UNA STORIA SBAGLIATA (L’Altra Europa vs Barbara Spinelli)

05/03/2014 Roma, conferenza stampa di presentazione dei candidati e del logo delle liste L'Altra Europa con Tsipras, nella foto Barbara Spinelli una dei sei garanti de L'Altra Europa con Tsipras

Quanta disinformazione, cattiva coscienza o ipocrisia. Scegliete voi…

Barbara Spinelli, una delle garanti e ispiratrici dell’appello dell’Altra Europa viene candidata alle europee dichiarando che rinuncerà al seggio a favore del secondo eletto in caso di elezione.
Dopo l’elezione viene invitata via lettera da Alexis Tsipras stesso ad accettare comunque l’elezione. Sel e Rifondazione appoggiano questa richiesta ma lasciano a lei la patata bollente di scegliere in quale circoscrizione accettare l’elezione, rifiutando un sorteggio o di accordarsi tra i due partiti.

Così per inciso diciamo anche che le elezioni non servono per spartirsi eletti tra Sel e Rifondazione (uno a te, uno a me…) ma per scegliere delle persone competenti e in grado di ben rappresentare e attuare il programma (su questo vedremo nel finale cosa succederà…).
Così è, anche se le logiche dei partiti ragionano invece in un altro modo…

Intanto passa il tempo e l’AE perde i pezzi per il suo immobilismo.
Perde il meglio di sé: intellettuali, movimenti, associazioni, cittadini che nei territori con entusiasmo hanno contribuito più di tutti al risultato elettorale.
Quegli stessi territori (le Altre Regioni) che sono considerati “altro da sé” e minacciati di denunce per l’uso del simbolo.

All’assemblea di Bologna  di gennaio si parla infatti di elezioni politiche del 2018  ma non delle regionali che ci saranno solo quattro mesi dopo…
Candidamente si affermerà che bisogna lasciar mano libera ai partiti di fare le alleanze che vogliono…  Nella stessa assemblea la blindatura è totale. Non si può decidere nulla, solo ratificare il documento Revelli. Nei corridoi del cinema dove si svolge l’assemblea si chiede di redigere insieme un documento conclusivo a mille mani. Si risponde che non si accetterà alcuna discussione.

La linea politica cambia intanto gradualmente: il “soggetto politico nuovo” del primo documento Revelli si trasforma come per magia in “casa della sinistra e dei democratici” e poi in “casa comune della sinistra e dei democratici”.
Questo provoca  grande dissenso interno in quanto la natura dei due concetti è completamente diversa. Seguono poi  documenti propositivi che si susseguono fino ad Aprile quando la stessa Barbara Spinelli invia una lettera aperta che invita a tornare allo spirito originario dell’AE, quello per cui l’AE doveva essere il “contenitore autonomo dagli apparati partitici”.
Tutto rimane inascoltato e nemmeno preso in considerazione.

Ma in AE ormai Sel, e soprattutto Rifondazione, la fanno da padroni e la linea di AE diviene quella di “unire la sinistra” nella solita ammucchiata fallimentare già vista con Sinistra Arcobaleno e Rivoluzione Civile, aprendo anche ai dissidenti civatiani del PD.
Dapprima si irride alle coalizioni sociali, poi, quando Landini e Rodotà le indicano come le vere soluzioni, si ha un rapido e opportunistico ravvedimento e si dà alla nuova coalizione anche il compito di tendere la mano al sociale… ribadendo l’errore per cui si vede il sociale come qualcosa di diverso dal politico che necessità di una sponda  che può solo essere data dall’alto del “ceto professionale partitico”.

Il COT (Comitato Operativo Transitorio) svolge intanto funziono dirigenti e politiche (che non ha) e agisce con metodi quantomeno autoritari, a colpi di maggioranza, rifiutando qualsiasi confronto per trovare una linea comune di accomodamento tra diverse posizioni.

Si arriva così all’assemblea fondativa di metà aprile che di questo nome non ha nulla essendo più simile a un congresso, con delegati, mozione unica, ecc. e molte cose più che discutibili nello svolgersi delle riunioni dei territori per l’elezione dei delegati.

A questo punto la possibilità di avere un confronto tra diverse posizioni è nulla.

A chi ancora oggi dice “bisogna cercare di cambiare le cose dall’interno” si fa notare che ci si è provato per un anno ma che è impossibile con di fronte un muro di gomma che decide a maggioranza e va avanti per la sua strada in perfetto stile renziano.

Molti abbandonano l’Altra Europa, ormai diventata un partitino pronto ad allearsi ad altri partitini.

E si arriva ad oggi quando Barbara Spinelli non può che  prendere atto del nuovo corso dell’AE, ratificato dall’Assemblea fondativa, e ne esce non condividendo lo stravolgimento dei princìpi e degli scopi per cui il movimento era nato.

Partono il linciaggio e gli insulti in perfetto stile grillino, tanto che gli stessi gestori della pagina FB dell’AE devono cancellare i moltissimi insulti.
Sono paradossalmente le stesse persone che applaudono a una situazione analoga:
l’uscita di Civati dal PD ormai snaturato dalla politica di Renzi.
La similitudine con l’uscita della Spinelli da un’AE ormai snaturata da Revelli, ultimo dei garanti rimasto , sembra più che calzante.

Ma Civati che esce da un PD che ha cambiato linea politica e strategia è un eroe,

la Spinelli che ugualmente esce da un’AE che ha cambiato linea politica e strategia è invece un’infame….

La Spinelli è stata eletta al Parlamento europeo con il programma dell’Altra Europa in cui ancora crede e che condivide, come condivide il progetto per cui in molti l’hanno votata.
Gli altri due eletti invece ora condividono il cambiamento fatto nell’ultima Assemblea che ha trasformato l’AE in qualcos’altro che era negato dallo spirito originario .
Quindi, per logica, dovrebbero essere paradossalmente gli altri due eletti a essere maggiormente nella condizione di lasciare il seggio se non condividono più il programma e il progetto per cui la gente li ha eletti…..

Questa è la desolante storia, non dissimile da molte altre già viste nella sinistra e che ancora vedremo ripetute fino a che non si capirà che il cambiamento può solo arrivare da un grande movimento di base che prescinda da qualsiasi organizzazione politica precostituita dal solito ceto partitico, ma capace al contrario di darsi un’auto-rappresentanza in modo orizzontale, innovativo, democratico, trasparente.

Gian Luigi Ago

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Informazioni su Gian Luigi Ago

E' tra i soci fondatori dell'Associazione politica "Primalepersone". Dal 2009 è Presidente dell'Associazione Culturale "Il vizio del pensiero" di cui gestisce il sito web www.ilviziodelpensiero.it sito di riflessione e informazione culturale e artistica. Come cantautore ha composto alcune canzoni che hanno come riferimento la tradizione della canzone d’autore. Nell'ottobre 2011 ha realizzato il cd-demo"Verso le barricate del futuro" contenente sette sue composizioni inedite. Sta lavorando a un album dal titolo "Dopostoria" Nel 2013 ha rappresentato, insieme a Claudia Bellucci, l'Italia al Festival Europeo della Canzone d'Autore svoltosi a Vilnius, organizzato dal Ministero della Cultura della Lituania. Insieme a Claudia Bellucci ha realizzato il sito web "Poesia come eresia", sito ufficiale del poeta pesarese Gianni D'Elia. http://www.giannidelia.altervista.org/ Si interessa di teatro, letteratura, musica d’autore italiana, sulla quale ha condotto diverse trasmissioni radiofoniche monografiche su emittenti regionali. Ha pubblicato sul web diversi interventi tematici e critici legati alla musica d’autore. Insieme a Claudia Bellucci e Eugenio Alfano ha realizzato la “Lezione-spettacolo sul Teatro Canzone di Gaber e Luporini”, un’analisi approfondita della genesi, dei meccanismi, delle tematiche, dei riferimenti letterari, filosofici, storici e sociologici che hanno attraversato gli spettacoli di Gaber; la Lezione-spettacolo è stata tenuta in Università, Scuole Superiori, Auditorium, Circoli culturali e Teatri. E’ autore di poesie e monologhi, tra cui quelli dello spettacolo “In direzione ostinata e contraria”, dedicato a Fabrizio De Andrè, realizzato e portato in scena, sotto la sua direzione artistica, insieme a Giulio D'Agnello. Ha scritto lo spettacolo "La stessa rabbia, la stessa primavera" dedicato a Fabrizio De Andrè, portato in scena con il cantautore Massimo Blaco, Claudia Bellucci e Veronica Balzani. Ha realizzato e portato in scena, insieme a Claudia Bellucci, Massimo Blaco e Pino Nastasi, il concerto "Appunti sulla canzone d'autore" con canzoni di musica d'autore italiana Ha realizzato con il gruppo “Compagni di viaggio”, con cui collabora come cantante e chitarrista, lo spettacolo “I sentieri di Utopia” con canzoni di lotta, impegno e speranza e il concerto "No, è un ukulele" con classici della canzone arrangiati per ukulele. E’ presente su Facebook, Twitter e Myspace con il suo account personale e con quello dell’Associazione Culturale “Il vizio del pensiero” Sito web personale: www.agocanzonedautore.altervista.org CONTATTI: Email: ago.gianluigi@libero.it Vedi tutti gli articoli di Gian Luigi Ago

8 responses to “UNA STORIA SBAGLIATA (L’Altra Europa vs Barbara Spinelli)

  • L'Altra Italia

    L’ha ribloggato su L'ALTRA ITALIA.

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    • Gian Luigi Ago

      Certo si cambiano e se uno non si riconosce più se ne va. Civati non si riconosce più in quanto cambiato nel PD ed è uscito. però i rifondaroli ci si alleano….. Che differenza c’è tra Civati, Pastorino e Spinelli riguardo al gesto? Non si riconoscono più in un partito, in un movimento, in un gruppo e se ne vanno?
      Poi tu potrai pensare che il nuovo corso dell’AE, che fa esattamente quello che ha fatto Grillo, cioè dirottare speranze in un vicolo cieco, sia quello giusto. Altri no. E’ legittimo.
      Io poi le persone non le valuto dal mestiere che fanno. ìMi sembra un po’ razzista. Tra politici di rpofessione e professori, dovendo proprio scegliere, mille volte meglio quest’ultimi. E nell’AE il Capo è Revelli che è proprio un professore. Quello va bene?
      Certo che è sbagliata la storia in Liguria. Si era fatta una lista dalla abse a cui avevavno aderito ufficialmente sia Sel che Rifondazione con tanto di comunicato stampa. Poi Ferrero ha detto. “contrordine compagni” dovete far la lista con Pastorino. Classica lista non partita dalla base ma dall’alto delle segreterie. Se questa è la tua concezione di politica, siamo su sponde opposte, mi dispiace. Voi con quelli con la tessera del PD in tasca, noi no. Auguri

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      • santifederico

        Non so se è peggiore avere la tessera del PD o scrivere su Repubblica.
        Tra l’altro, nessuno che abbia la tessera del PD in tasca condivide la nostra battaglia in Umbria mentre stanno facendo un grande favore al PD certi intellettuali umbri (che vivono nel sottogoverno del PD) che fanno lo stesso ragionamento di questo articolo.
        In ogni modo, chi se ne va in un percorso in cui il 96% degli aderenti la pensa in un certo modo, e questo vale per tutti, non dovrebbe tenere la carica elettiva.
        E’ quel minimo di igiene politica sulla quale non dovremmo neanche discutere.
        Pastorino e Civati (che non mi rappresentano niente) avrebbero dovuto fare altrettanto.
        Punto.
        Ferrero, rispetto al quale sono critico e in minoranza nel partito, non ha gioito per Pastorino ma ha reputato un suicidio il doppio candidato a sinistra del PD.
        Non condivido nemmeno io questa scelta, lo ripeto.
        Tanto è vero che all’assemblea di Bologna (quella che è descritta così sommariamente nell’articolo) ha bocciato quella esperienza con un voto contrario.
        In Umbria, dove abbiamo tenuto la nostra autonomia, abbiamo sventato un rischio analogo.
        A me non interessa che mestiere fai (anche se scrivere su Repubblica è una perversione intellettuale quasi delittuosa se combatti la battaglia contro il neoliberismo) ma non tollero che mi si spieghi la politica senza avere nessuna autorità per farlo.
        Non siamo d’accordo?
        Mettiamoci d’accordo sulle regole per decidere.
        Dopo che lo abbiamo fatto se non si invera la tua opinione (ontologicamente migliore di quella degli altri) te ne vai?
        Puoi fare tutto, puoi essere anche una bella persona (anche se ti sei rimangiata pubblicamente le tue stesse parole più e più volte) ma non puoi fare politica.

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  • santifederico

    Le regole e i documenti si cambiano… da sempre.
    Non esistono le vestali del primo documento che fanni l’esegesi di ciò che rimane e di ciò che cambia.
    Il problema è cambiarle con quale metodo?
    I professori, come i comici fondatori, sono cronicamente contrari alla democrazia.
    Se su 100 persone, 96 (i rapporti dell’assemblea di Bologna e di quelle territoriali sono circa questi) pensano che questa sia la prosecuzione del percorso chi è la Spinelli per ergersi a giudice dell’impronta iniziale?
    Bisognerà uscire dalla logica emergenziale del: ”te lo spiego io perchè sono una intellettuale di sinistra che scrive su repubblica”… no?
    La storia Liguria è sbagliatissima. Te lo dice un ‘Rifondarolo’ (come dicono alcuni) e moltissimi altri la pensano come me.
    Inoltre non si è dimessa perchè non si era sicuri che Furfaro avrebbe aderito al gruppo parlamentare dell’AE e ora se ne va lei?
    Ridicola e impolitica fino al midollo

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  • Gian Luigi Ago

    Ma scusa, se per paradosso il tuo partito decide al 96% di chiamarsi fascista e fa documenti fascisti, tu ci resti dentro perchè l’ha deciso la maggioranza? Non è ovviamente questo il caso, ma se uno sta in un partito perchè ha una linea politica e una strategia precisa e questa cambia, dopo aver lottato all’nterno per evitare questo cambiamento quando invece diviene scopo del partito, perchè dovrebbe restare se non ci si riconosce più? Qui non si tratta di “correnti” all’interno di un partito, si tratta di concezioni politiche diverse, due strade non diverse ma opposte. E giustamente io in un partito di cui non condivido più principi, scopi e obiettivi non ci sto. Persino se ti fai prete puoi toglierti. In un partito no?
    Riguardo alla carica elettiva l’ha avuta su un programma preciso. Sono quelli che restano che stanno facendo un’altra cosa ripetto a quello per cui sono stati votati…dovrebbero andarsene loro. Poi l’AE non è un partito, è una lista elettorale formata da quattro persone: un Presidente, un tesoriere e due soci. .Infatti non ci sono iscritti o aderenti. Deve ancora nascere. Infatti il 19 aprile c’è stata l’assemblea fondativa a Roma.
    il doppio candidato è un suicidio, ma ce n’era uno e tutti avevavo aderito, compresi i partiti. Sono loro che hanno rotto il gruppo unitario e hanno fatto un’altra lista (anzi due in Liguria), anzi tre con quella che è rimasta e che era unitaria con Sel, Rifondazione e società Civile. Ma che Ferrero e Vendola hanno voluto rompere chiedendo ai loro segretari di ritirarsi dalla lista unitaria e fare quella con Pastorino
    Non so di quale assemblea di Bologna parli. Quella di Bologna di cui parlo io è quella dell’AE di gennaio. E non si è votato nulla, si è solo ratificato un documento di Revelli.

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    • santifederico

      1. Quali sarebbero le visioni addirittura opposte? Me lo puoi spiegare?

      2. Se il 96% pensa che siano la giusta prosecuzione tu (un tu generico sia chiaro), con arroganza, li inviti ad uscire in 96 e rimanere in 4? Ti pere realistico?

      3. Lo schema Liguria è stato bocciato da un ordine del giorno votato all’assemblea fondativa di Roma. A testimonianza che è stato reputato un errore dalla maggioranza e non solo dalla Spinelli.

      4. Non mi spiego per quale motivo quelli che non versano la quota dall’inizio (quando le cose sono condivise e non interpretabili) dopo un anno se ne vanno sempre per motivi di principio.

      5. Se questa è la cultura politica di alcuni condivido con te che siamo incompatibili.

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  • Gian Luigi Ago

    1. L’AE punta insieme ai partiti alle solite ammucchiate di partitini che hanno già fallito. Solite alleanze decise ai vertici senza consultare la gente. Io invece sono per decisioni dalla base sociale che metta in rete le diverse esperienze e vada verso un soggetto politico nuovo creato al suo interno senza più rivolgersi a questi partiti, ormai zombie.

    2 Sono d’accordo con te. Chi è minoranza e non si riconosce nelle nuove posizioni se ne va lui. Come ho fatto io e la Spinelli, come fece il PCI nel 1921 uscendo dai socialisti…

    3. Non dalla maggioranza. Dalla maggioranza dei delegati, perchè solo loro potevano votare. Ma i criteri di elezione di quei delegati è stato molto discusso e discutibile.

    4.Quale quota? L’AE non è ancora nè un’associazione nè un movimento, nè altro. E’ solo una lista elettorale in cui esistono solo 4 persone. Non ci sono aderenti o iscritti.

    5. Sono d’accordo con te, Se questa è la cultura dell’AE, autoritaria, chiusa al dialogo, che va avanti come Renzi a forza di maggioranza, io ne sono incompatibile.

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