Archivi del mese: dicembre 2013

A VOLTE IL BLACK-OUT MEDIATICO VERSO INGROIA VIENE SOSPESO…

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La notizia sorprendente è che è stato sospeso il silenzio stampa contro Ingroia, ovviamente solo perché si tratta di parlarne male…
I fatti: Antonio Ingroia, che crede nella libertà di stampa, concede interviste a qualsiasi testata purché si riportino esattamente le proprie parole. Ha concesso interviste a Mediaset, a Belpietro, ecc.
Qualche giorno fa è stato intervistato dal giornale “La Sicilia” di cui è editore Ciancio, personaggio più che discutibile. Mentre è nello sala riunioni con i giornalisti, entra Ciancio, padrone di casa, e tra le tante foto fatte viene dato risalto a quella dove c’è anche Ciancio e subito parte la macchina del fango. Si parla di baciamano alla mafia, caffè con Ciancio e sciocchezze di questo tipo che dette a uno come Ingroia dovrebbero far solo sorridere da tanto che sono fantasiose. Anche Il Fatto Quotidiano si adegua, anche se solo parlando di “caduta di stile”..Ma Ingroia non ha nulla di cui scusarsi. Non ha fatto visita ad alcuno e non è andato a “prendere un caffè da Ciancio” E’ andato a farsi intervistare in uno studio. Che qualcuno abbocchi ancora a questa macchina del fango è davvero sorprendente e deludente. Si passa sopra a una vita esemplare come quella di Ingroia, alla sua storia professionale per una cosa del genere; ci si dimentica di un progetto politico che è attualmente il più lungimirante e unitario che si possa avere e tutto per una foto? Deludente che si deducano conclusioni così tranchant. Si dà più importanza all’apparenza che alla sostanza. Il valore dell’immagine viene resa preponderante rispetto alla realtà della descrizione dei fatti. La logica berlusconiana dell’apparire fa di un’immagine una prova che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni e diventa sufficiente per se stessa. Chiediamo più rispetto per Antonio Ingroia e la sua storia, per le cose che sta portando avanti che da sole basterebbero a spingere a pensare automaticamente che quella foto non può essere prova di nulla e a cercare di capire in che circostanza è stata scattata. Invece ci si ferma subito e solo all’immagine e si diventa sordi a qualsiasi spiegazione con un rigorismo ottuso e intransigenza da inquisizione. Legittimo avere dubbi, ma una volta che Ingroia ha chiarito i fatti il discorso dovrebbe essere chiuso. Quella foto non è poi nemmeno una scivolata inopportuna di Ingroia, perchè non è stata voluta nè cercata. Ritengo che se le valutazioni politiche si fanno sulla base di cose di questo tipo, il cammino da fare è ancora lungo. Un’ultima cosa: l’azione politica richiede entusiasmo e un margine di rischio. Io credo in Azione Civile e nel suo progetto politico, ho la massima stima e fiducia in Ingroia (se c’è un politico che dà più fiducia e garanzia di lui per storia personale e cose fatte, me lo si dica). Sono entrato in questa esperienza con entusiasmo. In politica, come dicevo, occore propositività, entusiasmo e fiducia anche a costo di prendere facciate; bisogna buttarsi e darsi da fare. La politica va goduta nel “fare” e nel dare il proprio contributo, non sofferta in mille paure. Almeno io la vivo così. Ho fiducia in AC e in Ingroia. E fino a prova contraria sarà così. E per prova non intendo una foto, ma fatti, scelte politiche, compromissioni inaccettabili. Siamo un grande movimento, grande per passione, per idee, per visione politica. Abbiamo mille cose da fare e da costruire, impegnandoci. Se qualcuno vuole continuare a dibattersi solo nel pantano di mille discussioni davanti a un pc oppure abboccare all’ennesima macchina del fango, faccia pure.

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UNO SPIRAGLIO NEL BUIO

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Ci troviamo impantanati in una situazione difficile da risolvere, al punto liminare del periodo più buio della nostra storia repubblicana.
La profezia che fu di Pasolini di una società omologata e massificata verso il basso è realtà. Il mutamento antropologico dovuto ad oltre vent’anni di mitridatizzazione delle masse popolari ha portato al radicamento di valori che vanno contro i più elementari principi di eguaglianza, legalità, promozione sociale, scardinando i diritti costituzionali uno dopo l’altro.
Però è proprio ora che si può andare verso un radicale cambiamento oppure sprofondare definitivamente. Questa è la fase storica decisiva nel bene o nel male. Si può scegliere di continuare con la vecchia politica, con i soliti settarismi e arroccamenti che già hanno fallito più volte oppure cercare di unificare in un grande fronte popolare tutte le fasce che oggi subiscono l’arroganza e la violenza del potere. Dobbiamo uscire dall’autoreferenzialismo che ci ha portato a perdere il contatto con la gente.
Dobbiamo tornare a “sporcarci le mani” e rivolgerci ai precari, ai disoccupati, a chi ha smesso di votare, ai giovani che non vedono una prospettiva di futuro e proporgli un progetto politico che vada al di là delle etichette. Io credo che questa situazione disastrosa ci apra comunque uno spiraglio di uscita. Sta a noi saperlo sfruttare con una visione nuova del fare opposizione. Se perderemo questa occasione saremo destinati a non averne più per moltissimo tempo.


HITLER NEL 1979….

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In un noto quiz televisivo pre-serale ben tre concorrenti nelle loro risposte collocavano Hitler e Mussolini negli anni ’60 o addirittura alla fine degli anni ’70. Non è solo una confusa percezione della cronologia. Spesso addirittura anche a livello universitario si ha un’ignoranza della Storia che fa rabbrividire, soprattutto riguardo a quella moderna e contemporanea. Confondere, ad esempio, il ’68 con il periodo delle Brigate Rosse o quando, come in questo caso limite, si pone Hitler alla fine degli anni ’70, è logico supporre che sia assoluto il vuoto che si ha alle spalle, riguardo alla conoscenza del mondo in cui si vive e dei processi storici, sociali, economici che lo hanno determinato. Ed è facile allora avere una lettura del presente casuale, approssimativa, basata su luoghi comuni soprattutto se ben contrabbandati dai “comunicatori politico-televisivi”. Anche questo annullamento della capacità di valutare e scegliere sulla base di conoscenze fa parte dell’azzeramento della coscienza delle masse avvenuta attraverso un’umiliazione del valore formativo della scuola e dell’Università e di una “cultura” che si basa solo sulle falsità o del “non detto” dei giornali, della tv e di certi politici senza scrupoli. Ma questo è voluto: un popolo ignorante è più facilmente manipolabile. Anche su questo fronte non certo secondario deve muoversi la nostra azione politica: risalire da questo degrado antropologico determinatosi negli ultimi vent’anni e ridare alla gente la capacità di avere contezza della propria storia, delle proprie origini, renderli capaci di analizzare a ragion veduta il mondo in cui si trovano, spesso con estrema difficoltà, a muoversi.


DERIVA FORCONIANA

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L’Italia poteva essere diversa: potevamo avere un Parlamento con una sinistra forte che poteva determinare leggi contro la corruzione, la mafia e l’evasione fiscale.

Ma si sa che le risposte giuste spesso sono inversamente proporzionali alla quantità di voti che ricevono.E allora gli appelli al voto utile e il balenare di facili soluzioni populistiche hanno spinto, anche chi si è sempre egoisticamente interessato solo del metro quadrato in cui si muoveva, a rivolgersi a facili proclami demagogici o a visioni concilianti. Sono le stesse persone che ora scendono in piazza con i forconi e a fianco dei fascisti.

 Non so se la lezione servirà. Decenni di imbarbarimento politico-culturale sono duri da estirpare. La deriva che abbiamo davanti è sconfortante e pericolosa. Intanto i progetti che potrebbero portare al vero cambiamento vengono ignorati dai media che preferiscono rappresentare quotidianamente la celebrazione dei tre extraparlamentari che fanno audience.

 Auguri….


LA FASE DUE DI AZIONE CIVILE

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La fase due di Azione Civile, a parte il nome altisonante, non è diversa dalla fase uno, anzi non è diversa dalla stessa nascita di AC. Ci siamo mai chiesti perchè esiste AC? Forse per aggiungersi all’infinità di partitini della sinistra che già esistono? Non bastavano Rifondazione, Comunisti Italiani, Partito dei Comunisti lavoratori, Sel, solo per nominare quelli più conosciuti? Io credo che il limite profondo di quella che io chiamo Sinistra, ma che, per “opportunità semantica” possiamo chiamare come ci pare, sia sempre stata la frammentazione: quale credibilità, quale forza può avere un insieme di partitini che si differenziano solo per la seconda parte di un comma e che creano, pur avendo gli stessi identici programmi e obiettivi politici, due o più strutture ognuna delle quali con Segretari nazionali, regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali e poi sedi, simboli, bandiere, ecc. ? E tutto questo mentre il potere è invece forte e unito nell’opera della macelleria sociale.
Se AC fosse nata per questo, sarebbe ancora più ridicola degli altri e darebbe adito all’affermazione: “Ma c’era proprio bisogno di far nascere un altro partitino da aggiungere ai mille della Sinistra???” E allora è logico che così non è. E chi pensa che così debba essere, che dobbiamo formare anche noi un “partito” pur chiamandolo Movimento, se uno pensa che dobbiamo cercare febbrilmente aderenti solo per diventare sempre più grandi e magari presentarci alle elezioni cercando di vincerle, ricade nella logica di frammentazione di cui dicevo prima. Ma se così non è (e così non è) perchè allora è nata AC? E’ nata proprio per superare la frammentazione, per unire ciò che è diviso anche guardando allo stesso diverso mondo possibile. La scorsa fase elettorale, ci ha costretti in due mesi a creare qualcosa di simile e si è ricorsi a Rivoluzione Civile, che non era unità, ma aggregazione, alleanza. Ma di più non si poteva fare. Una cosa ci ha però dimostrato Rivoluzione Civile: che non basta allearsi in un cartello comune. La gente ormai non abbocca più a queste mescolanze elettorali, è stufa di questi partitini.
E allora qual è la nostra mission, la nostra ragione sociale? E’ quella, e Ingroia lo ha espresso bene a Roma, di cercare di unire tutte queste forze di diverso tipo, a partire dai movimenti, dalle associazioni, dai comitati e anche da partiti in un unico soggetto politico che lavori e si presenti con una piattaforma comune. Semplificando: siamo tutti contro la Tav? Siamo tutti contro l’economia dei finanzieri europei? Siamo tutti contro una politica che distrugge le fasce sociali più deboli e crea precariato e disoccupazione? Siamo tutti per la difesa dei beni comuni? Siamo tutti contro la guerra? Siamo tutti per difendere la Costituzione? E potrei continuare a lungo… E allora: perché farlo da movimenti e partiti diversi, con simboli e bandiere diverse? Perché non cercare (e sottolineo cercare) di incontrarsi e valutare se c’è la possibilità di creare un unico soggetto politico dove possano convivere il comunista, il socialista, l’ecologista, il movimentista, ecc.? La convivenza sarebbe possibile perché tutti condividiamo obiettivi come quelli che ho elencato prima e molti altri.

Ecco perché è nata AC, per essere un insieme di persone che dice a tutti quelli che si riconoscono in quelle cose dette sopra e molte altre: “Uniamoci, usciamo dalle nostre appartenenze, dai nostri simboli, dall’arroccamento su posizioni autoreferenziali e vediamo se è possibile creare una casa comune, un nuovo soggetto politico, un fronte democratico, popolare, progressista, antifascista che ci unisca e che ci permetta di presentarci insieme come una grande forza di tutto quel popolo che oggi non ne può più di questa politica e di questa società”. E questa fase due l’abbiamo chiamata provvisoriamente “Rivoluzione democratica” ma anche qui, possiamo poi chiamarla come ci pare. E attenzione: ho sentito ancora poca comprensione e molta confusione su questo. Rivoluzione democratica non è il futuro nuovo soggetto che dovrebbe nascere, ma il percorso che porta ad esso. Lo spazio di incontro aperto e inclusivo in cui si dovrebbe discutere sulla possibilità di arrivare a un unico fronte popolare, al nuovo soggetto politico. E chi ne dovrebbe far parte? Chiunque crede in questa possibilità, chiunque crede in quella piattaforma di obiettivi e valori da scrivere insieme, chiunque sia disposto a fare un passo avanti rispetto alle proprie appartenenze, ai propri simboli, ai propri arroccamenti particolaristici.
Ecco perché al Frentani mi sono accalorato nel dire, nel mio intervento, che il problema di chi potesse o non potesse aderire era secondario, ecco perché ho parlato di noi come di un “movimento transeunte”. Il problema non è di creare un partito che si aggiunga agli altri e l’inclusività è importante soprattutto praticarla facendo anche noi un passo avanti e all’interno di quello spazio di Rivoluzione democratica insieme ad altri. Sarebbe un errore guardare esclusivamente al mezzo per stimolare questo anziché lo scopo finale; guardare il dito che indica la luna, anziché la luna. E allora ripartiamo da qui, da questa fase due con entusiasmo, partecipazione e impegno.
Il nostro Movimento è partito ufficialmente e deve essere un punto di riferimento per andare avanti nella fase di Rivoluzione Democratica nella ricerca di una massima unità. Adelante!