Archivi del mese: maggio 2016

Le deforme anticostituzionali di Renzi, Boschi e Napolitano

napolitano

La ministra Boschi, rispondendo allo studente catanese Alessio, oltre ad altre inesattezze, ha maldestramente svelato un grave atto anticostituzionale del Presidente emerito Napolitano. La ministra si lascia scappare seraficamente che Napolitano ha incaricato Renzi di formare il governo chiedendogli espressamente di portare avanti la riforma costituzionale ed elettorale.

Questo esula dai potere del PdR e costituisce un grave atto di interferenza indebita verso chi detiene il potere legislativo, cioè il Parlamento. Atto doppiamente incostituzionale in quanto, se da una parte al PdR non spetta di indicare quali riforme vadano fatte, tantomeno deve chiederlo a chi non ha il potere di farle, cioè al Governo che, come si sa, detiene solo un potere esecutivo.

Queste riforme napolitano-renzo-boschiane, oltre ad essere ferali nei loro contenuti, nascono chiaramente, ora anche per ammissione della ministra Boschi, da un progetto extracostituzionale e che ha in spregio qualsiasi forma che rispetti le regole della democrazia.

Non ci può meravigliare, visto che questa deforma costituzionale non può che essere presa in considerazione nel combinato disposto con la riforma elettorale.
La riforma costituzionale è funzionale a quella elettorale e serve a rendere effettiva quest’ultima.
Da diversi anni ormai i vari potentati economici e le lobby finanziarie si lamentano della troppa democrazia garantita dalle Costituzioni del Sud Europa.

Leggiamo cosa scriveva il gigante finanziario americano, banca d’affari JP Morgan alle pagine 12-13 di suo rapporto ufficiale del 28 maggio 2013:

Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica: debito pubblico troppo alto, problemi legati ai mutui e alle banche, tassi di cambio reali non convergenti, e varie rigidità strutturali. Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea. Quando i politici tedeschi parlano di processi di riforma decennali, probabilmente hanno in mente sia riforme di tipo economico sia di tipo politico.”

E’ chiaro che gli interessi internazionali, che ormai governano l’Europa e il mondo, hanno bisogno di governi che non siano ingessati dalla “democrazia”e che abbiano quindi mano libera nelle decisioni, facilità di governare senza il “fastidioso intoppo” delle proteste popolari.

La riforma costituzionale, in combinato disposto con quella elettorale, punta a ralizzare un restringimento della democrazia, a rendere sempre più facile la vita agli squali capitalistici (si pensi anche al TTIP),  a fare in modo che, in nome di una malintesa governabilità, sia possibile far vincere le elezioni anche a chi abbia un consenso minimo, dandogli la maggioranza assoluta e poteri quasi assoluti.
D’altronde questo trend è già in atto con questo governo che fa le leggi al posto del Parlamento e che le fa semplicemente ratificare da quest’ultimo, spesso ponendo anche la fiducia.

Solo un NO deciso a queste “deforme” può creare il terreno per ripartire da questa Costituzione per migliorarla in futuro ma questa volta in maniera democratica, aumentando, ad esempio, gli spazi di partecipazione popolare, inserendo il concetto di beni comuni, ritornando a mettere mano all’art.81, rivedendo il concetto di delega in bianco.

Gian Luigi Ago