Archivi del mese: maggio 2013

QUANTI OMBRELLI COLORATI…. (Ciao Don!)

179107_10201202964747330_558231522_n

Piove su Genova, una pioggia  spazzata a tratti da un vento freddo, ma intorno alla chiesa della Comunità di San Benedetto al Porto fin dal mattino si sta concentrando una moltitudine che si è messa in moto da ogni parte d’Italia per salutare il Don. Lui è ancora lì nel cuore della sua Comunità; riusciamo a entrare poco prima che il feretro venga chiuso, sfiliamo davanti a lui, fissiamo un’ultima volta il suo volto magro. Sulla bara la bandiera della pace, quella rossa dell’Anpi, un’immagine di Fabrizio De Andrè e i suoi testi sacri: il Vangelo e la Costituzione. Ci emoziona guardarlo ancora una volta sapendo che la sua vitalità ci mancherà enormemente.

 Si lascia la chiesa, ognuno con la propria emozione, il proprio ricordo di questo prete di strada che ha dedicato la sua vita alla difesa degli ultimi, dei diritti, alle lotte contro la sopraffazione e le ingiustizie, un uomo che ha aperto le porte a tutti e che tutti ha accolto senza guardare alle etichette che la società affibbiava loro. Intanto fuori la gente aumenta, ci sono bandiere di ogni tipo che dimostrano quanto sia stato amato: le bandiere abbrunate dei No Tav della Val di Susa, quelle con scritto “Ora e sempre Resistenza” e molte altre ancora. Il corteo che si forma è multiforme e lo è reso ancora di più da quelle migliaia di ombrelli colorati che visti dall’alto sembrano formare un’immensa bandiera della pace. Il corteo si muove tra applausi, cori di Bella Ciao, tra il battere dei tamburi e applausi interminabili.

 In piazza della Nunziata ci voltiamo indietro e si vede il corteo occupare tutta Via Balbi e continuare ancora oltre la Stazione Principe. Arriviamo alla Chiesa del Carmine ed entriamo anche noi al seguito del feretro. La Chiesa è stracolma: a fianco a noi ci sono giornalisti, politici ma soprattutto la sua gente, quella che lui ha aiutato quando tutti la escludevano. Le parole del Cardinal Bagnasco scorrono nella retorica clericale e quando nomina il cardinal Siri come colui che ha accettato Don Gallo a braccia aperte, omettendo che fu proprio lui a cacciarlo da quella parrocchia, il  mormorio sale in sala: colpi di tosse e starnuti cominciano a riempire le navate e da fuori si sente pian piano salire il canto di “Bella ciao” che come un’onda invade pian piano la chiesa costringendo Bagnasco a interrompersi. Applausi invece per Don Ciotti che coglie il cuore della vita di Don Gallo, una vita spesa dalla parte degli ultimi, degli esclusi.

 Quando il feretro esce dalla chiesa la commozione è fortissima, la si sente vibrare in ogni battito di mani, nelle lacrime della gente, nel canto di Bella Ciao e quando il vento soffia più forte sembra quasi di sentire il Don cantarla con noi. Le orazioni funebri sul sagrato sono tenute dal Sindaco Doria, da Adelmo Cervi e da altri ancora e si concludono con un affettuoso e appassionato ricordo di Moni Ovadia. Le migliaia di ombrelli colorati si dividono; ognuno torna verso la propria strada portando con sé un frammento di quanto seminato dal Don. Ad ognuno di noi quello che ha fatto è servito in un modo o in un altro.

 Era da tempo che non ci si trovava così in tanti intorno a un uomo, alle sue idee, alla sua vita. La sua inclusività, la sua passione, il suo essere partigiano è un esempio a cui dovremmo pensare spesso nello scorrere del nostro impegno quotidiano. Ciao Don, grazie per averci fatto emozionare anche oggi, come sempre.