Archivi del mese: ottobre 2018

Dimentichiamoci della politica

quarto stato

Ho come la bizzarra sensazione…che a sinistra (quella vera) si siano buttati al vento:
in dimensione totale cinque anni;
per esperienze particolari tre anni;
per altre più specifiche due anni.

Periodi in cui molti hanno comunque indicato, inascoltati, vie divergenti, innovative, avulse dal logoro ambito politicista otto/novecentesco, e non solo a parole ma con numerosi incontri in tutta Italia e online e anche con proposte metodologiche formalizzate in analisi e documenti.

Ora è troppo tardi per fare politica così come l’abbiamo fatta finora, e forse anche per farla nel modo giusto.
Ora siamo tornati indietro ed è arrivato il tempo di creare le pre-condizioni per poterla rifare un giorno:
e serve un lavoro che va fatto nel sociale, nella cultura, nella formazione, nell’educazione, nella famiglia, nelle scuole, nelle università, attraverso i libri, attraverso lo sviluppo di una coscienza e di un pensiero critico.
Questo è preliminare e propedeutico a tutto il resto.
Sarà un lavoro lungo e difficile, ma l’unico che potrà un giorno dare dei frutti.

Certo, è Politica anche questa ma con la P maiuscola; quella in minuscolo sarebbe bene archiviarla, per ora:

basta autogratificazioni, autoreferenzialità, leader, partiti, movimenti, coordinamenti, comitati, dirigenti, liste elettorali, organizzazioni elefantiache o come tali immaginate, assemblee, manifesti, appelli, petizioni, bandiere al vento, sigle e nomi roboanti e millantatori, programmi, obiettivi, tristi e inutili cortei, ecc. ecc.

Insomma, basta politica (con la p minuscola).

È tempo di lavorare sulle persone, di riuscire ad emergere da questo piattume antropologico, culturale, educativo che oggi non consentirebbe di far recepire ad alcuno nemmeno le proposte più miracolose.

Dobbiamo ripartire con umiltà (che è poi coraggio) da noi e dagli altri, come individui che si rapportano tra loro per ricreare una coscienza e una comunità futura basata su princìpi e valori diversi da quelli oggi predominanti.
Senza questo, continueremo a parlare ai sordi oppure tra noi, o peggio ancora a parlarci addosso. Predicatori nel deserto.

Dimentichiamoci della “politica”, altrimenti la “Politica” non rinascerà mai.

 

 

Gian Luigi Ago

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M5S-LEGA: coraggio, il peggio deve ancora arrivare

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Sempre più sorprendente deve apparire il M5S per chi in passato li ha visti come un movimento di possibile alternativa e non come la tomba di ogni alternativa, dirottatori del giusto disagio e della rabbia popolare verso un vicolo cieco.
Lo sostenevo e scrivevo già prima delle politiche del 2013; ma non tutti avevano capito che il M5S era funzionale alla vecchia politica, proponendosi come sostituto di vere alternative anti-sistema.
Indicative le parole di Grillo dopo le politiche del 2013: “Senza di noi in Italia ci sarebbe stata una rivoluzione” (magari…)

L’appiattimento del M5S sulla Lega deve sembrare anch’esso sorprendente, anche oggi,  quando Di Maio dice che l’arresto del Sindaco di Riace è la dimostrazione che “si enfatizzano modelli che poi vengono arrestati” quando non ha detto una parola sui 49 milioni rubati dalla Lega.
E nel caso di Riace lo stesso GIP afferma non esserci stato alcun interesse personale né tantomeno pecuniario.
Si processa solo l’umanità  che è l’antitesi delle soluzioni razziste di questo governo.

Ma quello che invece sorprende me è che, ancora oggi, c’è chi pensa che il M5S sia diverso dalla Lega, che allontanato dalla cattiva compagnia leghista possa avere delle istanze di sinistra e possa unirsi ad alcune formazioni democratiche e antifasciste per un futuro percorso insieme, anziché capire che è ormai parte di quella “politica” a cui bisogna opporre un’alternativa che potrà costruirsi, in tempi molto lunghi, a prescindere da loro e da qualsiasi altra manifestazione ectoplasmatica di quanto già visto (dalla destra estrema alla sinistra estrema).

Scrivevo che a molti deve apparire sorprendente questa nuova deriva destrorsa del M5S. Ma in realtà non è così: anche i grillini sono mutati.
Nel vuoto pneumatico della coscienza politica odierna si perde la capacità critica e ci si affida sempre di più a promesse, giustificazioni, si cambia e si sdogana un nuovo linguaggio, atteggiamenti istituzionali impensabili, uomini di nuovo al balcone, nemici da sconfiggere, e anche la cifra antropologica muta.
Se ci fossimo persi i passaggi che ci hanno cambiato lentamente e ci fossimo trovati a passare in un giorno dagli anni ’70 ad oggi, tutto ci sembrerebbe un incubo, un film di fantascienza.
Ma è la realtà,
Coraggio, il peggio deve ancora arrivare…

Gian Luigi Ago