Archivi del mese: luglio 2015

GLI ULTIMI GIAPPONESI DI SINISTRA

kamikaze

Dopo vent’anni e più di fallimenti continui di questa formula – e per di più di fronte a una base sociale mutata-  c’è ancora qualcuno che pensa che la soluzione sia ancora un’ennesima grande coalizione di Sinistra.
Come gli ultimi giapponesi che continuavano a combattere una guerra ormai persa e finita, nascosti nella foresta, non ci si vuole arrendere all’evidenza che oggi in Europa – soprattutto dopo il compromesso a cui è stato costretto Tsipras – occorre accettare una sconfitta definitiva della Sinistra europea e ripartire da altro, da grandi movimenti popolari che prescindano da queste coalizioni di zombie.
Compito di chi è comunista o genericamente di sinistra è saper leggere la realtà ed accettare anche le sconfitte senza fare i capricci e insistere in eterno su quello che non è più possibile.
Il sospetto è che in realtà se ne rendano conto ma che le loro scelte servano solo a fare quello che fa più comodo a se stessi piuttosto che ciò che è utile a raggiungere gli obiettivi.
Ma diamo loro almeno l’alibi dell’ottusità

Gian Luigi Ago


REVELLI, PANAGOPOULOS E “QUELLI CHE ASPETTANO”….

Presentazione1

Come al solito siamo di fronte a un documento che parte da un’analisi banalmente condivisibile che ormai è patrimonio comune di quanti si oppongono a un sistema liberista e che impedisce il nascere di una vera Europa dei popoli e dei diritti.

Ma ad accorgersi che c’è un incendio son capaci tutti, basta guardare il fuoco e il fumo che abbiamo intorno.
Diverso è capire come spegnere l’incendio e come, fuor di metafora, trovare le soluzioni giuste ed efficaci per creare una vera alternativa capace di dar vita a un fronte di opposizione capace nel tempo di ribaltare lo stato delle cose.

E allora, al netto delle ovvie analisi sulla situazione politica europea e italiana, in questo documento rimangono solo poche frasi che evidenziano come la soluzione, al di là di frasi “innovative” e di “apertura” tendono a riproporre la solita soluzione della coalizione unitaria di sigle che già ha fallito in passato e che serve solo a garantire sopravvivenza a queste forze politiche.

Certo, si aggiunge che si dovrà aprire alle realtà sociali, ammettendo così inavvertitamente.. che prima non è stato mai veramente fatto… ma appare una concessione dall’alto e più che altro un invito al voto.

Ma vediamo cosa resta oltre l’analisi della situazione politica che è talmente evidente che saprebbe rappresentarla anche un bambino

Ma analizziamo quasi sono le frasi “propositive” di questo documento

“Il fatto che in questi giorni cruciali la Grecia sia rimasta sola, denuncia tutto il ritardo e l’inadeguatezza della sinistra europea a svolgere il proprio ruolo in questo nuovo spazio politico e sociale”

Bella scoperta…. Da questa inadeguatezza però non rimane esclusa nemmeno la cosiddetta sinistra radicale che ha visto calare consensi e non ha saputo per decenni opporre nulla di efficace a quanto ci ha portato a questo punto

“Dar vita a formazioni di grandi dimensioni, credibili, forti, autorevoli, capaci di superare le distinzioni di nazionalità e le altrettanto asfittiche frammentazioni identitarie.”

“Tutte le ultime tornate elettorali hanno rivelato che senza un progetto unitario a sinistra, capace di superare l’attuale frammentazione, non c’è speranza di sopravvivenza per nessuno”

A parte il fatto che dappertutto e soprattutto in Liguria “regione test” per le regionali le formazioni unitarie di sinistra hanno fatto un flop, confermando la disaffezione a queste coalizioni da parte dell’elettorato, qui torniamo alla revelliana teoria della “forza dei numeri” di cui ho già parlato a margine dell’Assemblea dell’Altra Europa di Aprile e che ho definito “accumulazione delle debolezze” in questo articolo a cui vi rimando per evitare di riscriverlo qui.
https://gianluigiagora.wordpress.com/2015/04/18/accumulazione-delle-debolezze-la-relazione-di-revelli-allassemblea-dellaltra-europa/

Nel documento si parla poi di superamento della frammentazione identitaria e uno pensa subito a un soggetto unico.
Sì ci sarà, ma come federazione delle stesse sigle in modo che ogni partitino conservi il suo frammento di frammentazione…
E allora dov’è la novità rispetto a Federazione della Sinistra, Sinistra Arcobaleno e Rivoluzione Civile?
Mi sembra che si stia prospettando la solita coalizione utile a fini elettorali ma che conserva di fatto l’identitarietà dei singoli partitini.

Anche l’urgenza di coinvolgere finalmente la base sociale, lascia poi trasparire cosa si intende in questa frase, quando parlando di costoro li si rappresenta così:

“Quelli che aspettano che qualcosa si muova, e che sia credibile, nuovo, diverso, forte”

Quelli che aspettano (come la trasmissione tv di calcio…)
Ecco come viene intesa la base sociale: come un bacino di voto composto da persone che aspettano che dall’alto dell’empireo del ceto politico si lanci loro una proposta nuova, credibile, diversa e forte in modo che possano votarla.

Non viene messo assolutamente in preventivo che il popolo non intenda più aspettare che le cose vengano decise nelle solite segreterie e dai soliti leader.
Le persone invece oggi vogliono (e devono) essere protagoniste, auto-organizzarsi e soprattutto auto-rappresentarsi e lo vogliono fare prescindendo dai vecchi partitini e dagli ormai usurati leader.
Si devono creare nuove forme di organizzazioni politiche orizzontali, trasparenti, innovative, democratiche e la credibilità di cui si parla non potrà mai esserci se ci saranno persone e sigle che ormai quella credibilità hanno perso.

Non si può ripartire da quei partitini, da quei leader, dagli stessi metodi che ancora una volta pretendono che siano loro a studiare la formula, la composizione, il programma, la strategia per poi offrirla al voto di “quelli che aspettano

Gian Luigi Ago

qui il link al documento di Revelli e Pangopoulos:
http://ilmanifesto.info/fare-subito-cio-che-si-deve-fare/


EDILIZIA DI SINISTRA

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Annunciato per la prossima settimana l’appello che raccoglierà le prime adesioni a un nuovo soggetto di sinistra. Finalmente si sta erigendo la nuova Casa della Sinistra.
Le diverse realtà politiche resteranno, ma ci sarà un simbolo unico e un’unica casa dove potranno confluire anche cittadini non iscritti ai partiti.
Differenze con Sinistra Arcobaleno, Federazione della Sinistra, Rivoluzione Civile? Nessuna…
I singoli partitini resteranno con i loro leader, con le loro sigle, le loro bandiere, le loro segreterie, in modo da poter soddisfare quella che loro chiamano appartenenza ma che in italiano si chiama autoreferenzialità in quanto l’appartenenza porta alla ricerca di una reductio ad unum non a un asettico affiancamento di orticelli, a maggior ragione se le differenze sono minime.
Si riconferma (se qualcuno ne avesse mai dubitato) che non c’è nessuna intenzione di creare un vero soggetto politico nuovo che riunisca persone in un fronte popolare anti-liberista ma piuttosto quella di trovare il modo di salvare dalla naturale estinzione i vari partitini che con questo innovativo (si fa per dire..) escamotage puntano unicamente a costituire la solita coalizione che possa in fase elettorale – sommando le piccole miserie di consenso – raggiungere un numero di voti tali da garantire la sopravvivenza dei suddetti orticelli e le rendite di posizione dei soliti apparati partitici (leggi: posti in Parlamento, Regioni, Comuni, ecc.).
Il solito vecchio metodo di un ceto politico usurato e plurifallimentare che dall’alto cala un prodotto, non uscito da alcuna assemblea popolare, ma dalle solite segreterie e leader, per poi chiedere al popolo il voto. Bella novità, vero?
Se questo è il percorso che dovrebbe portare alla creazione di una futura alternativa nel nostro Paese, possiamo dire che è un film già visto e troppe volte fallito, facendo uscire disgustati dal cinema i poveri spettatori, non del tutto incolpevoli però, se continueranno ancora a pagare il biglietto per il solito film horror con zombie déjà vu….

Gian Luigi Ago


GRECIA, SINISTRA E CAVERNA PLATONICA

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Io sono molto critico sulla scelta politica assunta da Tsipras e altrettanto sulla nutrita compagine di coloro che lo difenderebbero anche se decidesse che i greci debbano buttarsi tutti nell’Egeo.

Credo che certe posizioni estreme all’interno della Sinistra, nascano proprio dal fatto che ci si ostini a basarsi sulla definizione di Sinistra (nelle sue più svariate declinazioni).
Mi spiego meglio. Oggi viviamo ancora nell’epoca del nominalismo, del simbolismo (non certo quello artistico) e della malintesa “appartenenza”.

Come nel mito platonico della caverna , tutte queste cose non sono che l’ombra dell’ideologia che per fortuna esiste ancora  in quanto insieme di valori, di visioni del mondo, di principi etici.
Ma molti, nella caverna-orticello in cui sono costretti, credono che quelle ombre siano la realtà, anzi anche più che realtà: credono che siano i criteri sacri in base ai quali prendere decisioni ed esprimere giudizi e della cui sacralità si auto-concepiscono come vestali e guardiani .

E’ normale che quindi chi ha il nome “Tsipras” sul citofono della sua caverna si senta in dovere di difenderlo e giustificarlo anche oltre ogni ragionevole dubbio.
E non tanto per difendere lui, ma per difendere piuttosto la propria “appartenenza” che verrebbe disintegrata da una sconfessione.
E questo perché ci si è appiattiti su un nome come altri su una bandiera o su un simbolo.
Incapaci di leggere la realtà e di proporre percorsi basati su obiettivi, valori, ideologie prescindendo dalle “ombre platoniche” di nomi, orticelli, simboli, bandiere e leader, si è costretti a restare incatenati , perdendo di vista la marxiana metodologia dell’analisi della realtà e delle scelte obiettive e non tese alla propria sopravvivenza.

Come vediamo in questi giorni la costrizione di queste catene, il credere reali le ombre crea confusione e crepe a sinistra.
Ci si divide su Tsipras e Varoufakis.
Anziché proporre un’ipotesi di strategia prescindendo da nomi e dal “già dato”, si aspetta che le “ombre” si proiettino sul muro della caverna per poi accettarle o disprezzarle con eguale impeto.

E’ ovvio che una Sinistra che ancora reputa necessaria un’unione delle sue articolazioni non possa che comportarsi  così, perché legata a queste ombre da cui non riesce a staccarsi, pensando così di restare fedele all’ideologia e non capendo che l’ideologia sta al di fuori della caverna e non nelle sue proiezioni illusorie.

Qualcosa sta cambiando, per fortuna: la  base sociale si unisce sui bisogni, sul tipo di mondo che vuole costruire, sulle strade da percorrere, sui valori e sugli obiettivi.
Molti sono già fuori dalla caverna e si stanno incamminando senza pensare a colori e simboli delle bandiere, senza pensare a nomi o leader, a orticelli da difendere ma per costruire un vasto movimento popolare di alternativa che prescinda dalle ombre proiettate sul muro della caverna.

Questa è la vera Sinistra (ammesso e non concesso che abbia ancora senso chiamarla così) e lo è soprattutto perché non dice di esserla e non vuole unire sigle, leader, apparati e bandiere ma solo persone.

Gian Luigi Ago