vincitore di un concorso per titoli ed esami, ha controbattuto scrivendo “Quando è successo questo, nel ’68…?”, alludendo ovviamente a un mitologico periodo in cui se eri di estrema sinistra ogni porta ti veniva aperta senza nulla pretendere. Ho cortesemente (e pazientemente…) risposto che nel ’68 non mi ero ancora diplomato e che quel concorso lo sostenni qualche anno più tardi. La sua risposta perentoria è stata: “Va be’ un concorso così lo passerebbe chiunque” (?!?)
Era quindi progressivamente passato dalla contestazione delle mie tesi, alla delegittimazione personale e a quella del mio stesso status.

Perché ho voluto citare questo episodio? Non solo perché questa forma di“dialogare” è comune a molti grillini (non a tutti, per fortuna), ma più che altro per evidenziare come la retorica populista, fatta di slogan, dell’additare in maniera manichea come “il male” tutto ciò che è diverso da sé, quasi sentendosi una razza eletta (questa cosa non mi suona nuova…), dell’istigare all’odio contro alcune categorie senza fare distinzioni, fa parte del repertorio da bar del peggior demagogico populismo.

E allora il “sono tutti uguali” diventa programma politico, sdoganato e ideologizzato da Grillo & Casaleggio. Non si fa più distinzione tra i partiti: per un grillino un compagno di SEL o di Rifondazione è identico a un politico del PDL e anche all’interno degli stessi partiti non si fa distinzione tra persone più stimabili o meno stimabili. Non conta più chi sei e cosa fai ma “l’etichetta”: sei un politico e questa etichetta è sufficiente per marchiarti. Usando un paragone certo sproporzionato storicamente (ma non come forma mentis) è quello che facevano i nazisti con gli ebrei: tutti uguali, dal grande banchiere  al commerciante, all’artigiano, superando qualsiasi differenza anche di genere ed età. Essere ebrei significava“il male” anche se eri un bambino o un vecchio e quindi meritevole di sterminio.

Il mio interlocutore di cui parlavo prima, ad esempio, identificava nell’essere uno “statale” un marchio di infamia: quindi che tu sia un bidello, un insegnante, un semplice impiegato allo sportello di un ente statale o un operaio statale, sei sempre “statale” , quindi fuori dal consesso dei “Giusti Pentastellati” e perciò meritevole di estirpazione. Sei un nemico del popolo.

L’integralismo, il razzismo, il talebanismo di una simile visione, ma ancora più l’ottusità, l’ignoranza, l’arroganza, la miopia e l’incapacità di autonomia di pensiero ad essa sottesa mi hanno sempre fatto sostenere l’enorme pericolosità di questa “cultura grillina” (scusate l’ossimoro).
Molti non la pensano come me, perché guardano più ai contenuti e agli obiettivi, moltissimi condivisi anche da me. Io invece sono più preoccupato non tanto da esiti politici, ma da una radicalizzazione di questo qualunquismo ottuso che già era presente nelle masse (anche grazie a vent’anni di berlusconismo) ma che dal grillismo viene fatto assurgere a dignità di “ideologia”.
Per dirla come la capogruppo M5S Lombardi… anche il Duce ha costruito case, ospedali e bonificato paludi, ma questo non scalfisce minimamente la sua aberrazione storica ed etica.

Tutto questo mio ragionamento non esclude che, di contro, ci siano militanti grillini che non subiscono questi effetti, che continuano a ragionare con la loro testa, che sono animati da sincera voglia di miglioramento, anche se non si sono accorti che la strada presa porta da un’altra parte… Ne conosco molti: probabilmente saranno quelli che un giorno si accorgeranno di aver sbagliato nel loro entusiasmo di cambiamento.

Ma qui non si tratta di persone ma di mentalità che si sedimentano nella cultura di massa come fu l’edonismo e rampantismo degli anni ’80  e poi quello del berlusconismo. Non temo cioè “Grillo in sé, ma Grillo in me”, in noi, nella società” (per dirla alla Gaber).

Ecco perché c’è più che mai bisogno di una sinistra forte e unita, capace di imporre nella società i suoi valori, la cultura del lavoro, del diritto, della libertà, della difesa dei deboli, dell’ambiente, delle differenze.

Proviamoci.