Archivi del mese: dicembre 2016

LA COSA GIUSTA(il totalmente inedito)

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Ad ogni momento topico della nostra devastata politica italiana (soprattutto se in prossimità di elezioni…) si ripropone il solito mantra delle buone intenzioni tese a fare finalmente.. “la cosa giusta”.
E allora assistiamo a un florilegio di proposte di percorsi per unire la Sinistra.
E tutti a dire:
“Questa volta dobbiamo davvero superare le differenze
Ora è davvero il momento di non fare più gli errori del passato”.

Ma se ci si riflette un momento ci si accorge che il fatto che le proposte siano tante e provenienti da diversi proponenti è già una dimostrazione di divisione e un tentativo di attribuirsi la primogenitura dell’operazione (e conseguentemente anche una probabile futura conduzione della stessa o derivanti rendite di posizione).
E parimenti, soprattutto per chi è più avanti negli anni, è facile accorgersi  che è un film già visto mille volte con le identiche buone intenzioni e con le identiche modalità.
Di volta in volta si dà solo una verniciata di attualità in base al mainstream del momento. Ma gratta gratta, sotto la vernice c’è la solita ruggine.

Altra cosa particolare è che questi input arrivano sempre dai soliti personaggi e/o comunque da personalità politiche o dell’intellettualità che, da buoni politici illuminati, offrono magnanimamente al popolo la loro proposta che è comunque già prefissata in un percorso già strutturato.

E allora ne vediamo di ogni: ad esempio, sull’onda della vittoria referendaria del NO,  si pensa di trasformare i Comitati del NO in incubatrici della nuova alternativa, dimenticando che lì dentro si ritroveranno per lo più apparati di partiti e Associazioni gestite da chi appoggia questo sistema e fa riferimento più che altro al PD, partito dove anche i più progressisti non potranno mai avere intenzioni reali di cambiare questo sistema.
E c’è anche da tener presente che se da quel quasi 60% di NO referendari, togliamo tutti i voti fideistici di quanti si riconoscono nella destra: Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, e di quanti si riconoscono nella destra moderata dei 5  Stelle, rimane una percentuale molto più bassa.
E se da  questa togliamo ancora  chi  ha votato solo per manifestare la propria insofferenza, la propria rabbia e il proprio disagio sociale, chi ha votato solo contro la persona di Renzi e la sua arroganza,  chi contro l’impoverimento delle classi medie, chi contro le singole leggi del governo come il job’s act, la buona scuola, ecc. vedremo che coloro che hanno votato veramente perché hanno capito il pericolo autoritario insito nella riforma e quindi unicamente per difendere la Costituzione si riducono a una percentuale veramente molto bassa.
Non ci si può quindi illudere di avere  di fronte un popolo pronto a impegnarsi attivamente per ripartire. Anzi, probabilmente la maggior parte di chi ha votato NO tornerà ad astenersi alle prossime elezioni politiche perché il vero segnale di questa grande partecipazione al referendum è un altro: quello di una voglia di decidere in prima persona e incidere direttamente sulle scelte politiche.

Ci sono poi in campo anche progetti che si possono definire “araba fenice”, cioè partiti che si sciolgono, si fondono insieme, cambiando il nome ma non facce, progetti, metodologie.
E via all’ennesima proposta di creare una Nuova Sinistra.

E poi anche tantissimi altri movimenti che lanciano proposte di aderire ai propri Progetti dai diversi nomi (X,Y, Z) ma sempre già definiti a tavolino da pochi.

Ma si dirà:
Qualcuno dovrà pure proporre e dare un input, come fu, ad esempio
per l’appello de L’Altra Europa”.

Ed è qui l’errore: oggi non serve una proposta in cui coinvolgere la base sociale (per poi travestirla da bacino elettorale alle prime elezioni) perché così si fa di fatto quello che si è sempre fatto e che è sempre fallito.

Si pone allora la classica domanda leniniana: Che fare?
Se vengono bannate tutte queste proposte, quale sarebbe mai la soluzione?

La soluzione è esattamente quella del non-deja vu, del non-strutturato, del non-proposto, del non-offerto.

Oggi non serve, e da tanto tempo in molti lo diciamo, un soggetto o una coalizione e nemmeno un percorso, se esso è già dato, già scritto, già programmato.
Oggi serve uno SPAZIO, aperto  a tutte le donne e uomini di “buona volontà”, uno “spazio vuoto” dove non ci sia un percorso già prestabilito, come quello di ripartire dai Comitati del No o di unire i vari soggetti politici.
Questo spazio, in cui far confrontare cittadini, associazioni, soggetti politici deve partire da zero, da uno brain storming iniziale basato su una sola domanda:
Come possiamo creare una vera forza di alternativa che non sia più espressione di ceti politici ma di una base sociale che possa auto-organizzarsi  e poi auto-rappresentarsi?

Ed è in questo confronto che dovrà essere deciso il percorso, le sue tappe, le sue modalità di operatività, senza che nessuno ci indichi già una proposta che prevede a priori una casa, un percorso con già un elenco di tappe, percorso a cui di fatto “aderire” seppur partecipando, sia esso la trasformazione dei Comitati del No, sia quello di unire i partiti politici o sottoscrivere progetti di vari movimenti.

Oggi questo è l’unico modo che può riportare la gente a fare politica attiva, a decidere direttamente, senza deleghe, e non solo in vista di elezioni, ché poi questi progetti oggi in campo sono, nemmeno tanto velatamente, tesi a trasformarsi in liste elettorali che, schiacciate dalla tripolarità delle grandi formazioni politiche, non potranno avere alcun successo ma saranno invece foriere di nuove delusioni (direttamente proporzionali alle illusioni e utopici entusiasmi messi in campo) e di nuove astensioni.

Rompere il muro tra rappresentati votanti e rappresentanti deliberanti, eliminando lo iato tra ceto politico e base sociale, è oggi l’unico modo per creare una grande forza alternativa consapevole, politicizzata e non invece soltanto un esercito di mani con matite copiative per votare il delegato o il partito/coalizione/federazione di turno.
Certo: si arriverà ad elezioni vincenti, prima o poi (speriamo il prima possibile) ma è attraverso questa crescita insieme, nei tempi dovuti e non affrettati da scadenze elettorali, attraverso questa  crescita collettiva creatrice di ricomposizione sociale, che il popolo esprimerà, dal suo interno, i “propri candidati” costituendosi contemporaneamente anche come forza politica capace di supportarli e relazionarsi con essi senza più doversene  tornare a casa dopo il voto in attesa delle prossime elezioni.

Per fare questo occorre dar vita ovunque ad ASSEMBLEE TERRITORIALI, fornire metodologie che rendano possibile a TUTTI di poter proporre, discutere e decidere alla pari con chiunque altro, predisponendo  strumenti che possano realizzare tutto ciò, mettendo in interconnessione i vari territori.

Ma niente idee precostituite, niente case da cui partire, niente tappe di percorsi già indicate, niente obiettivi, niente strategie.

Oggi è esclusivamente il TOTALMENTE INEDITO che può dare vita a un vero incipit.

Gian Luigi Ago


Grillini al governo: un fallimento come quello di chiunque altro

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Cos’è stato il governo di Roma da parte dei grillini?
I romani hanno votato a grande maggioranza questa Raggi pressoché sconosciuta; un voto chiaramente rivolto soprattutto contro i malgoverni precedenti e che sperava di dar vita a una discontinuità rispetto al passato.

Il risultato è rappresentato invece da sei mesi di totale incapacità di governare.
Un governo della città fermo da sei mesi, ancora impegnato a discutere di poltrone, scelte di collaboratori (sbagliati..), vicinanza a famiglie del malaffare romano.
Unica decisione presa (sbagliata e ammissione di incapacità di sconfiggere il malaffare) la rinuncia alla candidatura alle Olimpiadi. Per il resto zero assoluto.

La Raggi, poi, ha insistito per avere Marra, ben sapendo chi fosse, nonostante che Grillo e la Lombardi le dicessero che era un “virus” di corruzione.
Ma lei ha insistito e ora viene a dire in una conferenza stampa (che tale non è, perché parla solo lei e non accetta domande) che Marra è solo un dipendente come gli altri, quando in realtà era un suo stretto consigliere e che il suo ruolo è da dieci anni fondamentale in Campidoglio, altrimenti non avrebbe lottato contro il suo stesso Movimento per mantenerlo.
Risibile quindi definirlo “errore” e non “scelta” voluta e difesa ad oltranza.
Poi c’è il caso Muraro e tutto il resto. Un fallimento completo.
Dignità vorrebbe che se ne andasse a casa al più presto.

La Raggi vive invece asserragliata nel Campidoglio con gli altri zombie della Giunta, senza alcun contatto con la realtà romana.
Era da prevedere? Io dico di sì, visto il malgoverno dei grillini ovunque abbiano governato.
A gridare slogan son buoni tutti, a governare ben pochi, oggi anzi nessuno.
O meglio: tutti allo stesso modo.

E allora?
Allora chi crede che il cambiamento possa venire dal mandare al Governo del Paese i grillini al posto di altri, si ricordi di questa esperienza romana o prenderà un’altra cantonata, come hanno preso i cittadini romani.
Oggi non c’è nessuno in grado di rappresentare degnamente il popolo italiano.
Chiunque ci sarà non cambierà molto.
Qualsiasi elezione oggi, non può cambiare nemmeno una virgola.
Facciamocene una ragione.

Oggi va intrapreso un cammino diverso: lasciare il “ceto politico” alla sua lenta agonia e ripartire dalla base sociale perché si interconnetta tra le sue espressioni, acquisti consapevolezza politica, si auto-organizzi e si auto-rappresenti.
Un lavoro educativo, antropologico ma soprattutto politico nel senso di politica vera tra i problemi della gente e non il solito teatrino dove si mettono in scena i soliti balletti partitici.

Compito non facile, forse non breve, ma l’unico possibile per arrivare a una vera forza di alternativa e di cambiamento che possa poi esprimere una forza di futuro governo, oggi non possibile.

Gian Luigi Ago


Il “dopo” che non ci serve

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Ancora non sono aperti i seggi elettorali e puntuale arriva l’ennesimo tentativo di “unire la sinistra“. Il vecchio Fratoianni (ché l’età non è solo un fatto anagrafico) ripropone un altro dei vari tentativi falliti regolarmente negli ultimi decenni.
Tutto questo alla metà degli anni ’10 del XXI secolo quando la base sociale ha bisogno di essere riportata a far politica in prima persona, non confermata nel ruolo di solito bacino elettorale per una utopica e impossibile lunga marcia dentro le istituzioni con le solite formule, le solite finte aperture al basso, ma poi dirette e proposte, come oggi, dall’alto delle solite strutture.

Questo è il dopo referendum che non ci serve.
Ma si continua imperterriti a proporre la solita medicina che ha causato la malattia.
Sembra che per alcuni in questi vent’anni (e per alcuni anche negli ultimi quaranta) non sia successo nulla. Sembra che abbiamo scordato la metodologia marxista di analizzare la realtà e trovare ogni volta la soluzione più adatta alla situazione reale.

E allora di nuovo tutti dentro a un cinema…seduti ad ascoltare le fumose analisi dettagliatissime (anche troppo) e sul palco le solite facce vecchie e nuove che ci fanno l’analisi (anche delle urine, se potessero) di tutto lo scibile nazionale e internazionale e poi, voilà, la grande novità: uniamo la sinistra! Evviva!

Sì, ma questa volta però quella del No… come se ci fosse mai stata una sinistra che non abbia fatto opposizione e basta, come se non fosse il tempo di elaborare nuove strategie e nuove forme della politica, di proporre un nuovo modo di porsi nel cammino del cambiamento
Loro no, loro sono mono schematici: unire i vari partitini di sinistra, scrivere un programmino (anche quello sempre bello, preciso, dettagliato), presentare una lista che contenti le varie parrocchie, chiedere il voto.

E allora tutti sempre nello stesso cinema a proporre e proporsi per trovare almeno 200 coordinatori, per istituire Comitati Permanenti e/o Transitori, gruppi di lavoro che non lavoreranno mai, per cercare di unire il non unibile: autoreferenzialità, difesa di posizioni, ambizioni personali e di gruppo, per tentativi di leadersheep (non è un errore grammaticale…).  E poi tutti a fare passi indietro o avanti, mosse del cavallo e a costruire case aperte o chiuse e  prepararsi, infine, alla solita inutile kermesse elettorale con il solito listone lanciato dall’alto.

Insomma per chi ama il vintage e l’odor di fureria ci sarà davvero di che divertirsi…

Gian Luigi Ago