Archivi del mese: novembre 2017

Sommovimenti nella post-sinistra

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Continua il sommovimento in quell’area che per comodità potremmo ancora definire “sinistra” ma meglio ancora “post-sinistra”. L’avvicinarsi delle politiche ha messo in moto già da qualche mese tentativi di recuperare delusi dalla politica e astensionisti.

Si è iniziato con il tentativo Costituzionale di Paolo Maddalena finito in un modo arrogante e verticistico con esclusione di quanti manifestavano anche solo dubbi sulla posizione del “Direttivo”.
Tentativo che comunque portava in sé l’errore di valutazione per cui la vittoria del NO al Referendum del 4 dicembre 2016 significasse un interesse preminente della base sociale riguardo al tema costituzionale, non rilevando che quel voto nasceva in gran parte dai voti di tutta la destra, da un’idiosincrasia diffusa verso Renzi, dall’avversione verso singole leggi (jobs act, buona scuola, ecc.) e che chi veramente aveva votato per la difesa della Costituzione costituiva in realtà una percentuale molto bassa.
E quindi non si è capito che l’intero 60% di quel NO (ma nemmeno meno della metà) non potesse essere recuperabile per un percorso politico centrato su quel tema, per molti purtroppo percepito come molto astratto, non cogliendone lo stretto nesso che c’è invece con i problemi reali.

L’eutanasia del Brancaccio è cronaca di questi giorni; e qui l’errore è stato, pur con tutta la buona volontà, continuare a dar credito e rivolgersi a partiti, movimenti, associazioni e non a singoli individui.
I partiti hanno usato questo percorso come trampolino di lancio ma poi sono finiti a un’unità tra SI, MDP e POSSIBILE che punta a un accordo elettorale per un centrosinistra col PD, in attesa di Pisapia, Grasso e Boldrini.

Gli ultimi di questi tentativi li vediamo in questi giorni:

quello promosso da Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa col nome provvisorio di “La mossa del cavallo”, che sta indicare il metodo per cui sparigliare il terreno e scavalcare gli avversari; sarà lanciato con una conferenza stampa alla Camera dei Deputati Giovedì 16 novembre.
Da quello che si legge finora, il limite, al di là delle indubbie buone intenzioni, sembra essere lo stesso che fu quello del tentativo di Paolo Maddalena, cioè partire dalla difesa della Costituzione (cosa sacrosanta in se stessa ma non funzionale, se non fuorviante, per richiamare alla partecipazione attiva);

c’è poi la proposta dell’ex OPG occupato Je so’pazzo che non ci sta a rinunciare all’Assemblea del 18 novembre annullata del Brancaccio e lancia un “facciamola noi” nella stessa data e sede, interessante ma forse troppo azzardata e pretenziosa.

Come si vede un sommovimento generale, dovuto senz’altro alla vicinanza delle elezioni politiche (mai una volta che questi progetti nascano lontani da esse) che, nonostante una legge elettorale pessima e probabilmente anch’essa, come le precedenti, anticostituzionale, attira molto soprattutto coloro che pensano che l’alternativa si costruisca attraverso un consenso elettorale e non attraverso una genesi dalla base sociale (non quindi da personalità, politici, costituzionalisti,ecc.), genesi di cui si può solo essere facilitatori.

Genesi che deve creare una partecipazione di singoli individui, anziché una alleanza di sigle (e questo non esclude che gli individui poi appartengano a sigle) totalmente orizzontale e democratica, con un’organizzazione leggera e senza poteri decisionali che sono invece di tutti coloro che aderiranno. Decisioni, scelte di percorsi, obiettivi, programmi, proposte che non possono più essere redatte e calate dall’alto di pochi “illuminati” ma devono essere frutto di discussioni tra tutti con metodi TOTALMENTE paritari supportati da strumenti accessibili a TUTTI che non possono essere solo assemblee fisiche, che non possono articolarsi su deleghe in bianco, ma devono saper utilizzare strumenti che consentono a tutti di esprimersi in ogni momento.

Ecco, penso (e ripeto: al di là delle buone intenzioni che si possano avere) che ancora non si abbia il coraggio e/o la percezione che, senza quel passo avanti che elimini anche solo la possibilità di tutti i pericoli, trucchi, manovrine, ecc. insiti nelle pratiche politiche del passato, ci sarà sempre il rischio che qualcuno o qualcosa porti questi esperimenti al fallimento.

Gian Luigi Ago

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E’ crollato il Brancaccio

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L’Assemblea del 18 novembre è stata annullata, Finisce così l’effimero esperimento nato il 18 giugno al Teatro Brancaccio ricalcando quelli già falliti negli anni passati, e perciò fallito anch’esso.
E questo anche se si dice che continuerà in modo autonomo.
Ho già scritto a lungo in questi sei mesi sulla caducità di questo percorso.
Qui alcuni link:

“Secondo passo stentato dopo l’assemblea del Brancaccio”
https://gianluigiagora.wordpress.com/2017/06/24/secondo-passo-stentato-dopo-lassemblea-del-brancaccio/

“I due dioscuri scrivono a Pisapia”:
https://gianluigiagora.wordpress.com/2017/07/02/i-due-dioscuri-scrivono-a-pisapia/

“Alleanza Popolare: si continua sulla vecchia strada”:
https://gianluigiagora.wordpress.com/2017/09/07/alleanza-popolare-si-continua-sulla-vecchia-strada/

Gian Luigi Ago


I ponti siciliani (dalle elezioni siciliane a quelle politiche)

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No, non si tratta del solito ponte sullo Stretto ma piuttosto dei ponti che si stanno costruendo per far passare dalle proprie parti i carri dei futuri vincitori per saltarvi sopra più agevolmente.
Nella logica politica di questo sistema, a cui tutti i partiti politici (e quando si dice tutti, si intende proprio tutti ) si adeguano, le elezioni siciliane non sono servite per dare una nuova amministrazione alla Regione siciliana; e quando mai?
Il senso di queste elezioni è solo quello di essere prefigurative degli scenari delle prossime elezioni politiche e propedeutiche alle strategie da seguire per vincerle (per chi può) oppure per non essere tagliati fuori per altri cinque anni.
Tutti i partiti (proprio tutti, come si diceva) hanno individuato i propri interlocutori: il grande bacino dell’astensionismo.

E questo non è dettato da una sana visone politica tesa a riportare la gente a interessarsi e partecipare alla politica in maniera attiva.
Macché: basta che siano disponibili a fare una croce sulla scheda elettorale; è solo una questione di numeri; la “forza dei numeri” di cui parlava Marco Revelli dopo essersi convertito a queste logiche che prima stigmatizzava.

Le elezioni siciliane fanno presagire l’esistenza di due forze che, al momento e salvo cambiamenti nei prossimi mesi, possono puntare alla vittoria alle politiche: il Centro-destra (solo se si presenterà unito) e il Movimento 5 Stelle che si aspettava certo di più da queste elezioni ma che comunque mantiene percentuali alte. Percentuali che però non potrebbero bastare in caso di un futuro accordo PD-FI, salvo alleanze.
Ma il M5S, si sa, non è favorevole ad alleanze (almeno per ora).

E’ possibile quindi che si cerchi di tornare alla deprecabile pratica del “voto utile” appoggiando dall’esterno il M5S, passando bellamente sopra alla loro natura sostanzialmente né di destra né di sinistra (quindi di destra), al loro sentirsi non-antifascisti, al loro essere un partito padronale senza alcuna democrazia interna, alle loro equivoche posizioni sui diritti, sull’immigrazione, sul lavoro, alla loro incompetenza amministrativa dimostrata nei Comuni che hanno governato, ecc.

Sono ormai passati quasi tutti i cinque anni che ci separano dalle ultime elezioni politiche e tutte le speranze riposte nella costruzione di un qualcosa che si basasse su una partecipazione realmente orizzontale e democratica sono svanite. Tutti gli sforzi fatti per costruire una vera alternativa a PD, Destra e M5S sono stati regolarmente risucchiati da tentativi che più o meno palesemente erano comunque sempre calati dall’alto e gestiti da pochi.
La colpa dell’astensione, che si manifesterà nuovamente alle prossime elezioni politiche, chiunque vincerà, non sarà quindi dei tantissimi che non andranno a votare ma di chi non ha saputo, e spesso voluto, attraverso cinque lunghi anni, dedicarsi a un percorso che portasse alle prossime elezioni un fronte popolare deciso a incidere nella politica con un chiaro segno di discontinuità. Formalmente come fu il 4 dicembre 2016, ma senza i svariati motivi che portarono a quel no (idiosincrasia verso Renzi, votanti di destra, voti di generica protesta, voti contro singole leggi, ecc.) ma piuttosto con l’entusiasmo e con la coscienza di essere parte attiva, e non solo votante, di un percorso fatto insieme.

Percorso che però non c’è stato (e che non si è voluto fare) in cinque anni e che non si potrà certo fare entro i quattro mesi dalle elezioni con invenzioni che saranno comunque costruite e calate dall’alto di una qualsivoglia oligarchia. Non scherziamo.

Aver buttato via altri cinque anni di possibilità sarà una cosa che sconteremo tutti; qualcuno certo si potrà appagare di qualche seggio in Parlamento, altri daranno la colpa a chi non ha appoggiato il “voto utile”.
Ma non è in fondo quello che è già successo nel 2013?

Siamo fermi allo stesso punto di allora, anzi più indietro, avendo collezionato altre delusioni, fallimenti, defezioni dalla politica attiva.
Auguri a chi si presterà ancora a questi giochi e calcoli sempre totalmente interni ai soliti schieramenti, numeri e meccanismi politici.

Gian Luigi Ago