Archivi del mese: aprile 2019

Tra l’incudine e il martello

TRA L'INCUDINE E IL MARTELLO

Ora M5S e una parte del PD amoreggiano e sostengono che, almeno su una manciata di temi sociali, ci si potrebbe mettere d’accordo; un po’ quello che voleva fare Bersani e che il M5S rifiutò sprezzantemente, salvo poi fare la stessa cosa (il contratto su alcuni punti) con la Lega.
Il M5S cerca ovviamene di prepararsi una zattera, una via di fuga in caso Salvini non avesse più bisogno delle loro petulanti stampelle;
il PD, dal canto suo, cerca di rientrare dalla finestra, dopo essere stato buttato fuori dalla porta.

Prima cosa: non si capisce con quale faccia il M5S abbraccerebbe il Pd, considerato da sempre dal movimento il cancro di questo Paese e come la prenderebbero quelli che hanno abbracciato questa idea con faziosa passionalità votando M5S e bestemmiando ogni giorno contro il Pd.
Cambieranno idea?
Troveranno scuse basate su opportunità politica, come hanno fatto per l’abbraccio con la Lega?
Bestemmieranno contro il Pd rovina d’Italia, quando i “puri” grillini ci governeranno insieme?

Seconda cosa, ancora più importante: non si può governare un Paese solo con contratti parziali.
Ci vuole una visione condivisa del mondo e della vita (una weltaschauung) e quindi una sintonia totale in politica economica, estera, interna, ecologica.
Senza questa visione chiara e a 360 gradi, non ci saranno mai cambiamenti ma solo palliativi che non cambieranno alcunché.

La Lega una visione chiara ce l’ha, purtroppo; una visione di destra, populista, sovranista, fascista, razzista. Ha idee chiare su come governare.
Il M5S no, perché a loro vanno bene belli e brutti, pur di stare seduti sulle poltrone del governo, oltre a non avere alcuna visione che non sia dettata dall’opportunismo del momento. Ne hanno dato la miglior prova in questo governo dove su singole questioni, ma anche sui loro princìpi fondanti, hanno cambiato idea a seconda del momento, delle persone e della convenienza.

Questa è l’ulteriore conferma della loro inutilità, anzi del fatto che dovunque andranno faranno solo danni. Insomma non abbiamo vie d’uscita e all’orizzonte di presunte opposizioni non si vedono veri progetti di cambiamento ma solo l’ottusa riproposizione dei soliti riti triti e ritriti.
Insomma: comunque vada saremo rovinati…

Gian Luigi Ago

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Propaganda elettorale vs memoria (M5S vs Siri)

di maio pinocchio

Ma come è arrivato al governo Siri?
Semplice: basta andarsi a rivedere una puntata di Otto e mezzo del 2018 in cui Di Battista, nel pieno della polemica su Savona ministro dell’economia, proponeva come ministro alternativo proprio Siri che già era stato condannato in via definitiva per bancarotta fraudolenta.

Poi la scelta cadde su Tria, così Siri ottenne solo un sottosegretariato.
Fu quindi proprio il M5S a volerlo al governo.
Oggi però la campagna elettorale impone al M5S di tornare a dare di se stesso un’immagine fasulla. Il ragionamento grillino si basa sul fatto che le promesse elettorali, e la loro proverbiale e millantata “onestà” li hanno portati al governo, guadagnando voti anche a sinistra.
Ecco perché solo oggi si scoprono all’improvviso antifascisti e castigatori della mala politica.

Insomma tutto quello storytelling che (pensano loro) se ha funzionato una volta dovrebbe funzionare ancora.
Sperano, in poche parole, che la propaganda elettorale vinca sulla memoria a breve termine e che quindi gli elettori si dimentichino i condoni, i dietro front su Ilva, Tap, il voto a legittima difesa, gli occhi chiusi sulla corruzione a Roma, l’appoggio alla politica razzista di Salvini sui profughi, il voto al decreto (in)sicurezza, il salvataggio di Salvini dal processo e molto altro ancora.

Ecco perché hanno voluto Siri al governo quando era già condannato e si accorgono, guarda caso solo a un mese dalle elezioni, di non volerlo più, ora che è solo indagato.
Insomma la solita ipocrisia, le solite bugie, il solito doppio gioco e il solito interesse alle poltrone, cose sulla condanna delle quali avevano costruito il consenso politico che l’andata al governo, sta sbugiardando giorno dopo giorno.

Gian Luigi Ago


Greta e il sarvakarmaphalatyaga

gerta

E’ partito da molte parti l’attacco a Greta Thunberg.
Le si contesta (oltre a tre grandi “difetti”: essere donna, giovane e asperger) di non avere una visione politica complessa, di dire cose banali, scontate, che tutti sanno.
E inoltre assistiamo al proliferare su di lei di dietrologie e dei soliti complottismi: è manovrata, ha interessi personali, ecc.
E non manca una certa invidia da parte dei “politici” che vedono oscurato il loro leaderismo da una ragazzina.

Ma il ruolo di Greta non è quello di essere un leader politico; guai se lo diventasse, sarebbe la sua fine, un errore che altri hanno fatto.
Il consenso di Greta si basa sull’avere inconsapevolmente incarnato quello di cui oggi evidentemente si sente il bisogno: un input, una scintilla, un esempio, una possibilità.

Mentre tutti si affannano nel grande e rutilante supermercato politico a scegliere dagli scaffali il leader più preparato e con i migliori programmi su tutto lo scibile politico, economico, finanziario, per votarli e dare loro consenso, Greta è riuscita, solo sedendosi davanti al Parlamento svedese con un cartello, a mettere in moto un movimento globale di cui lei è solo il motore ma che spinge alla partecipazione persone di tutto il mondo e, finalmente, anche i giovani.

Questo è, e dev’essere, Greta: una iskra, una sorta dell’induista
sarvakarmaphalatyaga” (il distacco dal frutto dell’atto) cantato da Giorgio Gaber in “Buttare lì qualcosa” (e andare via).
Non so se dopo avere lanciato questo benefico sasso, Greta lascerà camminare sulle proprie gambe il movimento nato intorno a lei, ma comunque è riuscita a mettere in moto quello che molti politici non hanno saputo fare.
Non è tanto lei che deve andare avanti quanto il movimento a cui ha dato il via.

Oggi la forma più realistica di politica è proprio questa, quella di essere di stimolo (e non leader) alla nascita di movimenti spontanei. Certo, poi dovranno auto-organizzarsi, crescere, ma senza essere più solo un bacino di voti per partiti, organizzazioni, movimenti che ormai hanno perso il contatto con la base sociale e ragionano solo con criteri di alleanze e percentuali elettorali, non accorgendosi che questi vecchi metodi non potranno mai creare un movimento di alternativa all’esistente ma solo un ristretto numero di votanti, che
passeranno alternativamente dal consenso, alla disillusione, al distacco, a seconda delle scelte fatte, non da loro ma da coloro a cui avevano dato fiducia.

Greta non ha chiesto voti o consenso, non ha presentato programmi o accurate analisi socio-finanziarie, ha fatto una cosa molto più importante: ha dato un esempio personale. E ha fatto capire che se tutti si attivassero come lei, i movimenti di alternativa crescerebbero molto più velocemente, quantitativamente e qualitativamente che non attraverso la speranza di dare fiducia a oligarchie politiche ormai usurate benché nuove o nascenti.

Fortsätt, Greta

Gian Luigi Ago