Archivi del mese: novembre 2018

Citazioni letterarie in Gaber/Luporini (in particolare Céline)

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In fondo a questo articolo troverete un elenco (seppur parziale) dei brani di Cèline riprodotti nelle opere di Gaber / Luporini.

 

C’è nell’opera di Gaber e Luporini un florilegio di riferimenti che, lungi dall’essere copiatura, si struttura in qualcosa di molto elevato che definirei “competenza” intesa come capacità di acquisire conoscenza e trasporla in contesti diversi.

Tutte le citazioni letterarie presenti negli spettacoli di Gaber e Luporini rappresentano l’acquisizione del concetto “universale” di cui esse sono espressione, universalità che ne consente, a fronte della “competenza” dei Nostri, una rilettura e riutilizzazione in chiave nuova e ricontestualizzata pur nel rispetto dell’essenza originaria.
Se pensiamo poi che tutta questa operazione genera a sua volta arte, questo meccanismo di citazioni è una delle meraviglie dell’opera di Gaber e Luporini.

Il fatto che fra tutte le citazioni letterarie presenti nelle opere dei Nostri quelle preponderanti siano tratte da Céline (ma anche da Borges, Robbe-Grillet, Proust ed altri) credo che abbia le radici in motivazioni profonde e non casuali.

Vorrei soffermarmi soprattutto sul versante céliniano. Il “Voyage” è un libro che può affascinare o irritare, ma mai lasciare indifferenti.

Io lo ritengo un vero libro “cult”, imprescindibile e di un’importanza fondamentale, almeno per quelli che, come me, hanno avuto la sorte di nascere a metà del secolo scorso senza vederne l’inizio e che si trovano a vivere in questo nuovo secolo di cui non vedranno mai la fine. Céline è stato, prima di uno scrittore, un uomo straordinario, atipico, controverso, provocatore.

Alcune sue posizioni, che tra l’altro pagò di persona, possono risultare equivoche e squalificanti.
Eppure Céline è stato al di sopra di tutto questo.

“Il suo “Voyage” è uno sguardo feroce sul Novecento, è l’immagine di un dolore per la natura umana mascherato da uno sguardo irriverente e sferzante, è un’autobiografia che si svolge tra Europa, Africa e America, in cui tutte le nefandezze e le miserie del secolo sono evidenziate, è una luce che illumina il buio delle nostre anime, è l’immagine di una Storia giunta inevitabilmente al capolinea”

E poi c’è quell’incredibile scrittura: il linguaggio, unico nella storia della letteratura, con inversioni di parole, alterazioni sintattiche, proliferare di avverbi e pronomi. Questo libro fu subito uno scandalo per forma e contenuti: attaccava le fondamenta della letteratura, minandone la legittimità. Il viaggio di Bardamu/Céline verso il “fondo” della notte (bout è “fondo” più che “termine”), dalla guerra alla morte, attraverso il colonialismo, il fordismo, la piccola borghesia, attraversa i più reconditi anfratti dell’uomo in una visione disperata e sarcastica della vita.

“Coraggio, Ferdinand, ripetevo a me stesso, per tenermi su. A forza di essere sbattuto fuori dappertutto finirai di sicuro per trovarlo il trucco (le truc) che gli fa tanto paura a tutti, a tutti gli stronzi che ci sono in giro, deve stare in fondo alla notte. E’ per questo che non ci vanno loro in fondo alla notte”
(da “Viaggio al termine della notte”).

Ecco: giungere fino in fondo all’ignoto per cercare il nuovo. Lo sguardo di Bardamu/Céline è uno sguardo lucido, critico, feroce, ma anche compassionevole.

Credo che in tutto questo si possa ritrovare molto dell’opera di Gaber e Luporini, pur con le dovute differenze.
Non credo sia esatto dire che Céline abbia influenzato l’opera dei Nostri, ma piuttosto che il loro sia stato un “incontro” fatto di parallelismi storici, umani, emozionali che ha permesso al “già espresso” di Céline di ritornare a essere mirabile “forma” di un omologo “contenuto” e soprattutto arte che genera arte.

Gian Luigi Ago (segue elenco citazioni)

RIFERIMENTI AL “VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE” DI CÉLINE – EDIZIONI CORBACCIO:

Pag.46: Ero mica tanto savio da parte mia ma comunque diventato COSI’ PRATICO DA ESSERE DEFINITIVAMENTE VIGLIACCO
(G/L: “La paura”- Polli di allevamento)


Pag.106: …il nome di DIARREA COGITANTE DI LIBERAZIONE
(G/L: “L’analisi”- Anche per oggi non si vola)


Pag.153: ….consisteva nell’organizzare dei concorsi di febbre (….) “POSSO PIÙ PISCIARE TANTO CHE SUDO”….
(G/L: “Il Febbrosario”- Anche per oggi non si vola)


Pag.155: MICA E’ UN UOMO, quel magnaccia lì, 
E’ UN’INFEZIONE
(G/L “Il cancro”-Libertà obbligatoria)


Pagg. 198/199: …mia madre che mi aveva contaminato con le sue tradizioni:”SI RUBA UN UOVO… E POI UN BUE, E POI SI FINISCE PER ASSASSINARE LA MADRE (…)LE IMPARI DA PICCOLO E VENGONO A TERRORIZZARTI SENZA SCAMPO, PIU’ TARDI (…) CHE DEBOLEZZE! PER DISFARSENE SI PUO’ APPENA CONTARE SULLA FORZA DELLE COSE. FORTUNATAMENTE, E’ ENORME, LA FORZA DELLE COSE (…) Mia madre AVEVA PROVERBI SOLO PER L’ONESTA’
(G/L: “Introduzione a Libertà obbligatoria”)


Pag. 230: SIAMO PER NATURA COSI’ SUPERFICIALI, CHE SOLTANTO LE DISTRAZIONI CI POSSONO IMPEDIRE DAVVERO DI MORIRE
(G/L: “Il suicidio” – Polli di allevamento)

 Pag. 232: …TUTTO SI TRASFORMA E IL MONDO PAUROSAMENTE OSTILE SI METTE DI COLPO A ROTOLARE AI TUOI PIEDI COME UNA PALLA SORNIONA, DOCILE E VELLUTATA
(G/L: “Il suicidio” – Polli di allevamento)


Pag. 241: ….LA TESTA VI GIRA, E IL DUBBIO VI ATTIRA, E L’INFINITO SI SPALANCA SOLO PER VOI, UN RIDICOLO PICCOLO INFINITO E VOI CI CASCATE DENTRO…IL VIAGGIO E’ LA RICERCA DI QUESTO NIENTE ASSOLUTO, DI QUESTA PICCOLA VERTIGINE PER COGLIONI…
(G/L: “L’ingenuo” – Polli di allevamento)


Pag.258: …si era presa LA MANIA DI FOTOGRAFARE GLI UCCELLI NEI LORO NIDI…
(G/L: “Il suicidio” – Polli di allevamento)


Pag.283: “NON ABBIAMO MAI UN SOLDO IN CASA!” A TITOLO D’INFORMAZIONE E DI PRECAUZIONE, COSI’, PER SCORAGGIARE I LADRI E GLI EVENTUALI ASSASSINI
(G/L: “La paura” – Polli di allevamento)


Pag.297: C’E’ UN LIMITE A TUTTO. NON E’ SEMPRE LA MORTE….
(G/L:”Il suicidio” – Polli di allevamento)


Pag.311: CI CAPITARONO PIU’ FALLITI LI’ CHE ALL’USCITA DEL CONSERVATORIO
(G/L: “Le carte” – Libertà obbligatoria)


Pag.325: NON SI RIESCE NEMMENO PIU’ A DISSIMULARLA LA PROPRIA PENA, IL FALLIMENTO, SI FINISCE PER AVERE LA FACCIA PIENA DI QUELLA BRUTTA SMORFIA CHE IMPIEGA VENTI, TRENT’ANNI E PIU’ A RISALIRE FINALMENTE DAL VENTRE ALLA FACCIA (….)UNA SMORFIA, CHE LUI CI METTE UNA VITA A CONFEZIONARSI E ANCORA NON GLI RIESCE SEMPRE DI PORATRLA A TERMINE TANTO E’ PESANTE E COMPLICATA LA SMORFIA CHE BISOGNEREBBE FARE PER ESPRIMERE LA PROPRIA VERA ANIMA SENZA NULLA PERDERE
(G/L: “La smorfia” – Libertà obbligatoria)


Pag.330: BISOGNA SENTIRE IN FONDO A OGNI MUSICA L’ARIA SENZA NOTE, fatta per noi, L’ARIA DELLA MORTE
(G/L: “La festa” – Polli di allevamento)


Pagg. 344/345: E la musica è tornata nella festa(…)DALLE MONTAGNE CHE NON SONO RUSSE (…) SONO DEI RUTTI DI GIOIA LE FESTE (…) BISOGNAVA STRAPPARLI AI LORO DISASTRI.GLI AVESSERO DATO LA MORTE IN PREMIO PER VENTI SOLDI SI SAREBBERO PRECIPITATI SU QUELL’AGGEGGIO (…) ASPETTARE, E’ FESTA ANCHE QUELLO
(G/L: “La festa” – Polli di allevamento)


Pagg.357/358: L’HA MICA RUBATO L’OBBLIGO DI VIVERE (…)ESSERE VECCHI VUOL DIRE NON TROVARE PIU’ UNA PARTE PASSIONALE DA RECITARE, CADERE IN QUELL’INTERMEZZO INSIPIDO IN CUI NON SI ASPETTA CHE LA MORTE
(G/L: “ Finale di Libertà obbligatoria”)


Pagg.394/395: NELLE CASE, NIENTE DI BUONO. QUANDO UNA PORTA SI CHIUDE DIETRO UN UOMO, LUI COMINCIA SUBITO A PUZZARE (…)PASSA DI MODA SUL POSTO (…) “TRE FRANCHI LA SCATOLA PER PURGARE TUTTA LA FAMIGLIA” UN AFFARE! (…) SI FA TUTTO INSIEME IN FAMIGLIA (…) PER ARRIVARE AL GIUDIZIO UNIVERSALE CHE SI TERRA’ PER STRADA, CHIARO CHE IN HOTEL UNO E’ PIU’ VICINO.POSSONO VENIRE GLI ANGELI CON LE TROMBE, ARRIVEREMO PRIMA NOI, SCESI DALL’HOTEL (…) ERANO CAMBIATI GLI ESSERI MA NON LE IDEE. ANDAVANO ANCORA, COME SEMPRE, GLI UNI E GLI ALTRI, A BRUCARE UN TANTO DI MEDICINA, QUALCHE PEZZO DI CHIMICA, DELLE COMPRESSE DI DIRITTO, E INTERE ZOOLOGIE, A ORARI PRESSAPPOCO REGOLARI (…) LA SUA FELICITA’, ABBRACCIARE LA FAMIGLIA SENZA SENZA MAI GUARDARLA LA POESIA….
(G/L: “La strada”-Anche per oggi non si vola)


Pag.400: …SI LAMENTAVANO DI TUTTA LA LORO VITA SGAMBETTANDO
(G/L: “La festa” – Polli di allevamento)


Pag.419: SE SI VIVESSE ABBASTANZA A LUNGO NON SI SAPREBBE PIU’ DOVE ANDARE PER RICOMINCIARE CON LA FELICITA’. NE AVREBBERO MESSI DAPPERTUTTO DI ABORTI DI FELICITA’…
(G/L: “Il delirio” – Libertà obbligatoria)

 

CITAZIONE DA “COLLOQUI CON IL PROFESSOR Y” DI CÉLINE ( NUOVI CORALLI EINAUDI


Pag. 4 AI GIOVANI PIACE L’IMPOSTURA COME AI CAGNOLINI PIACCIONO QUEI LEGNETTI, QUEGLI OSSI FASULLI, E LORO CI CORRONO DIETRO! SI PRECIPITANO ABBAIANO, PERDONO TEMPO… È QUEL CHE CONTA.
(L’ingenuo-Polli di allevamento)

 

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De Magistris, soliti dubbi e certezze

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Belle parole, già sentite più volte, quelle di De Magistris.
Ma questo fronte popolare paneuropeo, che nasce, guarda caso, sempre con obiettivo qualche elezione e sempre da un appello dall’alto e non da un crescere insieme e interconnettersi spontaneo delle situazioni di lotta, come sarà strutturato?
Quali metodi? Quali strumenti?

Perché poi sostanzialmente è questo che distingue un progetto nuovo da un remake di quelli vecchi. Gli obiettivi e le intenzioni sono, come da copione, quelle giustissime e condivisibili di sempre ma sono le strategie, i mezzi e la cogenza con la mutata realtà sociale a fare la differenza.

E oggi, alla soglia degli anni ’20 del secolo, restare legati a prassi otto/novecentesche resta la seconda causa di fallimento.
La prima è il non aver capito che, ormai da tempo, la crisi della rappresentanza e della partecipazione necessita di essere superata cancellando lo iato tra popolo (inteso come massa elettorale) e una classe dirigente che propone, lancia appelli, costituisce movimenti, liste, coalizioni e poi si rivolge alla base sociale per chiedere il voto per l’imminente elezione del momento, dopo simulacri di partecipazione attraverso le solite assemblee gestite di fatto da chi “dirige” il processo politico, magari attraverso comitati e coordinamenti

C’è la netta sensazione che assisteremo quindi a qualcosa di già visto: coordinamenti regionali e uno nazionale, direttivi, decisioni assembleari, leader, culto unico della fase elettorale (già dichiarato tra l’altro);
insomma una via di mezzo tra Ulivo e i vari listoni di Sinistra.

Che a lanciarlo sia poi una personalità forte da Capo Popolo come De Magistris (come per L’altra Europa furono gli intellettuali/professori) fa presagire un percorso simile ai precedenti e comunque sostanzialmente verticistico e leaderistico.
Un percorso che al massimo potrà far eleggere tre o quattro parlamentari, inutili a determinare alcunché, se non il loro gratificante prestigio.

Si dirà che bisogna aggregarsi proprio per poter condizionare il percorso e dirottarlo sulla “giusta via” ma si dimentica che progetti simili sono già segnati dalla loro genesi e qualsiasi apertura a forme di reale orizzontalità, democrazia, trasparenza, partecipazione attiva, si scontreranno inevitabilmente con la vision prefigurata a priori dagli estensori dell’appello.

Insomma, si continua a muoversi nel passato e a proporre al voto il proprio prodotto precostituito e a decidere a tavolino l’unità delle masse popolari come se fosse possibile farla nascere per decreto e non attraverso una progressiva e autonoma nascita naturale e fisiologica che avverrà solo quando sarà il momento, sotto forma di auto-organizzazione e auto-rappresentanza; e solo dopo un lungo percorso dalla base,  prescindendo dai calendari elettorali.

Gian Luigi Ago


Oligarchia grillina

La logica grillina si pone ormai contro l’istituzione del Parlamento.
Che senso ha infatti eleggere dei propri rappresentanti se poi sono costretti a votare come decide il proprio partito?
Se questo diventasse un obbligo (in contrasto all’art.67 della Costituzione) si potrebbe tranquillamente abolire il Parlamento e far proporre e votare leggi dai soli leader dei partiti.
Il Parlamento a quel punto non servirebbe più, anche come luogo fisico; basterebbe una riunione e votazione tra i leader di quella decina di partiti esistenti. I palazzi di Camera e Senato potrebbero essere trasformati ad esempio in sale Bingo o parcheggi.

Tutto questo dimostra ulteriormente che il M5S è il contrario di quanto ha sempre affermato: non rappresenta le istanze popolari ma si inserisce in quella tendenza dei cosiddetti “poteri forti” che dicono di voler combattere; tendenza che punta ad esautorare il Parlamento della sua funzione e concentrare il Potere nelle mani di una oligarchia più facilmente condizionabile e controllabile; praticamente quanto proponeva la “ricetta” del grande gruppo finanziario Jp Morgan in una sua informativa del 28 maggio 2013 in cui si manifestava fastidio per le Costituzioni uscite dal fascismo e sulla troppa libertà di decisione concessa al popolo dai diritti in esse contenute.

Dove sono finiti gli streaming dei grillini, le votazioni online, le decisioni della base? Tutto viene ormai deciso dal “Capo Politico” in giacca e cravatta (già il termine scelto è indicativo del verticismo dell’organizzazione).
In realtà il M5S non è mai stato democratico ma piuttosto un partito padronale che ha sempre millantato forme di decisioni popolari che altro non ne erano che la parodia: una piattaforma Rosseau che non è mai stata effettivamente rappresentativa nè sicura nel controllo delle votazioni, diktat dei dioscuri Grillo/Casaleggio da cui non si poteva prescindere, le numerose espulsioni dei dissidenti.

La natura del M5S non è mai stata quella di un cambiamento che rivoluzionasse il sistema. La comparsa del M5S ha anzi evitato (come disse Grillo) una “rivoluzione” che mettesse in crisi il sistema, ma ha semplicemente dirottato la giusta rabbia popolare verso un’illusione di cambiamento che oggi vediamo consistere in realtà in un progressivo smantellamento di diritti e solidarietà e in un avvicinamento alle pulsioni più populiste e antidemocratiche europee che, lungi dall’opporsi al capitalismo, ne favoriscono invece i settori più retrivi e antidemocratici.

Il verticismo grillino, le decisioni prese ormai nel segreto di buie stanze, l’idiosincrasia verso ogni forma di dissenso sono proprio l’opposto di quanto oggi sarebbe necessario: ovvero un allargamento della partecipazione popolare che non può ridursi al semplice voto elettorale ma deve diventare parte costitutiva di scelte politiche, non più delegate a pochi dirigenti ma proposte, discusse e decise da ogni singola persona tramite metodi e strumenti veramente democratici, trasparenti, orizzontali.

Gian Luigi Ago