Archivi del mese: gennaio 2017

“La tela della miope Penelope”(lungimiranza politica)

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In politica la lungimiranza è un qualità fondamentale per la strategia.
Il suo contrario è la miopia politica che è poi quella che ha costituito il freno a qualsiasi serio progetto di alternativa tanto più urgente e necessario quanto più il capitalismo e le destre guadagnano terreno.

Sono molte le cause di questa miopia, alcune fisiologiche, tra cui alcune incurabili, altre dovute a una disabitudine a guardare lontano, se non addirittura a una precisa scelta tesa a mantenere o conquistare rendite di posizione che diventano per alcuni la vera meta e non più  passaggi da scartare o attuare a seconda della situazione.

Le concause del fallimento negli ultimi quarant’anni di qualsiasi serio progetto di alternativa al capitalismo dominante sono ovviamente molte e connesse in modi complessi e variabili, ma il tema della “miopia” è uno dei più evidenti insieme a quello che io definisco “effetto della tela di Penelope” che ne è conseguenza logica.

Se è vero che ci troviamo di fronte a una liminalità epocale, sociale e politica, serietà vorrebbe che si desse vita a un progetto capace di attrezzarci a una realtà che già manifesta i segni evidenti della rottura col passato e che, sullo slancio delle occasioni che essa offre, ci renda capaci di sfruttare queste criticità in senso positivamente progettuale, prima che esse vengano trasformate da altri in senso peggiorativo.

Alla metà avanzata di questi anni ’10 del secolo è infatti palpabile questa situazione e prova ne è che sono molti a darsi da fare nel tessere progetti, proposte, appelli, rimescolamenti vari.
Ma il difetto sotteso alla quasi totalità di questi tentativi è proprio quello di pensare in maniera miope solo al futuro prossimo, e in particolare sempre e soltanto alle più vicine elezioni, tenendo a galla leader e leaderini, strutture, apparati, comode tane identitaristiche, anziché lavorare a un progetto che abbia la lungimiranza di vedere mete più lontane e che unisca non tanto entità politiche ma l’intera base sociale.

E questo è un tessere che già conosciamo e che avrà probabilmente la solita conclusione di sempre: si confezioneranno con molto impegno coalizioni, comitati unitari, liste, alleanze, ecc. ma poi, al primo inevitabile fallimento elettorale, come una Penelope miope, si disfarà la tela costruita e si ripartirà di nuovo da zero, ricominciando poi a tessere ancora solo in vista di altre successive scadenze, per poi fallire nuovamente e lavorare in un eterno fare e disfare.

Non è poi in fondo la storia della Sinistra e dintorni degli ultimi decenni?
Quanti gloriosi tentativi abbiamo visto passarci sotto gli occhi?
Per limitarci solo agli ultimi quattro anni, tutti si ricordano l’inutile tessitura di tele come Rivoluzione Civile, La Via Maestra, la Coalizione Sociale di Landini, L’Altra Europa, Human Factor, per tacere dei vari rassemblement elettorali, piccoli scampoli che sono stati tessuti e disfatti in fretta.

Quello che servirebbe oggi è la tessitura “definitiva” di una grande tela che possa essere adeguata ai tempi, mettendo in secondo piano le false mete, che sono in realtà unicamente eventuali e non obbligatorie tappe, per prediligere invece la grande meta finale.

Certo ci vorrebbe un lavoro di tessitura fatto in comune, con pazienza, oculatezza e a molte più mani,  senza protagonismi, senza difesa di orticelli, mandando in pensione le miopi Penelope, ma almeno la tela sarebbe pronta e utilizzabile quando, dal suo lungo girovagare, Ulisse tornerà a Itaca e i Proci smetteranno di gozzovigliare nel Palazzo.

Gian Luigi Ago


Lettera di un giovane coltivatore toscano

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Questo articolo è in pratica  la lettera inviataci da un ragazzo che appartiene ad una famiglia dedita alla coltivazione di un prodotto tipico che esprime la sua delusione per non essere rientrato nel Piano di Sviluppo Rurale 2014/2020 della Regione Toscana, nonostante coltivi da ben cinque generazioni il rinomatissimo fagiolo di Bigliolo.

“Mi chiamo Davide Spediacci e ho ventitré anni. Sono residente a Bigliolo, nel Comune di Aulla, e sono diplomato geometra. Ho dovuto interrompere la mia carriera scolastica per cause di forza maggiore e ora sono dipendente di un’azienda del settore alimentare. Il mio sogno è quello di aprire la mia azienda agricola in Lunigiana, ma non mi è stato dato il permesso di farlo in quanto la mia domanda al bando riservato ai giovani agricoltori è stata respinta.”

“E’ chiaro – riprende Spediacci – che questo è un sistema che non funziona e che non tutela quelli che dovrebbero essere i veri beneficiari del bando creando, invece, una corsa all’oro per tutti. Questi bandi nascono per finanziare e aiutare le aziende agricole che si impegnano nella cura del territorio, come la mia famiglia fa da generazioni portando avanti un’azienda frutto di passione, conoscenza e amore per questa terra. La nostra è una delle più produttive nella realtà lunigianese e si estende da Bigliolo ai paesi limitrofi. Abbiamo recuperato terreni abbandonati e incolti da anni intervenendo anche sulla prevenzione del dissesto idrogeologico e i nostri prodotti sono di qualità, come il noto fagiolo di Bigliolo. 

Per mantenere la produzione, la biodiversità, il paesaggio, le tradizioni e le strutture ci vogliono non solo volontà e coraggio ma anche capitali da investire per superare tutti i problemi presenti nei processi produttivi e che permettano il salto di qualità attraverso attrezzature nuove e moderne.

La mia rabbia e indignazione nascono dal fatto che in un anno sono stati finanziati 120 milioni di euro per i giovani agricoltori ma a me è stato negato tutto. Mi sono trovato a competere in un bando con persone che non appartengono in nessun modo a questo mondo, con regole e caratteristiche ben lontane dalle esigenze vere di questo settore, ma sembrano reimpostate proprio per aiutare questi ultimi.

Come si possono finanziare con soldi pubblici agricoli case e piscine? Forse io non avevo abbastanza reddito, forse mio padre non è un noto politico o non ho tessere di partito per meritare tale contributo! Questo Paese ha bisogno di meritocrazia e giustizia, ha bisogno di una politica e un’amministrazione onesta che lavori per tutti e non per pochi; e soprattutto deve far tornare i giovani a sognare e a poter realizzare i propri sogni. 

Un ringraziamento speciale va a mio padre che mi ha trasmesso la passione per la terra, per le tradizioni e per l’agricoltura, e che ora è la persona che soffre di più vedendo la delusione nei miei occhi.”

[Davide Spediacci]


La corsa ad attuare la Costituzione…

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Fuorviati da una sopravvalutazione del risultato referendario, quasi tutti stanno vedendo nel tema Costituzionale  il veicolo capace di portare al riscatto della Sinistra e dintorni e alla creazione di una nuova forza di alternativa.

Se il tema di ripartire dalla Costituzione ha senz’altro un suo fondamento innegabile, non lo ha però la molteplicità delle proposte che fioriscono da più parti.
E assistiamo così a diverse proposte tutte sullo stesso tema e tutte che cercano l’unità con la base sociale, ognuna però intorno alla proprie proposte e ognuna con leggere differenze dalle altre.
E quindi assistiamo, mutati mutandis, a quello che è sempre accaduto a Sinistra, cioè a diversi partiti, movimenti, personalità che chiedono l’unità, però tutti lanciando e facendosi promotori e portavoce di un “loro” appello all’unità:

Abbiamo così:
Fratoianni di Sinistra Italiana, che ancor prima del referendum, il 2 dicembre,  ha lanciato, in un articolo, su “Il Manifesto” la proposta di unire la “Sinistra del NO”;

Azione Civile che, nella sua Assemblea Nazionale del 9-11 dicembre, ha proposto di ripartire dai Comitati del NO trasformati in Comitati per la difesa e attuazione della Costituzione, trovando l’interesse dello stesso Fratoianni (che appunto lo aveva già proposto) e del Governatore PD della Puglia Michele Emiliano;

Domenico Gallo, Alfiero Grandi e Mauro Breschi che hanno indetto a Roma per il 21 Gennaio un incontro nazionale dei “Comitati del NO”;

Paolo Maddalena che il giorno dopo, il 22 Gennaio, a Roma proporrà il “Progetto per l’attuazione della Costituzione

L’Altra Europa che propone di dar vita a un vero e proprio “Movimento per l’attuazione della Costituzione”.

E sorvolo su altre Costituenti  come il Diem 25 con Varoufakis e il PlanB a cui partecipano diversi movimenti, Stefano Fassina ed esponenti del PRC come la deputata europea Forenza.

Se è positivo questo attivismo di ripartenza dopo il Referendum, ci sono però delle cose da precisare: una l’abbiamo detta prima, parlando della molteplicità di proposte, tutte concentrate nel mese di Gennaio e tutte che provengono da promotori diversi.
E’ poi limitativo parlare di “attuazione” della Costituzione.
Infatti solo una parte va attuata, ma altre parti andrebbero riviste.

Per esempio l’art. 81, andrebbe riportato semmai alla sua stesura originale; dovrebbe essere modificato l’errato termine di “razza” contenuto nell’art. 3;
dovrebbero essere modificati i concetti di “famiglia e matrimonio” contenuti nell’art.29;
dovrebbe essere superato il concetto di “delega in bianco”;
dovrebbero essere estesi ulteriormente gli esigui spazi di democrazia diretta contenuti nella Costituzione;
dovrebbe essere introdotto il termine di “bene comune”, ecc. ecc. ecc.

C’è poi la sopravvalutazione di cui dicevamo all’inizio.
Pensare che tutti coloro che hanno votato NO siano interessati a questo progetto è fuorviante; molti di essi sono di destra, altri hanno votato solo contro Renzi, altri contro alcune leggi del governo che li toccavano di persona, altri per ribellione al ceto politico, e così via.

Ritengo illusorio anche pensare che questo terreno di coltura dell’alternativa possa nascere in alcuni di questi luoghi dove sono di fatto predominanti strutture e persone legate al PD.

D’accordo quindi a mantenere attivi i vari Comitati del NO per difendere e vigilare sulla Costituzione da possibili futuri attacchi, ma non possono essere  queste strutture a fare da incubatrice a una vera ricomposizione della base sociale, e ancor di più se ciò avviene, come sempre, attraverso  appelli da parte di partiti, movimenti, personalità politiche, intellettuali e costituzionali.

Una nuova forza di alternativa può nascere solo da un confronto che parta e si svolga nei territori, in luoghi neutri, tra la base sociale stessa, con assemblee paritarie aperte a tutti come individui, e che si svolgano nella completa orizzontalità.

Illusorio, utopistico e fuori dall’analisi della realtà attuale anche il pensare  più prosaicamente a mantenere ancora la base sociale nella condizione di bacino elettorale costituendo un’ennesima coalizione unitaria che possa essere competitiva alle prossime elezioni.

Credo che ci si stia mettendo su una strada sbagliata e si perda un’altra occasione storica di riportare alla politica attiva e alla partecipazione concreta quanti se ne solo allontanati.

Gian Luigi Ago