SINISTRA: lo stato delle cose

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La situazione che si sta creando a sinistra pone diversi interrogativi..
Si stava costruendo un fronte popolare unitario che avesse come coordinate gli esempi di Syriza e di Podemos e l’Altra Europa con Tsipras nasceva con queste intenzioni, col porsi cioè in netta alternativa al PD e alle sue politiche neoliberiste – senza possibilità di compromessi a nessun livello – così come hanno fatto, mutatis mutandi, in Grecia e in Spagna rispetto a partiti omologhi al Pd .

Ma questa netta alternatività non è mai piaciuta a chi ha sempre pensato a una sinistra critica ma che si muovesse all’interno di coalizioni col Pd come pungolo per spingerlo a una miracolistica redenzione attraverso una folgorazione sulla via di Bruxelles.
Non si vuole (o non fa comodo) accettare che ormai il PD è un partito di centrodestra (dove la parola “centro” va letta alla luce della mia innata magnanimità…).

Alcuni (sempre i soliti maligni..) insinuano che questa posizione sia dettata più che altro dall’assicurarsi qualche rendita di posizione (leggasi “poltrone”) in amministrazioni locali e/o nazionali e che per questo la convergenza nell’Altra Europa sia sempre stata opportunistica in quanto concepita solo come occasione di far parte di un comodo contenitore elettorale che permettesse di avere più voti di quelli che si potessero prendere presentandosi da soli. Ancora i soliti maligni portano come prova esperienze passate come quella di Rivoluzione Civile e prima ancora della Sinistra Arcobaleno.

Questa concezione non è del tutto assente anche nell’Altra Europa. Non a caso la parte che ha ricevuto più consensi (di firme preventive) al manifesto assembleare presentato a Bologna il 17 gennaio u.s. – ma non la maggioranza dei consensi manifestati in assemblea, come appare evidente dai numerosi interventi assembleari – sostiene la teoria che mi piace definire della “alternatività alternata” cioè non stabilita come posizione politica di principio, contraria alle politiche neoliberiste, ma da valutare volta per volta, per quanto riguarda i territori, a fronte di una possibile convenienza elettorale. Questo in base a una “mitologia del voto” come unico fine dell’azione politica. In base a questo è lecito anche venir meno a principi basilari pur di ottenere qualche briciola di potere (leggasi sempre “poltrone”) anche se ovviamente, in una coalizione con un Pd fortemente maggioritario, non si possa poi incidere minimamente nel cambiarne le scelte politiche.

In questo contesto politico sono arrivate le dimissioni di Cofferati che improvvisamente si è accorto di non condividere più la linea del Pd (decisione maturata solo casualmente, ovviamente… dopo la sconfitta alle primarie….).
Per molti è stato un assist eccezionale per dare il via e rafforzare un progetto che già stava concretizzandosi attraverso la Leopolda di sinistra di Human Factor.
Le lodi al “cinese” si sono sprecate, facendolo improvvisamente apparire come un eroe mitologico o risorgimentale dimenticando le sue posizioni che con buona approssimazione si potrebbero definire da liberale centrista.

Sono partiti quindi gli appelli di leader di partito a una grande plurale unità di tutti i critici al Pd. Giustissimo come concetto, solo che non si capisce perché invece di chiedere la costruzione di un nuovo ampio spazio di unità, non si faccia notare che già esiste e che si chiama L’Altra Europa.
Gli stessi leader hanno tessuto le lodi e il passo avanti fatto dall’AE, proprio a Bologna. Logica vorrebbe che quindi si invitassero tutti a confluire in questo spazio, abbracciandone i dieci punti e lo spirito di alternativa al Pd e al neoliberismo, richiamato anche dal riferimento nel nome a Tsipras, che tutti considerano importante nello snodo di un cambiamento, tanto che da Fassina – accortosi solo ora della sua esistenza, dopo aver votato sempre per gli amici di Merkel e Juncker – a tutti gli altri voleranno ad Atene in questi giorni per sostenerlo nel momento del risultato elettorale.

Perché allora creare “reti a sinistra” nei territori in vista delle regionali chiedendo l’adesione anche all’Altra Europa con Tsipras, dimenticando che non è un partito, ma già di per sé la bozza di quel soggetto plurale e unitario? Perché non invitare i vari Vendola, Fassina, Cofferati a farne parte? Se Fassina, Civati e Cofferati possono coesistere con L’Altra Europa perché creare un nuovo contenitore e non usare quello che già esiste?
E’ troppo malizioso pensare che il motivo sia legato al fatto che costoro in realtà non accettano l’alternatività al Pd né i dieci punti dell’Altra Europa con Tsipras?
E come si concilia l’adesione e le firme al manifesto assembleare di Bologna dell’Altra  Europa con Tsipras (con annesse lodi dei suddetti leader di sinistra) con la richiesta di una nuova unitarietà al di fuori di essa e alla probabile creazione di una differente lista elettorale per le regionali?
Si sta passando forse dalla politica del doppio forno a quella del triplo forno o che altro?

Si aggiunga anche, last but not least, che queste nuove scelte arrivano ancora una volta da decisioni di vertici e leader (tra l’altro sempre i soliti da decenni) senza alcun input dalla base, ripetendo pratiche stantie e che mai hanno portato a nulla che non fosse un fallimento.

Queste sono riflessioni importanti da porsi in questo momento a sinistra visto che queste nuove uscite vengono a scompaginare un vero passo avanti, cioè quello di una sinistra realmente alternativa alle politiche neoliberiste europee che non fa sconti e che non punta ad accontentarsi di briciole in tornate elettorali lungo il suo percorso. L’obiettivo è quello indicato da esperienze come Syriza e Podemos che, nel tempo e senza fretta, hanno costruito dal niente la possibilità di andare sì al voto ma con la possibilità di vincere le elezioni e andare al governo, come succederà con tutta probabilità tra pochi giorni in Grecia. Se fossero venuti meno ai loro principi per fermarsi a raccogliere briciole, non sarebbero arrivati dove sono arrivati.

Molti di noi credono che quello che sta delineandosi, così come viene prospettato, sia ancora una volta un’occasione persa. Sarebbe invece importante continuare il cammino iniziato con l’Altra Europa con Tsipras nel senso di andare, non verso una coalizione elettorale spuria, ma realmente plurale e inclusiva sulla base di valori e obiettivi chiari e condivisi, all’interno di una forma di organizzazione innovativa, trasparente, che tenga conto preliminarmente di quanto espresso dai territori e dalla gente.

Speriamo che il timore di restare tagliati fuori da questa nuova trovata non spinga anche altri ad aderire ciecamente a questa prospettiva quando sarebbe invece importante continuare a restare coerenti a principi irrinunciabili anche se minoritari, comportamento che alla lunga è l’unico a pagare, come dimostrano la Spagna e la Grecia.
Prendere altre strade porterà inevitabilmente a dovere un giorno rendere conto alla gente, che non dimentica mai, di errori e prese di posizione ambigue.
Ormai solo la coerenza, la serietà e il perseguire la strada giusta anche se aspra e lunga può creare consenso e capacità di poter davvero cambiare lo stato delle cose.

Gian Luigi Ago

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Informazioni su Gian Luigi Ago

E' tra i soci fondatori dell'Associazione politica "Primalepersone". Dal 2009 è Presidente dell'Associazione Culturale "Il vizio del pensiero" di cui gestisce il sito web www.ilviziodelpensiero.it sito di riflessione e informazione culturale e artistica. Come cantautore ha composto alcune canzoni che hanno come riferimento la tradizione della canzone d’autore. Nell'ottobre 2011 ha realizzato il cd-demo"Verso le barricate del futuro" contenente sette sue composizioni inedite. Sta lavorando a un album dal titolo "Dopostoria" Nel 2013 ha rappresentato, insieme a Claudia Bellucci, l'Italia al Festival Europeo della Canzone d'Autore svoltosi a Vilnius, organizzato dal Ministero della Cultura della Lituania. Insieme a Claudia Bellucci ha realizzato il sito web "Poesia come eresia", sito ufficiale del poeta pesarese Gianni D'Elia. http://www.giannidelia.altervista.org/ Si interessa di teatro, letteratura, musica d’autore italiana, sulla quale ha condotto diverse trasmissioni radiofoniche monografiche su emittenti regionali. Ha pubblicato sul web diversi interventi tematici e critici legati alla musica d’autore. Insieme a Claudia Bellucci e Eugenio Alfano ha realizzato la “Lezione-spettacolo sul Teatro Canzone di Gaber e Luporini”, un’analisi approfondita della genesi, dei meccanismi, delle tematiche, dei riferimenti letterari, filosofici, storici e sociologici che hanno attraversato gli spettacoli di Gaber; la Lezione-spettacolo è stata tenuta in Università, Scuole Superiori, Auditorium, Circoli culturali e Teatri. E’ autore di poesie e monologhi, tra cui quelli dello spettacolo “In direzione ostinata e contraria”, dedicato a Fabrizio De Andrè, realizzato e portato in scena, sotto la sua direzione artistica, insieme a Giulio D'Agnello. Ha scritto lo spettacolo "La stessa rabbia, la stessa primavera" dedicato a Fabrizio De Andrè, portato in scena con il cantautore Massimo Blaco, Claudia Bellucci e Veronica Balzani. Ha realizzato e portato in scena, insieme a Claudia Bellucci, Massimo Blaco e Pino Nastasi, il concerto "Appunti sulla canzone d'autore" con canzoni di musica d'autore italiana Ha realizzato con il gruppo “Compagni di viaggio”, con cui collabora come cantante e chitarrista, lo spettacolo “I sentieri di Utopia” con canzoni di lotta, impegno e speranza e il concerto "No, è un ukulele" con classici della canzone arrangiati per ukulele. E’ presente su Facebook, Twitter e Myspace con il suo account personale e con quello dell’Associazione Culturale “Il vizio del pensiero” Sito web personale: www.agocanzonedautore.altervista.org CONTATTI: Email: ago.gianluigi@libero.it Vedi tutti gli articoli di Gian Luigi Ago

One response to “SINISTRA: lo stato delle cose

  • eva

    Sembrerebbe proprio che non si voglia maturare, che la coerenza sia diventato un impaccio e l’ambiguità una virtù da coltivare – magari perfino con un raffinato simulacro di pazienza – .

    Non perdo la speranza che i più di noi non si lascino irretire in questo poco chiaro e per nulla lungimirante incastro di doppi o tripli percorsi pur di esserci là dove ci si illude di “contare”.

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