Archivi del mese: febbraio 2015

RODOTA’, TRA PERCEZIONE DEL NUOVO E AFFEZIONE A VECCHI SCHEMI

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L’intervista rilasciata oggi (26 febbraio 2015) da Stefano Rodotà a Il Fatto Quotidiano lascia trasparire luci e ombre pur in una visione senz’altro avanzata che è in grado di percepire la necessità di un cambio totale di rotta e di un’inevitabile cesura rispetto alle pratiche politiche del passato.

Parlando di “coalizione sociale” – un termine abusato in questi ultimi tempi ma che ha accezioni diverse a seconda di chi lo pronuncia – esordisce ribadendo, a ragione, la follia di riproporre formule elettorali come quelle già fallimentari del passato (Arcobaleno, Rivoluzione Civile, ecc.) che non sono altro che i soliti rassemblement elettorali utili solo per garantire ancora un po’ di sopravvivenza ai partiti e ai loro leader.

Rodotà ha ragione quando dice che bisogna fare riferimento non alle strutture partitiche ma alle realtà che hanno dimostrato nelle situazioni di crisi e nei territori una capacità di lavorare in comune a fianco della gente.

Cade però in parziale contraddizione quando cita Don Ciotti, la Fiom, e addirittura un manganellatore di studenti, sgombratore di centri sociali e fautore di grandi opere come Cofferati.
L’errore di Rodotà è di identificare la “coalizione sociale” come una semplice sostituzione dei partiti con altre entità organizzate, e spesso burocratizzate e totalmente dentro logiche istituzionali simil-partitiche:

Inoltre sembra che Rodotà pensi solo alla forma e non al merito, non tenendo conto di quali obiettivi debba avere questa “nuova sinistra” che per lui temo sia sempre un “nuovo centrosinistra” o peggio un semplice anti-renzismo. Non si accenna nemmeno a quali “paletti” imprescindibili debbano esserci per circoscrivere la nuova forma organizzativa e i punti di programma.

La sua visione mi pare sempre tesa a obiettivi puramente elettorali di breve termine, una visione basata su un cambiamento che scaturisce da maggioranze di un tipo o di un altro e non da maggioranze che producono cambiamento in quanto nascono da scelte (non solo a livello elettorale) della base sociale, unica titolata a deliberare.
Va bene Libera, va bene la Fiom, ecc. ma non parla di precari, di disoccupati, di “incazzati generici“. Si muove sempre dentro un ambito di formazioni più o meno organizzate e più o meno di centrosinistra.

Condivisibile anche l’accenno al fallimento dell’AET (Altra Europa con Tsipras) che non è però frutto di un’occasione persa ma di una scelta precisa che sta traghettando questa formazione verso le sponde dei nuovi Arcobaleno, tradendo lo spirito originario e la sua funzione di aggregatore in vista di un “soggetto politico nuovo” e trasformandola di fatto in un ennesimo partitino che si vuol far coalizzare agli altri in una “aggregazione” che nasce all’esterno di essa e con la vecchia logica dei partiti.

E’ vero però che la funzione originaria dell’AET non è ancora perduta e così il suo futuro perché la maggioranza di quanti si sono impegnati sui territori e l’hanno votata e sostenuta non ha intenzione di lasciare in mano a pochi un patrimonio che ha dato entusiasmo e volontà nuova, non a leader o capi-popolo, ma ai cittadini comuni che hanno percepito il nuovo che poteva scaturire da una visione che superasse la solita aggregazione tra partiti.

Le cose dette da Rodotà sono quindi importanti perché vengono da un garante costituzionale, da un uomo di grande intelligenza e capacità di cogliere i segni dei tempi ma questa sua percezione non produce ancora l’esito naturale e la sua visione si agita tra una coscienza del nuovo che dovrà esserci e una affezione ancora legata a vecchi schemi.

Gian Luigi Ago

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PRIMA LE PERSONE. NOI, L’ALTRA EUROPA PER UN’ALTRA POLITICA

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Come sapete, con riluttanza ma democraticamente attraverso una consultazione on-line e votando tra una rosa di 24 persone proposte, abbiamo eletto i nostri 5 rappresentanti all’interno dell COT, pur non riconoscendone la composizione stabilita in modo a nostro avviso autoritario sia nella percentuale di componenti espressione dei territori che sopratutto per la parte “cosiddetta nazionale” che vede la riproposizione per autonomina del solito gruppo che avrebbe dovuto cessare già a novembre. L’intento nell’accettare era quello di essere occhi ed orecchie per una platea ampia e sopratutto voce di istanze condivise da riportare all’interno di quell’organismo.

Durante le prime due assemblee del COT alle quali abbiamo partecipato, la quinta e la sesta, abbiamo chiesto che venissero rese note le decisioni assunte nei primi quattro incontri, quando erano presenti sostanzialmente solo gli autonominati nazionali, ancora senza alcun esito.

Abbiamo chiesto che vengano resi pubblici i file audio delle assemblee del COT, che le assemblee siano visibili in diretta streamig da tutti gli interessati, che siano pubblicati i verbali di tutte le assemblee, le decisioni assunte e le modalità di decisione. ancora senza alcun esito.

Abbiamo richiesto, non i soli, che venise resa nota la compasizione del COT nazionale individuando puntualmente accanto ai nomi sia per la parte nazionale che territoriale citta/regione di provenienza ed appartenenza a partiti o movimenti/associazioni di riferimento, ancora senza alcun esito.

Abbiamo chiesto che il COT si attenesse al suo mandato tecnico di organizzazione della prossima assemblea nazionale di marzo, e che non assumesse non avendone ricevuto mandato dall’assemblea di Bologna definita per volontà del gruppo organizzatore “non abilitata a deliberare”, un ruolo politico.

Abbiamo richiesto che i componenti territoriali indicati da leggittime assemblee regionali pubbliche tenutesi nei termini indicati, ento il 7 febbraio, entrassero a far parte del COT, e che nel caso di contestazioni si procedesse eventualmente ad integrare ulteriori componenti per ampliare la rappresentanza anche nel caso di contestazioni poco chiare, senza alcun esito. Attendiamo di conoscere dal gruppo costituito durante una delle prime quattro riunioni del COT se dalla prossima riunione saranno presenti i componenti legittimamente indicati dai territori, e se eventualmente se se ne aggiungono altri indicati fuori dai termini stabiliti, nell’ottica inclusiva del “non lasciare nessuno indietro”. Riteniamo in ogni caso illegittima ogni eventuale esclusione di componenti indicati nei termini previsti.

Abbiamo chiesto, non i soli, tra gli altri Eleonora Forenza ha sostenuto questa volontà, che la mail list generale non venisse chiusa per scelta avvenuta e comunicata dal COT non ancora completo e dunque non leggittimato a deliberare, e la reiteriamo ancora oggi a fronte della decisione assunta di chiuderla entro il 22 febbraio. Crediamo che comprimere nei numeri e moderare l’unico spazio democratico di discussione all’interno dei comitati l’Altra Europa equivalga a comprimere la democrazia interna di cui deve nutrirsi una soggettività nascente. Crediamo che gli spazi di confronto laico tra persone ed il costante dialogo sia indispensabile alla crescita collettiva della nosta comunità.

Se la decisione assunta di chiudere la mailing-list referenti territoriali sarà comunque adottata, invitiamo tutti coloro che volessero continuare a confrontarsi liberamente, e senza moderazione, ad iscriversi alla ML op noi altra europa già operativa ed al servizio di tutta la nostra comunità. Per iscriversi è sufficente inviare una mail avente come oggetto “iscrizione” ad Athos Gualazzi all’indirizzo athosgualazzi@gmail.com

Ricordiamo che il sito e forum di discussione www.primalepersone.eu è a disposizione di tutti coloro che vorranno animare il dibattito interno con informazioni e proposte operative in vista della prossima assemblea di marzo. E’ sufficente accedere e registrarsi. (sono benvenuti tutti compresi i Giuseppe Garibaldi ma è preferibile per trasparenza segnare il proprio nome)


COMUNICATO componenti Noi L’Altra Europa nel Comitato Operativo Transitorio dell’Altra Europa con Tsipras

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Noi dell’Altra Europa rivendichiamo la libertà di lavorare per aggregazioni eterogenee e spontanee che non possono essere in alcun modo intese come di parte, in contrapposizione, o minoritarie/maggioritarie, ma a pieno titolo nel percorso costituente di AE.

Rigettiamo lo schema di ortodosso/eterodosso, di maggioranza e minoranza che ci si vorrebbe attribuire per avere contribuito alla discussione di AE attraverso l’elaborazione collettiva di documenti integrativi. Il fatto che questi  contributi non siano stati neanche in minima parte accolti, come peraltro richiesto coralmente durante l’assemblea di Bologna, è stata una scelta che non abbiamo condiviso perché riteniamo che il nostro processo debba essere massimamente inclusivo e mai divisivo.

Per questo motivo a latere dell’assemblea, negli incontri con la delegazione del gruppo organizzatore,abbiamo reiterato la richiesta di unificare i due manifesti ed uscire con un unico documento unitario.

Crediamo che solo un’ assemblea fondativa possa sancire attraverso la condivisione ampia di una linea politica e di una modalità operativa ed organizzativa quale sarà la strutturazione del soggetto politico Nuovo.

Riteniamo pertanto che l’adesione ai manifesti non possa in alcun modo essere intesa come termine per individuare il corpo elettorale di AE, in uno schema correntizio che rifiutiamo, perché solo l’assemblea costituente, che auspichiamo la più ampia ed articolata possibile, potrà determinare, sulla base dei contenuti che verranno in quella sede proposti ed approvati, quale sarà la linea politica di Altra Europa, che  al momento  nessuno può  intestarsi.

L’atto fondante di AE è stata la raccolta delle firme alla quale hanno partecipato candidati, comitati e persone che hanno dato credito, valore e gambe all’Appello che ci ha unito.
Si tratta dunque di una aggregazione spontanea in cui ognuno leggittimamente può offrire il proprio punto di vista, contributo di idee, lavoro e progettualità da mettere a disposizione del corpo complessivo di AE.

Quello che viene additato come scandaloso, l’apertura di un sito definito “concorrente” ad AE lo rivendichiamo come contributo offerto a tutta AE in continuità e coerenza con l’Appello iniziale.
Il sito e forum www.primalepersone.eu si offre come spazio aperto di discussione, confronto ed elaborazione collettiva, non moderato ed utile per approfondire ed informare sul percorso costituente dal basso.
Non solo è aperto al contributo di tutti, ma invitiamo a diffonderlo a livello territoriale affinché il dibattito in preparazione dell’assemblea sia il più ampio ed articolato possibile.

Rivendichiamo la nostra totale aderenza all’Appello che ci ha unito per costruire un soggetto politico Nuovo, partecipativo e dal basso, che possa coinvolgere su un piede di parità tutte le persone e le soggettività che si muovono per un cambiamento concreto, radicale ed urgente in grado di stare sul valore dei contenuti proposti, e promuovendo una forma politica partecipativa prima ancora che rappresentativa.

Crediamo necessario che AE diventi motore di aggregazione politica da costruirsi a livello territoriale e nazionale su contenuti condivisi, che sia in grado di rompere senza ambiguità le connivenze politiche trasversali con gli interessi dei poteri forti e delle criminalità.

Crediamo che solo attraverso un coinvolgimento diretto dei cittadini, a partire da quelli impegnati a vario titolo nelle lotte per la tutela dei diritti sociali ed ambientali, dei beni di appartenenza collettiva, dei valori democratici antifascisti della Costituzione si possa scardinare un sistema politico canceroso ed irredimibile.

Crediamo che vada promossa l’assunzione di responsabilità di questo processo da parte di ognuno, che divenga desiderabile per tutti essere parte di una rivoluzione prima di tutto culturale,  per scardinare quel meccanismo di delega in bianco al solito uomo “della provvidenza” che, con vesti e posizioni politiche diverse, incarna con continuità la tutela degli stessi interessi.

Crediamo che si debbano superare gli steccati ideologici usurati e vetusti per trovare la forza di rivolgersi a tutte le donne e gli uomini di questo martoriato Paese, sulla base di una elaborazione politica che tenga nel cuore e nella mente quel “prima le persone”, a partire dalla necessaria rielaborazione del ruolo delle donne anche nella nostra società,  e dalla urgenza di far fronte alle emergenze climatiche ed ambientali, vero cuore di una rivoluzione ecologica ed economica, con un cambio di passo radicale.

Invitiamo tutte e tutti a guardare con ottimismo questa pur confusa, ed a tratti distorta, fase di dibattito interno, perché tutte e tutti abbiamo la responsabilità di non far fallire un appuntamento con la storia avviato in Grecia, Spagna, ed in altri Paesi d’Europa, al quale AE attraverso l’unità nella chiarezza d’intenti, potrà e dovrà contribuire.

Per questo motivo auspichiamo che pur in questa fase di transizione, AE voglia assumersi la responsabilità collettiva di promuovere oltre che il pieno sostegno al governo greco, anche una rinnovata fase unitaria, aperta ed inclusiva, per le prossime competizioni elettorali regionali e territoriali in continuità con il programma elettorale dell’Altra Europa con Tsipras,  che possa riconnetterci e farci riconoscere da subito per la coerenza e senza alcuna ambiguità da quel milione e poco più di elettori che ci hanno accordato la loro fiducia ed a tutti gli altri rimasti a guardare non fidandosi ancora delle nostre promesse unitarie.

Antonella Leto, Simonetta Astigiano, Roberta Radich, Pietro Del Zanna, Simone Lorenzoni


EDILI DELLA POLITICA

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Da oggi abbiamo anche i “Ricostruttori”.
In Italia si sprecano i prefissi “ri”. Si cerca sempre di ri-fondare o ri-costruire strutture che molto spesso  non sono nemmeno state mai realmente realizzate.
Ci sono anche i ri-formatori della Costituzione che in realtà, prima di essere ri-formata dovrebbe essere applicata, visto che è stata disattesa in molte sue parti e anche nel suo spirito originario.
Ai meno attenti tutto questo potrebbe sembrare un anelito di “novità”, di cambiamento, di voler voltare pagina.
Ma osservando meglio è facile accorgersi che sono tutti modi per evitare il reale cambiamento che si attua attraverso un “superamento” e non una “ri-costruzione”.
Anche dopo una guerra la ricostruzione dalle macerie viene fatta guardando al futuro.
Ogni vero cambiamento, si sa, deve operare una cesura col passato.
Questo non vuol certo certo dire buttare via quanto di esperienza, cultura e metodologia ci proviene da quanto ci ha preceduto ma piuttosto sapere usare gli stessi mattoni per costruire qualcosa di veramente nuovo la cui necessità appare imprescindibile in determinati periodi storici come quello in cui stiamo vivendo.
Le apparenti novità non possono essere scorciatoie per salvare il salvabile anche se purtroppo, come diceva Proust  “gli uomini non cambiano dall’oggi al domani, e cercano in ogni nuovo regime la continuazione dell’antico”.
Il problema che ci troviamo a dover affrontare oggi è quello di trovare il coraggio di percorrere strade nuove per quanto difficili e per quanto possa essere più o meno lungo il tempo di percorrenza.
Solo così si potrà sperare in un “ri” accettabile come quello della “ri-nascita”.

Gian Luigi Ago


L’ALTRA BISANZIO

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La Restauratio imperii – ovvero la Rifondazione del passato splendore dell’Impero Romano di Occidente – fu il grande sogno di Giustiniano I.
Stiamo parlando di tempi lontani che ce ne fanno venire in mente altri analoghi come il passaggio da paganesimo a cristianesimo ben espresso nella canzone di Guccini “Bisanzio” in cui si esemplifica magistralmente la confusione, l’ansia, i dubbi, la paura di cambiare che si verifica nelle soglie liminali della percezione, in questo caso percezione del cambiamento storico.

Periodi che hanno in comune, come tanti altri, la difficoltà di cogliere i segni dei tempi e il cercare in rifondazioni del passato le soluzioni al futuro, dimenticando che il passato e la memoria sono importanti soprattutto nella misura in cui ci danno la possibilità di non ripetere gli errori commessi e ci permettono di sviluppare, non dogmi o modelli monolitici, ma bensì metodologie di analisi della realtà.

Io credo che oggi ci si trovi in un periodo simile, periodo  in cui, superate tutte le possibili “terre di mezzo”, si ha di fronte un confine da passare, confine che comporta una di quelle cesure col passato che in determinate svolte storiche appaiono inevitabili.
Scomodando esempi indubbiamente sproporzionati, lo furono il periodo di Bisanzio, la Rivoluzione Francese, la Rivoluzione Industriale e purtroppo molte guerre.
Ma anche correnti di pensiero e scientifiche come il marxismo, la rivoluzione copernicana, l’antipsichiatria di Laing, la Scuola di Francoforte e l’elenco potrebbe continuare a lungo.

L’attuale situazione della sinistra in Italia – fuor di metafore – è appunto una di quelle in cui si fronteggiano due mentalità, due modi di leggere la realtà, due modi di trovare soluzioni.
Una è quella “conservativa” delle vecchie pratiche politicistiche per cui tutto si riduce preminentemente ad accordi di vertice tra leader di forze politiche che poi calano dall’alto la “ricetta miracolosa” del momento che poi è sempre la stessa: coalizioni spurie (quando non “ammucchiate”) tra etichette politiche spesso eterogenee. Magari, rendendosi conto della necessità del nuovo, le si riverniciano un po’ con qualche spruzzata di apparente novità, lasciandone però immutata la sostanza e le logiche sottese.
Si badi bene che queste coalizioni nascono solo in fase elettorale, al fine di ottenere più voti di quelli che si potrebbero raccogliere presentandosi da soli.
Poi, finita la tornata elettorale, ognuno torna al suo orticello fino a nuova chiamata elettorale.

L’altra visione politica coglie invece la necessità di uno scarto netto rispetto a tutto questo. Si avverte la necessità di un “soggetto politico nuovo” realmente unitario i cui componenti siano singoli individui (e non partiti federati tra loro), con un’organizzazione “leggera” non verticistica, con decisioni che partano dalla base senza leaderismi ma eventualmente con figure di riferimento che emergano dal percorso stesso.  Il lavoro si svolge tra la gente, nel tessuto sociale, nei luoghi e nelle situazioni di crisi.
Altra caratteristica deve essere una netta opposizione a ogni politica neoliberista e a chi ne appoggia direttamente o meno le politiche, con coerenza e senza alcuna possibilità di compromessi o promiscuità (anche a livello locale) con un partito come il PD che, oltre ad avere ormai per metodi e contenuti una posizione che non ha nulla di sinistra, sta facendo a pezzi la nostra Costituzione nata dalla Resistenza.
L’innovazione deve avvenire anche a livello di comunicazione, di tecnologia, di ricambio generazionale.

Tutto questo doveva essere l’AET (l’Altra Europa con Tsipras), almeno nel progetto originario; un “contenitore” che fosse il punto di incontro di diverse identità e che rappresentasse l’inizio di un percorso di incontro e confronto per arrivare a quel “soggetto politico nuovo” di cui prima si parlava.

Oggi purtroppo ci sono alcuni che – in maniera che definire democratica sarebbe un eccesso semantico – gestiscono in modo politico un comitato che doveva essere solo operativo e transitorio in quanto preparatorio a un’assemblea costituente in cui si doveva dare il via alla formazione di un’associazione e alle relative adesioni.
Costoro, in ossequio alla prima delle due mentalità sopra esposte, stanno portando l’AET a diventare non più un “soggetto politico nuovo ma un nuovo soggetto politico” dove la diversa posizione dell’aggettivazione ha una grande importanza.
Così si è visto che in diverse manifestazioni il nome dell’AET è stato affiancato a quello di altri partiti (che oltretutto fanno parte dell’AET) quasi che l’AET fosse un altro dei tanti partitini e non il progetto, il percorso, il contenitore che dovrebbe contenere anche queste entità.

Sempre su questo blog, – in una mia precedente riflessione dal titolo “Quando anche i beni vengono per nuocere” – paventavo il rischio che la manifestazione sulla Grecia del 14 febbraio potesse contenere un rovescio della medaglia: l’ufficializzazione di questo cambio di prospettiva.

Purtroppo così è stato. Lo si è visto all’ultima riunione del Comitato operativo transitorio svoltasi  il 15 febbraio in cui, dopo un anno di assemblee in cui era impossibile votare alcunché, improvvisamente si è deciso di procedere a delle votazioni.
I soliti maligni insinuano che sia successo perché per la prima volta si è verificato l’ingresso nel Comitato di un nutrito numero di persone e comitati territoriali che la pensano diversamente da chi lo ha gestito fino ad ora.
Per questo si è ritenuto di adottare un metodo simil-renziano, cioè quello di andare avanti a colpi di maggioranza senza prendere in alcun conto le varie e argomentate obiezioni.
Così, mentre qualcuno ascoltava, qualcuno meno e qualcuno seguiva le partite del campionato al computer, con alto senso democratico si è lasciato parlare tutti e poi si è bocciato tutto indistintamente. Democraticamente , per carità: si è votato..
E soprattutto si è sancito che l’AET debba entrare in un percorso di coalizione con Rifondazione, Sel, altri partiti, gente con la tessera del PD in tasca come Civati e Fassina con alcune fantasmagoriche spruzzate di novità come ad esempio la Camusso….
E questa decisione è stata presa da un comitato per la maggior parte autonominatosi per partogenesi da altri comitati anch’essi di autonominati, comitato che non aveva funzioni politiche ma solo operative e transitorie e che ha deciso in modo verticistico in spregio alla spirito originario dell’AET.

Cosa succederà adesso?
E’ chiaro che la maggioranza delle persone che hanno votato per l’AET a regionali ed europee e coloro che hanno lavorato nei Comitati territoriali con entusiasmo non avevano e non hanno in mente questo.
Per questo si stanno elaborando proposte, progetti, idee per salvare l’AET da questa ingloriosa deriva.
E la partita è ancora tutta da giocare.
Ora è la base che prende in mano il gioco ed elabora spazi di libertà. democrazia, trasparenza, confronto e decisioni fino ad ora negati da pochi che remano per le solite soluzioni già fallite in passato.
Lo scopo è dare finalmente il via alla costituzione organizzativa dell’AET con metodi democratici, trasparenti e coerenti affinché si esca dall’Altra Bisanzio per andare finalmente nella direzione di un nuovo percorso unitario e di netta alterità rispetto alle politiche dominanti in Italia e in Europa.
Adelante!

Gian Luigi Ago


Quando anche i beni vengono per nuocere (i rischi della manifestazione del 14 febbraio a Roma)

 

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La giusta e condivisibile manifestazione del 14 febbraio a fianco della Grecia (a cui aderisco con convinzione ed entusiasmo)
ha però un rovescio della medaglia.

RISCHIA   di essere la ripetizione de “La Via Maestra” con l’aggravante che se quest’ultima era stata propedeutica al nulla, quella di sabato potrebbe essere ancora peggio: cioè il preludio all’affossamento della possibilità di un vero percorso unitario che si apra alle fasce sociali, ai movimenti, ai territori per una vera alternativa antiliberista nata e organizzata in modo orizzontale e trasparente, sostituendola invece (dall’alto, come sempre..) con un’improbabile ammucchiata spacciata per novità ma composta dalle vecchie sigle partitiche, da pezzi di apparati sindacali, da “democratici” con la tessera del Pd in tasca e favorevoli a grandi opere, figure leaderistiche favorevoli alle trivellazioni in Sicilia o possibilisti sull’entrare (per carità..da sinistra..) in una coalizione di centrosinistra.

A volte tutti i mali non vengono per nuocere ma delegano questa funzione ai beni…..

Gian Luigi Ago


Aspettando che l’Altra Europa molli le gomene

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La grande speranza che anima l’effettiva maggioranza di chi ha votato L’Altra Europa con Tsipras alle elezioni europee e regionali, lavorando attivamente e con inedito entusiasmo nei territori per rendere possibile il raggiungimento del quorum, è che il Comitato Operativo Transitorio – tenendo fede alla sua T e alla sua disattesa O, prima di estinguere anche la C – lasci il passo a un’effettiva organizzazione con decisioni prese dalla base, in cui tutti gli individui che ne faranno parte a pieno titolo – e sottolineo “individui” e anche “tutti”, inteso come “ciascuno”– possano realmente contare allo stesso modo senza Comitati che ne coordino le decisioni, ma che al limite le rendano esecutive.

Solo così si potrà evitare una deriva su spiagge già inquinate da anni e riuscire finalmente ad abbandonare i singoli comodi salvagente griffati e variamente colorati per affrontare con coraggio il mare magnum delle infinite possibilità che ci aspettano.
Sarà un impresa da compiere tutti insieme raccogliendo anche naufraghi e dispersi.

C’è un continente nuovo che ci aspetta oltre l’orizzonte.
Basta volerlo davvero raggiungere senza limitarsi a continuare a disegnarne improbabili mappe.
Marzo è un buon mese per salpare.

Gian Luigi Ago


L’ALTRA EUROPA E LA PSICOPATOLOGIA DELLA SINEDDOCHE

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Un virus pericoloso e autodistruttivo si aggira per L’Altra Europa, disseminato da chi tende a modificare geneticamente dal di dentro quello che è nato per essere il “luogo” di incontro, confronto e percorso verso un soggetto politico nuovo pluralista e unitario, precisando che “pluralismo non significa frammentazione” (citaz. Luciana Castellina) e non significa nemmeno “federazione o coalizione” (citaz. mia….).

Quali sono i gravi sintomi che presentano quanti remano per traghettare L’Altra Europa verso un’ennesima coalizione di sinistra decisa tra vertici di partito?
E’ triste parlarne visto che coinvolge anche compagni insospettabili e “duri e puri” almeno a parole slogan e simboli….
Ma facciamoci coraggio: uno psichiatra lo definirebbe “disturbo dissociativo dell’ identità” (già “disturbo di personalità multipla”).
Abbiamo cioè partiti che contemporaneamente hanno tre identità: quella del loro partito, quella dell’Altra Europa e quella della “coalizione a sinistra”.
E la gravità maggiore è che non ritengono questa una fase transitoria ma piuttosto la stato di salute….normale.

E anche dentro L’Altra Europa questo virus sta prendendo piede con una complicazione ancora più grave: quella che potremmo appunto definire “psicopatologia della sineddoche” che attuando un piccolo scarto rispetto al procedimento linguistico-espressivo porta a confondere la “parte” con il “tutto”.
Questo provoca lo strano fenomeno per cui alcuni nell’Altra Europa che pur non è –per citare questa volta Barbara Spinelli – un “gruppo autosufficiente” ma come si diceva prima il “luogo” di incontro e futura fusione di pluralità, si auto convincono che sia invece un partito, un movimento, un’entità che si possa affiancare ad altre in una qualche forma di rassemblement come fosse una “parte” di un “tutto” e non il “tutto” che dovrebbe accogliere le “parti”.

Questa grave psicopatologia porta a situazioni paradossali per cui abbiamo un “contenitore 1” che sta dentro a un altro “contenitore 2” del quale fanno parte partiti che a loro volta stanno già dentro al “contenitore 1”.…. in uno strano gioco di scatole cinesi o matrioske.

La chiara deriva psicopatologica di questa situazione sarebbe evidente anche a chi non ha conoscenze psichiatriche, se non fosse che queste brillanti soluzioni servono in realtà a riproporre né più né meno le solite vecchie, stantie ammucchiate decise da vertici di partiti e poi calate dall’alto per fare abboccare la base con l’esca della nuova soluzione unitaria, questa volta “finale e risolutiva”… ma in realtà uguale in tutto e per tutto a quelle fallimentari già viste negli anni passati.

Questo virus ovviamente tende a snaturare l’Altra Europa e, trasformandola in una “parte”- entità autosufficiente, ne snatura lo spirito originario che ne segnava la discontinuità col passato.

Chi è ancora immune non può che fare di tutto perché non capiti più di leggere comunicati firmati da tre o quattro partiti e con sotto, in aggiunta, anche la firma dell’Altra Europa o dell’Altra Regione del momento.
E’ una contraddizione logica, linguistica e soprattutto politica.
E’ come se un comunicato fosse firmato dall’Italia, dalla Lombardia, e dalla Liguria, come se le ultime due non facessero parte della prima e come se la prima non le contenesse o quantomeno non si preoccupasse di non essere nata per aggiungersi a tanti già esistenti bensì per riunirli.

Questo il drammatico declino che viene spacciato per unità a sinistra, per coalizione popolare, per unione sociale, dove ovviamente la base sociale non decide nulla, non sceglie in modo democratico ma viene invitata ad accodarsi alle decisioni prese altrove magari in sfavillanti convention leopoldiane o meno.
Auguri…

Gian Luigi Ago


PENSAVO FOSSE UN BIVIO INVECE ERA UN CALESSE

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Il futuro dell’Altra Europa si doveva decidere a luglio, poi a novembre, a gennaio e ora a marzo…
Resta il fatto che dopo un anno dalla nascita dell’Altra Europa non si sia voluto ancora decidere nulla rimandando all’infinito delle scelte precise, dando vita a assemblee sui generis dove, in spregio all’attribuzione semantica della parola, non era possibile decidere nulla.
Indubbiamente la gestione dell’autonominato Comitato Operativo non è stata propriamente di quelle da standing ovation.

Prova ne è l’Assemblea di Bologna che, secondo le intenzioni, doveva essere -come affermato chiaramente da Marco Revelli – un semplice “evento” e che è stata anticipata dal documento programmatico “Siamo a un bivio” che dopo una ottima analisi della situazione, naufraga nelle più cupe nebbie del “dire” e “non dire”.

In questo documento non si parla minimamente di organizzazione, si accenna a una fantomatica “casa della sinistra e dei democratici” che non si capisce bene cosa significhi visto che la sinistra dovrebbe essere già di natura democratica… e che oggigiorno tutti si definiscono democratici, da Salvini a Renzi…

Si allude forse a democratici non di sinistra? Sì, ma quali? Volendo presumibilmente escludere la destra, vengono in mente solamente quegli esponenti del PD dissidenti dalla linea di Renzi con cui si vaneggia di fare coalizioni di centrosinistra (e sottolineo “centro”).
Esponenti che comunque in quelle coalizioni saranno presenti sempre con la tessera del PD in tasca…

Nel documento “Siamo a un bivio” si pone l’obiettivo delle elezioni politiche del 2018, ma si “dimenticano” le elezioni regionali del prossimo maggio.
Uno strano caso di presbiopia per fortuna svelato poi a Bologna da Marco Revelli, collegandolo anche a un’altra “dimenticanza” del documento “Siamo a un bivio”, quello relativo alle “Altre Regioni” (Altra Emilia Romagna, Altra Calabria, Altra Liguria, ecc.) e ai Comitati territoriali che tanto si sono dati da fare per l’Altra Europa.
Il motivo addotto alla voluta non menzione è, in sintesi, quello di lasciare la possibilità (in special modo ai partiti) di creare coalizioni anche con il PD, cosa in contraddizione con lo spirito dell’Altra Europa che nasce in netta alternativa alle politiche del PD ormai asservite al neoliberismo europeo.

Ecco perché questo documento non indica alcuna prospettiva di soluzione credibile e quindi non può porsi come base di alcuna discussione seria nella sua voluta vaghezza.
Sottoscriverlo significa continuare ad avvallare una conduzione vaga, possibilista di aperture al Pd e a vecchie logiche di alleanze al vertice di partiti (che, non a caso, sono i più solerti nell’invitare alla sottoscrizione di “Siamo  a un bivio”).

Quello che serve discutere e decidere è invece ben altro.
Credo che sia ovvio – per chi è disinteressato e non punti a soluzioni calate dall’alto come vecchie coalizioni spurie tra partiti – pretendere cose molte precise. Cerchiamo di sintetizzarle:

– E’ necessario costruire uno spazio politico credibile e democratico, dove si decida insieme, dove si creino le condizioni affinché ogni singolo partecipante abbia gli strumenti e la conoscenza per decidere in piena autonomia, dove nessuno faccia per gli altri o conti di più. Princìpi inderogabili del nostro stare insieme, oltre a questi principi di democrazia interna, devono essere: i dieci punti del programma europeo de L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS

– L’adozione di un Manifesto condiviso da cui emerga chiaramente l’esigenza di una forza politica alternativa, superando le vecchie pratiche di coalizione di partiti, che sia portatrice di innovazione e linguaggi nuovi, inclusiva nei confronti di tutte le persone che si riconoscono nel Progetto L’Altra Europa, nettamente contrapposta al PD anche a livello locale e alle larghe intese, attiva nel promuovere forme di democrazia partecipativa sui territori.

La nascita di una Associazione “L’ALTRA EUROPA/L’ALTRA ITALIA” (denominazione aperta), per la quale si potranno avanzare proposte di struttura politica ed organizzativa, da discutere attraverso un coinvolgimento diffuso di comitati territoriali, movimenti, associazioni, partiti e quanti altri, singoli o associati, siano interessati.

– Dovrà essere un’organizzazione leggera e democratica che preveda la rotazione degli incarichi e la possibilità di sfiducia in qualunque momento nei confronti delle persone designate a ricoprire gli incarichi associativi.

– La forma organizzativa non potrà prescindere dalle articolazioni territoriali di base, alle quali, nel rispetto delle regole comuni, sarà riconosciuta una certa autonomia sulla propria struttura interna.
Il processo deliberativo dovrà necessariamente passare anche attraverso la discussione nei territori, dove le decisioni, in assenza di una condivisione unanime, si decideranno attraverso il voto.

– La vita sociale sarà regolata dall’adesione al “Manifesto politico”, da uno “Statuto” che definirà la struttura organizzativa in dettaglio, e da un “Codice etico”. Questi documenti saranno approvati in occasione della prossima assemblea, con la contestuale nascita dell’Associazione, rendendo così possibile l’adesione formale delle singole persone all’associazione.

Appare evidente che queste cose non compaiono assolutamente nel documento
“Siamo a un bivio” ed è per questo che alcuni hanno voluto dare un contributo fattivo redigendo un Manifesto che includesse queste proposte da presentare e discutere insieme a marzo nella prossima Assemblea dell’Altra Europa, dove si dovrebbe (il condizionale è d’obbligo)
definire la struttura e il percorso dell’Altra Europa.
Lo spirito è quello unitario di addivenire insieme a dare finalmente una struttura e un progetto chiaro e inequivocabile all’Altra Europa.

Chi si riconosce in quanto elencato qui sopra e ritiene importante che questi punti siano alla base della discussione dell’assemblea di marzo e del futuro dell’Altra Europa, può sottoscrivere questo Manifesto (e leggerlo nella sua interezza) ai link che seguono:

LINK AL MANIFESTO “NOI, L’ALTRA EUROPA”:

http://www.primalepersone.eu/cms/?q=Noi_Altra_Europa

LINK ALL’ADESIONE AL MANIFESTO:

http://www.primalepersone.eu/cms/?q=adesioni_manifesto_noi


APERTURA MENTALE E POLITICA

Apertura mentale

C’è un elemento prioritario oggi in politica: l’apertura mentale ovvero il saper andare oltre le solite usurate soluzioni e intraprendere con coraggio nuove strade.

Comincia per fortuna a farsi lentamente strada la necessità di andare oltre le solite alleanze di partiti attuate con scelte calate dall’alto dopo accordi tra i soliti leader.
La soluzione giusta però non è ancora nemmeno quella prospettata in questi giorni da Rodotà e Landini, anche se con importanti spunti di riflessione.
Questo in quanto le loro intenzioni tendono a cambiare gli attori delle alleanze senza far altro però che sostituire i partiti con pezzi di sindacato (come la Fiom di Landini) oppure associazioni (come Libera di Don Ciotti).
Ma il metodo è identico e sempre calato dall’alto con leader di riferimento.

In una società mitridatizzata da anni di berlusconismo, grillismo e oggi renzismo, i miti del leader, dell’uomo solo al comando che attira le masse insieme al culto dell’immagine sono duri a morire e si fa fatica a capire che anche quelli sono stati elementi di deterioramento e non esempi di come acquisire consenso che non sia effimero e destinato a finire insieme ai leader.

Non serve quindi cercare chi sia il Tsipras italiano ma piuttosto mettere in pratica veri coinvolgimenti della base sociale e non delle “entità” a cui appartengono.
Il futuro soggetto politico nuovo non può che nascere da un percorso fatto da individui e non da leader o da partiti.

Certo, serve un’organizzazione che incanali questo percorso ma questa deve nascere dalla base e con metodi totalmente democratici e trasparenti e ogni decisione deve salire dalla base verso chi coordina (e non guidi) l’organizzazione.

L’attuale forma partito è superata, non si può continuare a concepire la politica come un accordo di leader di partito, non si può pensare a strutture con segreterie nazionali, con congressi, delegati e cose simili, ancora di stampo ottocentesco.
E questo perché la società è cambiata, il corpo sociale è diverso da come era ancora un paio di anni fa.

Oggi serve creare le basi per la nascita di un fronte popolare unitario (non federativo o di coalizione).
Alcuni di noi ci stanno provando, auspicando di mettersi al più presto da parte quando il fronte potrà camminare da solo facendo esaurire il loro ruolo di facilitatori di questo processo.
Solo con questa funzione può ancora avere senso pro tempore un movimento che non tenda a rafforzarsi a scopi identitaristici e autoreferenziali, ma che si ponga come stimolo ad andare verso un inevitabile futuro scioglimento in un fronte unitario e inclusivo.

Chi invece ancora pensa di stabilire egemonia, di mantenere in eterno vecchie e plurime strutture con metodi vecchi e fallimentari, ancora non si è liberato di un’ abitudine alla pratica politica che è ormai fine a se stessa e che non può portare a nessun progresso nella strada antiliberista e verso un vero cambiamento.
La strada indicata da Syriza ma ancor più nettamente, per metodi e mentalità, da Podemos è l’esempio di come agire, pur nelle grandi differenze con l’Italia.

Uscire dalla gabbia del vecchio politicismo è oggi un dovere e comporta, come dicevo all’inizio, una grande apertura mentale che bisogna necessariamente avere o sforzarsi di ricercare, pena il ritardare, se non bloccare, il processo verso la costituzione di reali e concrete alternative allo stato delle cose.

Gian Luigi Ago