Attuazione della Costituzione e coalizioni elettorali: equivoci e certezze

Presentazione1

Cosa è rimasto a ormai sette mesi dalla vittoria referendaria del NO?
Sono rimasti sostanzialmente molti equivoci ed almeno una certezza.

L’equivoco principale è stato quello di pensare che la vittoria del NO rappresentasse, per tutti coloro che lo avevano votato, un fermo proposito di difendere la Costituzione.
In realtà questo nobile proposito apparteneva a una ristretta percentuale dei votanti e più precisamente alla parte più politicizzata, più attenta da sempre alla necessità di ridare il giusto valore alla nostra Carta, nata dalla Resistenza.

Si è sottovalutato il fatto che gran parte di quel 60% rappresentasse una grande fetta della destra, anche la più becera, e che ad essa si fossero aggiunti quanti volevano solamente la caduta di Renzi (spesso solo per mire di affermazione della propria parte politica);
si è sottovalutato anche che molti avessero votato NO solo opponendosi a delle singole scelte del Governo (job’s act, buona scuola, sanità, ecc.).

Certo, quei temi sono strettamente legati alla difesa dei diritti sanciti dalla Costituzione ma il fatto di sottovalutare che molti non ne cogliessero il nesso profondo con essa, ha fatto sì che si pensasse di avere a disposizione un 60% di italiani pronti a battersi in piazza per attuare e difendere la Costituzione.
La realtà era molto diversa e il non aver colto subito il vero senso di quel voto ha portato a delle scelte di percorso che non hanno prodotto, nè produrranno, quanto si era sperato.

Dimenticando spesso la necessità di proporre anche modifiche alla Costituzione, in senso migliorativo e quindi opposto a quello della proposta renziana, si è pensato quindi che il tema della sua semplice attuazione e difesa potesse essere quello che avrebbe coagulato le masse intorno a questa battaglia; battaglia che in realtà è rimasta ad appannaggio di pochi, spesso già politicizzati, costituzionalisti, esperti e conferenzieri del settore ma con un seguito esiguo rispetto a quel 60%.
Si è pensato che i vari Comitati e Coordinamenti Costituzionali potessero essere il veicolo capace di far crescere un progetto di alternativa che nascesse dalla base sociale (o per alcuni soltanto la coinvolgesse).

E’ stato un errore che alcuni avevano paventato, avvertendo che si sarebbe perso altro tempo addentrandosi in un vicolo cieco e non adeguato a creare un vero cambiamento, ma che è rimasto un allarme inascoltato nell’euforia della vittoria e di possibili ritorni elettorali.
Questi tentativi, infatti, come era più che prevedibile non sono decollati come si sperava e ancora devono giungere a una formalizzazione che probabilmente si attuerà solo in vicinanza del primo anniversario di quel referendum (molto tardi per la “memoria” degli italiani) attraverso coordinamenti o direttivi che coinvolgeranno in minima parte la base e che, partendo sostanzialmente da illustri personaggi, resteranno di vertice e frequentati da esperti o persone già attive politicamente.

Il grande movimento popolare di alternativa non nascerà certo da qualcosa di senz’altro giusto come la battaglia costituzionale, ma che, presentata in modo “deduttivo”, verrà concepita sempre come qualcosa di astrattamente “giuridico”.
Questo grande movimento non nascerà nemmeno riproponendo le solite alchimie di coalizioni elettorali, nell’ennesimo tentativo di unire una Sinistra ormai incapace di fare qualcosa che non sia la sterile ripetizione di falliti esperimenti passati e basati sempre su un equilibrio tarato sulle consistenze e percentuali delle forze politiche esistenti. Alchimie che, nella lentezza dell’ugualmente inefficace richiamo al percorso di “attuazione costituzionale”,  ne sono diventate di fatto concorrenti nel loro richiamo a coinvolgere le “masse”.

All’inizio si è parlato di “equivoci” e “certezze”.
Ecco: l’unica certezza uscita maggioritaria da quel referendum è stata la semplice voglia di partecipazione attiva, la voglia di poter incidere direttamente sulle scelte di indirizzo della nostra politica, al di là dei contenuti. Potremmo dire che questa volta la svista è stata quella di guardare la Luna e non invece il proverbiale dito.
E questa partecipazione non nascerà certo dallo stringersi intorno a Comitati o Coordinamenti Costituzionali, utili e importanti per quella specifica tematica (purtroppo percepita ancora in modo troppo astratto se non quando addirittura di retroguardia), ma che non sono in grado di essere facilitatori di un ricompattamento della base sociale.
E nemmeno servirà coinvolgere la base sociale (spesso solo come insieme di elettori con matita copiativa in mano) nelle solite coalizioni di partiti, movimenti, leader, apparati, ecc.

Si parlava prima di metodo “deduttivo”.
Ecco: il metodo giusto sarebbe (restando dentro questa metafora) un metodo “induttivo”, che partisse cioè dai problemi che la base sociale vive sulla propria pelle, individuando solo dopo come i principi costituzionali che ci stanno dietro siano garanzia di soluzione e come invece l’inosservanza degli stessi e il non integrarli con articoli che diano più potere ai cittadini, abbia creato le varie situazioni di degrado, disagio, ingiustizia.

Più di due anni fa in QUESTA NOTA citavo Heidegger quando sosteneva che “qualsiasi salvezza che non provenga da dove ha luogo il pericolo, è ancora sventura“.
Credo che il problema sia rimasto quello e che si siano persi altri due anni (da aggiungersi ai precedenti).
Le soluzioni devono tener conto di quella voglia di partecipazione attiva che è la vera certezza uscita dal referendum del 4 dicembre.

L’unica soluzione ragionevole non può quindi che essere quella di partire dal “pericolo heideggeriano”, dai territori e dalla base sociale; non per coinvolgerla, spesso solo come “forza numerica”, a progetti “costituzionali” o “elettorali”; non per proporle programmi e obiettivi già “masticati” da altri.
Ma piuttosto per ascoltarla e farla parlare, al di fuori delle cabine elettorali, offrendo ad essa la possibilità di proporre soluzioni e percorsi che nascano da confronti e decisioni attuate con metodi (e strumenti che li supportino) realmente democratici, orizzontali, partecipati e trasparenti; dando ad essa la possibilità di tornare a far politica con la coscienza di poter incidere direttamente sulle scelte politiche e di auto-organizzarsi, al di fuori del già esistente od offerto dall’alto, per potere arrivare ad auto-rappresentarsi attraverso un percorso di creazione di una vera alternativa popolare di base.

Purtroppo dalle ultime elezioni politiche abbiamo perso quasi cinque anni in cui nulla è cambiato e molto è peggiorato. Il trastullarsi in operazioni sempre identiche e fallimentari sta dando spazio alla destra e alla ferocia del capitalismo.

Quo usque tandem continueremo a ignorare la necessità di una vera rivoluzione copernicana delle prassi politiche?
Quanti anni ancora dovremo perdere, quando oggi potevamo già essere a metà del guado che divide il passato dal futuro?

Gian Luigi Ago

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Informazioni su Gian Luigi Ago

E' tra i soci fondatori dell'Associazione politica "Primalepersone". Dal 2009 è Presidente dell'Associazione Culturale "Il vizio del pensiero" di cui gestisce il sito web www.ilviziodelpensiero.it sito di riflessione e informazione culturale e artistica. Come cantautore ha composto alcune canzoni che hanno come riferimento la tradizione della canzone d’autore. Nell'ottobre 2011 ha realizzato il cd-demo"Verso le barricate del futuro" contenente sette sue composizioni inedite. Sta lavorando a un album dal titolo "Dopostoria" Nel 2013 ha rappresentato, insieme a Claudia Bellucci, l'Italia al Festival Europeo della Canzone d'Autore svoltosi a Vilnius, organizzato dal Ministero della Cultura della Lituania. Insieme a Claudia Bellucci ha realizzato il sito web "Poesia come eresia", sito ufficiale del poeta pesarese Gianni D'Elia. http://www.giannidelia.altervista.org/ Si interessa di teatro, letteratura, musica d’autore italiana, sulla quale ha condotto diverse trasmissioni radiofoniche monografiche su emittenti regionali. Ha pubblicato sul web diversi interventi tematici e critici legati alla musica d’autore. Insieme a Claudia Bellucci e Eugenio Alfano ha realizzato la “Lezione-spettacolo sul Teatro Canzone di Gaber e Luporini”, un’analisi approfondita della genesi, dei meccanismi, delle tematiche, dei riferimenti letterari, filosofici, storici e sociologici che hanno attraversato gli spettacoli di Gaber; la Lezione-spettacolo è stata tenuta in Università, Scuole Superiori, Auditorium, Circoli culturali e Teatri. E’ autore di poesie e monologhi, tra cui quelli dello spettacolo “In direzione ostinata e contraria”, dedicato a Fabrizio De Andrè, realizzato e portato in scena, sotto la sua direzione artistica, insieme a Giulio D'Agnello. Ha scritto lo spettacolo "La stessa rabbia, la stessa primavera" dedicato a Fabrizio De Andrè, portato in scena con il cantautore Massimo Blaco, Claudia Bellucci e Veronica Balzani. Ha realizzato e portato in scena, insieme a Claudia Bellucci, Massimo Blaco e Pino Nastasi, il concerto "Appunti sulla canzone d'autore" con canzoni di musica d'autore italiana Ha realizzato con il gruppo “Compagni di viaggio”, con cui collabora come cantante e chitarrista, lo spettacolo “I sentieri di Utopia” con canzoni di lotta, impegno e speranza e il concerto "No, è un ukulele" con classici della canzone arrangiati per ukulele. E’ presente su Facebook, Twitter e Myspace con il suo account personale e con quello dell’Associazione Culturale “Il vizio del pensiero” Sito web personale: www.agocanzonedautore.altervista.org CONTATTI: Email: ago.gianluigi@libero.it Vedi tutti gli articoli di Gian Luigi Ago

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