Archivi del mese: ottobre 2017

Priorità (coazione a ripetere)

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Insisto sempre sugli stessi concetti ma non è colpa mia se la realtà si ripete ogni giorno sempre uguale come in un eterno “giorno della marmotta”

Tutti oggi parlano di priorità.
Per molti, ad esempio è la legge elettorale.
Eppure è inevitabile che la faranno comunque i soliti noti e a loro precisa misura.
Raccolta di firme, petizioni o suppliche alle Istituzioni saranno cestinate senza nemmeno essere guardate, stiamone certi.

Altro esempio: tutti parlano di “ceto politico” però ogni iniziativa giusta si va a praticarla proprio insieme a quel ceto o comunque a chi come quel ceto ragiona;
e poi si grida allo scandalo e al fascismo se si prendono delle sportellate in faccia.

Nonostante tutto ciò, si continua a dedicarsi prevalentemente a battaglie, certo giuste, giustissime ma con un unico difetto: sono già perse in partenza perché non ci sono, anzi non ci si è mai preoccupati di costruire, le condizioni per poterle vincere.

E tra l’altro queste battaglie si scelgono seguendo l’agenda dettata dallo stesso ceto politico che si vuole combattere.

In parte questo approccio è dovuto all’abitudine a un’eterna opposizione e si pensa sempre alla pars destruens come se non dovesse discendere, o quantomeno andare di pari passo, da quella construens.
Non ci si rende conto che in questo modo il tempo passa e si fa il gioco del Potere che è ben felice che mai si metta mano a una costruzione che nasca soprattutto su una nuova presa di coscienza basata su un lavoro sociale, antropologico, culturale che torni a portare alla partecipazione attiva alla vita politica; lavoro che probabilmente non sarà certo breve nè tarato sempre e solo sulle prossime tornate elettorali.

Bisogna riportare i delusi alla vita politica attiva, si dice.
Giustissimo ma non si capisce che pensare che questo possa succedere solo presentando loro un obiettivo giusto e per di più modulato, come si diceva prima, su esigenze dettate da agende di quel ceto politico che ha creato quelle delusioni, apparirà ai delusi sempre come un qualcosa di interno a quello stesso mondo politico da cui si rifugge.

In questo senso la grande vittoria del referendum del 4 dicembre 2016 ha avuto anche un rovescio della medaglia che si è concretizzato in molti nell’equivoco di un popolo pronto a rispondere a qualsiasi proposta giusta.
Quel NO aveva invece dietro molti aspetti che lo hanno determinato.
E lo scrissi ampiamente QUI.

Il lavoro da fare, come si diceva sopra, è un lavoro di costruzione di un’attenzione alla politica vera, politica che non può essere quella dei balletti rappresentati nel solito teatrino politico; e nemmeno quella di obiettivi sempre modulati in riferimento ad esso.
Servirebbe una disintossicazione che portasse la gente a guardare quello che succede nell’attuale scenario politico per quello che è: un gioco di potere  e riposizionamento tra parti maggioritarie e minoritarie del ceto politico.
E come tale a non dargli più una soverchia importanza.

Bisogna ripartire dal più lontano possibile da quei luoghi, bisogna tornare nei territori,  a partire da quelli più piccoli, dalle esigenze più basilari, più contingenti, non dai grandi temi come la Costituzione o la Legge elettorale.
A questi ci si dovrà arrivare ma attraverso un’opera che porti i cittadini (e anche i non-cittadini) a farsi carico in primis  delle soluzioni dei loro problemi urgenti, del saperli connettere con quelli degli altri, nel riuscire man mano a farsi forza popolare cosciente e capace di auto-rappresentarsi con metodi inediti, tralasciando i balletti politici di cui sopra che tanto non cambieranno nulla, se non qualche virgola (e la storia degli ultimi decenni ce lo insegna). Serve una lenta costruzione di un sentire comune e partecipato.

Non è facile, ma il resto è perdita di tempo.

Gian Luigi Ago

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“Attuazione della Costituzione” (Come Volevasi Dimostrare)

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C.V.D.
Non voglio dire “io lo avevo detto” e infatti per correttezza non lo dirò…
Ma già nove mesi fa collaborando a un documento, e in seguito con una mia nota (QUI) ammonivo sulla scelta sbagliata di individuare la possibilità di compattare la base sociale in un percorso di alternativa, basandolo sulla Attuazione della Costituzione.
Questo principalmente perché un simile tentativo, seppur giusto come obiettivo monotematico (anche se meta-condizione per tutti gli altri) andava incontro a ostacoli prevedibili e paventati da molti.
Molti che però rimasero inascoltati.

L’eterogeneità di quanti già si erano fatti promotori di questa iniziativa, soprattutto a livello di metodologie, lasciava presagire chiaramente che alla fine si sarebbero manifestate le solite dinamiche verticistiche.
Coloro i quali con poca lungimiranza si erano illusi di trasformare questa iniziativa in qualcosa di orizzontale si sono trovati a scontrarsi con un atteggiamento, anche questo prevedibile e previsto, che ha visto alcuni dei promotori ergersi a “dominus” del progetto; al momento della votazione, a quanti hanno espresso un parere diverso è stato detto da costoro, senza mezzi termini, che astenendosi o votando contro quanto previsto dall’Atto Costitutivo e dallo Statuto, la loro legittima opinione era di fatto un estromettersi da soli dal percorso.
Un atto autoritario raramente visto negli ultimi anni.

Ma forse la responsabilità maggiore è di coloro che hanno perso un anno per seguire un percorso che era chiaramente non idoneo a un processo per ricompattare  quanti si sono stancati di questa politica rifugiandosi nell’astensione o, peggio, nel più becero populismo.
E i motivi che hanno portato a questo finale annunciato non si esauriscono solo in quelli già detti qui ma vengono da lontano e da una visione obsoleta della politica.
QUI  e QUI già provai a evidenziarli. 

Progetti  alternativi che partissero realmente dalla base, e non dall’alto di illustri personalità, ce n’erano ed erano stati anche avanzati in modo preciso e articolato.
Fin dal gennaio 2015 alcuni si sono spesi su queste proposte esortando a intraprendere con urgenza percorsi inediti e innovativi.

Come ho scritto più volte, solo la lungimiranza politica e l’uso di metodi realmente inediti che si muovano lontano dagli usurati ambiti dei soliti noti e si confrontino con “gli ultimi”, in un percorso ascendente, sono la condizione sine qua non per un vero percorso popolare di alternativa.

Intanto però abbiamo perso quasi altri  tre anni (l’ultimo proprio in questo progetto di Attuazione della Costituzione) e ancora non si è imboccata la strada giusta (come se non ne avessimo persi già abbastanza).

Gian Luigi Ago