GUIDO VIALE risponde a ELEONORA FORENZA

Presentazione2

Cara Eleonora, ho saputo da Pippo Jedi che il tuo intervento in assemblea ha ricevuto 92 minuti di applausi e me ne compiaccio, perché questo ti aiuterà sicuramente a svolgere sempre meglio il tuo lavoro.

Ma poiché mi hai chiamato in causa personalmente, ma anche pubblicamente, con la tua ultima mail, ti rispondo allo stesso modo, ribadendo che le ragioni che mi hanno spinto a firmare insieme a tante altre e altri compagni una Lettera aperta all’Altra Europa le ho già esposte pubblicamente in una mail di risposta ad Antonia Romano e in una assai più lunga lettera aperta mia personale a L’Altra Europa; e credo che siano abbastanza chiare da non doverle ripetere.

Se tu o chiunque altro non le capite è sicuramente colpa mia, ma non so fare di meglio.
Vorrei innanzitutto tranquillizzarti: non sei una zavorra.
Nessuno, per un’organizzazione che ha fatto di “Prima le persone” il suo motto in campagna elettorale, può esserlo. Una zavorra lo sono invece, insieme ad altre – il giudizio, come sai, non è solo mio – due delle organizzazioni a cui tu fai capo: la direzione di Rifondazione Comunista e il COT dell’Altra Europa (che adesso cambierà nome, ma, a quanto sembra, non cambierà natura).

Sono contento che tu come capo delegazione partecipi alla manifestazione No Expò del Primo maggio.
Non si capisce però come mai tu non abbia mai posto il problema, già sollevato da me e da altri mesi fa, all’interno del CON e poi del COT, di cui pure fai parte. Al punto da permettere che un delegato (o commissario?) del COT partecipi a un’assemblea congressuale senza sollevare obiezioni al fatto che proprio lì – a Milano! – si voti di non prendere posizione su Expò perché il tema è “divisivo”. Non ti sei accorta del fatto che l’Expò è il concentrato di tutto ciò che L’Altra Europa pretende di combattere con le campagne contro il TTIP, il jobs act, lo sblocca Italia, il consumo di suolo, il debito pubblico, la devastazione della finanza degli enti locali?

Lo stesso vale per la tua partecipazione, personale o come capo delegazione, alla mobilitazione contro Tempa Rossa e le trivellazioni. Hai mai sollevato il problema nel comitato dei 221, di cui facevi autorevolmente parte, quando è stata presa la decisione di non sostenere quella campagna, cosa che ci ha fatto perdere un numero considerevole di ex candidati, di attivisti e di sostenitori?

E non si poteva evitare che in una manifestazione promossa sostanzialmente dall’Altra Europa si invitasse a parlare un personaggio che ha più volte chiesto più polizia contro il movimento NoTav della Valle di Susa?
Credi che questo abbia rafforzato i legami de L’Altra Europa con i candidati e le candidate, gli elettori e le elettrici di quel movimento?

Tu vanti il fatto che in sette Regioni su sette L’Altra Europa sostiene liste contrapposte al PD. Ma ti sei resa conto che con il sostegno a una di quelle liste (peraltro sostenuta e rappresentata da personaggi che se le cose fossero andate bene per loro sarebbero ora in lista nel PD, senza cambiarne di una virgola il programma, come appare evidente dai contenuti su cui si sono svolte le primarie), che con quel sostegno il COT, e con esso, purtroppo, tutta L’Altra Europa, sono passati come un carro armato sul lavoro di paziente tessitura di una vera coalizione sociale portato avanti per mesi dei compagni liguri de L’altra Europa?

E che quella operazione, che ti sfido a definire democratica, non sarebbe mai andata in porto se la direzione di Rifondazione Comunista e il COT de L’Altra Europa avessero invece assecondato, come era loro dovere, le decisioni già prese dai loro militanti (o militonti, come li chiami tu, e non io)?

Quello che dovresti comunque smettere di fare, e con te molti altri, è continuare a far credere che le persone disposte a volantinare, raccogliere firme, stare ore in videoconferenza, parlare alla gente ci sarebbero solo nei partiti; mentre fuori dei partiti ci sarebbero solo persone pronte a teorizzare e a pontificare.

Se nell’Altra Europa oggi di “senza partito” ce ne sono molti meno – e così è; ma ce ne sono molti meno anche di attivisti di partito) é perché qualcuno li ha fatti scappare. E quel qualcuno non sono certo gli “intellettuali” che pontificano senza distribuire volantini (Renzi li chiamerebbe i Professoroni), ma sono state le scelte opportunistiche fatte all’ultimo momento dalle direzioni di SEL, di Rifondazione comunista e dal CON-COT.

E non ti sei accorta che in molte di quelle Regioni le liste che L’Altra Europa sostiene sono, in base alla teoria del CON, ora COT (e domani chissà?) “divisive”, perché SEL sta dall’altra parte?

Che è il motivo per cui sono state ignorate – cioè, a rigor di termini, boicottate – dal COT le liste L’Altra Emilia Romagna e L’Altra Calabria, senza che tu sollevassi nemmeno il problema, anche se personalmente o come “capo delegazione”, sei andata, come ho fatto io e hanno fatto altre ed altri, a sostenerle?
Potrei continuare, ma tocco solo un ultimo punto. Vorrei sapere dal capo delegazione dell’Altra Europa se la decisione di definire, in un’assemblea pubblica e trasmessa in streaming, “un carnevale” la decisione di Barbara Spinelli di andare a ricoprire il seggio che occupa nel Parlamento europeo (decisione da cui si può ovviamente dissentire, ma che allora aveva trovato concordi tanto tutti i garanti quanto il segretario di Rifondazione e il coordinatore di SEL), se quella decisione, che fa seguito a una serie ininterrotta di attacchi mediatici contro Barbara Spinelli (portati avanti anche dalla nostra commissione comunicazione, e singolarmente da diversi suoi membri, ben prima del 25 maggio), se quella decisione è stata presa consultando anche “i vicini di stanza”, cioè gli altri parlamentari della nostra delegazione; e come mai tu, come capo delegazione, non hai sentito il bisogno di spiegare che questo non è il modo migliore per tenere unito un gruppo parlamentare: sia al suo interno che nei rapporti con il ” corpo sociale” che dovrebbe rappresentare.

Guido Viale

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lettera di Eleonora Forenza:

Ciao,
mi presento, sono una zavorra.
O almeno, così vengo definita – io come migliaia di altre compagne e compagni – da una lettera aperta che si conclude con l’appello a una politica che “sappia mettere al primo posto la solidarietà, l’accoglienza, le persone”. In qualche articolo precedente, venivo addirittura considerata un “errore”, perché nella versione DOC dell’Altra Europa – quella che magari avrebbe superato con esito positivo il Giudizio dei Padri (sic, si è detto anche questo) – merdacce (scusate qui cito fantozzi e non rodotà per provare a sdrammatizzare) di partito non avrebbero nemmeno dovuto essere candidate…
Non ho risposto a questo, così come a molti altri insulti, o espressioni profondamente violente, come quelle che possono essere rivolte agli altri con leggerezza, senza paura di ferire, solo da chi ha la pretesa di rappresentare il giusto e il vero, il Bene contro il Male. Non ho risposto perché ho voluto evitare il più possibile polemiche e divisioni.  Ora, dopo aver letto la “lettera aperta” nella sua ennesima versione, sento proprio di non poter tacere alcune cose.
La prima è che trovo difficile da accettare la postura giudicante da parte di chi si è sistematicamente sottratto alla fatica del costruire, alla materialità della politica come percorso collettivo. Sono orgogliosa di essermi formata in una comunità politica che mi ha insegnato a leggere Braidotti e Gramsci, smontare una pagoda, occupare un’aula, bloccare un treno, costruire relazione tra donne, pensare a quanto hai ricavato alla fine della festa perché quei soldi ti servono per fare i manifesti il mese successivo. Ho imparato a rifiutare qualsiasi divisione fra chi fa e chi pensa, tra chi agisce e chi giudica, tra chi scrive editoriali e chi distribuisce volantini. E voglio ringraziare di cuore le compagne e i compagni che in questi mesi si sono assunti l’onere di far vivere il progetto dell’Altra Europa, pensando e agendo insieme. Duole pensare che oggi in nome della fedeltà al progetto originario alcuni di noi siano impegnati a raccogliere firme per dichiarare morta l’Altra Europa. Deve essere un nuovo modo, assai originale, per provare a unire ciò che il neoliberismo ha diviso.
Conosco e stimo personalmente molte delle compagne e dei compagni che hanno firmato la lettera. Mi permetto, dunque, di rivolgermi in primo luogo a loro.
Non devo certo qui illustrare quanto grande sia la responsabilità che abbiamo nel provare a costruire anche in Italia una forza politica europea in grado di sostenere la lotta contro le politiche di austerità e di supportare il governo di Syriza. In questi mesi l’altra europa – pur nella sua, nostra, insufficienza – ha lavorato per unire tutto ciò che si riconosceva nel sostegno alla Grecia (anche con la costruzione di appelli, piazze, manifestazioni, e la splendida esperienza della brigata kalimera) così come nel conflitto aperto dai soggetti sociali, nelle manifestazioni della FIOM come nelle giornate di Blockupy. Senza il vituperato COT, senza queste persone, tutto questo semplicemente non ci sarebbe stato. In sette regioni su sette sosteniamo liste alternative al Pd, certo con esperienze che presentano limiti e contraddizioni, ma anche con una chiara indicazione di percorso. Il tema dell’alternatività al Pd e dell’internità al Gue sono condivisi da tutti.
Parliamo delle relazioni con i movimenti, evocate nella lettera. Fatemela dire così (in modo un po’ schizo, che in altra sede non userei: ma qui voglio sia chiaro che per me sono atti non individuali e che vivono in relazione e in un percorso collettivo): la “capodelegazione” dell’altra europa è andata in calabria e in emilia a sostenere le liste alle regionali, a Tunisi e a Francorte, sarà a Milano alla manifestazione no Expo, ha ospitato la scorsa settimana a Bruxelles una iniziativa con i conflitti sui temi della giustizia ambientale, invitando dai NO Triv a stop biocidio, una delle sue prime interrogazioni è stata su tempa rossa e a novembre si farà l’ispezione a taranto; una delle sue prime ispezioni è stata dentro il cantiere tav. Nessun contorsionismo nella relazione con i movimenti, ma la volontà precisa di intendere la rappresentanza come strumento utile ai conflitti.
Limiti e contraddizioni nel nostro percorso,nelle forme di democrazia, nella capacità di comunicazione: certo, tantissimi. Ma di tutto quello che abbiamo costruito, di questa storia e fatica collettiva, fatta anche di persone che organizzano pullman e passano ore davanti a un computer per discutere fino allo sfinimento mille problemi, nella lettera non c’è traccia: si parla solo, in modo consentitemi di dire un po’ autoreferenziale, di assemblee, procedure e COT. Non c’è traccia della relazione col mondo esterno. Ripeto quel che è stato fatto è limitato, e assolutamente insufficiente. ma siamo proprio sicuri che sia il caso di produrre l’ennesima divisione in nome di un livello più alto di unità?
Lo chiedo, appunto, perché voglio sottrarmi dalla logica abbrutente del noi vs voi e vorrei che tutte, ma proprio tutte le persone che hanno dato vita al percorso della altraeuropa continuassero a farne parte.
Il mio invito, dunque, è a prendere parte alla assemblea di oggi e domani, a discutere quanto volete, ma non perdere di vista che ci unisce una idea del mondo, e spero anche una passione politica comune.
Dovremmo abolire a sinistra tutto ciò che innesca meccanismi autodistruttivi: dalla rottamazione alla demonizzazione dell’altro. Tutto ciò che fa passare l’idea che il problema sia l’altro e la soluzione consista nella sua distruzione. Mi sembra, invece, che non riusciamo a uscire da, passatemi l’espressione, una “coalizione a ripetere” (altro che coalizione sociale!) che ci induce sistematicamente a ripetere gli stessi dibattiti, sociale vs politico, società civile vs partiti.
Basterebbe rievocare le parole di Ingrao – come hanno fatto zagrebelsky e Paggi in occasione dei suoi 100 anni – sulla democrazia di massa che è qualcosa di più di un elenco di elettori, anche grazie alla trama di partiti, associazioni e sindacati, per ricordarci che di certo la soluzione alla crisi della democrazia di massa non la troviamo oggi né nella forma-partito, né nella forma-sindacato (è questa la consapevolezza alla base della proposta lanciata dalla Fiom) e neanche in una supponente apologia della società civile. “Il risicato quattro per cento”, caro guido, l’abbiamo raggiunto anche grazie a quegli stolidi militonti il cui unico compito dovrebbe essere quello di riconoscere l’altrui superiorità. Sia ben chiaro, non è mia intenzione qui fare una apologia della forma-partito, anche considerato che da anni provo a dare un contributo nominarne i limiti da femminista e da “precaria” (quale ero fino a pochi mesi fa). e sono certa che si tratterà di costruire una forma della politica capace di connettere forme diverse di militanza (nella scomposizione di politico e sociale prodotta dal neoliberismo), politica sociale, pratiche mutualiste, collettivi femministi, occupanti casa ecc. Anche qui , guido, tu chiami spesso in causa l’autore di”finale di partito”. credo vi sia una differenza profonda tra chi ha messo a tema il “finale di partito” (non è la mia tesi) e chi sputa quotidianamente sulle persone che militano in un partito, generosamente, con passione e intelligenza; chi parla, pur avendo responsabilità politiche da una quarantina d’anni, come se avesse la soluzione in tasca, senza fare un bilancio di ciò che ha prodotto. come se bastasse dirsi “apartitici” per essere innovativi. Come se la sinistra dei club non fosse stata teorizzata quasi da prima che io nascessi. come se si potesse sovrapporre il termine società civile col tema della coalizione sociale.  mi fermo qui, il discorso sarebbe lungo.
C’è poi un tema che attiene alla delegazione parlamentare, che ha qualche responsabilità e qualche dovere in più nella nostra storia collettiva. Anche qui, mi sono sottratta quanto più possibile (ammetto, non sempre) alle polemiche. Persino di fronte a valutazioni comparative un po’ surreali come quelle che faceva daniela qualche tempo fa su chi si fosse più o meno relazionato alla lista. Io non sono qui per fare il giudice, e nemmeno l’imputato. Non per dare voti, nè per riceverli. e tantomeno per fare “valutazioni comparative”. sona una compagna come le altre e gli altri, solo, appunto, con qualche responsabilità e dovere in più. e, quindi, mi sono sentita in dovere, usiamo questa espressione impropria, di girare l’Italia come una trottola per partecipare a iniziative della altraeuropa senza badare a che fosse il mio collegio o meno; a partecipare alle assemblee dall’inizio alla fine, senza andarmene alla fine degli applausi al mio intervento, perché ritengo fondamentale ascoltare; a partecipare a ore di riunione via web; a essere presente alla manifestazioni a cui aderivamo come altraeuropa; a costruire un ufficio quotidianamente a disposizione della lista – e ringrazio davvero raffaele, barbara,  mimma e luca per lo splendido lavoro che fanno a prescindere dalla tessera – chi di rifo, chi di sel, chi nessuna – mettendosi a disposizione  di tutti; a contribuire economicamente al funzionamento della lista con un contributo mensile dal mio stipendio di parlamentare, dal primo giorno fino alla fine del mandato e non solo fino alla copertura dei debiti.  anche unilateralmente, come sta avvenendo da qualche mese; a proporre che vi sia un coordinamento fra la lista e gestione dei soldi della delegazione. Potrei continuare, ma mi fermo qui.
Mi limito a dire che se tutti avessimo inteso la nostra funzione di “delegazione” come di servizio e a disposizione di un percorso collettivo, se ci fossimo sentiti responsabili della fatica del costruire e non solo messi nella postura giudicante, bravissimi a indicare ciò che non funziona, forse la situazione sarebbe migliore della attuale. e trovo difficile sentir dare lezioni sul “noi” quando non si prova quotidianamente a costrurlo,a partire da sé. Quando adempio si risponde individualmente a Landini e rodotà senza sentire né il desiderio né il bisogno di confrontarsi con le due persone che occupano le stanze accanto (che sono delegate a rappresentare il tuo stesso percorso) o di confrontarsi con i militanti della lista che rappresenti in parlamento.
Ho sempre pensato – e continuo a pensarlo – che non si possa essere efficacemente parlamentari se non dentro una storia collettiva, e che mantenere unita la delegazione, in relazione con AE fosse fondamentale. E, per questo mi sono spesa, (e non smetterò di farlo) fino all’altro pomeriggio. Quando poche ore dopo avervi detto quanto fosse a mio avviso importante che come delegazione lavorassimo alla buona riuscita della assemblea, a costruire il massimo di unità possibile pur nelle differenze, mi ritrovo la sorpresa di una raccolta firme volta a delegittimare l’assemblea stessa. Una ferita, anche nella relazione personale.
Cara barbara, come sai, ho sempre pensato che io, te e curzio avessimo qualche responsabilità in più. E, purtroppo capisco dopo aver letto il tuo articolo sul femminismo, anche quello scritto senza il bisogno di confrontarsi con nessuna (anche quella per me una ferita) quanto lontana da te debba esserti sembrato il tentativo di una militonta di costruire una una relazione personale e politica tra donne. ti ho già scritto che vivo come un fallimento personale non essere riuscita a vincere il muro della tua diffidenza, e ovviamente me ne assumo la responsabilità. Lo considero un mio limite.
Ti prego però di fermarti, di non contribuire a distruggere il varco che abbiamo aperto – tutte e tutti insieme – nella possibilità di costruire anche in Italia una alternativa. lavorare per distruggere rende peggiori, e inchiodare gli altri ai propri limiti è il contrario della politica. Non è da un gesto distruttivo che potrà nascere “una vera altraeuropa”, ma solo un indebolimento delle nostre già flebili voci. L’AE ha bisogno della tua intelligenza, della intelligenza e della passione delle persone che hanno firmato la lettera. in parlamento conduciamo battaglie contro giganti,penso a che quello che fai quotidianamente sul frontex, a quello che provo a fare sul ttip. sarebbe difficile sottoporsi al giudizio delle figlie (che mi interessa più di quello dei padri) e spiegargli che ci siamo divise anziché lavorare per unire ciò che il neoliberismo (come abbiamo detto tutte e tutti in campagna elettorale)  ha diviso perché il Cot era eletto a lista bloccata.
Come diceva la pubblicità del magnum, la vita è fatta di priorità.
spero di vedervi tutte e tutti (ah i danni, del femminismo..) tra poco,
ele
ps: scusate se ho scritto molto e parlato di me e diquello che ho fatto e vissuto incutesti mesi. non l’ho mai fatto finora e non era mia intenzione farlo. ma oggi mi pareva necessario.
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Informazioni su Gian Luigi Ago

E' tra i soci fondatori dell'Associazione politica "Primalepersone". Dal 2009 è Presidente dell'Associazione Culturale "Il vizio del pensiero" di cui gestisce il sito web www.ilviziodelpensiero.it sito di riflessione e informazione culturale e artistica. Come cantautore ha composto alcune canzoni che hanno come riferimento la tradizione della canzone d’autore. Nell'ottobre 2011 ha realizzato il cd-demo"Verso le barricate del futuro" contenente sette sue composizioni inedite. Sta lavorando a un album dal titolo "Dopostoria" Nel 2013 ha rappresentato, insieme a Claudia Bellucci, l'Italia al Festival Europeo della Canzone d'Autore svoltosi a Vilnius, organizzato dal Ministero della Cultura della Lituania. Insieme a Claudia Bellucci ha realizzato il sito web "Poesia come eresia", sito ufficiale del poeta pesarese Gianni D'Elia. http://www.giannidelia.altervista.org/ Si interessa di teatro, letteratura, musica d’autore italiana, sulla quale ha condotto diverse trasmissioni radiofoniche monografiche su emittenti regionali. Ha pubblicato sul web diversi interventi tematici e critici legati alla musica d’autore. Insieme a Claudia Bellucci e Eugenio Alfano ha realizzato la “Lezione-spettacolo sul Teatro Canzone di Gaber e Luporini”, un’analisi approfondita della genesi, dei meccanismi, delle tematiche, dei riferimenti letterari, filosofici, storici e sociologici che hanno attraversato gli spettacoli di Gaber; la Lezione-spettacolo è stata tenuta in Università, Scuole Superiori, Auditorium, Circoli culturali e Teatri. E’ autore di poesie e monologhi, tra cui quelli dello spettacolo “In direzione ostinata e contraria”, dedicato a Fabrizio De Andrè, realizzato e portato in scena, sotto la sua direzione artistica, insieme a Giulio D'Agnello. Ha scritto lo spettacolo "La stessa rabbia, la stessa primavera" dedicato a Fabrizio De Andrè, portato in scena con il cantautore Massimo Blaco, Claudia Bellucci e Veronica Balzani. Ha realizzato e portato in scena, insieme a Claudia Bellucci, Massimo Blaco e Pino Nastasi, il concerto "Appunti sulla canzone d'autore" con canzoni di musica d'autore italiana Ha realizzato con il gruppo “Compagni di viaggio”, con cui collabora come cantante e chitarrista, lo spettacolo “I sentieri di Utopia” con canzoni di lotta, impegno e speranza e il concerto "No, è un ukulele" con classici della canzone arrangiati per ukulele. E’ presente su Facebook, Twitter e Myspace con il suo account personale e con quello dell’Associazione Culturale “Il vizio del pensiero” Sito web personale: www.agocanzonedautore.altervista.org CONTATTI: Email: ago.gianluigi@libero.it Vedi tutti gli articoli di Gian Luigi Ago

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