ANCORA SULL’ALTRA EUROPA

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In Aprile si svolgerà l’Assemblea Costituente dell’Altra Europa (AE), assemblea molto discussa e discutibile per la sua barocca costruzione e che preluderà alla costituzione della “casa della sinistra e dei democratici”.

L’assemblea è incentrata di fatto sulla scontata approvazione di un unico documento “Siamo a un bivio” (SAUB) scritto da Marco Revelli.
Il documento SAUB è stato rimaneggiato e la più evidente modifica è stata la sostituzione del termine “soggetto politico nuovo” con “casa della sinistra e dei democratici”.

Mi pare chiaro che questo non sia dovuto a una banale correzione “estetico-letteraria” ma che stia invece a segnare un chiaro cambiamento di strategia politica. Ai due termini sono sottese due concezioni completamente antitetiche.

Il “soggetto politico nuovo” aveva nel primo sostantivo l’idea dell’identità “unica” di quello che si andava a costruire, nel primo aggettivo lo scopo focalizzato sulla “politica” (quindi sugli obiettivi) e nell’ultimo aggettivo, e nel suo posizionamento, la sottolineatura della rottura con le pratiche e gli schieramenti politici precedenti.
Una visione quindi di inclusività e non di “guida politica” di quanto possiamo con un termine abusato ed equivocabile chiamare “sociale”.

La “casa della sinistra e dei democratici” ribalta completamente la visione precedente. La “casa” riunisce ma circoscrive ad una famiglia, non è un luogo aperto. E la circoscrizione è quella intorno alla “sinistra” e quindi il cercare una ricomposizione e un’unità delle “componenti partitiche” della sinistra con l’aggiunta dei “democratici”, facilmente identificabili con le aree dissidenti interne al PD. Questo è ancora di più evidenziato dall’aggiunta stessa, che sarebbe stata inutile e ridondante se non fosse stato necessario legittimare l’inclusione di queste aree.

Un totale stravolgimento dei principi fondativi dell’appello dell’Altra Europa in cui si parlava tra l’altro di “autonomia dagli apparati partitici.
Riguardo all’obiettivo di queste forze (se così possiamo magnanimamente definirle) io sono in totale accordo con Stefano Rodotà che dice appunto:

“Chi pensa di ricostruire un soggetto di sinistra o socialmente insediato guardando a Sel, Rifondazione, Alba e minoranza Pd sbaglia. Lo dico senza iattanza, ma hanno perduto una capacità interpretativa e rappresentativa della società. Nulla di nuovo può nascere portandosi dietro queste zavorre. Rifondazione è un residuo di una storia, Sel ha avuto mille vicissitudini, la Lista Tsipras mi pare si sia dilaniata subito dopo il voto alle Europee. Ripeto: cercare di creare una nuova soggettività assemblando quel che c’è nel mondo propriamente politico secondo me è una via perdente. Bisogna partire da quel che definisco “coalizione sociale”.

Che quello che propone oggi l’attuale “gestione” (futura dirigenza) di AE vada nel senso di quella ricomposizione di cui parla Rodotà è chiaro dalla posizione ufficiale assunta dal comunicato riguardo alle elezioni regionali liguri in cui si riporta la posizione emersa nelle discussioni interne al Comitato Operativo Transitorio (COT): cioè l’appoggio alla lista Pastorino.

L’esemplarità e lo “svelamento” del progetto che sta dietro a questo comunicato ha creato indignazione, dubbi e perplessità in molti, anche all’interno dello stesso COT
Senza alcun dubbio si è scelto di appoggiare uno “schieramento” più che un programma o un candidato. Si è detto che AE cerca nelle regionali la “massima unità” ma l’unità che si cerca è quella di cui si diceva prima, cioè la “ricomposizione dei partiti” che è l’unico scopo di quella lista che serve a testare in campo regionale il progetto di un nuovo rassemblement partitico a cui l’AE offre domicilio nella erigenda “casa”.

Questo è ancor di più evidente se si pensa che una vera unità era stata già raggiunta ma un’unità che nasceva dalle componenti della società civile, delle comunità, dai cittadini, movimenti, associazioni che avevano aderito alla lista proposta dall’Altra Liguria.
E questa lista aveva ottenuto anche l’adesione ufficiale di Rifondazione, Sel e Verdi.

Allora che senso avrebbe avuto distruggere un’unità già costituita dalla base, con metodi di consultazione democratici e orizzontali con un’altra “unità” calata invece dall’alto delle segreterie di partito senza alcuna consultazione popolare, con un candidato presidente che ha votato tutte le ultime nefandezze del governo Renzi e che ha cementificato il comune di Bogliasco di cui è Sindaco?
Mi pare chiarissimo che il senso era quello di “sdoganare” questa nuova ammucchiata di partiti come una formula risolutiva e da riproporre anche in scala nazionale.

Come si fa quindi a dire che quello che sta facendo l’AE non sia riproporre le logiche fallimentari del passato?
Come si fa a parlare di scioglimento dei partiti, trincerandosi dietro il concetto che non sarà ora ma solo forse, chissà.. eventualmente nel futuro, sapendo benissimo che i partiti non hanno la minima intenzione di sciogliersi né ora né tra cent’anni ma che anzi vogliono rafforzarsi e predicano esplicitamente politiche di “doppio binario”?

Anche la soluzione delle adesioni individuali non risolverà il problema perché i partiti useranno nella migliore delle ipotesi l’AE come una “lista” per gli eventi elettorali e, nella peggiore come un altro partitino da affiancare alle loro coalizioni “arcobaleno”.

Non è un caso che in un anno di immobilismo AE abbia dilapidato il patrimonio di entusiasmo, movimenti, associazioni, cittadini che hanno ormai lasciato il posto solo a esponenti di partito che costituiscono in AE ormai la quasi totalità.

Altro segnale che quello che si sta costruendo non è niente di nuovo e di vincente è la demonizzazione dei processi di “coalizione sociale” che stanno nascendo nel paese, non come conseguenza di un’improvvisa “moda” ma perché l’analisi delle mutazioni del corpo sociale evidenziano che quelle sono le uniche soluzioni praticabili oggi.
L’unico vero motivo per cui si osteggiano è perché escludono i partiti e questo sta a dimostrare, se ancora ce ne fosse bisogno, che la preoccupazione unica è quella di creare una ennesima scialuppa di salvataggio a queste forze che ormai non hanno più referenti sociali e scelgono in base a logiche di sopravvivenza.

Sopravvalutare questi partiti, ormai al lumicino nei consensi (come le varie elezioni dimostrano) e che ormai si muovono solo su logiche di “schieramento” e sacrificare per salvarli l’immensa ricchezza di iniziative di base bollandole “come divisive” è la prova più evidente che l’unico scopo è dare ancora un po’ di ossigeno nell’accanimento terapeutico verso questi malati ormai terminali.

E per questo scopo “superiore” si combatte e si ostacola la vera strada che può portare a un fronte antiliberista in grado di diventare in futuro il vero embrione di un governo di alternativa. Oppure, come da prassi partitica, si cerca di metterci sopra il cappello, come si è cercato di fare con la coalizione di Landini, venendo messi cortesemente alla porta.

Logiche, pratiche, concezioni vecchie e usurate quindi.
Pensare che simili soluzioni siano la strada per il cambiamento, ammesso che lo si pensi davvero, è quindi un errore madornale. Nuove ammucchiate come quelle che si stanno preparando potranno anche, grazie ai voti di civatiani, cofferatiani, anti-renziani, ecc raddoppiare quel 4% già raggiunto ma condanneranno questi rassemblement a restare eternamente “squadre da centro classifica” senza possibilità di vincere mai alcun “scudetto”.

Fuor di metafora calcistica, il massimo che si potrà ottenere saranno posti istituzionali che garantiranno poltrone ai soliti ventennali volti del ceto partitico condannandoli a un’eterna opposizione peraltro sterile che non potrà rovesciare i rapporti di forza nazionali. Il rovescio della medaglia sarà dirottare le speranze e le possibilità di cambiamento in progetti che mai potranno attuarlo. In pratica la stessa cosa che ha fatto Grillo col M5S.

L’AE si è posta quindi in una posizione divisiva, di contrapposizione, di logiche di “maggioranza e minoranza”, correntizia, ponendo al centro solo il suo SAUB e bloccando sul nascere qualsiasi tentativo di dialogo, di discussione che mediasse tra diverse posizioni, che portasse avanti una politica in cui le proposte nascessero non da votazioni a colpi di maggioranza ma cercando delle vie che cercassero di tenere insieme diverse anime.
Ora non è escluso che nel consueto copione filmico del “poliziotto buono e quello cattivo” che si alternano nell’interrogatorio del criminale, tenteranno di presentarsi in una posizione più dialogante, chiederanno di cercare una ricomposizione, come se non fosse chiaro che sarebbe solo un tentativo di neutralizzare e riassorbire posizioni dannose per i loro progetti in campo regionale con l’usurato ritornello del “voto utile” e in campo interno con possibili aperture ma mai tali da frenare il loro progetto.

Gian Luigi Ago

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Informazioni su Gian Luigi Ago

E' tra i soci fondatori dell'Associazione politica "Primalepersone". Dal 2009 è Presidente dell'Associazione Culturale "Il vizio del pensiero" di cui gestisce il sito web www.ilviziodelpensiero.it sito di riflessione e informazione culturale e artistica. Come cantautore ha composto alcune canzoni che hanno come riferimento la tradizione della canzone d’autore. Nell'ottobre 2011 ha realizzato il cd-demo"Verso le barricate del futuro" contenente sette sue composizioni inedite. Sta lavorando a un album dal titolo "Dopostoria" Nel 2013 ha rappresentato, insieme a Claudia Bellucci, l'Italia al Festival Europeo della Canzone d'Autore svoltosi a Vilnius, organizzato dal Ministero della Cultura della Lituania. Insieme a Claudia Bellucci ha realizzato il sito web "Poesia come eresia", sito ufficiale del poeta pesarese Gianni D'Elia. http://www.giannidelia.altervista.org/ Si interessa di teatro, letteratura, musica d’autore italiana, sulla quale ha condotto diverse trasmissioni radiofoniche monografiche su emittenti regionali. Ha pubblicato sul web diversi interventi tematici e critici legati alla musica d’autore. Insieme a Claudia Bellucci e Eugenio Alfano ha realizzato la “Lezione-spettacolo sul Teatro Canzone di Gaber e Luporini”, un’analisi approfondita della genesi, dei meccanismi, delle tematiche, dei riferimenti letterari, filosofici, storici e sociologici che hanno attraversato gli spettacoli di Gaber; la Lezione-spettacolo è stata tenuta in Università, Scuole Superiori, Auditorium, Circoli culturali e Teatri. E’ autore di poesie e monologhi, tra cui quelli dello spettacolo “In direzione ostinata e contraria”, dedicato a Fabrizio De Andrè, realizzato e portato in scena, sotto la sua direzione artistica, insieme a Giulio D'Agnello. Ha scritto lo spettacolo "La stessa rabbia, la stessa primavera" dedicato a Fabrizio De Andrè, portato in scena con il cantautore Massimo Blaco, Claudia Bellucci e Veronica Balzani. Ha realizzato e portato in scena, insieme a Claudia Bellucci, Massimo Blaco e Pino Nastasi, il concerto "Appunti sulla canzone d'autore" con canzoni di musica d'autore italiana Ha realizzato con il gruppo “Compagni di viaggio”, con cui collabora come cantante e chitarrista, lo spettacolo “I sentieri di Utopia” con canzoni di lotta, impegno e speranza e il concerto "No, è un ukulele" con classici della canzone arrangiati per ukulele. E’ presente su Facebook, Twitter e Myspace con il suo account personale e con quello dell’Associazione Culturale “Il vizio del pensiero” Sito web personale: www.agocanzonedautore.altervista.org CONTATTI: Email: ago.gianluigi@libero.it Vedi tutti gli articoli di Gian Luigi Ago

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