Elezioni e auto-rappresentanza

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Questa prima tornata elettorale amministrativa pare confermare l’idea di quanti sostengono che le elezioni ormai abbiano un’importanza molto relativa rispetto al cambiamento generale:  si è confermato un alto tasso di astensione, il PD è stato notevolmente ridimensionato e il M5S non ha fatto gli sfracelli che aveva promesso, andando al ballottaggio solo a Torino e Roma. Anche il centrodestra non ha brillato e, peggio di tutti ha fatto la Sinistra su cui ormai non si può stendere nemmeno più un velo pietoso, tanti già ne sono stati accumulati da costituire ormai una vera e propria sindone.

A partire da questo si pone una riflessione su come il presentarsi a una competizione elettorale, pur sapendo di non avere alcuna realistica possibilità di far eleggere alcuno dei propri candidati, continui a perpetuare vecchie logiche politiche che oggi andrebbero invece decisamente superate.

Spesso ci si presenta alle elezioni per sopravvivenza politica: questa partecipazione significa infatti per alcuni esistere, ribadire la propria presenza nell’agone politico, lasciando così trasparire l’idea che la fase elettorale sia  quella più importante, spesso “l’unica importante”, cosa che potrebbe anche avere un senso se si sapesse di avere la possibilità di ottenere qualcosa, non certo quando si sa già di perdere.

Questo è dovuto in parte a una malintesa “sacralizzazione” della fase elettorale, per la quale bisogna essere tra i concorrenti a prescindere dal risultato. La fase elettorale è senz’altro il momento finale in cui la democrazia si esplica attraverso la decisione popolare (anche se da tempo le attuali leggi elettorali distorcono e limitano, se non addirittura annullano, questo diritto/dovere) ma se è vero che si va a votare per scegliere dei rappresentanti, questo dovrebbe essere, seppur in un concetto di delega anch’esso da rivedere, un momento di verifica di un consenso ottenuto precedentemente in un lavoro portato avanti tra la base sociale .

Oggi funziona invece in maniera capovolta: i partiti spuntano dal nulla, o peggio da precedenti fallimenti con le stesse facce usurate di sempre e usano le elezioni per “acquisire consenso” e non, come dovrebbe essere per “trasformare in rappresentanza” il consenso già accreditato loro.

Il consenso viene poi chiesto sulla fiducia di un nome, di un simbolo, di un leader, cosa che può costituire  sì un valore aggiunto ma che non dovrebbe esaurire i criteri di scelta.
Sempre meno si chiede il voto su di un programma articolato, che non sia fatto di semplici slogan, e che, comunque, sarebbe pur sempre scritto da pochi e destinato a essere accettato nel suo complesso: un pacchetto da “prendere o lasciare”.

C’è poi la partecipazione a prescindere dal risultato per poter usufruire della visibilità mediatica  o per far conoscere le proprie proposte, come se non si potessero far conoscere in mille altre situazioni, magari parallele alle elezioni, senza necessità di partecipare a fronte di un risultato negativo scontato.

Ma il motivo principale discende da una concezione ormai superata della politica che prevede da una parte la base popolare, intesa perlopiù come bacino di “elettrici/elettori”, dall’altra un apparato politico professionale che svolge la funzione di rappresentanza del popolo e che funge da agenzia di servizi su delega in bianco degli elettori.

La crisi della rappresentanza è oggi il problema centrale della politica e lo si nota dall’aumento progressivo dell’astensionismo, dalla disaffezione dalla politica, se non quando dal disgusto, complice anche il senso di delusione e conseguente frustrazione frutto di questi ripetuti fallimenti elettorali che, come si diceva, sarebbero già preventivabili e potrebbero quindi essere evitati.

Si tratta dunque di superare  questa dicotomia tra  ceto politico e base elettrice. Fino a quando non si riuscirà a riavvicinare la base popolare alla politica attiva, non tanto come elettrice ma come “attrice”, questa tendenza continuerà ad aumentare.

Dobbiamo quindi attuare una politica che parta dalla base e che resti nella base, rendendo superfluo l’’attuale ceto politico.
Sarà la base stessa ad auto-rappresentarsi, senza più bisogno di delegare  ad altri ma dando vita al proprio interno all’elaborazione del “fare politico”.
E il primo passo è riuscire a mettere in connessione le varie lotte come quelle referendarie, per la riconversione ecologica dell’economia e molte altre, e poi le associazioni, i movimenti, i comitati, le singole persone in un processo che, attraverso il confronto, dia vita a proposte che non dovranno essere elaborate da pochi ma da tutti, attraverso le esistenti nuove metodologie e gli strumenti in grado di attuarle.

Solo dopo un lavoro paritario di questo tipo – al di fuori delle attuali entità politiche e senza l’urgenza di trasformarsi in “soggetto politico”  ma restando all’interno della crescita e confronto comune- potrà prendere forma un grande fronte popolare di alternativa che condizioni le scelte istituzionali e, anche in connessione con altre omologhe forze europee, crei le prospettive di un vero cambiamento che  porterà (solo allora) al confronto elettorale per raccogliere, questa volta con prospettive vincenti,  il consenso già conseguito attraverso questo lavoro di interconnessione sociale.

Questa che passa dall’auto rappresentanza del sociale e da nuove metodologie, in connessione con altri in Europa, è l’unica strada oggi seriamente percorribile per creare alternativa, a differenza della solita utopia del progressivo aumento elettorale di partiti che offrono qualcosa da votare calato dall’alto, impantanandosi poi in vecchie logiche di politicismi che, oltre a far perdere tempo e creare nuove delusioni, conducono a vicoli ciechi che purtroppo da troppi anni abbiamo imparato a riscontrare.

Si tratta di una vera rivoluzione culturale, politica e civile in grado di superare vecchi usurati clichè che non si adattano più a una realtà sociale europea e mondiale diversa da quella del Novecento.

 Gian Luigi Ago

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Informazioni su Gian Luigi Ago

E' tra i soci fondatori dell'Associazione politica "Primalepersone". Dal 2009 è Presidente dell'Associazione Culturale "Il vizio del pensiero" di cui gestisce il sito web www.ilviziodelpensiero.it sito di riflessione e informazione culturale e artistica. Come cantautore ha composto alcune canzoni che hanno come riferimento la tradizione della canzone d’autore. Nell'ottobre 2011 ha realizzato il cd-demo"Verso le barricate del futuro" contenente sette sue composizioni inedite. Sta lavorando a un album dal titolo "Dopostoria" Nel 2013 ha rappresentato, insieme a Claudia Bellucci, l'Italia al Festival Europeo della Canzone d'Autore svoltosi a Vilnius, organizzato dal Ministero della Cultura della Lituania. Insieme a Claudia Bellucci ha realizzato il sito web "Poesia come eresia", sito ufficiale del poeta pesarese Gianni D'Elia. http://www.giannidelia.altervista.org/ Si interessa di teatro, letteratura, musica d’autore italiana, sulla quale ha condotto diverse trasmissioni radiofoniche monografiche su emittenti regionali. Ha pubblicato sul web diversi interventi tematici e critici legati alla musica d’autore. Insieme a Claudia Bellucci e Eugenio Alfano ha realizzato la “Lezione-spettacolo sul Teatro Canzone di Gaber e Luporini”, un’analisi approfondita della genesi, dei meccanismi, delle tematiche, dei riferimenti letterari, filosofici, storici e sociologici che hanno attraversato gli spettacoli di Gaber; la Lezione-spettacolo è stata tenuta in Università, Scuole Superiori, Auditorium, Circoli culturali e Teatri. E’ autore di poesie e monologhi, tra cui quelli dello spettacolo “In direzione ostinata e contraria”, dedicato a Fabrizio De Andrè, realizzato e portato in scena, sotto la sua direzione artistica, insieme a Giulio D'Agnello. Ha scritto lo spettacolo "La stessa rabbia, la stessa primavera" dedicato a Fabrizio De Andrè, portato in scena con il cantautore Massimo Blaco, Claudia Bellucci e Veronica Balzani. Ha realizzato e portato in scena, insieme a Claudia Bellucci, Massimo Blaco e Pino Nastasi, il concerto "Appunti sulla canzone d'autore" con canzoni di musica d'autore italiana Ha realizzato con il gruppo “Compagni di viaggio”, con cui collabora come cantante e chitarrista, lo spettacolo “I sentieri di Utopia” con canzoni di lotta, impegno e speranza e il concerto "No, è un ukulele" con classici della canzone arrangiati per ukulele. E’ presente su Facebook, Twitter e Myspace con il suo account personale e con quello dell’Associazione Culturale “Il vizio del pensiero” Sito web personale: www.agocanzonedautore.altervista.org CONTATTI: Email: ago.gianluigi@libero.it Vedi tutti gli articoli di Gian Luigi Ago

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