Archivi del mese: marzo 2015

“PRIMALEPERSONE” AVVIA L’ASSEMBLEA PERMANENTE (Comunicato Stampa)

Presentazione2

Ieri 29 marzo 2015 si è svolta a Roma l’assemblea nazionale di Primalepersone.

L’obiettivo dell’incontro, ampiamente realizzato, era quello di dare il via a un percorso partecipativo ed orizzontale a partire dai contenuti dei tre obiettivi e dei 10 punti programmatici dell’appello dei garanti per l’Altra Europa.
Per dar gambe alla costruzione ed alla messa in rete delle buone pratiche di cittadinanza attiva, i convenuti hanno deliberato di costituirsi in Assemblea Permanente tra comitati, movimenti, associazioni, coordinamenti e cittadini, per avviare dal basso una rete di informazione, supporto, auto mutuo sostegno, e per lanciare campagne condivise.

Per favorire la costruzione di uno spazio orizzontale di elaborazione e codecisione l’Assemblea Permanente si avvarrà dello spazio di discussione del forum www.primalepersone.eu e della piattaforma (liquidfeedback), che supporterà gli incontri fisici e sul web nei suoi momenti decisionali.
Crediamo infatti che il processo aggregativo, diffuso e policentrico, può avvalersi delle reti attivate dal basso e sui territori dalle diverse persone senza condizionamenti precostituiti delle organizzazioni partitiche.

In ultimo l’Assemblea condivide e sostiene la manifestazione nazionale No- Muos del prosimo 4 Aprile a Niscemi, contro ogni guerra e per rendere effettiva la sentenza del Tar Sicilia.
L’assemblea ha visto un’ampia partecipazione di movimenti, associazioni, ex candidati ed attivisti dell’Altra Europa da tutta Italia.

Tra gli altri hanno partecipato Guido Viale (garante Appello Altra Europa), Bengasi Battisti (coordinamento naz.le dei Comuni per l’acqua Bene Comune), Annalucia Bonanni (Appello per l’Aquila, ex candidata L’Altra Europa con Tsipras), Marina Boscaino – portavoce LIP (Legge d’iniziativa popolare Scuola pubblica) Francesco Campanella (senatore), Giulietto Chiesa (Pandora TV), Fabrizio Cianci (Ecoradicali), Laura Cima (Femminista, ex parlamentare verde), Nicola Cipolla (Cepes), Lidia Corradini (Sisma.12), Sandro Romagnoli (Sisma.12), Enzo Di Salvatore (costituzionalista e Movimento Nazionale No Triv), Antonio Ferraro (Comitato 16 novembre), Beniamino Ginatempo (comitato scentifico rifiuti zero Pres. Zerowaste sicilia) Nadia Furnari (Associazione Rita Atria), Rossella Lisabettini (MGA Mobilitazione Generale Avvocati), Ivano Marescotti (ex candidato L’Altra Europa con Tsipras), Daniela Padoan (ex candidata e portavoce di Barbara Spinelli), Cristina Quintavalla (candidata Presidente Altra Emilia Romagna), Rossella Rispoli (Liberacittadinanza ex candidata L’Altra Europa con Tsipras), Fulvio Vassallo Paleologo (direttore Associazione L’altro diritto Sicilia). Hanno inviato un loro messaggio Barbara Spinelli (europarlamentare GUE), Domenico Finiguerra, (Associazione consumo zero del territorio) Marco Boschini, (Associazione dei comuni virtuosi), Antonio Ingroia, (Presidente di Azione Civile), Antonia Battaglia (Peacelink).

contatti: Antonella Leto tel. 333 6599512 a.leto@sicilia.cgil.it
Roberta Radich tel. 348 9138529 roberta.radich@centrocapta.it
Le portavoci Primalepersone www.primalepersone.eu

Annunci

L’UOMO GIUSTO (leaderismo, sinistra, appiattimento antropologico)

images

Passano gli anni, i lustri, i decenni, i secoli e anche i millenni… e ancora si parla dell’uomo giusto, del leader che può far risorgere la politica italiana.
Che questo avvenga soprattutto a sinistra, che dovrebbe essere il luogo della partecipazione popolare è ancora più triste. Questo concetto è un concetto vecchio, biblico, condiviso – tranne rari casi spesso soffocati nel sangue – e arrivato fino a oggi alimentato dai vari “culti della personalità”, dalle varie strutture leaderistiche e centraliste costruite prevalentemente su questo concetto. E si è talmente sedimentato antropologicamente da sembrare una cosa “naturale e necessaria” e non uno dei vari modi per escludere o quantomeno “controllare”  il consenso popolare concentrando la decisionalità in piccole oligarchie.

Negli ultimi tempi il “culto dell’immagine, soprattutto mediatica, ha rafforzato ancora di più questa leggenda metropolitana, annientando la capacità critica delle masse col contemporaneo “leitmotiv”  del “ormai funziona così e dobbiamo adattarci”.

La sinistra che doveva essere il motore del “ribaltamento sociale” si è appiattita su questi concetti, da una parte mantenendo strutture vetuste che già ai primi del novecento contenevano l’intenzione di mantenere una forma di potere accentrato, dall’altra parte sposando totalmente la strada leaderistica.
Anche i momenti di maggior mobilitazione si hanno solo se c’è un leader che li propone (ultimo caso quello di Landini). Se le stesse identiche proposte vengono fatte da un gruppo qualsiasi non hanno lo stesso impatto o vengono totalmente ignorate. Questa è un’altra dimostrazione di come si sia persa la fiducia in un impegno in prima persona in ambito collettivo. Ci vuole il leader da seguire…

Questa è stata una delle concause che hanno contribuito a espropriare la possibilità e soprattutto la volontà di partecipazione attiva dalla base.

Se oggi le politiche governative di destra trovano gioco facile nella loro opera di macelleria sociale è anche grazie al fatto di trovarsi di fronte a un popolo indifeso, diviso, senza mezzi e abitudine mentale a una partecipazione attiva, un popolo abituato a delegare e poi  — trovandosi regolarmente deluso, se non tradito – portato ad abbandonare e diffidare della politica.

Coloro che lottano nelle situazioni di crisi, nell’organizzazione di movimenti di opposizione si trovano abbandonati, dimenticati dal ceto politico, anche da quello che dovrebbe essere teoricamente di riferimento.
E quando dico abbandonato intendo sostanzialmente.
Non basta fare un volantino, un comunicato e andare a presenziare dove ci sono le lotte con le proprie bandiere per svolgere una funzione politica.
Spesso si tratta di azioni autoreferenziali che servono più che altro a riconfermare visibilità e un presunto ruolo egemonico di rappresentanza.

Anche le presenze minime nelle istituzioni non hanno alcuna capacita di incidere su un reale cambiamento, nemmeno a livello locale.

Se la sinistra ha avuto un crollo progressivo negli ultimi decenni, perdendo costantemente consenso, qualche domanda bisognerebbe porsela.
Riproporre le stesse soluzioni che hanno fallito, per lo più con le stesse facce e con le stesse formule, è esiziale, non tanto per chi le propone ma per lo sviluppo di un processo di vera opposizione e possibile futura alternativa di governo.
La strada è invece quella di restituire fiducia nella politica e titolarità del potere decisionale alla base sociale, promuovendo l’auto-ricomposizione e l’auto-rappresentanza da parte di quanti sono stati dispersi dal potere e facilitato da chi si è appiattito su logiche che non hanno avuto alcuna forza di opposizione reale, facendo anche propri, come dicevo all’inizio, stilemi come appunto il verticismo e il leaderismo.
Oggi cambiare si può e molti cominciano a capirlo provando a creare reti di coalizione sociale e politica innovative che non possono che prescindere da politiche e partiti che, pur predicando, come sempre, unità e cambiamento, di fatto ripropongono quanto ormai non è più riformabile ma solo congedabile con un grazie per quanto riguarda quanti hanno svolto questa politica con passione e buona fede e che sono ancora recuperabili, a livello individuale, in un percorso che ha bisogno di risorse umane anche con diversa storia, provenienza e appartenenza.

L’ho scritto altre volte: ci sono momenti in cui ci si trova di fronte a soglie liminali in cui l’accelerazione della Storia impone cambiamenti netti e senza compromessi.
E in questi momenti che si misura la lungimiranza politica, l’umiltà e il coraggio di sapere cambiare.
E quel momento è ora.
Adelante!

Gian Luigi Ago


LA COALIZIONE DI LANDINI, NUOVI SENTIERI E VENDITORI DI COSE INUTILI

Presentazione1

La grande coalizione sociale di Landini va appoggiata, sostenuta e partecipata perché è una grande occasione in grado di produrre iniziative di opposizione fattiva alle leggi liberticide volute dal governo Renzi.
Ciò detto bisogna però capire che quello che Landini sta costruendo non è l’embrione del soggetto politico nuovo e lo stesso Landini dichiara chiaramente che non pensa a questo, in quanto lo scopo perseguito è operativo e “sindacale” nel senso etimologico del termine, anche se contiene, nel perseguire obiettivi specifici, un indubbio valore di aggregazione sociale.

Il fatto che la coalizione di Landini non abbia ambizioni politico-governative, oltre che appunto dalle sue stesse dichiarazioni, è provato anche dal fatto che già si sta affollando alla sua porta la fila di quanti sono pronti a offrirsi per rendergli questo “servizio”.
Come petulanti venditori di cose inutili, continuano ripetutamente a bussare al campanello di casa Landini per offrirgli una “consulenza politica” non richiesta e anzi già rifiutata, cercando come al solito di imbarcarsi sulla soluzione mainstream del momento.

Ci sono principalmente due errori in tutto questo.

Il primo è quella di pensare a chi fa politica come un qualcosa di “altro” rispetto alla aggregazione sociale e quindi in grado di diventarne il supporto teorico e organizzativo
Ma oggi i “partitini” – per chiamarli come li definisce Landini e per non essere così “tranchant” come Rodotà che li definisce addirittura “zavorre insieme alle quali non si può attuare alcun cambiamento” – sono solo un “ceto politico” autoreferenziale senza più un referente sociale.
In questo contesto è comprensibile che cerchino di cavalcare ogni situazione per poter mettere il cappello sopra a iniziative che non nascono e non possono nascere da loro, troppo intenti, come sono, a cercare qualche forma di sopravvivenza e perpetuazione. Lo fecero già all’inizio di questo secolo col “Social Forum” distruggendolo.
Ci riprovano un’altra volta.

Il secondo errore è quello di non capire che oggi il soggetto politico nuovo non può nascere ancora una volta da una banale aggregazione federativa di strutture organizzate e verticistiche come i soliti “partitini” che oggi sono sostanzialmente tre e mezzo: Sel, Rifondazione, Altra Europa e civatiani (il “mezzo”….).
Non può nascere da loro per quanto detto sopra sulla loro natura ma anche perché lo scenario sociale attuale è totalmente cambiato rispetto ai tempi in cui nacquero e operarono i partitini e comprendono forme inedite, anche “anonime” (non rappresentate e non organizzate), i delusi, gli astenuti e molto altro.
In più, se hanno fallito allora, figuriamoci oggi….

Non si può quindi pensare di “vendere” una rappresentanza già confezionata a queste fasce sociali, aggregazioni spontanee, lotte, coalizioni sociali, a maggior ragione se si tratta della solita formula che ha già fallito più volte in passato, con le stesse strutture e gli stessi leader.

L’idea di Landini e Rodotà coglie l’esigenza nuova di un’aggregazione che passi dalla auto-ricomposizione del “sociale”.
Questa intuizione c’è nella coalizione sociale di Landini che però, come dicevo, ha dei limiti: di non ambire a diventare soggetto politico, di nascere di fatto dall’alto, di riferirsi in maniera prevalente a strutture già organizzate, quasi che ai partiti si sostituissero di fatto altre strutture però sempre organizzate e spesso anche burocratizzate e verticistiche.

Oggi il soggetto politico nuovo può nascere solo da un incontro alla pari tra movimenti, comitati, associazioni, cittadini che insieme individuino obiettivi in comune e – senza perdere la loro specificità – si uniscano, non in forma federativa ma tra i loro componenti in forma individuale, senza strutture precostituite ma da costruire insieme con forme assembleari di tipo fisico e informatico, con processi decisionali che eliminino totalmente qualsiasi forma di verticismo (vedi ad esempio l’utilizzo di liquidfeedback)

Come per i leader, l’organizzazione non si può trovare già pronta “fuori da sé”, come se si andasse a sceglierla sugli scaffali di un supermercato o peggio ancora accettando le offerte porta a porta di chi si auto-propone.
L’organizzazione politica oggi può nascere solo da un processo auto-costituente che dia vita a un’auto-rappresentanza di quanti intendano incontrarsi dalla base dandosi regole, principi, forme orizzontali, trasparenti e democratiche.

Quello che è successo a Roma il 29 marzo ci conforta in questo.
Molte volte abbiamo visto assemblee di movimenti e associazioni ma questa volta c’era qualcosa in più. Al di là dei diversi campi di intervento, delle diverse situazioni di lotta e di opposizione tutti hanno dimostrato una grande apertura e condivisione.
Perché non c’era nessuno che era venuto a offrire o vendere qualcosa, non c’erano progetti già pronti a cui aderire ma solo l’idea di incontrarsi in un’Assemblea Permanente di cui “Prima le Persone” è solo una firma identificativa provvisoria e non un gruppo, un movimento o peggio ancora un partito, piuttosto un sogno che diventa percorso in cui il “partito” non serve più ma servono appunto le “persone” e la loro capacità di definire per conto loro il cammino, l’auto- organizzazione e l’auto-rappresentanza, i limiti e gli obiettivi.
E’ un cantiere ma senza capomastri e ditte appaltatrici a dirigere e dare progetti, come abbiamo già visto in passato (anche in quello molto recente).

Da qui, collegandosi anche ad esperienze aggregatrici come quella di Landini, si può ridare alla gente l’entusiasmo, la partecipazione in prima persona, senza deleghe a strutture ormai superate iniziando a creare col tempo un grande fronte di opposizione sociale con mille sfaccettature che possa diventare l’embrione del futuro governo di alternativa.

Parafrasando un vecchio slogan, dobbiamo essere realisti e quindi credere anche nell’impossibile. Questo è il primo passo, l’incipit di un percorso senz’altro difficile e non si sa quanto lungo. Ma è il “nostro sentiero”, quello che ci stiamo costruendo da soli con l’aiuto di quanti sono disponibili a collaborare.
I molti messaggi di persone comuni, di movimenti, di esponenti politici e intellettuali –insieme al prevedibile silenzio di altri che ci vivono come un ostacolo ai loro soliti progetti egemonici– ci conferma che il percorso è quello giusto.

E’ l’inizio di un nuovo sentiero ma spero lo si possa percorrere fino in fondo allargandolo man mano che altri si aggiungeranno per camminare insieme a noi.

Adelante!

Gian Luigi Ago


LO STALLO DELL’ALTRA EUROPA (Guido Viale risponde ad Antonia Romano)

Guido Viale

Cara Antonia,
non entro nel merito delle accuse che rivolgi al raggruppamento Noi (o ex-Noi, perché stanno cambiando nome), molte delle cui posizioni in gran parte condivido. Saranno loro a risponderti, se lo riterranno opportuno. Mi pare che per ora non ne abbiano alcuna intenzione, e fanno male. Diffida però delle ovazioni e delle adulazioni dei loro avversari come diffidi delle contrapposizioni muro contro muro: distruggono la politica e prima ancora la pre-politica: il sentirsi membri di una comunità di eguali.
Comincio dal fondo. Ho anche io apprezzato molto il libro di Daniela Padoan e Luca Cavalli Sforza. Non confondere però il “Noi”, di quella posizione politica, con il “noismo”: non c’entrano niente. Il noismo, ci spiega quel libro, non è razzismo; è una pulsione ineliminabile iscritta nel nostro codice genetico; ma se non viene tenuto a bada finisce per rinchiuderci in un recinto da cui è difficile uscire e, soprattutto, capire quello che succede fuori: al di là del recinto.
E’ quello che è successo all’Altra Europa. All’apertura verso un mondo fatto soprattutto di comitati, associazioni, movimenti, volontariato, iniziative culturali e soprattutto popolato da milioni di persone che non votano nemmeno più perché hanno schifo della politica, dei partiti e dei loro traffici (o votano per i 5stelle o addirittura per Salvini, non perché sono razzisti, ma perché non intravvedono più la possibilità di proiettarsi su un orizzonte più largo della mera protesta), ci si è concentrati e rinchiusi nel mondo meschino – e a volte mefitico – della sinistra a sinistra del PD (o anche dentro il PD), nel tentativo, per me vano, ma anche politicamente inutile, di riunirla; o, meglio, di riunirci ad essa. La “casa comune” – già soggetto unico – “delle sinistre e dei democratici” non è altro che questo. E’ la priorità data all’aggregazione delle sinistre partitiche rispetto a quella delle iniziative di cittadinanza o di conflitto sociale (dunque, a dispetto del nome, è il progetto di un noi blindato). E nelle sue imminenti manifestazioni alle prossime elezioni (vedi Liguria, ma non solo), rischia di essere anche peggio: un taxi per trasportare in qualche consiglio regionale un personale politico altrimenti difficilmente presentabile. Adesso infatti alle regionali ci si va; dopo aver detto per mesi che era sbagliato perché le Regioni non contano niente. Staremo a vedere…
E’ comunque un progetto che, come sai, ha una lunga storia fallimentare alla sue spalle. Stupisce quindi me non meno di te che a farsene promotore e sostenitore a oltranza possa essere Marco Revelli, il massimo teorico italiano della fine del partito novecentesco; e, direi anche, della fine del partito tout court; il teorico del “volontario” che prende il posto del “militante”. Come forse ti stupirebbe scoprire che Daniela Padoan, che tanto apprezzi, vede una forte manifestazione di “noismo negativo” proprio nella linea di condotta seguita dal comitato operativo dell’Altra Europa sia durante la campagna elettorale che, soprattutto, dopo le elezioni. Ma tant’è. Dovrebbe essere Marco a spiegarci le ragioni di questa sua conversione. Ma probabilmente dirà che non c’è stata alcuna conversione; e infatti adesso parla anche lui di coalizione sociale, che lo scorso dicembre era stata stroncata senza mezzi termini da coloro che lo hanno eletto a proprio ideologo ed estensore di tutti i loro documenti. Ma la sostanza del percorso politico imboccato dal “nuovo” comitato operativo resta comunque quella che è, e non cambia. La sua ridotta apertura all’esterno è solo il tentativo di “dare un rappresentato al rappresentante”, come l’ha sempre chiamata Alfonso Gianni. Un’espressione che dice tutto.
I risultati? Eccoli: avevamo raccolto (con alcune eccezioni, che a rigore di logica non avrebbero dovuto esserci, perché funzionari o dirigenti di partito) una lista di candidati di grandissimo valore, sia per il loro lavoro intellettuale, sia per il loro ruolo in tanti movimenti diversi. Ma di loro, a lavorare con L’altra Europa, non è rimasto quasi più nessuno. Avevamo raccolto intorno a noi il meglio dell’intellettualità italiana (più del PCI negli anni d’oro della sua epopea): studiosi, attori, registi, musicisti, scrittori, artisti. Nessuno di loro prova più alcun interesse per noi. Avevamo il sostegno o la simpatia dei principali movimenti del paese: Val di Susa, No Muos, No Dal Molin, No Mose, Beni comuni, ecc. Non abbiamo più rapporti con nessuno se non con alcuni esponenti del movimento dell’acqua interni fin dall’inizio alla nostra compagine. E alcuni (No Triv, No Expo) li abbiamo anche mandati bellamente a quel paese per non disturbare i partiti o qualche loro esponente (certo, quei movimenti hanno a volte posizioni politiche che possiamo non condividere; ma un confronto serrato con loro dovrebbe essere la linfa vitale della nostra organizzazione; come dimostra il comitato dell’Emilia Romagna, che quei rapporti li ha mantenuti, o instaurati, grazie soprattutto alla sua solitaria partecipazione alle elezioni regionali). Avevamo i nostri comitati pieni di “militanti” (o “volontari”) senza alcuna appartenenza politica; o con passate appartenenze a cui si erano sottratti, unendosi all’Altra Europa proprio perché vi vedevano un’alternativa a esperienze che li avevano bruciati. Non ne è rimasto quasi più nessuno. La maggioranza dei comitati sono ora in gran parte occupati da militanti di partiti, soprattutto di Rifondazione, che sembra aver trovato nell’Altra Europa un’alternativa alla sua evidente dissoluzione. Eravamo una piccola-grande speranza per il paese. Ci siamo ridotti a una cosa meschina, che nessuno è più disposto a prendere in considerazione, se non per portare avanti un proprio gioco di sopravvivenza. Avevamo un programma da sviluppare. I contributi all’approfondimento dei suoi punti fondamentali, durante e dopo la campagna elettorale, sia dal nostro interno – allora assai più ampio di ora – come dall’esterno, non sono certo mancati. Ma li abbiamo buttati alle ortiche: non abbiamo nemmeno creato un sito in cui raccoglierli e metterli in ordine in modo da renderli consultabili. Così oggi Alfonso Gianni continua a ripetere che L’Altra Europa un programma ce l’ha; e a lamentarsi perché nessuno lo prende in considerazione. E con programma intende un corposo papello che ha scritto durante la campagna elettorale, in assoluta solitudine (o consultandosi con qualche suo ex compagno di partito) e che giace da tempo in uno dei tanti angoli inviolabili del nostro sito. Non è quello, ovviamente, il modo di costruire un programma politico in forma partecipata, anche se Alfonso non riesce a farsene una ragione.
La ragione vera di tutto ciò è l’inseguimento di una unità a tutti i costi con i partiti superstiti della sinistra e con gli scampoli del PD. Ma anche, e soprattutto, il fatto che non sono mai stati attivati i gruppi di lavoro (e di studio): unica sede in cui avremmo potuto valorizzare, e dare il ruolo che spetta loro, al contributo dei tanti intellettuali che ci volevano appoggiare. Ma anche unica sede in cui tener vivo un rapporto con i movimenti che ci avevano sostenuto, facendone uno strumento per una elaborazione congiunta che li facesse uscire dalla dimensione settoriale in cui rischiavano, o rischiano, di soffocare. Non è stata casuale, né priva di conseguenze, la mancata attivazione dei gruppi di lavoro, che erano stati indicati fin dal luglio scorso come sede prioritaria di direzione della nostra comunità – e anche come sede di allargamento del confronto a quelle forze dell’antagonismo sociale che non ci avevano appoggiato nelle elezioni – e rispetto ai quali il comitato operativo, o chi per esso, avrebbe dovuto avere solo funzioni di coordinamento e di stimolo. E’ per questo che il nostro dibattito politico si è concentrato, in forme sempre più asfittiche e ringhiose, all’interno delle varie mailing list: trasformate, per chi ha continuato a seguirle, come me, in una vera e propria galera. E non è che ai gruppi di lavoro mai convocati il comitato operativo, prima o dopo l’assemblea di Bologna, abbia provato a sostituire qualcos’altro. Niente di niente. Ma è evidente che un organismo politico non può vivere, né tanto meno crescere, in un vuoto politico simile. Ricordati che per diversi mesi la manifestazione del 19 novembre – un vero fiasco – è stata coltivata e presentata come il momento di sintesi di tutta la nostra attività (passando disinvoltamente sui piedi di quei comitati e di quei compagni che si erano adoperati in mille modi per presentare alle elezioni regionali delle liste che facessero in qualche modo vivere L’Altra Europa nei loro territori). Adesso nessuno dirà più che le cose siano andate effettivamente così. Ma prova a fare mente locale.
Vengo ora a sapere che a Trento presentate una lista unitaria a cui partecipano anche Sel e Rifondazione e che tu sei candidata sindaca. Ne sono felice e ti auguro un buon successo. Ma ti pare possibile che a più di un anno dalla costituzione de L’Altra Europa una cosa del genere la si venga a sapere per caso? E che dalle Alpi a Lampedusa nessuno di noi sappia niente di quello che succede nelle altre regioni, e di quello che fanno gli altri comitati (e magari fanno delle cose egregie che potrebbero essere rifatte altrove)? Non è questo il massimo dell’accentramento? E per ciò stesso il grado zero della democrazia?
Non ne faccio – io – una questione di statuti; ma certo qualche regola, come peraltro avevo proposto fin dallo scorso agosto, e poi a settembre – e altri fin dallo scorso luglio – avrebbe reso meno asfittica la vita de L’Altra Europa. E avrebbero comunque impedito che da una organizzazione informe, che non può votare in assemblea perché “non si sa chi vi appartiene e chi no”, si passasse di botto all’indizione di un vero e proprio congresso di partito, con tanto di delegati eletti sulla base di un regolamento dell’ultima ora – e di senatori a vita con diritto di voto – senza nemmeno consultare sulle regole da seguire quel che resta dei comitati, cioè della cosiddetta “base”. A cui era peraltro stata prospettata un’assemblea di riunificazione con il resto della sinistra – il Big Bang della sinistra – e non la trasformazione de L’Altra Europa in un nuovo e striminzito partitino, senza nessuna capacità di incidere su una realtà sempre più complessa e drammatica.
Senatori a vita? Prova un po’ a vedere quali sono gli esponenti che dal comitato operativo del periodo elettorale si sono travasati senza soluzione di continuità in quello dei 221, e poi in quello operativo – e, in parte, in quello pre-assemblea, o in tutti e due contemporaneamente – per poi riconfluire nel comitato transitorio, senza mai sottoporsi a una verifica, e predisponendo infine tutte le condizioni per farsi rieleggere nella lista bloccata che verrà proposta all’assemblea di aprile. Certo, i componenti dei vari comitati erano molti di più; ma va un po’ a vedere quanti di loro partecipavano e partecipano a ogni riunione. E non sono assenti per caso. Perché anche L’Altra Europa è stata di fatto “privatizzata”: come tutto, d’altronde, in regime cosiddetto neo-liberista. Alla faccia della rotazione! Che certo non avrebbe impedito a nessuno che si fosse ritirato per cedere il suo posto di continuare a “rendersi utile” nei gruppi di lavoro. Se solo ci fossero stati…

GUIDO VIALE

=================================
Guido Viale, care e cari
fino a stamattina ero convinta di non dover scrivere una sola riga sulla faccenda della divisione interna sancita dalle dimissioni di cinque componenti del COT con una serie di ragioni che non sto ad elencare visto che ml e social network possono essere fonti di informazioni in merito facilmente accessibili.Ho cambiato idea perché sto lavorando ad un testo, inviatomi da tre giovani ragazzi brillanti, educati ed umili, che sono candidati nella nostra lista unitaria per la comunali di Trento. Il testo riguarda la democrazia partecipata e diretta, punto di forza del nostro programma elettorale e mi ha colpito perché mentre lo leggevo pensavo a Mattia, Daniele e Jacopo e alla loro volontà timorosa di voler prestare energia, nome, volto ad una campagna elettorale che vuol essere solo un momento di presenza, di conferma, di visibilità, ma anche una competizione per iniziare a portare dentro le istituzioni la nostra voce ALTERNATIVA.Leggendo ciò che hanno scritto e pensando a loro, mi è stato inevitabile il confronto con chi si sta assumendo, in queste ore, in nome di un concetto di democrazia partecipata ancora non del tutto chiaro, almeno a me, la RESPONSABILITA’ di scelte divisive e che non saranno comprese dalla maggior parte di elettori ed elettrici.Non raccontiamoci troppe balle, compagni e compagne, la gente comune che non entra nei nostri circoli masturbatori e un po’ paranoici, individua la sinistra nei partiti che, almeno a parole, si propongono a sinistra dell’attuale PD e alla signora della lavanderia sotto casa non saprei spiegare che “NOI” dell’Altra Europa, con un noi che, come già detto, a dispetto del significato letterale del pronome, suona quanto mai divisivo, rappresenta la vera alternativa democratica perché contrasta la prevaricazione dei partiti nel progetto dell’AE.Né tanto meno saprei spiegare, alla stessa signora che ha dichiarato di voler votare la nostra lista perché finalmente, dopo anni di lotte fratricide tra sel e prc in Trentino, queste forze di sinistra si propongono insieme all’elettorato, che in realtà la candidata sindaca, la sottoscritta, come componente del COT è una persona “antidemocratica” e portatrice di tutti quegli appellativi che “democraticamente” vengono sciorinati da chi si erge a paladina/o della democrazia. perché non mi riconosco in quegli appellativi, che mi feriscono un po’, ad esser sincera.Un problema che ho, inoltre è che io il DOGMA della democrazia partecipata, che tra l’altro prevede liquid feedback o non è democrazia partecipata, non l’ho capito. Ciò che guida le mie valutazioni, personali e soggettive, è sempre la ricerca di coerenza, anch’essa soggetta ad interpretazioni personali, ma chi ha studiato materie scientifiche sa che la coerenza può essere riconosciuta in modo oggettivo analizzando le connessioni logiche.Allora io vi chiedo di aiutarmi a trovare coerenza in chi sta mettendo in atto questo processo a mio avviso solo ed esclusivamente dannosoUn gruppo di persone, autodefinitesi democratiche, decide che il COT agisce in modo poco democratico e, se ho letto bene, opera scelte a colpi di maggioranza.E’ da febbraio che Athos Gualazzi, preziosa presenza nel comitato di Rovereto, ma anche rilevante presenza nel gruppo dei “NOI”, ci tormenta con le sue giuste rimostranze verso la lentezza nel prendere decisioni dal momento che abbiamo scelto di non votare ed è costante la sua richiesta di ricorrere al voto online, tramite liquid feedback, come strumento di democrazia. ed è da sempre che io stessa continuo a ripetere, conoscendo il contesto della militanza trentina, che fluttua anagraficamente tra menopausa ed andropausa, che liquid feedback finirebbe con l’essere elitario, contrariamente alle intenzioni autentiche di garantire democrazia.
Nel COT, insieme finito di persone, si vota perché essendo insieme finito di persone, è possibile definirne la maggioranza. E il COT viene accusato di non essere democratico perché si vota.
Qui i miei neuroni vanno in tilt.Votare è democratico o non è democratico? Se si vota si presuppone che la scelta venga effettuata sulla base della maggioranza o no? Questo è antidemocratico? Ciò su cui nelle riunioni del COT si decide di votare viene definito dopo lunghe e a volte estenuanti discussioni sia orali che in chat.
Posso sapere dove manca la democrazia in ciò?Le cinque persone del “noi” nel COT (mi verrebbe da ridere a scrivere queste cose se non fosse drammaticamente serio) hanno sempre partecipato a volte dichiarando di non voler partecipare al voto, quindi delegando la scelta ad altre persone, a volte votando.
Sempre hanno sfidato la pazienza di tutte e di tutti non per i contenuti proposti, discutibili a volte, condivisibili altre, ma per i toni sempre OSSESSIVAMENTE polemici, OSTINATAMENTE oppositivi.Il tormentone degli autonominati poi non lo reggo più.Il COT è composto da rappresentanti dei territori tutte e tutti individuate/i in assemblee territoriali a volte sofferte e difficili, ma pur sempre attraverso discussioni DEMOCRATICHE, almeno quando le parti in conflitto hanno avuto l’onestà intellettuale di presentarsi e la volontà politica di risolvere il conflitto trovando DEMOCRATICAMENTE una soluzione. Oltre ai rappresentanti e alle rappresentanti dei territori, che sono la maggioranza numerica, c’erano le cinque persone dei “noi”. La maggioranza numerica è ancor maggiore rispetto allo zoccolo duro costituito dalle persone che sono dentro il COT come esponenti di partiti, come rappresentanti di continuità rispetto all’AE delle europee, come rappresentanti di realtà organizzate e importanti (penso a Raffaella Bolini e a Costanza Boccardi, per esempio).
Ha senso, dunque, parlare di un COT che prende decisioni a colpi di maggioranza precostituita e asservita ai dirigenti di partito? La domanda, giuro, non è retorica. La pongo per essere aiutata a comprendere perché ho dubbi sulle mie facoltà intellettive. Ho sentito accusare Marco Revelli, sentito con le mie orecchie, di essere a servizio delle dirigenze dei partiti e di voler portare l”AE verso un’esperienza come sinistra arcobaleno e sinistrati vari. Ma allora o Marco Revelli scrive bugie nei suoi testi, o Marco Revelli non sa scrivere e ciò che scrive non è la traduzione del suo pensiero o io non so comprendere i testi che leggo oppure, e spero che ciò non sia vero, chi accusa Marco Revelli di ciò non ha letto i suoi testi e parla di supercazzola.Ma la supercazzola sarebbe accettabile se si stesse giocando al monopoli della politica.Qui, gente, la cosa è seria e la responsabilità politica e intellettuale è tutta sulle nostre spalle, sia in termini di responsabilità collettiva che individuale. E a proposito di testi, forse prima di aprire bocca e parlare di supercazzola, bisognerebbe leggere tutto ciò che scrivono e che hanno scritto in ambito politico, non polemico, i nostri intellettuali e le nostre intellettuali.
Cito un testo bellissimo, letto di recente, che è, di fatto, la costruzione di un ponte tra linguaggio scientifico e umanistico, che si traduce in pensiero politico nel senso più nobile del termine.
Il libro a cui faccio riferimento è stato scritto in forma dialogica da un uomo, che per me rappresenta uno dei pilastri scientifici più importanti, Cavalli Sforza e da Daniela Padoan, che ho conosciuto solo di recente, in occasione di alcune assemblee dell’AE. Il libro parla di “noismo” ed a quel libro penso sempre quando leggo comunicazioni del gruppo definitosi “Noi-AE” o, forse ora, “prima le persone”Il libro è complesso e articolato e non posso dilungarmi su considerazioni specifiche, ma vi invito a leggerlo. Suscita in me riflessioni sul significato del termine “noi” e sulla ricerca affannosa e continua, che caratterizza gli uomini, della definizione di identità a prescindere dalla conoscenza reciproca. La storia dell’umanità è ricca di testimonianze di questa urgenza che si è nutrita nei secoli di dogmi e pregiudizi verso gli altri, per cui la definizione del “noi” non può prescindere dall’esistenza degli altri, che diventano, di fatto, elementi necessari per descrivere un’identità basata prevalentemente sulla negazione delle cose altrui, soprattutto quando si diventa portatori di pretesa di ordinamento della molteplicità e gestori dell’alterità.
Può darsi che anche questo testo, che parla il mio linguaggio, quello degli evoluzionisti, non lo abbia compreso, perché vi ho letto declinati i rischi del “noismo” come espressione di prepotenza ed assunzione di verità. Perché vi ho letto il rischio settario di chi con il “noi” definisce una categoria, un recinto, forse perché al noismo ho sempre, da sempre, preferito l’altruismo
e mi piace ciò che scrive Daniela Padoan in calce all’introduzione “…il patromonio culturale, come il patrimonio genetico, si replica per mutazioni vincenti e per cieca riscrittura di codice, errori compresi, ma non è un destino”Scusandomi per la lunghezza dell’email, che spero sia letta come una richiesta a tutte e tutti di umiltà e coraggio di negoziazione, come invito a non procedere testardamente, ostinatamente, verso scelte divisive e microparcellazioni (lasciamo la fissione degli atomi a chi è del mestiere!).
Aggiungo che contrastare ostinatamente i partiti, di cui, pur facendo i dovuti distinguo tra un partito e l’altro, riconosco debolezze, difficoltà ed anche tentativi a volte maldestri di tenersi in vita, attraverso la costruzione di un altro percorso, che, di fatto, diventa costruzione di un micropartitino, mi fa pensare che nulla di più vecchio ci sia in questo progetto alternativo all’alternativa: proporre la salvezza di un progetto unitario della sinistra attraverso la costruzione di un altro microrecinto, da affiancare ai tanti micropartiti.Dejà vu, compagne e compagni!Un abbraccio a tutte e tutti, senza recinti e senza dogmi
ANTONIA ROMANO – Trento
PS: consiglio anche un film meraviglioso “Viva la libertà” con un Toni Servillo e Valerio Mastrandrea (sublime), regia di Roberto Andò.Troviamo il coraggio di essere folli, Suvvia!

IL BAMBINO E L’ACQUA SPORCA (Oltre i partiti)

ImmagineCambiamento

Una delle obiezioni più frequenti che mi viene fatta quando parlo di andare “oltre i partiti” è quella che, pur ammettendo gli errori e i difetti dei partiti, fa sostenere il pericolo di buttare via il bambino (il partito) con l’acqua sporca (gli errori e i difetti dei partiti).
Questo in quanto il Partito è comunque “il” contenitore indispensabile.

Il “soggetto politico” è quello che la Costituzione all’art. 49 chiama “partito”, senza peraltro specificare come dev’essere ma dicendo solo:
“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”
Il problema però è il “tipo di soggetto politico”

Io credo che il soggetto politico oggi non può più essere strutturato come gli attuali partiti, cioè in modo verticistico, con segreterie, comitati politici, congressi, delegati, mozioni, ecc.
E non perché lo dico io.. ma perché il “soggetto politico” deve rapportarsi con la realtà che oggi è molto diversa da quando c’erano i partiti intesi in senso classico.

Oggi serve un “soggetto politico nuovo” che deve innanzitutto partire dalla base, usare metodi decisionali innovativi, essere trasparente, democratico, che superi la frammentazione  (non facendo una federazione di partiti).

Serve un soggetto che non limiti il suo perimetro in base a nominalismi, simboli, ideologismi ma capace di includere anche fasce sociali “anonime” che non si riconoscono in nulla ma che sono comunque parte di un’opposizione al sistema e che condividono una identica weltanschauung, sempre alla luce ovviamente di valori e principi imprescindibili, un soggetto capace di trasformare l’attuale frammentazione in unità (che, non mi stancherò mai di dire non significa federazione o alleanza)

I nostri partiti sono ormai apparati otto/novecenteschi con poca referenza sociale (i voti lo dimostrano) con nomenclature vecchie, vecchi leader e troppo consumati, assuefatti e logorati dal politicismo per cui tutto si decide da accordi al vertice tra leader e segreterie e che poi vengono calati dall’alto.
Purtroppo i partiti sono ancora troppo attaccati alla difesa dei loro nomi, dei loro simboli, delle loro sedi, dei loro posti in Comune o in Regione, dei loro leader, alla disciplina di partito, per avere l’umiltà e il coraggio di capire che è ora di cambiare.

Io credo che oggi serva appunto un unico soggetto politico nuovo di opposizione in cui confluiscano tutti: militanti dei partiti (che nel frattempo dovrebbero essere scomparsi),  fasce sociali inedite e non rappresentate, movimenti,  centri sociali, ecc.
Ma questo si può fare solo col metodo che cercheremo di attuare a Roma il 29 marzo, cioè trovandosi insieme come “persone” e non come partiti o rappresentanti degli stessi.

Non si porteranno progetti precostituiti ma si cercherà di confrontarsi insieme dalla base per creare collettivamente qualcosa di nuovo e unitario che possa, crescendo, diventare l’embrione di un possibile futuro governo di alternativa.
Io credo che questo sia il futuro e l’unica strada possibile per un vero cambiamento. Pensare di continuare ancora con i partiti, le loro alleanze, i loro equilibrismi elettorali, i loro vecchi leader credo sia un errore politico grave.

Pensare di poter aggiustare un po’ le cose con una sorta di maquillage (se fossi cattivo direi tanatoprassi,) non mi sembra sia salvare il bambino ma solo un’inutile forma di accanimento terapeutico.

Gian Luigi Ago


ODO PARLAR DI MARXISMO…

index

A margine delle diatribe per le candidature alle regionali liguri, odo parlar di marxismo e di cosa dovrebbe fare un marxista:
direi che un marxista dovrebbe analizzare la realtà e valutare cosa è più utile fare per allargare la coscienza di classe (così si chiamava una volta) e far progredire le lotte.
Bene, oggi un marxista la prima cosa che dovrebbe fare, se è in grado di analizzare la realtà attraverso gli strumenti marxiani (che non sono dogmi ma appunto metodologie di analisi), sarebbe capire che la presenza dei partiti di sinistra non solo è inutile ma dannosa, non per il concetto di partito in sé, – previsto dalla semplici venti parole della Costituzione all’art. 49, senza indicare una struttura definita ma individuandolo come “diritto dei cittadini ad associarsi liberamente per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” – ma perché ormai sono diventati per lo più apparati senza alcun significativo referente sociale (le percentuali di consenso lo dimostrano), tesi solo a fare scelte che sembrano suggeriti dagli unici criteri della loro convenienza di sopravvivenza e di rendite di posizione ambite o da difendere, salvo poi giustificare quelle scelte a posteriori con finti “nobili” obiettivi (vedi il caso del sostegno a Pastorino in Liguria).

Se ci fosse ancora Marx, dopo aver mandato affanculo molti…. direbbe che oggi servirebbe un fronte popolare di opposizione che prescinda da – anzi escluda – gli attuali partiti (visto che il cambiamento non passa più di lì), un fronte popolare che nasca dalla base e che si dia una propria auto-organizzazione politica, in modo trasparente, democratico, orizzontale (aggettivazioni ormai scomparse, di fatto, dai partiti, se mai ci sono state), senza quindi decisioni prese nel chiuso delle segreterie, e senza strutture ottocentesche ma piuttosto con metodi decisionali innovativi (ad esempio liquid feedback e quant’altro).

I partiti ragionano come se la società fosse quella di vent’anni fa, ma anche solo quella di due anni fa… Se volessero accettare di capire che oggi lo scenario sociale è cambiato, che esistono fasce sociali “anonime” (cioè non rappresentate né organizzate), astensionismo a livelli spropositati, categorie sociali inedite, ecc. capirebbero anche che a realtà nuove devono corrispondere necessariamente nuovi modi di fare politica e di strutturarne l’organizzazione e allora chiuderebbero le sedi di partito e si unirebbero agli altri individui per aiutare la nascita di un grande processo che nasca dal basso (non dall’alto di segreterie e leader che sono gli stessi di vent’anni fa).
Il cambiamento non passa più di lì e bisogna farsene una ragione.

Coloro che sono ideologicamente marxisti e comunisti (come mi ritengo io) dovrebbero dimostrarsi tali e fare (parafrasando Moretti) “qualcosa di sinistra”. E oggi qualcosa di sinistra non è certo rifare la solita ammucchiata che fu della Sinistra Arcobaleno o di Rivoluzione Civile, magari questa volta allargata anche ai civatiani e l’inedita aggiunta dell’Altra Europa, che la scellerata gestione attuale ha trasformato da “contenitore” in un altro partitino da incollare agli altri. Questa costruzione concordata e predisposta tra i partiti è, ad esempio, l’unico vero “movente” della scelta del sostegno a Pastorino (anche se poi possiamo raccontarcela come vogliamo…)

Ci sarebbe invece la necessità di dar vita a un processo che unisca dalla base le fasce sociali, senza bisogno di organizzazioni politiche precostituite che ci mettano sopra il cappello o pensino di essere loro a dare la “linea” (il Social Forum di Genova è fallito proprio per l’ingerenza eccessiva dei partiti) ma invece con un’organizzazione che la base sociale si dia da sé in forma totalmente diversa da quelle ottocentesche/novecentesche (e aggiungerei anche dei primi anni ’10 del terzo millennio..).

Essere marxisti e comunisti oggi significherebbe soprattutto chiudere gli imbarazzanti 19 partiti comunisti che ci sono in Italia e quelli affini di sinistra in genere e partire dalla persone (anche le stesse che sono nei partiti, di cui molte sono indubbiamente capaci e potrebbero essere utili a questo processo, come individui tra altri individui).

Gian Luigi Ago


INVITO E PROGRAMMA DELL’ASSEMBLEA DEL 29 MARZO

11073550_10206247250330077_8914940105929886242_n

PRIMALEPERSONE – http://www.primalepersone.eu
Carissima/o, Vogliamo invitarti all’appuntamento:
UN’ALTERNATIVA POLITICA È POSSIBILE
A PARTIRE DAI TERRITORI, DAI MOVIMENTI E DAI CITTADINI
domenica 29 Marzo – 9:30 – 17:30
SCUP – via Nola 5 – ROMA

In questi giorni si parla diffusamente di coalizione sociale: da tempo molti di noi credono che sia necessario mettere in rete le esperienze dei movimenti, dei comitati, delle associazioni, le iniziative di lotta sui territori, le iniziative di cittadinanza attiva per dare vita ad una coalizione dal basso che sappia darsi un’organizzazione inedita e aperta, con forme di democrazia partecipativa.Ti chiediamo di portare un contributo a questo importante momento di discussione e confronto perché è arrivato il momento di fare dei concreti passi avanti per dar vita a un soggetto politico nuovo, capace di catalizzare, dal basso, le tante energie positive e attive presenti nel paese.Il progetto politico de l’Altra Europa, nato con queste finalità, ha avuto l’indubbio merito di riattivare processi aggregativi sui territori e portare tre suoi rappresentanti al Parlamento europeo. Ciò nonostante esso ha evidenziato fin dall’inizio la difficoltà di tenere insieme sullo stesso piano politico persone e partiti.Purtroppo le contraddizioni interne e i limiti di guida politica di chi finora si è assunto tale ruolo hanno rallentato fuor di misura la spinta propulsiva iniziale per dare invece priorità alle esigenze strategiche dei partiti coinvolti, a tutto danno della trasparenza, democraticità e inclusività dell’intero processo. È indispensabile uscire da questa impasse. Perciò abbiamo ritenuto necessario proporre un momento di incontro e confronto comune a tutte quelle realtà che in questi anni si sono solo appena sfiorate pur avendo condiviso, anche se non in modo organico e sinergico, importanti lotte contro gli effetti nefasti del capitalismo nella sua devastante versione neoliberista. Abbiamo organizzato un incontro nazionale al quale ti/vi invitiamo a partecipare attivamente, portando il tuo/vostro contributo di idee e proposte. Questo incontro è rivolto al vasto e variegato mondo delle lotte per il lavoro, l’ambiente, la casa, la scuola e la sanità pubbliche, per lo stato sociale, contro ogni ingiustizia e discriminazione, contro le mafie e la corruzione dilagante, per la democrazia e a favore di una società che sappia creare vera e fattiva accoglienza e convivenza sociale. È questo un mondo attivo e propositivo che attende di poter essere messo al servizio di un paese allo sfascio non solo economico, ma anche ambientale, sociale, culturale e umano. Non saranno invitate rappresentanze di partiti in quanto tali ma auspichiamo una larga presenza dei singoli attivisti ai quali chiediamo una attiva e libera partecipazione individuale. Vuole essere uno spazio dove l’ampio mondo della partecipazione sociale e politica si confronta per dotarsi di strumenti di discussione e di decisione condivisa attraverso la costituzione di un’Assemblea decisionale permanente, che operi sia a livello fisico che attraverso gli strumenti che internet ci può offrire, per facilitare la costruzione di un nuovo movimento politico in Italia; un movimento in grado di farsi carico di rappresentare politicamente, anche nelle istituzioni, quell’ampia coalizione sociale che da più parti ormai viene invocata. Le discriminanti che riteniamo imprescindibili sono i valori democratici ed egualitari sanciti dalla Costituzione nata dalla Resistenza, un orizzonte anti-liberista, europeo e mondiale, laico e ambientalista. Rispetto a quest’ultimo fondamentale elemento, riteniamo che solo promuovendo una decisa conversione ecologica dell’economia sia possa dar seguito al necessario, profondo rinnovamento delle condizioni e delle finalità stesse del Lavoro nel rispetto dell’ambiente, delle persone e di tutti gli esseri viventi. In tempi in cui assistiamo a derive autoritarie, a partire da quella sostenuta da Renzi in Italia, e la democrazia sembra diventata un optional, riteniamo sia necessario rilanciare fortemente la partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica anche utilizzando gli strumenti tecnologici che la rete internet ed i sistemi informatici ci possono offrire, nella direzione di una democrazia più inclusiva e autentica.
Vi aspettiamo a Roma il 29 Marzo. Scegliete di essere Protagoniste/i del vostro futuro!
Un cordiale saluto
#PRIMALEPERSONE
Riferimenti:
Antonella Leto tel. 333 6599512 – a.leto@sicilia.cgil.it
Roberta Radich tel. 348 9138529 – roberta.radich@centrocapta.it

PROGRAMMA:

PRIMALEPERSONE
PER UN’ALTRA POLITICA
L’ALTERNATIVA E’ POSSIBILE
A PARTIRE DAI TERRITORI, DAI MOVIMENTI E DAI CITTADINI
Domenica 29 Marzo 9:30 – 17:30
Mercato equo solidale palestra popolare SCUP – via Nola, 5 – ROMA
DOMENICA 29 MARZO – ORE 9:30 – 13:00

Lo spirito dell’incontro vuole essere l’avvio della costruzione di una piattaforma sociale e politica partecipata e condivisa. Vi invitiamo quindi ad intendere il presente programma come una proposta di massima di svolgimento dei lavori che si concretizzerà con la vostra presenza ed il vostro contributo. Sono previsti interventi in collegamento video in plenaria. I partecipanti sono invitati a portare contributi di approfondimento rispetto al tema proposto per la costruzione di un’assemblea permanente che permetta  l’articolazione orizzontale di un progetto collettivo e partecipativo.

Ore 9.30 Apertura dei lavori:

ORE 10.00 13:00 – L’ITALIA IN MOVIMENTO
La parola ai protagonisti delle battaglie sociali, ambientali, civiche e partecipative

10.30 – 11.30 PLENARIA: presentazione dei movimenti e dei partecipanti e definizione dei gruppi di lavoro

11.00 – 13 GRUPPI DI LAVORO TEMATICI PARALLELI :

1. Conversione ecologica dell’economia, della società, delle relazioni e del lavoro per un modello alternativo di convivenza sociale. Dalla privatizzazione dei beni comuni e dei servizi pubblici locali previste dalla legge di stabilità e sblocca Italia, alle grandi opere, la cementificazione, il consumo di suolo, l’illegalità diffusa e sistemica, la precarizzazione del lavoro come strumento di riduzione dei diritti previsti dalla Costituzione ad un nuovo modello economico e sociale sostenibile. La conversione energetica per l’affrancamento dal fossile con le rinnovabili, la democratizzazzione e l’uso sociale delle risorse e dei beni di appartenenza collettiva, un piano di investimenti pubblici per il risanamento e la messa in sicurezza del territorio, la promozione dell’economia e dell’agricoltura di prossimità, la tutela dell’ecosistema naturale e animale, nuovi stili di vita, l’autodeterminazione dei territori, promuovono una visione alternativa e radicale del sistema-paese, oggi governato dall’intreccio di interesssi tra mala vita e mala politica, non più sostenibili.

2. Le Controriforme istituzionali
Quello che si sta tentando di realizzare in Italia è il piano eversivo di “rinascita democratica” di Licio Gelli con i dovuti correttivi in senso peggiorativo. Che sia un Governo teoricamente di sinistra ad incassare quanto lo stesso Berlusconi non era riuscito in vent’anni a realizzare, la demolizione dei presidi di democrazia del paese disegnati dalla Costituzione, da il polso dell’emergenza democratica che viviamo ed alla quale è necessario reagire in maniera forte e coesa. Un parlamento ed un governo eletti attraverso una legge non costituzionale stanno, a colpi di maggioranza, snaturando i pilastri del bilanciamento dei poteri e disgregando ogni garanzia costituzionale, riducendo i presidi democratici ed accentrando i poteri attraverso la demolizione dei corpi intermedi.

3. Diritti civili e sociali della persona
La nostra Costituzione assegna ad ogni individuo parità di condizioni di accesso alla vita sociale e la rimozione di ogni ostacolo al godimento dei diritti sanciti. Dalle libertà individuali a quelle collettive, dal welfare all’istruzione, dalla sanità al diritto d’abitare, dal riconoscimento della dignità delle persone LGBT attraverso la tutela delle relazioni affettive e delle famiglie arcobaleno, dai diritti dei migranti, alle nuove migrazioni quasi imposte ai nostri giovani, dai diritti dei disabili a quelli dei bambini e ragazzi, ogni diritto viene oggi violato ed umiliato, per disegnare un modello sociale in cui solo chi ha può esercitare dei diritti, mentre chi è più debole non ne detiene alcuno. Non è un modello che possiamo avallare, la laicità dello stato e le garanzie dei diritti costituzionali assegnate ad ogni individuo, devono essere agite anziché progressivamente cancellate.

4. Le nuove forme della democrazia e della partecipazione sociale e politica
Dall’esperienza dei comitati territoriali de L’Altra Europa, a quella del movimento 5 stelle, dai movimenti di lotta sui territori alla proposta di coalizione sociale di Maurizio Landini, emerge con forza l’esigenza di costruire nuove ed inedite forme di partecipazione alla vita democratica del paese che la forma partito non è più in grado di rappresentare. Si darà avvio ad una discussione sulle for me partecipative, organizzative, statutarie, informatiche.

14:00 – 17:30 DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA E COSTRUZIONE DI NUOVE
SOGGETTIVITA’ POLITICHE
Relazioni dei gruppi di lavoro
Interventi individuali
Sintesi e conclusioni dei lavori condivisione delle tappe future

17.30 Chiusura dei lavori


LIGURIA: elezioni regionali, serpenti, mele, ecc. (altro che avarizia)

Presentazione1

La proverbiale avarizia dei liguri viene finalmente smentita dai pirotecnici eventi che la sinistra (vera e/o sedicente) sta generosamente elargendo in questo squarcio di pre-elezioni regionali
Vediamo di riuscire a fare almeno un po’ di chiarezza in questa cornucopia di proposte, controproposte, appelli e quant’altro.

Da mesi si era costituita l’associazione L’Altra Liguria (AL) che, facendo riferimento ai principi dell’esperienza elettorale europea dell’Altra Europa con Tsipras, si proponeva di dar vita a una lista alternativa al PD con un programma nettamente in antitesi alla politica “burlandiana” che per così tanto tempo ha governato e devastato il territorio (e non solo) della nostra bellissima regione. AL intendeva proporre anche un candidato di “rottura” rispetto alle solite nomenclature di apparato che doveva uscire dalle proposte e successive votazioni online nel sito dell’AL.

L’AL era nata quindi con le migliori intenzioni, poi è comparsa Rete a Sinistra (ovvero PRC, SEL, Civatiani, ecc.).
E qui si è commesso secondo me l’errore biblico che fece Eva dando retta al serpente….
RAS (e l’acronimo è già un programma) ha offerto la sua mela… sotto forma di proposta di convergenza e l’AL è caduta nel tranello.

Bisogna ammettere che non si poteva certo rifiutare un’offerta di collaborazione che portava a un possibile incremento di voti su un candidato che allora si prefigurava come di “vera rottura”.
Nessuno ha però pensato che il serpente (quello della metafora, perché quello vero fa la sua vita naturale senza dar noia a nessuno se non lo si infastidisce) è infido di natura e che se ti tende la mano (un serpente con la mano? Va be’…andiamo avanti…) generalmente lo fa perché vuole indurti a cadere nel vortice del peccato.

Si poteva porre la condizione di accettare tout court  le condizioni dell’Altra Liguria, ma la “correttezza di sinistra” ha voluto che si discutesse insieme e che si cercasse una soluzione condivisa.
Ma fino a qui tutto pareva andare abbastanza bene e al di là della mia diffidenza dei “serpenti biblici” credo che si potesse arrivare a una condivisione più che accettabile.

Poi succede il fatto nuovo che, all’interno della metafora è sorprendente, perché arriva addirittura da un servo di Dio, un sacerdote a capo di una comunità genovese (Don Farinella) che fa calare dall’alto (lui può…) Giorgio Pagano un ex ds, politico di professione, sindaco per dieci anni della Spezia, persona che gode della mia stima, senz’altro onesta, da anni non più nella politica attiva e impegnato nella cooperazione internazionale e nel Comitato Unitario della Resistenza ma non propriamente quell’elemento di discontinuità che avrebbe potuto almeno “nobilitare” la scelta del’Altra Liguria molto più che attraverso un politico di lungo corso e il cui passato di sindaco non ha dato certo vita a standing ovation e a “ola” di entusiasmo.
Vedremo poi, nel seguito della storia, che gli eventi lo faranno assurgere quasi alla santità in confronto a quanto gli opporranno le forze “demoniache” che non possono non manifestarsi in una tale vicenda di sapore biblico.
Pagano, che fino ad allora nessuno conosceva, soprattutto a Genova, viene a questo punto inserito tra i candidati alla votazione online di AL e, sorpresa… ottiene il massimo dei voti legittimando così la sua candidatura.

Però parte di Sel e i civatiani non ci stanno alla candidatura di Pagano e, finalmente svelando i più che prevedibili.. interessi personali e con l’autorevole sponsorizzazione di Cofferati già silurato da italo-cinesi… alle primarie del PD, lanciano Luca Pastorino, deputato del PD della corrente civatiana e sindaco di Bogliasco che, non pago delle due cariche (ma si sa che le forze del male sono avide di natura) si propone (o meglio sarebbe dire “viene proposto”) come candidato Presidente di Regione.
Naturalmente Pastorino è disposto a dimettersi dal PD (anche perché non facendolo sarebbe stato comunque espulso dal partito).

In questa nuova situazione Il RAS si spacca: da una parte PRC e parte di Sel, (con L’Altra Liguria), dall’altra la restante parte di Sel e i civatiani.
Rifondazione Comunista si schiera decisamente dalla parte di AL e Pagano, per voce del suo segretario regionale Marco Ravera. Ma dopo pochissimo il segretario nazionale Paolo Ferrero lancia il “contrordine compagni” di guareschiana memoria: Rifondazione starà con Pastorino.
Molti miltanti masticano amaro nel dover accettare di candidare un piddino insieme a Sel e Civati, ma la disciplina di partito fa il resto e si inchinano alle superiori ragioni pattizie a livello nazionale.

A questo punto ci si trova con due candidati in campo che non intendono recedere dalla loro posizione. Serve una soluzione per non andare alle elezioni con due candidati e relative liste.

Pastorino propone a Pagano proponendogli di fare il capolista e quindi accedere al Consiglio regionale. Pagano propone a Pastorino di fare un confronto pubblico e una consultazione democratica. Ma non serve a niente. Allora Pagano propone di fare entrambi un passo indietro e individuare un terzo candidato di alto profilo della società ligure che renda possibile la ricomposizione del fronte di Sinistra.

Nulla di fatto. Alla fine Pagano è costretto ad abbandonare non sostenuto nemmeno più da molti che lo avevano spinto nell’arena politica.
Pagano ne esce benissimo, sia perché dalla sua ha avuto perlomeno la società civile e non è stato indicato dai soliti partiti. In più ha dimostrato un maggiore spessore morale di cui non dubitavo, stimando la persona. Ha dimostrato che non puntava a poltrone e che teneva davvero al progetto di rendere migliore la Liguria. Io che le ho criticato sono il primo a dire che si è comporato con grande coerenza e serietà. Chapeau!

Qual è la morale (mia) della favola, a parte di stare lontano dai serpenti? Continuare a pensare di fare politica in collaborazione con questi partiti non può che portare a situazioni di questo tipo.
E questo si dovrebbe sapere in anticipo… I partiti oggi lottano e fanno scelte politiche solo in funzione della loro sopravvivenza e per il mantenimento delle loro rendite di posizione. Hanno perso qualsiasi riferimento con la realtà sociale e ragionano in base a schieramenti più che a obiettivi politici

Dentro di loro lo stanno capendo anche molti dei loro militanti. Il cambio di rotta del PRC non è casuale, fa parte di un patto nazionale che va verso la costituzione di un nuovo rassemblement da Ferrero a Civati (a cui aderisce anche l’attuale dirigenza dell’Altra Europa, ormai trasformata in un partitino a fianco agli altri che l’hanno colonizzata).
E sull’altare di questa “superiore necessità” sono disposti anche a sacrificare la coerenza accettando un candidato pro-Tav con la tessera del Pd in tasca fino a ieri, calato dall’alto di vertici politici senza alcuna indicazione della base.

Purtroppo il problema è che questa mentalità di far politica è dura a morire. Si continua a pensare che la politica debba passare assolutamente attraverso l’inevitabile contatto con questi partiti credendo ancora alla leggenda metropolitana che questi partiti contino qualcosa e portino voti (anziché farli perdere e indurre all’astensione) e dimenticando che il bacino di voti che possono portare è inferiore a quello dei voti che si prenderebbero dicendo alla gente: questa volta andiamo senza serpenti e senza mele…

Perdere per perdere sarebbe stato meglio presentarsi con coerenza, senza partiti, con un candidato scelto al 100% dalla base e veramente di cambiamento. Non si sarebbe vinto lo stesso ma si sarebbero messe le basi per una crescita ulteriore ed evitando di diventare il palcoscenico su cui si rappresentano le solite diatribe e lotte intestine e correntizie dei partiti.

Scusate la metafora biblica che mal si attaglia a un ateo incallito come me.

Gian Luigi Ago


Dimissioni dal Comitato Operativo / L’Altra Europa da parte della componente “Noi, L’Altra Europa-Prima le Persone”

primalepersone_80x

Cari amici e compagni,

ci troviamo costretti a portare alla vostra attenzione il grave degrado del progetto Altra Europa.

L’impostazione che è stata data dai vari comitati ristretti succedutisi per autonomina e cooptazione, mai legittimati da un’investitura democratica, se non in minima parte per quanto riguarda l’ultimo, ci sta allontanando sempre di più da quelli che erano i punti cardine dell’appello iniziale di un anno fa. Partecipazione delle persone, passo indietro delle segreterie di partito, valorizzazione delle differenze e spirito unitario avevano permesso di ottenere il buon risultato delle europee e dimostrato che un futuro per la sinistra unita era possibile. Ormai sono solo un vago ricordo.

L’ostinata volontà di negare qualsiasi soggettività autonoma, per aspettare ogni volta non si sa bene chi, passando per il mancato o ridotto sostegno alle esperienze regionali che si richiamavano nel nome ad Altra Europa (ribadito di recente con la manifestata volontà di non riconoscere Altra Liguria come interlocutore privilegiato nell’assunzione di una posizione nazionale per quanto attiene a quel territorio) così come la mancata apertura alle iscrizioni individuali all’associazione nazionale, ha fatto sì che attualmente siamo diventati solo un pezzettino di un’improbabile coalizione delle forze che si dicono di sinistra e non certo quel contenitore unitario e forte che riteniamo necessario.

La riedizione di esperienze fallimentari del passato che a parole tutti dicevano di non voler ripetere.

Già a Bologna avevamo proposto un documento integrativo al manifesto Revelli che era stato pensato come possibile mediazione, pertanto assai poco radicale nonostante contenesse alcuni punti per noi irrinunciabili. In quella sede non è stato minimamente preso in considerazione dall’allora gruppo preparatorio e dalla presidenza di quell’assemblea, come sarebbe stato invece necessario al fine di salvaguardare il bene primario della condivisione . Così come non sono stati presi in considerazione i documenti ad integrazione provenienti da vari comitati territoriali, né i tanti interventi assembleari che si richiamavano allo spirito iniziale. Addirittura il documento Revelli stesso, dalla sua prima stesura che era stata fatta circolare in forma di bozza nei territori, è stato stravolto fino a diventare il manifesto “Siamo a un bivio”, in cui non c’è traccia di apertura delle iscrizioni all’associazione. Successivamente quel manifesto è stato proposto come base per raccogliere le adesioni al processo costituente insieme al manifesto “Noi, l’altra Europa” (nato con tutt’altro spirito), contro la volontà degli stessi proponenti, per portare la logica divisiva di presunte maggioranze e minoranze, mai verificate, all’interno delle assemblee territoriali.
A nulla è valso il ritiro da parte nostra di quel documento, si è proceduto comunque nella difesa ad oltranza di un regolamento per l’assemblea del 18 e 19 aprile che riteniamo finalizzato a un esito precostituito anziché rappresentare la complessità e la ricchezza del processo aggregativo che l’appello iniziale di Altra Europa aveva promosso.

Nello specifico contestiamo:

che non si sia voluto preparare un’ assemblea semplice, come dovrebbe essere ogni assemblea costituente, che stabilisse poche regole certe e condivise che permettessero la nascita del soggetto e lasciassero ampia libertà ai costituendi di darsi in seguito regole più definite, nei modi e nelle forme che essi stessi riterranno i migliori.

che l’assemblea sia per delegati, di fatto escludendo chi non lo sarà e di certo non cercando e facilitando la massima partecipazione. Come non ricordare che ogni volta che si introduce la “rappresentanza” si perde qualcuno dei presunti rappresentati?

la legittimità di stabilire il numero dei delegati per provincia sulla conta delle adesioni al processo fatte sul sito. Di quelle adesioni non è possibile nessuna verifica, si iscrive al processo solo un indirizzo e-mail senza nessuna certezza sull’identità che dietro a quello si dichiara. Un meccanismo che potrebbe essere facilmente sfruttato per creare adesioni fittizie e, incidendo sui delegati e sulla composizione dell’assemblea, minarne la democraticità.

–  che si proceda alla nomina dei delegati sulla base di liste costruite sull’adesione a Siamo a un bivio” e ad altri contributi delle assemblee provinciali; quest’ultima opzione, che tuttavia auspichiamo, difficilmente potrà essere adeguatamente rappresentata in un ‘assemblea che assomiglia molto di più ad un congresso di partito, senza tuttavia averne le fondamentali garanzie di democraticità (deleghe in base all’adesione dei tesserati a mozioni congressuali della cui necessità si sia dato avviso per tempo), che ad un assemblea costituente. Difficilmente rappresentata per la probabile, quasi ovvia, diversità dei documenti provenienti da territori e persone diversi. E’ facilmente ipotizzabile che verranno derubricati a semplici contributi (come è stato fatto a Bologna), di fatto costruendo un congresso su un unico documento.

che i membri del COT siano delegati per diritto (divino?)

che un componente del COT debba obbligatoriamente presiedere ogni assemblea provinciale, con ruolo che si vuol far passare come “di garanzia” -di che cosa?- ma che fa pensare ad un commissariamento politico dei territori.

che il regolamento non sia stato sottoposto a verifica, emendamento ed approvazione da parte dei comitati, evidenziando ancora una volta uno stile “proprietario” dell’intero processo di AE che non possiamo che stigmatizzare.

Facciamo inoltre presente che le decisioni all’interno del comitato operativo transitorio vengono prese a colpi di maggioranza, senza mai discutere e cercare una sintesi unitaria fra le diverse posizioni, in video conferenze la cui convocazione (data, ora e ordine del giorno) viene stabilità da una sorta di segreteria ombra senza consultare tutti i componenti e che, probabilmente proprio per questo, vedono un partecipazione assai ridotta, quasi sempre senza che si raggiunga la metà degli effettivi. Inoltre la  composizione del COT non è ancora completata: tutta l’operazione di ammissione è nelle mani di un gruppetto ristretto, mai sottoposta a verifica plenaria, ed è stata svolta in contrasto con quanto detto a Bologna a proposito dei tempi per la presentazione dei nominativi da parte delle regioni. Difficile non pensare che lo strappo alle regole sia indirizzato ad personam, con il fine di escludere voci ritenute forse sgradite. Per la Calabria è stato inserito Francesco Campolongo, la cui nomina è arrivata il 18/02, ben oltre i termini, e si è escluso il rappresentante legittimamente nominato da Altra Calabria entro il termine dell’8/2, Domenico Gattuso. Avevamo proposto, ignorati come sempre, di ammetterli entrambi. Inoltre non è mai stato inserito Manlio Sorba, rappresentante dell’Altra Sardegna, per motivi che non ci è dato di sapere.

La nostra partecipazione al COT era finalizzata a mantenere aperta una dialettica interna per un percorso condiviso che potesse integrare più punti di vista.

Oggi non possiamo non registrare che ogni proposta avanzata all’interno di questo organismo, sulla cui composizione per la parte “nazionale” autonominata avevamo già a Bologna espresso le nostre perplessità, viene respinta per principio, senza essere neanche discussa. Non resta che ammettere che la richiesta di partecipazione al COT, con la concessione dei 5 posti vuoti da noi riempiti attraverso una consultazione democratica, era intesa non a manifestare una volontà cooperativa, ma, al contrario, ad assegnarci pretestuosamente un ruolo di minoranza, utile solo a legittimare le scelte della maggioranza autonominata in quell’organismo.
Ci pare importante ancora una volta ricordare come il COT non abbia mai stabilito un numero minimo di presenti ritenuto utile a deliberare e decidere per l’intero corpo di Altra Europa.

Non essendoci in questo organismo alcuna democraticità riteniamo del tutto inutile la nostra partecipazione.

Non intendiamo esercitare un ruolo che riteniamo irrispettoso dell’autonomia ed intelligenza delle persone che si riconoscono in Altra Europa nella società ed auspichiamo che da queste si sprigionino energie e proposte innovative, non imbrigliate dalle logiche correntizie che si vogliono promuovere ed alle quali siamo del tutto estranei.

Con la presente rassegniamo pertanto le nostre dimissioni dal Comitato Operativo Transitorio.

Antonella Leto, Pietro Del Zanna, Roberta Radich, Simonetta Astigiano, Simone Lorenzoni


QUANDO IL SOCIALE E’ ANCHE POLITICO (Case sinistre e Assemblee permanenti)

amityville-horror-stuart-rosenberg-1979

L’irruzione nella vita politica del termine “coalizione sociale” ha sparigliato le carte e ha costretto molti a correre ai ripari cercando di fare quadrare con il nuovo mainstream progetti politici già in progress oppure archiviandone altri.
Il pensiero corre subito all’Human Factor di Nichi Vendola, ultimo in ordine di tempo dei tanti cantieri che il capomastro pugliese ha messo in piedi in questi anni.

Ancora più emblematico il caso dell’Altra Europa, nata proprio con l’intenzione di unire le forze sociali presenti nel paese
Ma questo percorso è stato poi abbandonato privilegiando il rapporto esclusivo con i partitini della Sinistra e trasformando a sua volta L’Altra Europa in un altro partito di quella frammentata galassia, ponendosi all’interno di una ennesima federazione partitica che dovrebbe costituire la parte politica (presunta mancante) delle coalizioni sociali.
A pensare che sia un  nuovo modo dei soliti partiti di mettere il cappello a delle lotte sociali per trarne personale interesse e recuperare il consenso ormai completamente perso, forse si farà peccato, per dirla come avrebbe detto il Divo, ma si va molto vicini alla realtà.

Nasce così l’idea di “casa della sinistra e dei democratici” che già di per sé è una ridondanza e che in ogni caso non sembra nel nome essere molto inclusiva rispetto quel “sociale anonimo” non rappresentato né organizzato, né al variegato mondo dei movimenti e delle lotte spontanee, centri sociali, associazionismo e quant’altro. Sembra piuttosto riferirsi unicamente a ricucire quel solito mondo dei partiti della sinistra con qualche apertura ai dissidenti del PD.

Chi mette “ad arte” in contrapposizione sociale e politico è proprio l’attuale politica dell’AE. Infatti il sociale viene artificiosamente rappresentato come qualcosa che non ha la capacità di crearsi da sé un’auto-rappresentanza ma che deve necessariamente rivolgersi all’ausilio di una parte politica al di fuori di sé che svolga questo servizio per conto loro.
Come esempio viene portata l’esperienza di Landini, giustamente indicata come puramente sindacale e senza alcun interesse al problema di una rappresentanza politica. Ed è effettivamente così, ma è il passaggio successivo che è furbescamente scorretto.
Si cerca di elevare a paradigma di tutte le coalizioni sociali una singola iniziativa che è invece sola una scelta operativa personale di Landini ma non insita nelle coalizioni sociali in sé.

Da una premessa sbagliata si fa quindi discendere la necessità di proporsi come la risposta politica prêt-à-porter:

“Eccoci qui dicono i costruttori della casa ancora vuota – siamo arrivati noi a darvi quella parte politica che vi manca” nella fattispecie la solita alleanza verticistica di partiti che si pone a guida e avanguardia delle masse.

Questo a dimostrazione di quanto intendere la coalizione sociale come un semplice insieme di richieste sindacali e la parte politica come dei partiti guida che sono la punta di diamante della rivoluzione, oltre ad essere una concezione desolatamente antiquata non corrisponda a verità.

Non si può far assurgere la scelta di Landini a prototipo di tutte le coalizioni sociali.

Prova ne è che il 29 marzo a Roma (allo SCUP, Via Nola 5, dalla 9,30 alle 17,30) si darà vita a un incontro di movimenti, associazioni, cittadini, centri sociali, militanti delusi dai partiti, ecc. proprio per mettere in piedi un’Assemblea permanente che dovrà lavorare a creare una coalizione sociale che si dia una auto-rappresentanza costruita insieme giorno dopo giorno con sistemi orizzontali e innovativi di decisionalità, con metodi democratici e trasparenti. Sarà di fatto la base sociale di quello che dovrà essere un futuro governo alternativo.

E sarà fatto senza l’aiuto misericordioso e apparentemente disinteressato dei partiti che Landini ha respinto (e forse non solo a causa della sua scelta operativa…) e che Rodotà ha definito “zavorre con cui è impossibile pensare a qualsiasi tipo di cambiamento”.

Guido Viale, da sociologo ed esperto di ricerche ambientali e socio-politiche qual è, spiega con precisione estrema come sia sbagliata la contrapposizione strumentale tra sociale e politico e di come “ case “ di questo tipo siano prive di senso:

Contrapporre sociale a politico non ha alcun senso. Il sociale è in qualche modo, magari sbagliato, sempre politico e il politico, se è veramente tale, cioè indirizzato a conservare, cambiare o sovvertire gli assetti sociali, è sempre anche sociale.
La contrapposizione esiste quando gli obiettivi o il modo di operare del sociale, o del politico, o di entrambi, sono sbagliati, o non condivisibili. La contrapposizione vera è tra sociale e partitico.
Le organizzazioni sociali, associazioni, comitati, rappresentanze del lavoro, “movimenti”, hanno sempre una loro “ragione sociale”: le finalità per cui operano.
I partiti invece hanno come finalità primaria, e da tempo – forse non è stato sempre così – la loro conservazione, la riconferma dei loro piccoli o grandi apparati, a cui subordinano di volta in volta le loro “scelte politiche”. Anche le organizzazioni sociali hanno delle piccole burocrazie, ma la preminenza delle finalità sociali fa si che sia più difficile subordinarle alla propria perpetuazione.
Con i partiti – non è convinzione solo mia – è più facile ritrovarsi di fronte al nulla. Così la formula coalizione sociale usata da Rodotà e da Landini ha per forza di cose dei riferimenti concreti, anche se insufficienti: poteva, e può ancora, essere sviluppata e approfondita.
Una formula come casa comune delle sinistre e dei democratici è invece una espressione di puro stampo partitico: i termini sinistra e democratico, nel linguaggio corrente, non hanno alcun riferimento sociale; e anche in termini politici, sono tanto generici da comprendere l’universo mondo o contenere tutto”

Per concludere e riassumere, l’errore fondamentale ed esiziale di quanto sta facendo l’Altra Europa è di credere (o far finta di credere) che la coalizione sociale abbia bisogno di un’organizzazione politica “esterna” per accedere alla fase “politica”. Non è così e anzi questa concezione ha portato alla fine di tanti movimenti di opposizione (pensiamo al Social Forum di Genova) le cui ali sono state tarpate dalle interferenze di organizzazioni politiche esterne. In realtà quando alcune entità sociali si incontrano, per continuare un cammino politico devono necessariamente riformulare obiettivi e pratiche e questo è un lavoro politico” (cit. Guido Viale) che trasforma la coalizione sociale in coalizione politica. Questo era il lavoro che spettava all’Altra Europa e che invece è stato sostituito da quella “casa della sinistra e dei democratici” che rappresenta di fatto un altro partito che si appresta a rivolgersi al sociale dall’esterno come già hanno fatto altri partiti (gli stessi che dovrebbero stare dentro questa casa).

Gian Luigi Ago