Cosa frena l’alternativa

 

Presentazione1

I motivi per cui In Italia non si riesce a creare un vero percorso di alternativa a questo sistema, si possono approssimativamente riassumere, riportandoli a due motivi principali connessi tra di loro e contenenti a loro volta molte altre conseguenti concause.

Partiamo dal primo. Le istituzioni delle società capitaliste sono degli strumenti che chi vuole rivoluzionare la società deve talvolta sapere usare tatticamente senza considerarle però i mezzi privilegiati, o addirittura unici, attraverso i quali poter creare l’alternativa ma semmai un’opportunità finale, e sottolineo “finale”.

Pensare che le lunghe marce progressive (e magari magnifiche come le leopardiane sorti) all’interno di meccanismi elettoralistici, equilibrismi, alleanze e rapporti di forze all’interno del  fasullo spazio di confronto democratico della nostra politica, possano prima o poi dar vita a un fronte popolare capace rivoluzionare la società, significa accettare di fatto il “migliore dei mondi possibili del sistema capitalista” ed esserne di fatto assorbiti per svolgere un necessario (per il capitalismo) ruolo di opposizione, parodia di un democratico gioco delle parti che condanna però a un’eterna subalternità che, attraverso una inevitabile minorità, non può porre le basi per un reale superamento dello status quo.

La fase elettorale può servire in determinati momenti ma può tranquillamente essere ignorata in altri se non produce null’altro che  la speranza di far eleggere propri rappresentanti  che non avranno alcuna possibilità di cambiare alcunché, schiacciati dalle maggioranze, dai voti di fiducia, dagli accordi parlamentari.

La ricomposizione della base sociale, l’eliminazione dello iato che esiste tra classi politiche e base socialie può nascere solo lavorando nei territori, nel vivo delle lotte e delle situazioni di disagio.
E non si dica che si possono fare entrambe le cose perché la storia dei fallimenti della sinistra degli ultimi anni dimostra il contrario.
E lo dimostra tra l’altro anche la cronaca dei nostri giorni.
Solo in vicinanza di elezioni (politiche, amministrative, regionali) assistiamo a un proliferare di liste, di nuovi movimenti, di proposte, di programmi politici.
Si punta tutto sulla fase elettorale, sacrificando la fase di costruzione di percorsi di ricompattamento della base sociale.

E siccome in Italia c’è più di un’elezione all’anno, non c’è mai un periodo  che permetta di lavorare a un progetto serio; anzi: finita un’elezione già si lavora in vista della seguente.
E’ difficile allontanare il sospetto che lo scopo sia solo sopravvivere e sistemare qualcuno nelle istituzioni (spesso sempre i soliti leader).
Sappiamo anche che tutte queste nuove liste, movimenti e partiti, saranno, subito dopo le elezioni, soggetti a scomparire o a nuovi rimescolamenti, soprattutto a fronte del solito insuccesso.
E tutto questo non riporta certo la base sociale a riavvicinarsi alla politica, ma, con le delusioni procurate dall’ennesima fiducia accordata invano alle nuove entità, creerà un ulteriore allontanamento dalla politica partecipata.

E la “politica partecipata” ci porta direttamente al secondo motivo dell’impossibilità di creare un vero fronte popolare di alternativa.
La grande questione del “metodo”.
A scrivere programmi bellissimi son buoni tutti, e infatti tutti lo fanno.
Basta una penna e un foglio di carta (oggi un pc) e ci si può mettere dentro le cose più giuste, anche la pace nel mondo come succede a Miss Italia.
Insomma un bel libro dei sogni, tanto “per fortuna” le elezioni non si vinceranno, altrimenti sarebbe difficile poi attuare quanto promesso.
Il meccanismo è sempre il solito: in maniera più o meno velata le proposte, le liste, i programmi, ecc.  sono formulati da pochi e calati dall’alto, proponendo poi una partecipazione ex-post per eventuali modifiche.
Il sistema di partecipazione è quasi sempre quello usurato delle assemblee con tutti i limiti di approssimazione, fretta, confusione, scarsa democrazia e coinvolgimento che hanno.

Nessuno ancora accetta metodi e strumenti che garantiscano la partecipazione di tutti e lo stesso potere di proposta, discussione e decisione di chiunque altro, non annullando peraltro assemblee e tavoli di lavoro, ma integrandole per rendere davvero orizzontale e democratico il percorso.
Probabilmente non si accettano questi metodi perché una parità così assoluta eliminerebbe il carisma di pochi, la capacità di influire sulle decisioni, le rendite di posizione.
Prova ne è che tutti i movimenti/partiti si basano ancora, chi più e chi meno,  su deleghe assolute, su comitati, coordinamenti, presidenze, ecc.
Una totale democrazia interna non esiste in nessun movimento/partito.
Di questi limiti e su metodi e strumenti ho già parlato in questo VIDEO

Il discorso sarebbe ancora molto lungo e ogni singolo accenno potrebbe essere approfondito ulteriormente.
Resta il fatto che senza un percorso basato su metodi realmente trasparenti, democratici, orizzontali e continuando a dar vita solo a progetti preminentemente elettorali, si verificherà il solito loop, il solito circolo vizioso che ci tiene fermi al palo da decenni.
Oggi serve il coraggio di voltare definitivamente pagina con prassi, metodologie e strutture ormai obsolete.
Solo l’inedito può dare il via a un processo che riporti la base sociale a essere protagonista di un vasto fronte popolare di alternativa al sistema.

Gian Luigi Ago

 

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Informazioni su Gian Luigi Ago

E' tra i soci fondatori dell'Associazione politica "Primalepersone". Dal 2009 è Presidente dell'Associazione Culturale "Il vizio del pensiero" di cui gestisce il sito web www.ilviziodelpensiero.it sito di riflessione e informazione culturale e artistica. Come cantautore ha composto alcune canzoni che hanno come riferimento la tradizione della canzone d’autore. Nell'ottobre 2011 ha realizzato il cd-demo"Verso le barricate del futuro" contenente sette sue composizioni inedite. Sta lavorando a un album dal titolo "Dopostoria" Nel 2013 ha rappresentato, insieme a Claudia Bellucci, l'Italia al Festival Europeo della Canzone d'Autore svoltosi a Vilnius, organizzato dal Ministero della Cultura della Lituania. Insieme a Claudia Bellucci ha realizzato il sito web "Poesia come eresia", sito ufficiale del poeta pesarese Gianni D'Elia. http://www.giannidelia.altervista.org/ Si interessa di teatro, letteratura, musica d’autore italiana, sulla quale ha condotto diverse trasmissioni radiofoniche monografiche su emittenti regionali. Ha pubblicato sul web diversi interventi tematici e critici legati alla musica d’autore. Insieme a Claudia Bellucci e Eugenio Alfano ha realizzato la “Lezione-spettacolo sul Teatro Canzone di Gaber e Luporini”, un’analisi approfondita della genesi, dei meccanismi, delle tematiche, dei riferimenti letterari, filosofici, storici e sociologici che hanno attraversato gli spettacoli di Gaber; la Lezione-spettacolo è stata tenuta in Università, Scuole Superiori, Auditorium, Circoli culturali e Teatri. E’ autore di poesie e monologhi, tra cui quelli dello spettacolo “In direzione ostinata e contraria”, dedicato a Fabrizio De Andrè, realizzato e portato in scena, sotto la sua direzione artistica, insieme a Giulio D'Agnello. Ha scritto lo spettacolo "La stessa rabbia, la stessa primavera" dedicato a Fabrizio De Andrè, portato in scena con il cantautore Massimo Blaco, Claudia Bellucci e Veronica Balzani. Ha realizzato e portato in scena, insieme a Claudia Bellucci, Massimo Blaco e Pino Nastasi, il concerto "Appunti sulla canzone d'autore" con canzoni di musica d'autore italiana Ha realizzato con il gruppo “Compagni di viaggio”, con cui collabora come cantante e chitarrista, lo spettacolo “I sentieri di Utopia” con canzoni di lotta, impegno e speranza e il concerto "No, è un ukulele" con classici della canzone arrangiati per ukulele. E’ presente su Facebook, Twitter e Myspace con il suo account personale e con quello dell’Associazione Culturale “Il vizio del pensiero” Sito web personale: www.agocanzonedautore.altervista.org CONTATTI: Email: ago.gianluigi@libero.it Vedi tutti gli articoli di Gian Luigi Ago

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