Archivi del mese: febbraio 2019

La Brigata Rousseau

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Vediamo perché il voto su Rousseau è assurdo e basato su una fittizia democrazia.

La questione su cui si doveva decidere riguardava il valutare se il comportamento di Salvini sul caso Diciotti fosse dettato da un superiore interesse nazionale che permettesse anche di compiere un atto configurabile come reato.

Non si doveva decidere quindi se quello che aveva fatto Salvini fosse giusto o no, e tanto meno se avesse compiuto un reato. Ma solo se l’azione compiuta, giusta o no, reato o meno, fosse giocoforza dettata da una superiore necessità di difesa dell’interesse nazionale.
Ora, alzi la mano chi pensa che lo sbarco di quelle decine di persone e il loro ricovero in un centro di accoglienza (cosa poi successa) avrebbe messo in pericolo la Nazione.

Ma a parte questo, una valutazione di queste motivazioni non può essere presa senza avere contezza di tutte le fasi di quanto successo: i contatti, le comunicazioni, i messaggi inviati a Salvini delle autorità competenti, i rapporti di polizia, ecc. Ovvero tutte le cose che sono riassunte nelle cinquanta pagine, più allegati, della richiesta di autorizzazione a procedere.

Ora, alzi di nuovo la mano chi è convinto che anche solo il 10% degli attivisti che hanno votato sulla piattaforma Rousseau abbiano letto le carte per intero.

Gli unici che potrebbero averlo fatto, e che, anzi, avrebbero dovuto avere questo dovere, sono i parlamentari che dovranno concedere o meno l’autorizzazione a procedere.

Loro hanno il compito di prendere questa decisione e, in base all’art. 67 della Costituzione dovrebbero farlo in base alla loro coscienza.
Se qualcuno si presenta a una competizione elettorale e viene eletto, dovrebbe rispettare le regole e lo spirito di quanto le leggi istituzionali prevedono.
Se non credi nelle regole delle istituzioni, perché ci vai?

La consultazione della base, in questo caso, è chiaramente un escamotage per lavarsi pilatescamente le mani da una scelta.
Il quesito reale sotteso al quesito farlocco su Rousseau era chiaramente un altro: “Ci conviene o meno andare contro Salvini e rischiare di far cadere il governo e perdere le poltrone?”.

Stiamo quindi parlando di un interesse politicista e propagandista fatto sulla pelle di pocveri disgraziati in una questione seria che ha a che fare con reati penali e interesse della Nazione.
Si noti ancora che questa consultazione della base è stata fatta in questo caso ma non per altri. Perché solo in questo caso?
Lo abbiamo già detto: per lavarsi le mani da una situazione scomoda e avendo ben calcolato prima l’esito di non-autorizzazione.

Siamo di fronte quindi a uno sfregio alla Costituzione, ai soliti trucchetti per salvare politici, la dimostrazione che per il M5S ci sono politici che possono avere privilegi che i comuni cittadini non possono avere, al fatto che, in conclusione, abbiamo una  Casta al potere che si difende dai giudizi della Magistratura.

Gian Luigi Ago

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M5S, Rousseau, ipocrisia

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La decisione del M5S di consultare gli attivisti sulla piattaforma Rousseau, per decidere se concedere o meno l’immunità parlamentare a Salvini è quella che tecnicamente si chiama “paraculata” condita da ipocrisia e ignoranza della Costituzione.

Il M5S è un partito (non certo un movimento) che ha la stragrande maggioranza in Parlamento, che è al governo con un Vicepresidente del Consiglio e numerosi Ministri. Nel momento in cui hanno fortemente voluto governare, hanno ricevuto dal Presidente della Repubblica l’incarico di governare.

Questo verbo significa una cosa precisa: avere il potere esecutivo delle scelte del Parlamento e prendere delle posizioni politiche. Assurdo chiedere una consultazione che avrebbe senso se fossimo in una democrazia diretta o, meglio ancora, liquida.
Ma si dà il caso che, partecipando alle elezioni e accettando l’incarico di governo, loro devono rispettare le regole costituzionali e istituzionali.
Devono, per dirlo in parole povere, decidere, fare delle scelte, assumersi responsabilità.

Anche guardando solo alla loro organizzazione interna, siamo di fronte a una parodia della democrazia diretta. Un partito con milioni di voti, il primo partito d’Italia, non fa proporre, emendare altre proposte, decidere e votare milioni di persone ma solo un migliaio di persone, su una piattaforma gestita (e controllata) dalla Casaleggio Associati e che anche molti esponenti del Partito 5Stelle cominciano a guardare con sospetto.
Il M5S è un partito padronale, ha un Capo Politico che non mi pare abbia chiesto pareri alla piattaforma Rousseau  su altre iniziative le cui decisioni sono state prese nelle segrete stanze, come nella migliore tradizione delle precedenti Ka$te.

La decisione non sarebbe nemmeno vincolante né dovrebbero essere espulsi, come già successo, coloro che votassero contro la decisione presa tramite Rousseau. Perché, che piaccia o no, l’art. 67 della Costituzione è ancora vigente.

Questa manovra altro non è quindi che una paraculaggine, un alibi, uno scaricare su un migliaio di persone la responsabilità della scelta per nascondersi dietro un eventuale no e non avere vigliaccamente il coraggio di assumere una scelta politica.

Si ricordi, per inciso, che mandare davanti ai giudici Salvini, non è ammettere che sia colpevole ma lasciare la scelta alla Magistratura, unica a potere decidere su questo.
Si tratta solo di dire se Salvini abbia fatto quella scelta per un superiore interesse nazionale o meno. Difficile pensare che lasciare 180 persone, tra cui donne e bambini bisognosi di cure, giorni e giorni in mano fosse indispensabile per l’interesse nazionale.
Solo chi fosse in malafede potrebbe affermare che, se quelle persone fossero state sbarcate, il superiore interesse nazionale sarebbe stato in pericolo.
Per di più erano già in territorio italiano perché la nave Diciotti è della Marina Militare e quindi chi era a bordo era già in territorio italiano.

Un’altra brutta pagina di questo governo, secondo solo a quello di Mussolini.

Gian Luigi Ago


Vecchi metodi, vecchie prassi, inutili manifestazioni

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La politica italiana, anche quella più progressista, o addirittura di sinistra-sinistra, non sa emanciparsi da metodi e prassi del passato e ripete riti ormai usurati e inefficaci.

La manifestazione di oggi a Roma con Sindacati Uniti e Confindustria (sic) non produrrà nulla per il semplice fatto che oggi non funziona più come una volta, quando milionate di persone in piazza (cosa oggi, tra l’altro, impossibile) facevano cadere i governi.

Oggi pagherebbe di più una mobilitazione permanente e contemporanea in tutte le città, al posto del solito unico sabato in una piazza, per giunta di Roma. col solito comizio dei soliti leader e poi, tutti sul pullman e via a casa.
Cosa che ormai è diventato un rito, una sorta di Messa laica che non fa più male a nessuno
Un esempio alternativo potrebbe essere quello dei gilets jaunes in Francia che, al di là del giudizio di merito su di loro, hanno prodotto comunque una reale crisi politica, attraverso la presa di possesso del territorio, quasi quotidianamente e ovunque

In Italia invece si continua con metodi novecenteschi, per non dire ottocenteschi.
Anche i movimenti che si richiamano esplicitamente al Popolo, non fanno scrivere i loro programmi al popolo stesso, attraverso una scrittura collettiva che si articoli attraverso proposte, controproposte, emendamenti, decisioni comuni.
Si usa ancora il sistema di delegare a leader, comitati, coordinamenti, direttivi il lavoro politico che poi viene sottoposto al voto di tutti.
E questo viene ritenuto un modo democratico… come democratico viene ritenuto il metodo di decidere in assemblee dove al massimo ci sono un migliaio di persone.
Ancora non si è capito che le assemblee sono un metodo poco democratico; e non solo perché solo pochi possono trovarsi in un luogo, un giorno preciso e a un’ora precisa, ma anche per chi parla e per come è organizzata la discussione.

La stessa cosa per la partecipazione di piazza: cortei e comizi in piazza a cui il Potere risponde con indifferenza, se non quando con sfottò, continuando poi a fare quello che vuole.

La stessa partecipazione al voto è ormai un simulacro di democrazia: si votano pacchetti preconfezionati da pochi e si usa la fase elettorale come fase di ricerca del consenso e non come momento di raccolta del consenso creato con il lavoro fatto precedentemente.
Insomma: non c’è alcuna differenza con quanto si faceva nell’Ottocento.
Ma il mondo intanto non è più quello dell’Ottocento…e nemmeno quello di cinque anni fa. E le opportunità che oggi ci mette a disposizione lo sviluppo tecnologico sono snobbate o usate solo come diverso modo di velocizzare gli stessi vecchi metodi.

Metodi vecchi e politi vecchi.
E non si tratta di una questione anagrafica; i politici più “vecchi” spesso hanno 30 anni o meno…

Gian Luigi Ago