Attendere il mattino come una talpa? (A proposito dell’articolo di Bifo)

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In questi giorni molto si parla di quest’articolo di Franco Bifo Berardi sul Manifesto che sta creando già dibattito per la sua assoluta mancanza di speranza, ve lo propongo per una riflessione politica. In calce all’articolo le mie osservazioni

Scomode verità che non vogliamo vedere

C’è vita a sinistra. Per il 5 o anche il 10% forse c’è vita. Per una svolta sociale e politica del mondo non c’è e non ci sarà nel tempo prevedibile. Per uscire dall’inferno dobbiamo abbandonare la superstizione che si chiama crescita e quella del lavoro salariato

Per­ché que­sta è la verità: non c’è vita, se mai c’è soprav­vi­venza eroica ma sten­tata di un vasto numero di asso­cia­zioni e orga­ni­smi di base che cer­cano di garan­tire la tenuta di alcuni livelli minimi(ssimi) di solidarietà.

Se comin­cias­simo col dirci la verità che dal tronco della sini­stra del Nove­cento non sboc­cerà più alcun fiore, forse allora riu­sci­remmo a vedere la realtà pre­sente in maniera più rea­li­stica e forse anche a imma­gi­nare una via d’uscita per il pros­simo futuro.

Se sini­stra vuol dire una for­ma­zione capace di rag­giun­gere il 5% o forse anche il 10% allora sì, forse può esserci vita a suf­fi­cienza. Gra­zie alla demo­gra­fia, gra­zie all’ampiezza dei ran­ghi degli ultra-sessantenni pos­siamo ancora spe­rare di costi­tuire una for­ma­zione che mandi in par­la­mento qual­che depu­tato prima di esau­rirsi per estin­zione pros­sima della gene­ra­zione che si formò negli anni della democrazia.

Ma se sini­stra vuol dire una forza capace di imma­gi­nare una svolta nella sto­ria sociale eco­no­mica e poli­tica del mondo, una forza capace di attrarre le ener­gie della gene­ra­zione pre­ca­ria e con­net­tiva, se sini­stra vuol dire una forza capace di rove­sciare il rap­porto di forze che il capi­ta­li­smo glo­ba­liz­zato ha impo­sto all’umanità — allora è meglio non rac­con­tarci bugie pie­tose. Non c’è e non ci sarà nel tempo prevedibile.

I con­tri­buti che ho letto sul mani­fe­sto sono più o meno apprez­za­bili, alcuni mi sono pia­ciuti molto. Ma non ne ho tratto la per­ce­zione che qual­cuno voglia vedere quel che sta acca­dendo e che acca­drà, e soprat­tutto quel che noi dovremmo e potremmo fare.

La prima lezione che mi pare occorre trarre dall’esperienza degli ultimi anni è che alla parola demo­cra­zia non cor­ri­sponde nulla.

Per­ché dovrei ancora pren­dere sul serio la demo­cra­zia dopo l’esperienza di Syriza? Ma non occor­reva l’esperienza greca, per sapere che la demo­cra­zia non è più una strada per­cor­ri­bile. Basta ricor­darsi del refe­ren­dum ita­lico con­tro la pri­va­tiz­za­zione dell’acqua, i suoi risul­tati trion­fali, e i suoi effetti pra­ti­ca­mente nulli sulla realtà eco­no­mica e politica.

E allora, se la demo­cra­zia non è una strada per­cor­ri­bile, ce ne viene in mente un’altra? A me no. A me viene in mente che tal­volta nella vita (e nella sto­ria) è oppor­tuno par­tire da un’ammissione di impo­tenza. Non posso, non pos­siamo farci niente.

Cioè, fermi un attimo. Due cose dob­biamo farle, e se volete chia­marle sini­stra allora sì, ci vuole la sinistra.

La prima cosa da fare è capire, e quindi prevedere.

Pos­siamo pre­ve­dere che nei pros­simi anni l’Unione euro­pea, ormai entrata in una situa­zione di scol­la­mento poli­tico, di odii incro­ciati, di pre­da­zione colo­niale, finirà nel peg­giore dei modi: a destra. Pos­siamo dirlo una buona volta che la sola forza capace di abbat­tere la dit­ta­tura finan­zia­ria euro­pea è la destra?

Dovremmo dirlo, per­ché que­sto è quello che sta già acca­dendo, e le con­se­guenze saranno vio­lente, san­gui­nose, cata­stro­fi­che dal punto di vista sociale e dal punto di vista umano. Dob­biamo allora smet­tere i gio­chi già gio­cati cento volte per met­terci in ascolto dell’onda che arriva.

Pos­siamo pre­ve­dere che nei pros­simi anni gli effetti del col­lasso finan­zia­rio del 2008 mol­ti­pli­cati per gli effetti del col­lasso cinese di que­sti mesi pro­durrà una reces­sione glo­bale. Pos­siamo pre­ve­dere che la cre­scita non tor­nerà per­ché non è più pos­si­bile, non è più neces­sa­ria, non è più com­pa­ti­bile con la soprav­vi­venza del pia­neta, e ogni ten­ta­tivo di rilan­ciare la cre­scita coin­cide con deva­sta­zione ambien­tale e sociale.

La decre­scita non è una stra­te­gia, un pro­getto: essa è ormai nei fatti, nelle cifre e negli umori. E si tra­duce in un’aggressione siste­ma­tica con­tro il sala­rio, e con­tro le con­di­zioni di vita delle popo­la­zioni. E si tra­duce in una guerra civile pla­ne­ta­ria che solo Fran­ce­sco I ha avuto il corag­gio di chia­mare col suo nome: guerra mondiale.

La seconda cosa da fare è: imma­gi­nare.

Imma­gi­nare una via d’uscita dall’inferno par­tendo dal punto cen­trale su cui l’inferno pog­gia: la super­sti­zione che si chiama cre­scita, la super­sti­zione che si chiama lavoro sala­riato. Le poli­ti­che dei governi di tutta la terra con­ver­gono su un punto: pre­di­cano la cre­scita in un momento sto­rico in cui non è più né auspi­ca­bile né pos­si­bile, e soprat­tutto è ine­si­stente per la sem­plice ragione che non abbiamo biso­gno di pro­durre una massa più vasta di merci, ma abbiamo biso­gno di redi­stri­buire la ric­chezza esistente.

Le poli­ti­che dei governi di tutta la terra con­ver­gono su un secondo punto: lavo­rare di più, aumen­tare l’occupazione e con­tem­po­ra­nea­mente aumen­tare la pro­dut­ti­vità. Non c’è nes­suna pos­si­bi­lità che que­ste poli­ti­che abbiano suc­cesso. Al con­tra­rio la disoc­cu­pa­zione è desti­nata ad aumen­tare, poi­ché la tec­no­lo­gia sta pro­du­cendo in maniera mas­sic­cia la prima gene­ra­zione di automi intel­li­genti. Da cinquant’anni la sini­stra ha scelto di difen­dere l’occupazione, il posto di lavoro e la com­po­si­zione esi­stente del lavoro. Era la strada sba­gliata già negli anni ’70, diventò una strada cata­stro­fica negli anni ’80. Era una strada che ha por­tato i lavo­ra­tori alla scon­fitta, alla soli­tu­dine, alla guerra di tutti con­tro tutti.

Per­ché dovremmo difen­dere la sini­stra visto che è stata pro­prio la sini­stra a por­tare i lavo­ra­tori nel vicolo cieco in cui si tro­vano oggi?

Di lavoro, sem­pli­ce­mente, ce n’è sem­pre meno biso­gno, e qual­cuno deve comin­ciare a ragio­nare in ter­mini di ridu­zione dra­stica e gene­ra­liz­zata del tempo di lavoro. Qual­cuno deve riven­di­care la pos­si­bi­lità di libe­rare una fra­zione sem­pre più ampia del tempo sociale per desti­narlo alla cura l’educazione e alla gioia.

So bene che non si tratta di un pro­getto per domani o per dopo­do­mani. Negli ultimi quarant’anni la sini­stra ha con­si­de­rato la tec­no­lo­gia come un nemico da cui pro­teg­gersi, si tratta invece di riven­di­care la potenza della tec­no­lo­gia come fat­tore di libe­ra­zione, e si tratta di tra­sfor­mare le aspet­ta­tive sociali, libe­rando la cul­tura sociale dalle super­sti­zioni che la sini­stra ha con­tri­buito a formare.

Quanto tempo ci occorre? Baste­ranno dieci anni? Forse. E intanto? Intanto stiamo a guar­dare, visto che nulla pos­siamo fare. Guar­dare cosa? La cata­strofe che è ormai in corso e che nes­suno pu� fer­mare. Stiamo a guar­dare il pro­cesso di finale disgre­ga­zione dell’Unione euro­pea, la vit­to­ria delle destre in molti paesi euro­pei, il peg­gio­ra­mento delle con­di­zioni di vita della società. Sono pro­cessi scritti nella mate­riale com­po­si­zione del pre­sente, e nel rap­porto di forza tra le classi.

Ma natu­ral­mente non si può stare a guar­dare, per­ché si tratta anche di sopravvivere.

Ecco un pro­getto straor­di­na­ria­mente impor­tante: soprav­vi­vere col­let­ti­va­mente, sobria­mente, ai mar­gini, in attesa. Riflet­tendo, imma­gi­nando, e dif­fon­dendo la coscienza di una pos­si­bi­lità che è iscritta nel sapere col­let­tivo, e per il momento non si can­cella: la pos­si­bi­lità di fare del sapere la leva per libe­rarci dallo sfruttamento.

Atten­dere il mat­tino come una talpa.

BIFO

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Molto desolante ma teniamo presente che l’ha scritto Bifo, mitico maître à penser del ’77.
Io penso che la sua analisi sia chiara, meno la sua conclusione. Io lo vado ripetendo da molto tempo che pensare di costruire case di sinistra, partito della sinistra, ecc. è una pura utopia, un non voler accettare la realtà soprattutto da parte di quella generazione ultra-sessantenne di cui faccio parte anch’io, abituata a schemi da cui non riesce a staccarsi.
Quando molte volte ho scritto che la Sinistra è morta, intendevo quello che meglio di me ha saputo dire Bifo; quando ho detto che i tempi per creare un’alternativa sono necessariamente lunghi intendevo quello, così come quando ho detto che la strada di cercare di creare il nuovo Partito è folle. Oggi la realtà è diversa, è un ground zero da cui ripartire senza pensare di poter arrivare alle prossime elezioni politiche (ma nemmeno a quelle dopo) già pronti. Bifo lo scrive: ci basta avere qualche deputato e un 10% o vogliamo andare verso il ribaltamento del sistema? Ovviamente la seconda che ha detto. E allora come ho scritto molte volte per me la strada è un’altra e senz’altro lunga e difficile ma va percorsa anche se noi non ne dovessimo vedere la fine, perchè è quella giusta, Allora è necessario smetterla di illudersi e autogratificarsi inseguendo impossibili partiti della Sinistra in grado di ribaltare la realtà europea in tempi brevi. Chi fa politica deve anche imparare a ragionare non sui tempi dell propria vita ma su tempi storici.
La soluzione prospettata da Bifo è la resistenza, ma, a differenz sua, io dico che in questa resistenza e “attesa del mattino come una talpa” è possibile comunque cominciare a costruire qualcosa, prescindendo dall’idea di creare l’organizzazione del partito hic et nunc. La strada deve precindere da qualsiasi schema novecentesco. se non addirittura ottocentesco. La strada è quella del partire dal sociale e lasciare i vecchi ceti e sigle al loro autismo di creare il Partito. Il percorso del confronto, dell’unione di quanti lottano è secondo me “la strada”: imparare a lavorare insieme e costruire insieme senza avere come obiettivo la creazione di qualcosa e tanto meno dandosi obiettivi come le elezioni.
Credo che solo in questo percorso di consulta tra varie parti possa esserci il nucleo e la possibilità futura di arrivare a un’auto-organizzazione e un’auto-rappresentanza degli sfruttati capace di ribaltare, chissà quando, lo stato delle cose ponendosi come alternativa di governo. Solo allora potremo pensare ad elezioni ma per andare a vincerle. Mi dispiace per eventuali ambizioni personali, per solipsistiche visioni di realtà che non ci sono, ma credo che questa è l’unica strada: trovarsi, incontrarsi, lavorare insieme, senza la fretta e la “superstizione” di creare partiti, strutture nazionali e regionali, ecc. L’organizzazione e il “soggetto politico nuovo” può nascere solo da questo percorso umile e coraggioso insieme, probabilmente in tempi lunghi ma già diverse volte la Storia ci ha fatto grandi sorprese. L’importante è non forzarle le mano.
Adelante!
Gian Luigi Ago

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Informazioni su Gian Luigi Ago

E' tra i soci fondatori dell'Associazione politica "Primalepersone". Dal 2009 è Presidente dell'Associazione Culturale "Il vizio del pensiero" di cui gestisce il sito web www.ilviziodelpensiero.it sito di riflessione e informazione culturale e artistica. Come cantautore ha composto alcune canzoni che hanno come riferimento la tradizione della canzone d’autore. Nell'ottobre 2011 ha realizzato il cd-demo"Verso le barricate del futuro" contenente sette sue composizioni inedite. Sta lavorando a un album dal titolo "Dopostoria" Nel 2013 ha rappresentato, insieme a Claudia Bellucci, l'Italia al Festival Europeo della Canzone d'Autore svoltosi a Vilnius, organizzato dal Ministero della Cultura della Lituania. Insieme a Claudia Bellucci ha realizzato il sito web "Poesia come eresia", sito ufficiale del poeta pesarese Gianni D'Elia. http://www.giannidelia.altervista.org/ Si interessa di teatro, letteratura, musica d’autore italiana, sulla quale ha condotto diverse trasmissioni radiofoniche monografiche su emittenti regionali. Ha pubblicato sul web diversi interventi tematici e critici legati alla musica d’autore. Insieme a Claudia Bellucci e Eugenio Alfano ha realizzato la “Lezione-spettacolo sul Teatro Canzone di Gaber e Luporini”, un’analisi approfondita della genesi, dei meccanismi, delle tematiche, dei riferimenti letterari, filosofici, storici e sociologici che hanno attraversato gli spettacoli di Gaber; la Lezione-spettacolo è stata tenuta in Università, Scuole Superiori, Auditorium, Circoli culturali e Teatri. E’ autore di poesie e monologhi, tra cui quelli dello spettacolo “In direzione ostinata e contraria”, dedicato a Fabrizio De Andrè, realizzato e portato in scena, sotto la sua direzione artistica, insieme a Giulio D'Agnello. Ha scritto lo spettacolo "La stessa rabbia, la stessa primavera" dedicato a Fabrizio De Andrè, portato in scena con il cantautore Massimo Blaco, Claudia Bellucci e Veronica Balzani. Ha realizzato e portato in scena, insieme a Claudia Bellucci, Massimo Blaco e Pino Nastasi, il concerto "Appunti sulla canzone d'autore" con canzoni di musica d'autore italiana Ha realizzato con il gruppo “Compagni di viaggio”, con cui collabora come cantante e chitarrista, lo spettacolo “I sentieri di Utopia” con canzoni di lotta, impegno e speranza e il concerto "No, è un ukulele" con classici della canzone arrangiati per ukulele. E’ presente su Facebook, Twitter e Myspace con il suo account personale e con quello dell’Associazione Culturale “Il vizio del pensiero” Sito web personale: www.agocanzonedautore.altervista.org CONTATTI: Email: ago.gianluigi@libero.it Vedi tutti gli articoli di Gian Luigi Ago

One response to “Attendere il mattino come una talpa? (A proposito dell’articolo di Bifo)

  • Giuseppe Gallenti

    ANALISI SCOMODE E VERITA CHE NON VOGLIONO VEDERE
    Le ultime elezioni confermano che almeno il 50% della gente è sfiduciata e non crede più nella politica e hanno riconfermato che l’attuale sinistra radicale è praticamente morta e la finta sinistra del Pdue Matteo Renzi ha a sfavore circa il 70% dell’ opinione pubblica nonostante tutti i lavaggi di cervello mediatici fatti con le TV di regime,
    Ricerca di spazio che non c’è!
    Di creare una coalizione nemmeno se ne parla visti i continui “cerca poltrone” facciano più setta che difendere gli interessi della gente cominciando a parlare di come stanno veramente le cose
    Non si rendono neanche conto che hanno un modo di fare e di proporre VECCHIO,con un linguaggio oramai tramontato e intendo nella maniera di esporre cosa servirebbe a questa società in preda alla globalizzazione.
    Non riescono a capire come la politica e la democrazia abbia bisogno di investire sulla formazione sociale e relazionale oltre che culturale e non solo sull’esclusivismo personale e la ristretta cerchia di persone conosciute.
    Perdita dell’ elettorato povero.
    Oggi l’operaio, il debole ed il povero non votano più per coalizione messe su in fretta e furia solo per elezioni e non nata per i loro diritti e finiti col dare precedenza ad accordi sindacali, diritti di immigrati, accordi con grandi aziende ed inconcludenza politica oltre a essere stati i fautori del sostegno all’€uro e dei trattati di cui non fanno autocritica.
    Mancanza di rinnovamento.
    La mancanza di forze fresche e il non dire su tante tematiche ha allontanato i giovani e di aggregare i giovani neanche un minimo accenno cosi convogliano tutti nel M5S e ancora non se ne sono accorti.
    Ma a loro dei giovani non interessa nulla se non il mantenimento dei privilegi.
    Vedere gente di 60,70 anni ancora cercare di voler predominare per le poltrone è assurdo senza mai lasciare spazio neanche per parlare,vero proprio segno di settarismo politico indecente ai tempi nostri.
    Dei giovani a Sx è rimasta solo l’ombra.
    Tematiche che non considerano.
    Vedere ancora nel 20015 la loro politica basata sulla “prostituzione” all’asservimento della ricerca di posto in cui schierarsi non ha insegnato niente a certi personaggi in politica da decenni e decenni.
    Tutti i fallimenti a partire dalla Sinistra Arcobaleno fino a Rivoluzione civile e all’Altra Europa non hanno insegnato niente e continua a essere purtroppo cosi.
    Di parlare di Massoneria neanche a parlarne e tutti sanno che dirige tutto a partire dalla politica,la magistratura,la sanità e gli apparati burocratici statali oltre che gli organi di informazione che certi personaggi si guardano bene dal parlarne perchè per loro e intendo chi è ben inserito nel sistema è controproducente.
    Gli ultimi trent’anni, quelli del neoliberismo,sono poi gli anni dell’Inganno e ancora dicono a parole di combattere il neo liberalismo che è la vera mafia del monopolio ma non hanno idee su cosa proporre.
    Gridano al problema ma non propongono mai soluzioni e chi lo fa viene ignorato, allontanarlo ed emarginarlo.
    Giammai che lo si stia ad ascoltare.
    Campagne elettorali inconcludenti.
    Numerose ed evidenti le campagne elettorali atte a screditare gli avversari, spesso con insulti e diffamazioni, ponendosi come alternativa al Berlusconismo, al federalismo ed allo sterile centro ritrovandosi poi una PDue con il venditore di pentole illuminato Ma Renzi.
    Le ultime vicende stanno creando ulteriori dissapori nei partiti e nei movimenti ed i loro elettori stanno perdendo ulteriormente fiducia considerando che il M5S sembrerebbe l’unica speranza di cambiamento politico in Italia e la percezione è degli italiani e non una semplice considerazione.
    Ma è solo l’ennesima sconfitta dell’ultimo ventennio a cui andranno incontro certi movimenti e partiti e l’avvento delle destra sarà loro responsabilità.
    Credevano che Berlusconi fosse morto, ma si son trovati un Renzi pronto a dire la sua imposto dalla mafia massonica mondialista,vera elite predominante e credevano che il Movimento 5 Stelle fosse un fenomeno da baraccone ed i risultati hanno schiacciato qualsiasi loro previsione.
    La politica, d’altro canto, sia a livello periferico che centrale, ha scelto la via della verticalizzazione, attratta dal mito decisionista, ma si è ben presto accorta della propria incapacità di decidere nonostante a parole si dica di voler creare la politica di auto rappresentanza democratica e la democrazia è morta.
    Manca la volontà di culturale cosi come manca la cultura politica che non investe sulla formazione sociale e relazionale.
    E purtroppo in Italia è tutto un Ma TT e la gente non comprende.
    Morale della favola?
    Questa è la sinistra italiana.

    Errare humanum est, perseverare autem diabolicum

    “Nulla è forte quanto la gentilezza, nulla è gentile quanto la forza”.
    S.Francesco D’Assisi.

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