ELEZIONI ED OLTRE (riflessioni personali e sentite scuse ad Hegel)

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Credo che per cambiare davvero non basti elaborare programmi elettorali perfetti, proporre obiettivi giusti, rivendicare diritti, denunciare lo sfruttamento e le ingiustizie. Sapeste nella mia lunga vita di attenzione alla politica quante proposte con queste caratteristiche ho visto e quante ne ho votate. Dapprima pensavo che bastasse proporsi più volte per avere prima o poi il consenso popolare. Poi ho pensato che bisognasse anche portare le proposte direttamente nei territori e sostenerne le lotte. Poi…sono passati quarant’anni… e mi sono accorto che la gente, alla fine della fiera, vota sempre chi sa che potrà vincere oppure per evitare che qualcun altro vinca. Dopo quarant’anni di fallimenti di partiti e movimenti che, pure proponendo obiettivi giusti e programmi perfetti, continuano a restare minoritari e quindi ininfluenti, mi sono domandato come mai cose che sono evidentenente giuste e dalla parte del popolo continuino a riscuotere consenso così minimo, pur con leader di diversa natura. Ne ho dedotto che il problema stava altrove.

E qui torno all’inizio: non basta proporre cose giuste e chiedere di farti eleggere rappresentante del popolo; non basta entrare nelle istituzioni solo per essere spesso inutile minoranza. Non basta e forse è anche la strada sbagliata.
Il problema principe della politica è  “la crisi della rappresentanza” e di questo ho già  scritto molte volte, e me ne scuso con i miei cinque lettori (non 25 come se ne attribuiva Manzoni…) . La gente non crede più ai “politici”, l’astensione aumenta e la partecipazione attiva alla “militanza”, come si diceva una volta, è infinitesimale rispetto alle masse e al mutato quadro di riferimento sociale che non presenta più “classi” così omogenee e facilmente definibili come quarant’anni fa. I riferimenti ideologici non hanno più la presa di un tempo ma anzi selezionano in partenza chi potrà seguirti. Oggi la grande antinomia è tra un vertice di Potere e una base di sfruttati dispersa, frantumata, trasversale, anche alle ideologie. Non è un caso che abbiano più appeal liste civiche senza riferimenti espliciti a sinistra od a ideologie, anche se poi, giustamente, esse sono evidenti negli obiettivi che tendono ad aumentare diritti, solidarietà, lotta a ogni sfruttamento.
Anche i politici più scafati lo
hanno capito e si presentano in liste civiche, in parte nascondendo e in parte lasciando trasparire la loro appartenenza politica in un sottile gioco di equilibrio.
Ma non basta ancora.

Si cerca allora di riavvicinare la gente alla politica invitandola a partecipare attivamente, si cerca di coinvolgerla per farla sentire attrice del progetto. Cosa lodevolissima. E però (perché c’è sempre un però) non basta ancora e i risultati elettorali lo confermeranno come sempre.

Questo perché se il problema è la “crisi della rappresentanza” è lì che bisogna intervenire. E non certo con riverniciature ma con qualcosa che richiede umiltà, rinunce e coraggio.
Oggi serve spezzare lo iato tra rappresentanti (ceto politico) e rappresentati (bacino elettorale) rendendo la base sociale davvero artefice e attrice (non solo elettrice), ma senza infingimenti.
Questo significa che l’idea di partito deve ritornare alle semplici venti parole dell’art.49 della Costituzione, significa che non si deve più coinvolgere la base sociale in programmi e obiettivi scritti da pochi politici e solo dopo condivisi dalla stessa ma piuttosto che essi dovranno effettivamente essere proposti, discussi, votati e scritti insieme. Tutto in maniera TOTALMENTE orizzontale. Solo in questo modo potrà  nascere una forza popolare che cambi e riporti allo spirito originale il concetto di “partito” (se così vorremo ancora chiamarlo) senza alcuna gerarchia, senza alcun livello o rappresentanza interna. Solo un insieme di persone che nei propri territori propone, discute e decide alla pari, collegandosi poi alle altre realtà esterne. Ed esistono oggi anche mezzi tecnologici per garantirne orizzontalità e trasparenza . Questo è l’UNICO modo per riavvicinare la gente alla passione della politica attiva.
In questo modo non avremo più un ceto politico   che si propone come rappresentante di altri ma un’unica forza popolare che in maniera hegeliana da tesi e antitesi arriverà a una sintesi che entrambe le unisce e le supera. Non ci saranno più “rappresentanti” che con spirito di sacrificio… (si fa per dire) si candidano a qualcosa ma persone frutto di un’autorappresentanza di questa base sociale che costituirà il fronte di alternativa e  cambiamento.
Attenzione: queste non sono utopie o deliri da chi vi scrive da un letto di ospedale, ma cose che già si stanno strutturando in molte parti d’Europa.

Il passaggio dalla rappresentanza all’auto-organizzazione e auto-rappresentanza della base sociale, nello spirito dell’articolo 49 della Costituzione, sono l’UNICA strada che potrà portare verso un reale cambiamento che ribalti i rapporti di potere oggi vigenti e che eviti le periodiche e ormai qurantennali sconfitte minoritarie da cui nulla si è imparato.

Ultima annotazione:
certo: è una strada lunga e difficile, anzi lunghissima e difficilissima, una strada malvista da chi sogna impossibili vittorie prêt-à-porter  o da chi punta a leadership o a gratificanti poltrone  istituzionali. Ma è meglio una strada lunga che ci porterà (noi o chi dopo di noi) alla meta che una strada più rapida e usuale che più volte ci ha fatto però prendere facciate sul fondo di un vicolo cieco.  Ma l’ho scritto prima: le tre condizioni essenziali sono umiltà, rinunce e coraggio. L’umiltà di sentirsi davvero pares inter pares, le rinunce ad ambizioni personali, il coraggio di abbandonare il navigare nel comodo sottocosta della solita politica, il coraggio di affrontare il mare magnum di un nuovo percorso orizzontale verso il cambiamento.
Adelante!

Gian Luigi Ago

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Informazioni su Gian Luigi Ago

E' tra i soci fondatori dell'Associazione politica "Primalepersone". Dal 2009 è Presidente dell'Associazione Culturale "Il vizio del pensiero" di cui gestisce il sito web www.ilviziodelpensiero.it sito di riflessione e informazione culturale e artistica. Come cantautore ha composto alcune canzoni che hanno come riferimento la tradizione della canzone d’autore. Nell'ottobre 2011 ha realizzato il cd-demo"Verso le barricate del futuro" contenente sette sue composizioni inedite. Sta lavorando a un album dal titolo "Dopostoria" Nel 2013 ha rappresentato, insieme a Claudia Bellucci, l'Italia al Festival Europeo della Canzone d'Autore svoltosi a Vilnius, organizzato dal Ministero della Cultura della Lituania. Insieme a Claudia Bellucci ha realizzato il sito web "Poesia come eresia", sito ufficiale del poeta pesarese Gianni D'Elia. http://www.giannidelia.altervista.org/ Si interessa di teatro, letteratura, musica d’autore italiana, sulla quale ha condotto diverse trasmissioni radiofoniche monografiche su emittenti regionali. Ha pubblicato sul web diversi interventi tematici e critici legati alla musica d’autore. Insieme a Claudia Bellucci e Eugenio Alfano ha realizzato la “Lezione-spettacolo sul Teatro Canzone di Gaber e Luporini”, un’analisi approfondita della genesi, dei meccanismi, delle tematiche, dei riferimenti letterari, filosofici, storici e sociologici che hanno attraversato gli spettacoli di Gaber; la Lezione-spettacolo è stata tenuta in Università, Scuole Superiori, Auditorium, Circoli culturali e Teatri. E’ autore di poesie e monologhi, tra cui quelli dello spettacolo “In direzione ostinata e contraria”, dedicato a Fabrizio De Andrè, realizzato e portato in scena, sotto la sua direzione artistica, insieme a Giulio D'Agnello. Ha scritto lo spettacolo "La stessa rabbia, la stessa primavera" dedicato a Fabrizio De Andrè, portato in scena con il cantautore Massimo Blaco, Claudia Bellucci e Veronica Balzani. Ha realizzato e portato in scena, insieme a Claudia Bellucci, Massimo Blaco e Pino Nastasi, il concerto "Appunti sulla canzone d'autore" con canzoni di musica d'autore italiana Ha realizzato con il gruppo “Compagni di viaggio”, con cui collabora come cantante e chitarrista, lo spettacolo “I sentieri di Utopia” con canzoni di lotta, impegno e speranza e il concerto "No, è un ukulele" con classici della canzone arrangiati per ukulele. E’ presente su Facebook, Twitter e Myspace con il suo account personale e con quello dell’Associazione Culturale “Il vizio del pensiero” Sito web personale: www.agocanzonedautore.altervista.org CONTATTI: Email: ago.gianluigi@libero.it Vedi tutti gli articoli di Gian Luigi Ago

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