Archivi del mese: gennaio 2015

Intervento di Gian Luigi Ago all’Assemblea L’Altra Liguria- Comitato Provinciale La Spezia

Assemblea del 28 gennaio 2015, Sarzana (La Spezia)


GUIDO VIALE: RIPARTIAMO DAI TERRITORI (analisi della situazione nell’Altra Europa con Tsipras)

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Non nascondiamo la testa nella sabbia come gli struzzi.Guido Viale sottolinea questa mancanza di democrazia che potrebbe arrestare il cammino dell’Altra Europa.I soliti rigurgiti di potere e di narcisismo che si accompagnano alla formazione di una gerarchia devono essere superati da una vera visione d’insieme e nel recupero dell’ispirazione originaria.

La firma, poi cambiata, “Comitato di transizione in formazione” non è solo ridicola (non meno di espressioni come Human Factor e Big Bang della sinistra); è anche una manifestazione involontaria di falsa coscienza (o “coda di paglia”) da parte del gruppo di persone di cui si compone questo organo di perenni autonominati.

Nessuno veramente convinto di rappresentare in qualche modo L’Altra Europa avrebbe pensato di firmarsi in un modo così confuso e circonvoluto. Ma quel “in formazione” è il modo in cui quel comitato ha immaginato di legittimarsi: per adesso – ci fanno sapere – ci siamo solo noi autonominati; ma fra un po’ arriverà anche quel 51 per cento di rappresentanti dei comitati territoriali che riequilibrerà la situazione.

In realtà quel 51 per cento non arriverà mai, o molto tardi e con molte contestazioni; e “a tener diritta la barra”, come afferma di sé e dei suoi compagni di avventura Massimo Torelli, resteranno solo gli autonominati. Perché la scelta dei rappresentanti dei comitati territoriali, in particolare con il metodo imposto dal gruppo di preparazione dell’assemblea del 17.1. (non l’elezione di una, due o tre persone per regione, ma la designazione del comitato o dei comitati che avranno diritto a indicarle) non sarà cosa facile. Stanno già sorgendo in molte le regioni dei comitati fasulli per contendere la “primogenitura” a quelli esistenti; mentre in altre regioni ci sono già da tempo comitati e associazioni che si contendono la rappresentanza de L’Altra Europa nel rispettivo territorio. Questa situazione era nota, perfettamente prevedibile e prevista. Infatti, fin dallo scorso settembre, ribadendo poi lo stesso concetto nelle riunioni di preparazione dell’assemblea del 17.1., avevo proposto la costituzione di un gruppo di “verifica dei poteri”, ovvero di missioni di mediazione incaricate di trovare una soluzione condivisa nelle situazioni in cui sussistessero contese del genere (rimettendo eventualmente a un voto di tutti i membri di quell’associazione nazionale – quella che improvvisamente è stato deciso di non costituire più per far piacere a chi non la vuole – la decisione finale nelle situazioni in cui non si riuscisse a venirne a capo in altro modo). Ma una soluzione del genere presupponeva che questi gruppi di mediazione fossero emanazione di un organismo di cui tutti riconoscono la legittimità. Poiché questo non è più il caso, soprattutto fino a che il “comitato di transizione in formazione” non sarà stato completato – cioè mai – quella mediazione non avrà luogo. Anche all’assemblea di marzo, se ci sarà, sarà molto difficile stabilire chi vota e come si vota. Così L’Altra Europa è l’unica organizzazione in Italia, e forse in Europa, che, a un anno dalla sua formazione, non ha ancora sottoposto il suo “gruppo dirigente” a una verifica democratica. L’Altra Europa è stata messa nella situazione migliore per implodere: purtroppo poco importa appurare se questo fosse un obiettivo direttamente perseguito, ancorché taciuto, dal gruppo degli autonominati, oppure solo il frutto della loro insipienza (ma anche della loro arroganza: dell’idea di riuscire a “sistemare le cose” con un colpo di mano imposto all’assemblea del 17.1.).

Ma come si è arrivati a questa situazione? Sostanzialmente con il ricatto: minacciando di trasformare l’assemblea in una bolgia (come quella della riunione dei 221 del 30 agosto 2014) se qualcuno avesse insistito nel chiedere che in assemblea si votasse. Era talmente ferma, per tutto quel gruppo, la decisione di escludere la possibilità del voto in assemblea che io, che pure avevo richiesto ripetutamente che in quella assemblea si potesse votare, per lo meno sulle modalità del suo svolgimento, e poi sulle persone che avrebbero dovuto sostituire il comitato operativo in scadenza, ho dovuto accettare quella decisione per evitare che l’assemblea si risolvesse in una rissa. Rivendico quella mia scelta: da una rissa del genere non avremmo ricavato niente di produttivo per nessuno. Ma è altrettanto vero che da oggi, invece di votare in assemblea, si voterà all’interno del “comitato di transizione in formazione”, dove la maggioranza è più che mai precostituita.

Una delle conseguenze più deleterie di questo esito lo abbiamo di fronte agli occhi. Se il comitato di transizione in formazione, o almeno i suoi membri che hanno partecipato a Human Factor, avessero preso una posizione chiara e ed esplicita nei confronti dell’attacco che Curzio Maltese ha sferrato contro una delle sue due colleghe (con cui dovrebbe invece lavorare gomito a gomito tutti i giorni, come da mandato), non si sarebbe costretto un gruppo assai folto di compagne e compagni de L’Altra Europa a redigere e sottoscrivere un comunicato di solidarietà con Barbara Spinelli e il suo lavoro e contro quell’attacco di Maltese. E’ prevalsa invece ancora una volta la scelta di passare sotto silenzio questo “episodio”, tutt’altro che “episodico” e isolato. Forse per opportunismo; forse per una sorta di omertà nei confronti del partito e della sede dove quell’attacco era stato sferrato, ascoltato e accolto con applausi scroscianti (in nome, ovviamente, dell’unità che si dovrebbe costruire, e che era l’oggetto centrale di quel dibattito!). Niente come questo episodio mostra – per ora; purtroppo vedremo probabilmente di peggio – l’inadeguatezza di questo presunto organismo dirigente di fronte ai compiti che ci attendono.

Che fare? L’unica strada che intravvedo è rivendicare la piena sovranità su tutta la nostra organizzazione dei comitati territoriali impegnati a tener viva – quale che siano le forme e le linee politiche adottate – l’esperienza de L’Altra Europa nell’ambito in cui operano. Sta a loro, a mio avviso, e solo a loro, decidere della legittimità di chi rivendica la propria rappresentatività come espressione locale della nostra esperienza collettiva: cioè collegarsi con quei comitati che ne rispettano l’ispirazione originaria e lasciare al loro destino quelli sorti con altre finalità. Sta a loro, e solo a loro, creare dei collegamenti tra quelle diverse esperienze sulla base dell’interesse che ciascuna di esse riveste nel processo di costruzione di un’organizzazione più ampia e più aperta. Sta a loro, infine, mettersi in grado di prescindere dalle scelte operate da questo “comitato di transizione in (perenne) formazione”, senza escludere ovviamente la partecipazione alle iniziative da esso promosse, o la validazione delle sue posizioni, quando siano effettivamente condivise e condivisbili.

[Guido Viale]


Siamo a un bivio, sì. Ma quale?

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Si parla di trovare un leader e dell’urgenza di organizzarci a sinistra. Ragioniamoci.
Io non credo ai leader prêt-à-porter. Credo che i leader nascano all’interno e da un percorso.
Ritengo che si debba ripartire, non da leader e assembramenti al vertice, ma dalla gente e dal radicamento nei territori, lavorando per creare consenso. E temo che ci vorrà, purtroppo ma necessariamente, del tempo, spero non lunghissimo.
Syriza e altri hanno impiegato dieci anni per diventare quello che sono. Capisco l’urgenza, ma oggi non abbiamo soluzioni che ci possano far diventare maggioritari.

La domanda è questa: cosa è meglio?:

1. Imboccare una strada sbagliata (vedi solite alleanze ai vertici tra le segreterie dei soliti partiti) che possono portare qualche voto in più ma lasciarci destinati a un’eterna testimonianza e come massimo risultato qualche posto in più nelle istituzioni riproponendo le solite coalizioni di sinistra radicale?

2. Imboccare la strada giusta che crei radicamento nei territori, fiducia della gente, la nascita di un soggetto politico nuovo che superi la frammentazione in mille partitini autoreferenziali e iper-identitaristici anche se richiede tempo ma che ci può portare un giorno a giocarcela per andare al governo come è successo in Grecia?

Io non ho dubbi: scelgo la seconda soluzione, l’unica che può essere vincente.
La prima ci può solo portare nel solito vicolo cieco e ci farà perdere consenso perchè oggi la gente vuole scelte precise, schieramenti netti, non le solite ambiguità e coalizioni che vanno dalla falce e martello ai socialdemocratici dissidenti del PD.

Tra l’ovetto  riscaldato  oggi e la gallina domani, scelgo mille volte la gallina (ma non la mangerò perchè sono vegetariano.. 🙂 )

Gian Luigi Ago


The Times They Are a-Changin’

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Tsipras e Iglesias ci dimostrano che il cambiamento è possibile.
Richiede però alcuni ingredienti ineludibili: innovazione, tenacia, umiltà, coraggio, saper aspettare anche anni, se occorre, lavorando tra le gente, non accontentarsi solo di briciole di potere ma puntare al bersaglio grosso senza mai perdere la coerenza e l’intransigenza, saper chiudere con le pratiche del passato in maniera netta ed evidente agli occhi della gente, rendersi conto dei mutamenti del blocco sociale e saperli analizzare capendo che servono nuove strategie e meno tatticismi, superare – realmente e con convinzione e non come necessità tattica – frammentazioni, autoreferenzialità e identitarismi, guardare a cosa vogliamo e non a chi siamo, a cosa ci unisce e non a cosa ci divide, capire che le scelte di campo devono essere nette, senza sfumature, senza ambiguità, senza opportunismi.
Non so se è poco o tanto, so però che un approccio giusto contiene inevitabilmente almeno queste cose.
Il cambiamento è possibile, ce lo stanno dimostrando in Grecia, in Spagna e comincia a maturare anche in altre parti d’Europa.
Speriamo sia anche contagioso.

Gian Luigi Ago


RESOCONTO INTEGRATIVO Assemblea L’Altra Europa

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“NOI, L’ALTRA EUROPA”: ASSEMBLEA NAZIONALE DI BOLOGNA – 17 e 18 gennaio 2015

Domenica mattina, 18 gennaio, parallelamente all’incontro sul debito, si è riunito un nutrito gruppo di persone formato da chi aveva sottoscritto il manifesto integrativo “Noi, L’Altra Europa”, ed altri che non avevano sottoscritto alcun manifesto.

I presenti, dopo un produttivo ed effervescente scambio di opinioni, hanno deciso con il metodo del consenso di:

1)   produrre il presente report dell’Assemblea del 17 gennaio.

2)   Elaborare una controproposta sulla composizione del gruppo che prepara la prossima assemblea.

3)   In caso di rifiuto della controproposta votazione sul quesito:

“Cosa ritieni si debba fare? A) accettare la proposta di inserire 5 nomi dei sostenitori del documento “Noi L’Altra Europa” B) non accettare la proposta di inserire 5 nomi dei sostenitori del documento “Noi L’Altra Europa”.

4)   Procedere per tutte le decisioni successive del gruppo con discussioni e, se necessario, votazioni on-line  ( Chiunque fosse interessato e  volesse partecipare può segnalarlo inviando una e-mail a  athosgualazzi@gmail.com specificando se vuole essere inserito nel    gruppo  di discussione o semplicemente essere avvisato nei passaggi più  importanti)

 L’ Assemblea del 17 gennaio ha visto la partecipazione di circa 700 persone.

Le relazioni della mattinata e la maggior parte degli interventi del pomeriggio, hanno evidenziato la grande condivisione dei partecipanti rispetto ai principi ed allo spirito espressi nell’Appello iniziale dei garanti e nel Manifesto che hanno dato il via all’Altra Europa; si è altresì confermata la generale adesione agli obiettivi sostanziati nelle tre priorità e nei dieci punti che hanno contraddistinto il programma della campagna elettorale delle Europee di maggio 2014.

Considerate le gravissime condizioni in cui versa il Paese, tanto da un punto di vista economico quanto sociale, etico, politico e ambientale, è stata sottolineata con forza la necessità e l’urgenza di mettere finalmente in campo una azione politica forte e determinata per combattere le politiche neoliberiste e per marcare concretamente la nostra totale alterità rispetto al PD e alla logica delle larghe intese, in un orizzonte europeo e mediterraneo. É stata fortemente auspicata una stretta connessione e collaborazione con Syriza in Grecia e Podemos in Spagna in quanto movimenti che perseguono i nostri medesimi obbiettivi adottando forme e metodi trasparenti e democratici, rivelatisi efficaci nel raggiungimento di un alto consenso popolare.

Le relazioni iniziali di Marco Revelli, Barbara Spinelli, e quelle dei compagni di Syriza e Podemos sono state molto applaudite; particolare consenso ha suscitato l’intervento di Barbara Spinelli quando ha sottolineato la necessità che l’operato del nostro movimento debba basarsi sulla massima partecipazione attiva dei suoi aderenti a partire dai territori e sulla piena trasparenza e democraticità dei propri metodi e delle proprie procedure decisionali.

Gli interventi del pomeriggio hanno fatto emergere forti critiche, in particolare da parte dei rappresentanti territoriali, rispetto alle criticità emerse in merito alle scelte organizzative, di metodo e più prettamente politiche operate dal Comitato Operativo uscente.  Tra le critiche emerse si è evidenziato che non sono stati anticipati sul sito web né esposti all’inizio dell’Assemblea i criteri di compilazione dell’ordine degli interventi del pomeriggio e che non si è delineata la possibilità di estendere il dibattito, come richiesto da più parti, alla mattinata della giornata successiva.

L’arbitrarietà nell’organizzazione e nella conduzione dei lavori così come dell’ordine degli interventi ha determinato molti malumori tra i convenuti, determinando anche abbandoni dell’Assemblea.

Anche dopo l’evidenza che non sarebbe bastato il pomeriggio per dar spazio a tutti gli interventi, la maggioranza della presidenza si è opposta alla reiterata richiesta di molti, di far proseguire il dibattito nella giornata successiva. Questo malgrado molti dei presenti si fossero dichiarati favorevoli a rimanere in sede la domenica. Il gruppo organizzatore ha invece confermato, per la mattina di domenica, un seminario sul debito pubblico, argomento di indubbio interesse, ma decisamente non prioritario rispetto all’urgenza di arrivare a  condividere delle posizioni comuni in merito alla nostra organizzazione e al nostro nostro futuro percorso politico a cui un’Assemblea coma quella di Bologna, a distanza di un anno dalla nascita dell’A.E., poteva e doveva dedicarsi interamente.

Questo il punto: da mesi si procrastina un momento di serio confronto politico che porti all’avvio di una fattiva costruzione del soggetto politico nuovo come deciso nell’assemblea del 19 Luglio e ribadito nel documento Revelli. L’assemblea è stata organizzata, ancora una volta, come sequela di interventi, senza la possibilità di trarre dai contributi esposti sintesi condivise.

 Sono stati presentati tre documenti all’Assemblea, il manifesto “Siamo a un Bivio”, il documento integrativo “Noi, l’Altra Europa”, e il documento di ACT.  L’impossibilità di un confronto democratico sulle prospettive sottese dai documenti, non ha impedito all’assemblea di fare emergere una chiara sintonia con i contenuti di fondo ed il “sentire” del  Manifesto Noi , l’ Altra Europa. Stessi contenuti, espressi con maggior limpidezza, nell’intervento di Barbara Spinelli, accolto con un’ovazione della sala e ripresi nella gran parte degli interventi succedutisi.  Un elemento di sostanziale dissenso è emerso da una parte consistente dei partecipanti riguardo alle proposte avanzate dal comitato organizzatore circa gli organi transitori dell’Altra Europa. L’Assemblea di Bologna segnava, come deciso da tempo, la decadenza sia del Coordinamento dei 221, sia del Comitato Operativo nominato e autonominatosi il 30 agosto 2014. Il gruppo preparatorio ha proposto, un giorno prima dell’assemblea stessa , dei criteri e una rosa di nomi tra cui cinque firmatari del documento “Noi, l’ Altra Europa”, per la composizione del Coordinamento provvisorio incaricato di preparare l’Assemblea prevista a Marzo. Questi, contattati singolarmente, non hanno accettato di farne parte non condividendo nel merito e nel metodo la modalità di reclutamento e cooptazione.

Come da mandato del gruppo preparatorio, una delegazione di tale gruppo ha contattato, durante i lavori dell’assemblea, i primi firmatari del documento “Noi, l’Altra Europa” per tentare una soluzione condivisa.

 Nel corso di tale incontro e nell’assemblea stessa si è chiesto che l’attuale Comitato Operativo, che si ringraziava per il gran lavoro svolto, si dimettesse interamente, come convenuto peraltro in precedenza, lasciando spazio ad altre persone, dopo un aperto confronto sul tema, fatta salva una continuità con persone del comitato uscente. Si è sostenuta la necessità di un nuovo coordinamento operativo transitorio che avesse un ruolo tecnico e non politico, con l’unico compito dell’organizzazione partecipata e democratica dell’Assemblea di Marzo, dove, finalmente si potesse dar vita a un soggetto politico nuovo ed unitario, attraverso la condivisione o, se necessario, la votazione delle proposte organizzative e politiche che saranno avanzate. Nella discussione era stata inoltre proposta la sintesi tra i due documenti, ma alla richiesta di evidenziare la necessità di una omogeneità dei comportamenti sia alle amministrative che alle politiche in sintonia con l’analisi condivisa da tutti sul ruolo del renzismo e dell’attuale PD (sostegno dell’Altra Europa solo a liste alternative al PD per intenderci) si è riscontrata una posizione di drastico rifiuto.

Nessuna di queste richieste ha trovato accoglimento da parte del gruppo organizzatore dell’Assemblea e della presidenza.

In tarda serata la presidenza dell’Assemblea (Zampini, Fantozzi, Rinaldi) ha esposto i risultati dei colloqui intercorsi fra le delegazioni del Comitato Operativo e del nostro gruppo, riproponendo integralmente i termini della propria  posizione  e  comunicando genericamente il mancato accordo rispetto alle richieste da noi avanzate. Gattuso ha esplicitato, a chiarimento, gli elementi discussi e le proposte avanzate per un accordo sostanziale (integrazione/unificazione dei due manifesti nell’arco della settimana, sostegno esplicito alle iniziative regionali di liste ispirate all’Altra Europa nelle prossime consultazioni regionali, riduzione del numero dei componenti del Comitato Transitorio da 59 a 20-23 in modo da rendere più agile il lavoro tecnico-organizzativo, puntando su 10-13 nomi del vecchio Comitato per la continuità e a 10 nuove persone credibili e competenti provenienti da regioni diverse), chiedendo un passo indietro e un segnale di apertura da parte del Gruppo di lavoro/Comitato operativo. In risposta si è riaffermata solo una disponibilità a lasciare 5 sedie vuote (su 29 del comitato nazionale) nel gruppo preparatorio della prossima assemblea in caso di nostro ripensamento e, nei fatti, si è assistito ad una determinazione conclusiva della Presidenza sulle scelte operative.

I sostenitori del documento “Noi, L’Altra Europa” presenti in sala hanno esplicitamente denunciato come parziale e sovradeterminata tanto l’organizzazione quanto la gestione dell’Assemblea, mentre alcuni di loro che non avevano potuto esprimersi prima della conclusione dell’assemblea, hanno fatto mettere a verbale che l’abbandonavano per protesta.

Dopo alcuni momenti di confusione, durante i quali la sala si è in parte svuotata, la presidenza ha  riavviato i lavori e gli interventi sono proseguiti, in altra saletta adiacente, fino alle 23:00 passate, con una partecipazione ampiamente ridotta.

 Nell’incontro, autoconvocato, la domenica mattina, sono emersi i principali elementi di dissenso dal Coordinamento operativo, sia di metodo che in termini di linea politica:

 1)   Nessuna scelta democratica degli organi transitori, nessuna strutturazione dei metodi decisionali, né tramite votazione, né tramite il così detto “metodo del consenso”.

2)   La continua procrastinazione delle scelte organizzative da adottare per addivenire finalmente al processo costitutivo del soggetto politico nuovo da tutt* atteso. Si è imposto un ulteriore rinvio delle decisioni alla prossima assemblea, come succede da mesi.

3)   La mancanza, come è già successo a novembre per Calabria ed Emilia Romagna, di un chiaro e deciso sostegno ai comitati regionali dell’A.E. che intendono competere alle prossime elezioni di maggio in Liguria, Toscana, Veneto, Umbria, Marche, Campania e Puglia. Ancora una volta si è deciso di non esprimere sostegno a liste regionali dell’A.E. con l’evidente intento di lasciare le mani libere a SEL e PRC per fare eventuali accordi elettorali con il PD.

 I partecipanti all’incontro della Domenica mattina hanno condiviso le forti critiche al “piccolo gruppo dirigente”, mai posto a verifica e mai, a parte lodevoli eccezioni, auto-regolamentatosi al principio condiviso di rotazione delle cariche.

 La percezione, ormai diffusa e condivisa, è quella che questo gruppo stia tentando di indirizzare tanto il processo costitutivo quanto le scelte politiche propriamente dette dell’A.E. allo scopo di favorire, o quantomeno non nuocere agli interessi dei partiti coinvolti nella nostra esperienza. Tale condotta determina un gravissimo danno al nostro comune progetto politico, screditandolo per mancanza di democrazia interna e di trasparenza nelle forme e nei metodi.

 I sottoscrittori del presente documento, al fine di uscire dall’attuale impasse del nostro progetto, ritengono necessario preparare al meglio l’Assemblea di Marzo. A tale scopo, intendono iniziare a praticare forme di democrazia partecipata e si impegnano a proporre a breve un documento organizzativo-programmatico affinché, in occasione della prossima assise, sia possibile decidere in modo serio, democratico, e costruttivo il futuro del nostro movimento.. Proposta che impedisca, peraltro, nel momento decisionale, quelle partecipazioni massive e preordinate, che hanno minato, come ben sappiamo, altri progetti politici collettivi.

Ribadiscono sin da ora inoltre l’importanza della partecipazione attiva alle competizioni elettorali a tutti i livelli territoriali, laddove ne sussistano le condizioni e la volontà, come nel caso delle prossime elezioni regionali in Liguria, e il sostegno concreto e dichiarato dell’Altra Europa.

 22 gennaio 2015

 I sostenitori del manifesto integrativo
“Noi, L’Altra Europa”


IL CANTO DELLE SIRENE

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Torna il canto delle sirene, quello degli accordi raffazzonati, spuri, riscontrabili all’approssimarsi di ogni scadenza elettorale.

Il rischio è quello di lasciarsi incantare e finire di nuovo nel vecchio sistema fallimentare di accordi al vertice, quelli che stanno imbastendo in questo momento molti a sinistra e centrosinistra.
Dov’è la gente che decide, che si incontra nelle assemblee, nei territori, che produce dibattito, confronto?
Siamo di nuovo ai soliti accordi tra leader tra l’altro usurati dal tempo e dalla pratica politicistica.

Queste liaison, si sa, nascono a solo scopo elettorale e non potranno mai creare un vasto consenso perché non partono dalla base ma puntano solo a qualche posto in Parlamento o nelle amministrazioni locali. Posti che oltretutto non daranno la forza di incidere nel cambiamento dell’Italia o dell’Europa ma anzi consolideranno il solito sistema.

La strada da percorrere è un’altra: partire dai territori e creare consenso su valori e obiettivi ma per crescere nel tempo (anche lungo) con in vista il giorno in cui si potrà (allora sì) presentarsi alle elezioni e vincerle per diventare forza di governo.

L’astensione dilagante e l’allontanamento dalla politica dimostra come certi giochetti ormai non funzionino più. Non sarà una nuova ammucchiata dei soliti noti a cambiare le cose. Certo potranno, contando sulla sommatoria dei fedeli elettori, portare a qualche voto in più, a qualche poltrona in più ma, non solo non porteranno a quel processo popolare unitario che può creare cambiamento, ma lo freneranno perché produrranno inevitabilmente altri fallimenti con conseguenti disillusioni e abbandoni.

La pazienza del tessitore ci vuole ma non certo per cercare accordi al vertice, bensì per avere la costanza e l’ambizione di disinteressarsene puntando al grande obiettivo e non alle briciole lungo il cammino e lavorando tra la gente per allargare il consenso.

E il consenso oggi va solo a chi è coerente, sempre.
Il consenso va a chi dimostra di avere il coraggio di chiudere col passato e mostrasi innovativo, paziente, umile e coraggioso, legato all’albero della nave del suo progetto e con la cera nelle orecchie per non ascoltare il canto delle sirene.
Solo così si potrà proseguire il viaggio e raggiungere le sponde di Itaca.

Gian Luigi Ago


SINISTRA: lo stato delle cose

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La situazione che si sta creando a sinistra pone diversi interrogativi..
Si stava costruendo un fronte popolare unitario che avesse come coordinate gli esempi di Syriza e di Podemos e l’Altra Europa con Tsipras nasceva con queste intenzioni, col porsi cioè in netta alternativa al PD e alle sue politiche neoliberiste – senza possibilità di compromessi a nessun livello – così come hanno fatto, mutatis mutandi, in Grecia e in Spagna rispetto a partiti omologhi al Pd .

Ma questa netta alternatività non è mai piaciuta a chi ha sempre pensato a una sinistra critica ma che si muovesse all’interno di coalizioni col Pd come pungolo per spingerlo a una miracolistica redenzione attraverso una folgorazione sulla via di Bruxelles.
Non si vuole (o non fa comodo) accettare che ormai il PD è un partito di centrodestra (dove la parola “centro” va letta alla luce della mia innata magnanimità…).

Alcuni (sempre i soliti maligni..) insinuano che questa posizione sia dettata più che altro dall’assicurarsi qualche rendita di posizione (leggasi “poltrone”) in amministrazioni locali e/o nazionali e che per questo la convergenza nell’Altra Europa sia sempre stata opportunistica in quanto concepita solo come occasione di far parte di un comodo contenitore elettorale che permettesse di avere più voti di quelli che si potessero prendere presentandosi da soli. Ancora i soliti maligni portano come prova esperienze passate come quella di Rivoluzione Civile e prima ancora della Sinistra Arcobaleno.

Questa concezione non è del tutto assente anche nell’Altra Europa. Non a caso la parte che ha ricevuto più consensi (di firme preventive) al manifesto assembleare presentato a Bologna il 17 gennaio u.s. – ma non la maggioranza dei consensi manifestati in assemblea, come appare evidente dai numerosi interventi assembleari – sostiene la teoria che mi piace definire della “alternatività alternata” cioè non stabilita come posizione politica di principio, contraria alle politiche neoliberiste, ma da valutare volta per volta, per quanto riguarda i territori, a fronte di una possibile convenienza elettorale. Questo in base a una “mitologia del voto” come unico fine dell’azione politica. In base a questo è lecito anche venir meno a principi basilari pur di ottenere qualche briciola di potere (leggasi sempre “poltrone”) anche se ovviamente, in una coalizione con un Pd fortemente maggioritario, non si possa poi incidere minimamente nel cambiarne le scelte politiche.

In questo contesto politico sono arrivate le dimissioni di Cofferati che improvvisamente si è accorto di non condividere più la linea del Pd (decisione maturata solo casualmente, ovviamente… dopo la sconfitta alle primarie….).
Per molti è stato un assist eccezionale per dare il via e rafforzare un progetto che già stava concretizzandosi attraverso la Leopolda di sinistra di Human Factor.
Le lodi al “cinese” si sono sprecate, facendolo improvvisamente apparire come un eroe mitologico o risorgimentale dimenticando le sue posizioni che con buona approssimazione si potrebbero definire da liberale centrista.

Sono partiti quindi gli appelli di leader di partito a una grande plurale unità di tutti i critici al Pd. Giustissimo come concetto, solo che non si capisce perché invece di chiedere la costruzione di un nuovo ampio spazio di unità, non si faccia notare che già esiste e che si chiama L’Altra Europa.
Gli stessi leader hanno tessuto le lodi e il passo avanti fatto dall’AE, proprio a Bologna. Logica vorrebbe che quindi si invitassero tutti a confluire in questo spazio, abbracciandone i dieci punti e lo spirito di alternativa al Pd e al neoliberismo, richiamato anche dal riferimento nel nome a Tsipras, che tutti considerano importante nello snodo di un cambiamento, tanto che da Fassina – accortosi solo ora della sua esistenza, dopo aver votato sempre per gli amici di Merkel e Juncker – a tutti gli altri voleranno ad Atene in questi giorni per sostenerlo nel momento del risultato elettorale.

Perché allora creare “reti a sinistra” nei territori in vista delle regionali chiedendo l’adesione anche all’Altra Europa con Tsipras, dimenticando che non è un partito, ma già di per sé la bozza di quel soggetto plurale e unitario? Perché non invitare i vari Vendola, Fassina, Cofferati a farne parte? Se Fassina, Civati e Cofferati possono coesistere con L’Altra Europa perché creare un nuovo contenitore e non usare quello che già esiste?
E’ troppo malizioso pensare che il motivo sia legato al fatto che costoro in realtà non accettano l’alternatività al Pd né i dieci punti dell’Altra Europa con Tsipras?
E come si concilia l’adesione e le firme al manifesto assembleare di Bologna dell’Altra  Europa con Tsipras (con annesse lodi dei suddetti leader di sinistra) con la richiesta di una nuova unitarietà al di fuori di essa e alla probabile creazione di una differente lista elettorale per le regionali?
Si sta passando forse dalla politica del doppio forno a quella del triplo forno o che altro?

Si aggiunga anche, last but not least, che queste nuove scelte arrivano ancora una volta da decisioni di vertici e leader (tra l’altro sempre i soliti da decenni) senza alcun input dalla base, ripetendo pratiche stantie e che mai hanno portato a nulla che non fosse un fallimento.

Queste sono riflessioni importanti da porsi in questo momento a sinistra visto che queste nuove uscite vengono a scompaginare un vero passo avanti, cioè quello di una sinistra realmente alternativa alle politiche neoliberiste europee che non fa sconti e che non punta ad accontentarsi di briciole in tornate elettorali lungo il suo percorso. L’obiettivo è quello indicato da esperienze come Syriza e Podemos che, nel tempo e senza fretta, hanno costruito dal niente la possibilità di andare sì al voto ma con la possibilità di vincere le elezioni e andare al governo, come succederà con tutta probabilità tra pochi giorni in Grecia. Se fossero venuti meno ai loro principi per fermarsi a raccogliere briciole, non sarebbero arrivati dove sono arrivati.

Molti di noi credono che quello che sta delineandosi, così come viene prospettato, sia ancora una volta un’occasione persa. Sarebbe invece importante continuare il cammino iniziato con l’Altra Europa con Tsipras nel senso di andare, non verso una coalizione elettorale spuria, ma realmente plurale e inclusiva sulla base di valori e obiettivi chiari e condivisi, all’interno di una forma di organizzazione innovativa, trasparente, che tenga conto preliminarmente di quanto espresso dai territori e dalla gente.

Speriamo che il timore di restare tagliati fuori da questa nuova trovata non spinga anche altri ad aderire ciecamente a questa prospettiva quando sarebbe invece importante continuare a restare coerenti a principi irrinunciabili anche se minoritari, comportamento che alla lunga è l’unico a pagare, come dimostrano la Spagna e la Grecia.
Prendere altre strade porterà inevitabilmente a dovere un giorno rendere conto alla gente, che non dimentica mai, di errori e prese di posizione ambigue.
Ormai solo la coerenza, la serietà e il perseguire la strada giusta anche se aspra e lunga può creare consenso e capacità di poter davvero cambiare lo stato delle cose.

Gian Luigi Ago


Bologna: un tranquillo weekend di impostura (17-18 gennaio 2015)

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Volevano che uscissimo come siamo entrati.
Quello che volevano era un simulacro di democrazia dove tra l’inizio e la fine ci fosse solo una parata di discorsi retorici che non spostassero di una virgola quanto già deciso all’inizio e che tutti già conoscevano senza bisogno di dover convergere a Bologna da tutta Italia con sacrifici economici e di tempo.
Si sapeva già che l’assemblea era solo un “evento” che non avrebbe potuto decidere alcunché.
I partecipanti sono “casuali” – ci avevano detto – e non possono votare, come se non fosse stato così anche all’assemblea romana di Luglio dove però, con un “Todos Caballeros” degno di Carlo V, si è dato il via all’auto-nomina del Comitato dei 221, madre di tutti i Comitati (i 44, i 17, ecc.) che ancora proseguiranno intonsi fino a marzo. Ci avevano già fatto sapere che tutto si sarebbe risolto a marzo in un’altra assemblea, che da quella di Bologna doveva uscire un nuovo Comitato di cui già ci avevano fatto sapere struttura, natura, numero e provenienza dei componenti.

Il sole della due giorni di Bologna contribuiva a far sì che questo potesse essere davvero quel tranquillo “weekend di impostura” che avevano previsto, talmente facile da attuare tanto che la seconda giornata non era nemmeno più un’assemblea ma un semplice Convegno di studio.
Ma non avevano considerato lo “human factor” .
Per carità, non intendo la prossima Leopolda di centrosinistra di Milano, ma il fattore umano vero, quello che alberga nelle persone che nei territori si spendono con impegno, entusiasmo e volontà ogni giorno.
Il primo scossone allo status quo di un’assemblea blindata è arrivato inaspettatamente dall’eurodeputata Spinelli che ha parlato dell’importanza dei Comitati territoriali, di quelle “Altre Regioni” (Emilia Romagna, Liguria, Calabria e tutte le altre) che erano scomparse dal manifesto assembleare “Siamo a un bivio” quasi non fossero esistite, quasi non avessero contribuito, come in Emilia Romagna, a un ottimo risultato considerate la situazione data.
Non si parlava in quel Manifesto assembleare delle Elezioni Regionali che ci saranno tra pochi mesi; si saltava direttamente a quelle politiche del 2018.
Il perché lo ammetterà candidamente Revelli nella sessione serale parlando della nostra alternatività al PD e sostenendo che può essere attuata solo a livello nazionale e che nei territori va valutata tatticamente volta per volta perché il voto è importante e anche il successo, come se in coalizione col PD si potesse avere un successo e non raccogliere solo qualche briciola di poltrona al prezzo di una incoerenza ai nostri principi e valori.
Ecco perché nel manifesto hanno snobbato i Comitati locali, le “Altre Regioni”; perché hanno tutte sostenuto la necessità di essere ovunque alternativi al PD ormai prono al neoliberismo dilagante in Europa.

Un tranquillo weekend, dicevo, e il fattore umano. Non hanno infatti fatto i conti con tutto quello che c’era in mezzo tra l’inizio in cui tutto era già scritto e la fine che doveva solo ratificarlo
Alcuni però non ci sono voluti stare.
Mentre l’Assemblea continuava – tra l’altro con un’organizzazione da brividi, senza alcun criterio nell’ordine degli interventi, con nomi di persone iscritte a parlare che scomparivano e ricomparivano, con metodi che ignorano, tanto per dirne una, la necessità di adattarsi al fatto che siamo ormai nel XXI secolo e che le possibilità dateci dall’innovazione tecnologica ci possono fornire mezzi impensabili per gestire un’assemblea – alcuni di noi hanno cercato di trovare un punto di incontro, si sono incontrati con la Presidenza, con chi aveva redatto il Manifesto “Siamo a un bivio”.
Le richieste erano poche, ragionevoli e facilmente attuabili. Si chiedeva di riuscire a fare una sintesi tra quel manifesto e l’altro documento “Noi, l’Altra Europa” in modo da uscire da quell’Assemblea con un documento unitario, condiviso in cui si trovasse una sintesi delle diverse posizioni;
si chiedeva , visto che l’intervento di apertura era stato fatto da Revelli, ispiratore e firmatario del manifesto assembleare, che l’intervento di chiusura fosse fatto da qualcun altro individuato da noi in Barbara Spinelli che aveva delegato a sua volta la Padoan.

Come è finita? Che gli interventi di chiusura sono stati fatti da Revelli e Argiris, primo firmatario del Manifesto “Siamo a un bivio”….;
si chiedeva che si azzerasse il Comitato operativo in carica, come previsto dal principio di rotazione deciso nella scorsa Assemblea, e si desse vita a un Comitato nuovo, più snello con solo una ventina di componenti decisi e votati insieme. Questo in quanto il solo compito di questo Comitato transitorio è di preparare l’assemblea di marzo. Per questo creare, come avevano previsto, un Comitato con circa sessanta persone e con procedure che richiedono tempo, rischiava di portarci troppo a ridosso di marzo. Inoltre non ci sembrava logico che venissero riconfermati, non tenendo conto della rotazione e con una auto-nomina, quasi tutti quelli che erano già in carica;
si chiedeva anche, visto che alle 21 ancora dovevano parlare diverse decine di persone, che si rimandassero questi interventi alla mattina di domenica. Neanche questo è stato accettato, così si è andati avanti, con il principio dello “sfinimento” a interventi che si sono protratti oltre la mezzanotte.
C’è stata quindi verso di noi una chiusura completa, un barricarsi assoluto sulle proprie posizioni già manifestate prima dell’Assemblea.
Quando, a un certo punto della serata, questo è stato comunicato all’Assemblea, l’aria si è ovviamente surriscaldata, sono volate parole grosse, molti si sono chiesti “Ma cosa siamo venuti a fare, se tutto era già scritto dall’inizio?, dimenticandosi che quella, nell’intenzione degli organizzatori era solo un Evento, un po’ come una sagra paesana, una parata, in cui si doveva solo prendere atto di quanto già scritto e deciso.

La domenica mattina molti hanno disertato il Convegno, senz’altro interessante ma che poteva benissimo essere organizzato un’altra volta.
Si è svolta un’affollata assemblea in una sala limitrofa in cui si è fatto il punto della situazione, preso atto della situazione di quanto successo e deciso di mettere nero su bianco le riflessioni della parte che nei fatti è stata maggioritaria nell’Assemblea, basta riguardarsi i filmati degli interventi, gli applausi a quanti hanno sottolineato la necessita di partire dalla base, dai territori, dai comitati locali, dalle “Altre regioni”, la standing ovation a Barbara Spinelli e alla giovane compagna spagnola di Podemos.
Un’occasione sprecata? Forse no, perché in tanti si sono resi conto che l’Altra Europa deve essere davvero “altra” e non può praticare vecchie logiche, attendismi, ambiguità, giochetti verticistici.
Se vogliamo essere la vera alternativa dobbiamo avere il coraggio e la determinazione che hanno avuto in Grecia e in Spagna altrimenti saremo condannati come in un eterno “giorno della marmotta” a ripetere all’infinito errori del passato.
Adelante!


Interventi di Gian Luigi Ago all’Assemblea Nazionale di Azione Civile

Roma, 10 gennaio 2015, Intervento del Referente Gruppo Territoriale Liguria-Basso Piemonte Azione Civile


“Whatever Works” (Azione Civile)

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Abbiamo iniziato a parlare di un fronte popolare unitario antiliberista nel febbraio del 2013, ormai due anni fa, subito dopo la sconfitta di Rivoluzione Civile che nelle intenzioni di alcuni di noi doveva già essere l’inizio di questo percorso. Ed era ben un anno prima della nascita dell’Altra Europa con Tsipras.
Abbiamo scritto del concetto di andare verso un percorso unitario che non fosse sommatoria federativa di partiti/movimenti nel nostro Statuto all’art.1.
Lavoriamo da sempre a questo progetto che crediamo l’unica via possibile in questa fase storica per un vero cambiamento che superi frammentazioni, autoreferenzialità, steccati, nominalismi, simbolismi e che rimetta in discussione organizzazioni di tipo verticistico.

Ora, pur se con molto ritardo, anche molti altri cominciano a parlarne, anche se ancora in modo parziale, cercando di salvare un po’ del passato per non sbilanciarsi troppo con la fatica comprensibile di lasciare i comodi salvagente per provare a nuotare in un mare aperto tutto da esplorare.

Speriamo che l’inizio del percorso da noi proposto e cercato da sempre non si impantani nelle solite pastoie che da troppi anni hanno condotto alla perdita di consenso e contatto con la gente.

Non ci importa di prenderne il merito.
Per dirla alla Woody Allen: “Whatever Works”, basta che funzioni.
Certo la soddisfazione di essere stati lungimiranti c’è, anche se spesso chi guarda lontano non trova molto riscontro nella miopia dilagante.
Ma noi non cercavamo questo tipo di riscontri autogratificanti: non siamo certo nati per essere un partitino in più nella già sovraffollata galassia esistente ma per essere piuttosto stimolo a superare la frammentazione a sinistra, auspicando anche il nostro sparire confluendo in un “soggetto politico nuovo e realmente unitario“.

Ma questo è il passato. Ora abbiamo spazio per non fermarci ad accontentarci solo di piccole ininfluenti vittorie locali. Possiamo puntare a obiettivi molto più ambiziosi se sapremo farlo insieme.
Per il Tempo che ci vorrà c’è ancora da ragionarci su e non dipende solo da noi.
Quello che serve ora – e anche questo lo diciamo da tanto – sono il coraggio (di lasciare il salvagente) e l’umiltà (di non credersi nuotatori migliori degli altri).
Adelante!

Gian Luigi Ago