Archivi del mese: luglio 2013

OSTRUZIONISMI E COSTRUZIONISMI

1075724_10201621348446661_357938827_n

Il “bel gesto” ostruzionista del M5S può essere apprezzato anche se lascia trasparire diverse contraddizioni. A parte che l’ostruzionismo attuato è costato svariati miloni di euro e purtroppo non fermerà la fiducia, c’è da capire la posizione del M5S riguardo alla Costituzione che da loro è sempre stata considerata vecchia, da cambiare e scritta a favore dei partiti.

 Sul blog di Grillo un articolo dal titolo “La Costituzione non è una vacca sacra” così recita:

 “La Costituzione è stata blindata, è quasi impossibile cambiarla,a beneficio dei partiti che possono così agire senza il controllo dei cittadini grazie a una serie di misure per mantenere il controllo legislativo […] Forse è l’ora di desacralizzarla, restituire la parola ai cittadini e toglierla ai partiti.”

 La “blindatura” della Costituzione, la sua rigidità è stata voluta dai Costituenti tramite l’art.138 proprio per evitare colpi di mano come quello contro il quale ora i pentastellati fanno ostruzionismo.Noi, come Azione Civile, e altri da molto tempo stiamo facendo mobilitazione tra la gente contro il ddl 813. Il nostro comitato “Viva la Costituzione”, ma anche Anpi, Libera, Salviamo la Costituzione, Libertà e Giustizia, Comitati Dossetti e molti altri, siamo da tempo mobilitati perchè sia difesa questa “blindatura” della Costituzione che non impedisce modifiche ma che evita facili e veloci incursioni dentro la nostra Carta fondamentale tese a stravolgerla completamente.

 Prendiamo atto della presa di posizione del M5S e speriamo finalmente di vederli nelle piazze accanto a noi per opporsi non a “un tentativo di stravolgimento” ma a “qualsiasi tipo di stravolgimento” che non tenga conto dei meccanismi di garanzia che regolano la possibiltà di modifiche alla nostra Costituzione, che come sanno tutti è la più bella del mondo.

Annunci

LA SCUOLA PUBBLICA E’ GARANZIA DI RISPETTO DELLA COSTITUZIONE

IO 58 BASE VUOTA

La Scuola può essere oggi concepita a buon diritto come un “bene comune” in quanto il rapporto educativo deve essere capace di esprimersi nella sussidiarietà, nella solidarietà, nella partecipazione e tendere nel contempo alla verità, alla libertà, alla giustizia.

Inoltre il rapporto che lega insegnanti, alunni, famiglie, istituzioni e territorio non può che essere finalizzato alla crescita di tutti a partire dai più deboli
E’ inoltre imprescindibile il rapporto tra Scuola e Carta Costituzionale e il precipuo compito dello Stato di investire sulla Scuola come istituzione in grado di assolvere al dettato costituzionale.
L’art.32 della Costituzione, che riconosce pari dignità sociale ad ogni cittadino, va declinato nella scuola rispettando le diversità come risorse e ricchezze da valorizzare, senza escludere, emarginare, selezionare ma aiutando alla formazione di ciascuno nel rispetto delle proprie specificità.
Gli articoli 3 e 38 della Costituzione impegnano alla promozione del “pieno sviluppo della persona umana”, attraverso la rimozione degli “ostacoli di ordine economico e sociale”, che limitano di fatto “la libertà e l’uguaglianza dei cittadini” e questo può essere garantito attraverso un effettivo diritto alla studio e con la centralità della scuola.
Questa centralità della scuola appare implicito in molti articoli del dettato costituzionale come l’art. 35 (diritto al lavoro), l’art. 49 (diritto a partecipare effettivamente “all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”), gli articoli 13, 21 e 33 (diritto alla “libertà personale, alla libera manifestazione del proprio pensiero” e alla libertà di insegnamento).
Laddove è chiaro che la Scuola deve essere garanzia del rispetto di diritti costituzionali, è evidente che non si può trattare la Scuola secondo meri criteri economici, né tanto meno come terreno di tagli selvaggi come quelli che in questi ultimi decenni hanno impoverito la proposta didattica-formativa della Scuola.
Uno dei problemi principali della Scuola è il suo rapporto con la società con i cui cambiamenti deve stare al passo, configurandosi a sua volta come motore di cambiamento fornendo alle nuove generazioni gli strumenti di formazione civile per poter leggere la società e intervenire con proposte che contribuiscano alla difesa e all’applicazione dei diritti fondamentali.
Non basta quindi trasferire sapere ma bisogna saperlo costruire andando oltre il concetto di competenza imparando a cooperare e interagire con gli altri.
Docenti, studenti, genitori e personale della scuola sono ormai da tempo mobilitati contro l’attacco sistematico che viene portato alla scuola pubblica alla quale non è riconosciuto il ruolo centrale che dovrebbe avere in un Paese civile e democratico.
La scuola è considerata un peso per le finanze pubbliche e non il luogo privilegiato in cui si costruisce il futuro della società, in cui si formano e si educano le nuove generazioni al pensiero e in cui si creano i presupposti per una cittadinanza veramente attiva e consapevole, capace di produrre nuovi e vitali fermenti democratici di progresso civile e sociale.
Nonostante numerose attività sommerse, non riconosciute né remunerate, ai docenti si vuole imporre per legge un aggravio di lavoro in sé inaccettabile, ancor più se si considerano i tentativi di escludere i lavoratori della scuola dalla logica della contrattazione.
La ratio delle ultime procedure concorsuali, non tiene conto dell’enorme numero di insegnanti precari destinati ad essere espulsi dal mondo della scuola, i quali meriterebbero di vedere regolarizzata la loro posizione prima di procedere a nuovi concorsi.
È avvilente la degradazione del ruolo sociale dei docenti italiani, con retribuzioni inadeguate e non comparabili, a sostanziale parità di orario di lavoro, ai livelli retributivi degli altri Paesi dell’Unione Europea, privi di prospettive di carriera, con contratto e stipendi bloccati, anche negli scatti di anzianità, e con un innalzamento dell’età pensionabile senza alcuna gradualità.
E la stessa situazione vale per il personale della scuola ridotto negli organici e impossibilitato a svolgere le proprie funzioni in scuole che, tra l’altro, sono poste in edifici fatiscenti e senza i necessari requisiti di sicurezza.
C’è poi la situazione principale, quella degli studenti, prime vittime di questa distruzione della scuola pubblica, condannati a un futuro senza prospettive di lavoro e senza reale diritto di studio.
Come la nostra Costituzione prevede, le scuole private non devono costituire un onere per lo Stato. Solo lo Stato può essere garante della qualità dell’offerta formativa delle scuole e dell’omogeneità del sistema di istruzione su tutto il territorio italiano.
Aprire le scuole pubbliche al finanziamento privato potrebbe provocare l’effetto di determinare addirittura la soppressione degli istituti che non vengono considerati un investimento conveniente da parte di un privato.
A fare le spese di queste scelte sarebbero come al solito le realtà sociali più deboli.
Il problema della scuola è chiaramente connesso direttamente a quello della cultura in generale.
La cultura è considerata residuale e territorio di tagli selvaggi e la necessità di fare cassa si unisce a una visione del mondo in cui la cultura non ha dignità alcuna.
Nelle realtà locali si trova spazio solo se si appartiene a piccoli clan da cui sono tagliate fuori le mille realtà artistiche e culturali, composte per lo più da giovani di alta qualità, realtà che sono relegate in un sottobosco da cui è difficile emergere. L’organizzazione delle iniziative culturali è spesso gestita con ottiche clientelari e di mero bilancio.
Cultura e scuola sono invece risorse fondamentale per lo sviluppo e, quindi, per il futuro.
La difesa della Scuola pubblica e della Cultura rappresenta quindi un valore strettamente connesso con i diritti sanciti dalla Costituzione ed è per Azione Civile un punto nodale da affrontare per creare le basi di un reale cambiamento.