Archivi del mese: gennaio 2019

Sinistra: perché si rischia il solito accrocchio

accrocchio

A sinistra si va verso il “fronte ampio e allargato” alle elezioni europee, come ennesimo esperimento da riproporre poi ad amministrative e politiche.
Dicono (come ogni volta) che sia una cosa diversa dai vecchi accrocchi ma il dubbio rimane in quanto si tratta sempre di un’unione di sigle: PaP, Dema, Diem25, Possibile e partiti comunisti vari sono tra i probabili componenti di questo rassemblement.

Quale sarebbe la differenza rispetto al passato?
Un accordo sulla base di pochi punti essenziali (tra cui sembra mancare sorprendentemente il tema dell’ambiente)?
Ma ci si è sempre accordati su punti condivisi, non è una novità.
Forse una maggiore partecipazione popolare alle consultazioni?
Ma ai militanti (come ancora vengono chiamati) è stato solo chiesta un’indicazione di scelta tra alcune opzioni e poi i contatti e le trattative sono state condotte dai vertici.

Non è un fatto da poco: il cambiamento del metodo in ottica di orizzontalità, trasparenza e decisionalità rimane l’unico punto che può farci uscire da schemi e prassi ottocentesche. Altrimenti questi “fronti allargati“, al di là di maggiori numeri percentuali, non potranno tradurre il consenso in un progetto di alternativa agito dalla base sociale.
Il principio cardine deve essere quello di “una testa, un’idea, un voto“, dove il secondo punto (un’idea) è l’elemento realmente rivoluzionario in quanto aggiunge al fare votare tutti, il fatto che quanto si vota non è elaborazione di pochi; ogni persona (ma davvero ognuna delle migliaia di votanti) può avanzare proposte e discutere ed emendare proposte altrui, diventando parte attiva della configurazione, struttura e articolazione del progetto strategico di alternativa e dei suoi successivi passi.

Solo la partecipazione crea un vero consenso in quanto elaborazione comune, cosa diversa dall’aderire e votare un progetto.
Solo così può nascere un “fronte autorappresentato”.
Altrimenti si perpetua comunque lo iato tra classe dirigente e base votante, in uno schema puramente delegativo, non egualitario e incapace di scardinare i meccanismi imposti dal Potere che trasforma le opportunità istituzionali (come il voto) in un gioco truccato a cui ci si concede senza alcuna speranza di “uscirne vivi”.

Il voto ha senso solo come momento finale in cui si raccoglie il frutto di un lavoro fatto tra la base sociale, anzi “dalla” base sociale. Ma questo lavoro non può produrre risultati attraverso una progressiva e impossibile scalata elettorale e contando su  un esiguo numero di eletti che non potranno cambiare nulla.
La strategia si costruisce al di fuori della fase elettorale che è solo una verifica costituzionalmente necessaria alla fine di un percorso ma non l’inizio o lo strumento di costruzione del percorso.

Gian Luigi Ago

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Opporsi senza ipocrisie al Decreto in/Sicurezza, art.13

art.13

Riassumiamo cosa prevede l’art. 13 del famigerato Decreto (in)Sicurezza del governo Conte.
Diciamo subito che è Conte il responsabile principale (se non unico) del decreto, in quanto Presidente del Consiglio, seguito poi dagli altri ministri e da quanti hanno votato il decreto in Parlamento.
E’ ora di sfatare la favoletta di un Conte moderato, di un Salvini cattivo e di un Di Maio buono e quella della possibilità di creare dialoghi presenti o futuri con alcuni esponenti più “moderati” di questo governo.
Chi non era d’accordo, avrebbe dovuto lasciare prima Governo e relativa appartenenza partitica; ormai costoro non possono più considerarsi moderati, al massimo complici convinti; e tutti sarebbero condannati in pari misura in un’ipotetica Norimberga morale.

Ma torniamo all’art. 13: esso prevede la negazione ai richiedenti asilo dell’iscrizione all’anagrafe, cosa che comporta, contro lo spirito della Costituzione, la negazione di diritti essenziali quali quello alla casa, l’accesso all’istruzione e alla sanità. Inoltre la chiusura dei porti crea la violazione di decine di norme internazionali sui diritti umani, quelle sul soccorso “senza indugio” in mare e di un fondamentale senso di umanità e solidarietà, base della convivenza civile.
Inoltre è la stessa sicurezza che viene minata: avremo un esercito di senza diritti che non potrà avere casa, lavoro, assistenza sanitaria e che facilmente saranno preda di sfruttatori e associazioni criminali.

A fronte di tutto questo non ci si può nascondere dietro la sacralità della Legge. Erano legali anche le leggi razziali, era legale quanto fatto al G8 di Genova.
Il dissenso, l’obiezione di coscienza, la disobbedienza civile sono forme di pratica democratica; la convivenza non è solo un fatto giuridico ma, e soprattutto, politico, sociale, umano.

E poi con la rassegnazione alle leggi ingiuste non c’è la possibilità di fare in modo che anche la Legge si adegui al volere popolare, volere che non si esplica solo con il voto, che ne costituisce solo una parte, e per giunta come fase finale.
La politica si fa denunciando, anche in modo provocatorio e di disobbedienza, le ingiustizie.
La Storia ci insegna che in casi estremi si è ricorso anche alle armi, come nella Resistenza. Ovviamente non è questo il caso ma serve a far capire che il metodo di opporsi alle ingiustizie e alle aberrazioni giuridiche serve al cambiamento politico e a dare una spinta inevitabile anche alle procedure istituzionali di modifica o abrogazione di leggi ingiuste.

Pararsi dietro il luogo comune che le leggi vadano sempre rispettate, e che si debba in silenzio aspettare che vengano cambiate con le dovute procedure, significa negare alla base sociale, ma anche istituzionale, la possibilità di manifestare un dissenso in diverse forme (anche di disubbidienza) e impedire la creazione di coscienza sociale e politica che si può attuare evidenziando le ingiustizie e favorendo, di conseguenza, processi di costruzione di alternativa democratica.

Gian Luigi Ago


Perchè i Sindaci fanno bene ad opporsi alla chiusura dei porti

guernica migranti

Sul Decreto Sicurezza ideato da Salvini e votato, e oggi difeso, da Di Maio, si evidenziano molte contraddizioni.

Io penso che, di fronte a persone che stanno morendo in mare, il rispetto delle leggi in maniera fredda e burocratica passa in secondo piano; se vedo qualcuno che sta per finire sotto un camion lo salvo anche se per farlo devo calpestare un’aiuola dove è scritto “non calpestare i fiori”.

Lo stesso problema si pose con i No Tav, perseguitati, in primis dal Giudice Caselli, aggrappandosi ad articoli di legge risalenti al codice Rocco dell’era fascista.
Nel momento in cui una legge appare palesemente incostituzionale è giusto praticare azioni che non possono essere definite infrazioni della legge ma forme di disobbedienza civile per evidenziare una questione politica, una necessità di cambiamento e di presa di coscienza popolare.
Persino nei rigidi codici militari era ritenuto doveroso non eseguire ordini palesemente ingiusti anche se sanciti dalla legge.

La salvaguardia della vita umana viene prima di tutto.
Durante il nazismo ci fu chi disobbedì a leggi ingiuste salvando ebrei dai campi di concentramento.
Forse abbiamo sbagliato a chiamarli eroi? Dovevamo processarli?
Non regge nemmeno il discorso che in democrazia si debbano accettare leggi che non ci piacciono, perché se ammettiamo di essere in democrazia, la prima cosa che si deve fare è difenderla da chi fa leggi antidemocratiche; e mentre la gente affoga non possiamo aspettare che le leggi siano dichiarate incostituzionali.
Se uno affoga cerco di salvarlo anche se i 5Stelle e la Lega mi dicono che (per ora) è un reato

Aggiungo che in questa discussione parlare di convenienze politiche e pensare se giova o no politicamente sia molto meschino.
Pensare ancora di poter discutere con costoro (M5S e Lega) è un errore politico; i grillini “buoni” non esistono e, se ce n’erano, non continuano a far parte di un movimento ormai di estrema destra.

A me non interessa se Orlando e De Magistris (che non mi piacciono umanamente e politicamente) cercano di farsi pubblicità per prossime elezioni, né se la stessa cosa fa, surrettiziamente, chi li critica.

Siamo di fronte a una legge che infrange i più evidenti criteri morali, giuridici, di umanità. Giustissimo non subire passivamente come degli ubbidienti furieri.

Gian Luigi Ago


Sunset Boulevard e Bal de têtes (verso le elezioni europee)

sunset boulevard

A pensare che c’è chi sta discutendo da mesi, intensamente e giornalmente, su possibili alleanze e scenari per le Elezioni europee, perdendo, come già in passato, sostanzialmente tempo, la depressione politica non può che aumentare.

Un altro anno perso che va ad aggiungersi ai cinque precedenti, sprecati nello stesso modo mentre la destra avanzava fino ad arrivare al governo del Paese.
Nessuna azione concreta nella direzione di creare una reale alternativa che parta dalla base sociale e non dall’aggregazione di partiti, movimenti, leader (quasi sempre gli stessi); nessun progetto per creare coesione e coscienza tra la base sociale, se non a scopi legati ai suddetti scenari elettorali o ad ambizioni personali.

Poi, dopo le elezioni, ci si troverà al punto di partenza, in un eterno loop da “giorno della marmotta”.
Un malinconico sunset boulevard.
Poi sarà solo estinzione (per fortuna) e notte (putroppo) in attesa di una possibile ma non ancora probabile nuova umanità.

Ma servirà tempo, tanto tempo. serviranno nuove generazioni cresciute con una mentalità, educazione, cultura, che non siano quelle che noi possiamo trasmettere loro.
Noi saremo ormai passati a miglior vita e, i più giovani di noi, in qualche ospizio a discutere ancora di alleanze e scenari possibili.

Legge di natura, cambi di epoca che noi non abbiamo saputo cogliere, obnubilati da vecchie prassi, ideologie, tradizioni viste come immutabili, metodi e strumenti ottocenteschi.
E’ in fondo il guaio della maggior parte dei viventi in un’epoca: non sapere immaginare un futuro diverso dal proprio presente e, peggio ancora, dal loro passato.

Siamo come alla festa nel finale dell’ottavo volume della Recherche di Proust, il Bal de têtes, in cui i personaggi si ritrovano deformati dal Tempo e destinati a precipitare di fronte al futuro rappresentato dalla fugace e finale comparsa della giovanissima Mademoiselle de Saint-Loup, di cui non sappiamo il nome, né cosa sarà e farà in futuro, ma sappiamo che “è” il futuro.

Auguri…

Gian Luigi Ago