Archivi del mese: settembre 2019

Greta e Chico

 

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Altro errore rispetto a Greta Thunberg, errore figlio anch’esso di una concezione politica otto/novecentesca: criticarla perché non è Chico Mendes, perché a molti non appare chiara una sua posizione anticapitalista.
Innanzitutto non è vero: additare la logica del profitto e le responsabilità delle multinazionali tra le cause dell’attuale degrado non è forse anticapitalismo?

Ma alla logica otto/novecentesca di cui sopra questo non basta, pretenderebbe analisi e programmi dettagliati, un pacchetto già confezionato, magari dogmatico e che comprenda già, prêt-à-porter, tutti gli aspetti e le soluzioni  del problema.
Oggi la logica va invece rovesciata: le interconnessioni non sono da acquisire da agenzie (partiti) che hanno tutto già codificato (che è poi quello che ha creato lo iato tra politica e base sociale); oggi tutto deve nascere e maturare in modo naturale, all’interno di un percorso di presa di coscienza che è poi il solo che  può rendere la base sociale artefice in prima persona del cambiamento.

Ovvio che questi giovani non hanno in tasca il manuale del perfetto anticapitalista, certo che ancora sfuggono loro molte delle connessioni con altre lotte, certo che in molte cose sono contraddittori.
Ma guai a dar loro un libretto di istruzioni, dei leader che li trasformino in semplici numeri del loro progetto.
Essi sono un segnale di spontaneità, di entusiasmo, di presa in carico di un futuro che sarà loro, non nostro.
La stessa Greta Thunberg non è una leader (e guai se la diventasse) ma, come scrivevo QUI, in un altro articolo di questo stesso blog, una scintilla, una possibilità, soprattutto un esempio.
Per questo ha avuto un seguito: perché non ha chiesto di aderire a un pacchetto preconfezionato, magari anche già con simbolo, bandiera, segreteria nazionale e tessera.
No, lei ha indicato una strada di ricerca, una via al cambiamento ed è solo nel percorrerla che questi giovani potranno cogliere le connessioni con altri movimenti, con altre lotte e potranno giungere a individuare il comune denominatore del capitalismo con maggior precisione.

Greta Thunberg e Chico Mendes non sono poi così tanto diversi, come molti vorrebbero far credere.

Gian Luigi Ago


Caro grillino… how does it feel?

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Caro grillino ti scrivo, così mi distraggo un po’…

Le  interlocuzioni tra noi iniziarono sei anni fa, quando vi apprestavate a entrate in Parlamento intercettando la giusta rabbia, i disagi, l’insofferenza della base sociale.
Si usciva da quasi un ventennio di berlusconismo seguito da un Governo Monti fatto di sacrifici.
Voi con i vostri “vaffanculo”, con i vostri slogan, con le comiche di Grillo vi ponevate come un partito rivoluzionario.

Ricordate?
Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno”, “Vi manderemo a casa a calci in culo”, “No ai politici”, “No alla Ka$ta”, “Basta con i privilegi” “Honestà, Honestà”, “Mai alleanze”, “Mai col Pd”.

L’italica tendenza a dar retta agli imbonitori vi decretò un grande successo che vi portò in Parlamento dove passaste cinque anni in inutili sceneggiate di opposizione: salivate sui banchi e sui tetti del Parlamento, vi perdevate a contare e catalogare gli scontrini di ogni caffè bevuto, nello spirito di un malinteso senso di “Honestà”.

Voi eravate quello diversi, nuovi, giovani, entrati nell’agone politico per distruggere il sistema dall’interno.

Io da subito vi avversai, anche quando molti “compagni” di sinistra provavano per voi simpatia, parlavano di possibili alleanze, di punti in comune, dimenticando che la politica si fa muovendosi su due assi cartesiani: tempestività e lungimiranza nelle strategie politiche.

Io invece vi dicevo che sareste diventati come gli altri, che non avreste cambiato niente.

Cinque anni inutili che portarono il PD a governare toccando alle Europee un record da voi mai raggiunto: il 40% di voti.
Ovviamente il PD divenne il vostro avversario principale: il partito delle banche, delle lobby europee, ladri, mafiosi, assassini (sì, diceste addirittura questo), servi dell’Europa di Merkel.

Intanto pian piano cambiavate: le dirette streaming sparivano, sostituite, come oggi, da incontri nelle segrete stanze, con le solite non-risposte ai giornalisti in perfetto stile democristiano; una gestione padronale con espulsioni per chi si opponeva al volere del Capo politico. Sì lo avete chiamato così: “Capo” (Padrone, sembrava anche a voi troppo eccessivo); voi per cui a decidere dovevano essere  gli attivisti, l’uno vale uno.. voi ormai relegati al simulacro di democrazia della piattaforma Rousseau, con domande fatte apposta per essere semplici ratifiche di decisioni prese dal vostro Capo.

Ma, come in tutte le sette o religioni, a cui si aderisce non per logica, ma in maniera fideistica, voi continuavate a giustificarli, arrampicandovi sugli specchi anche quando tutte le false e propagandistiche promesse iniziali venivano smentite, anche fino a ieri, quando avete giustificato un governo fascio-razzista che ha calpestato Costituzione e diritti, e non lo avete fatto in maniera critica, in quanto avete rivendicato e votato tutte le aberrazioni di Salvini, arrivando a salvarlo dal processo con tanto di ratifica su Rousseau, voi che eravate contro i privilegi dei politici… E il primo a farlo è stato il Presidente Conte, che ora passa dal gialloverde al giallorosè senza un minimo di vergogna.

Quando vi dicevo che eravate come gli altri, Ka$ta come loro, quasi mi deridevate, quando vi dicevo che vi interessavano solo le poltrone e che sareste arrivati ad allearvi col PD (e ve lo dicevo già sei anni fa), sorridevate come se fossi talmente prevenuto contro di voi da dire cose fantascientifiche, impossibili.

Cari grillini, ora ci siete arrivati.
Come ci si sente? How does it feel? (come direbbe Dylan)

Come ci si sente ad essere insieme al Pd? E non con un contratto in cui ognuno porta alcuni dei suoi punti ma con un programma scritto e condiviso insieme, una totalità di intenti.

Come ci si sente ora che dividete programma, governo e visione politica col Pd, quello che, come scrivevo prima, chiamavate il partito delle banche, delle lobby europee, ladri, mafiosi, assassini, servi dell’Europa di Merkel e ultimamente il Partito di Bibbiano che vende i bambini?

Ora siete una cosa sola e governate con loro.
Come ci sente?  How does it feel?

Troverete ancora giustificazioni, scuse, vi arrampicherete ancora sugli specchi o finalmente proverete un po’ di vergogna e capirete che per sei anni vi ho detto puntualmente quello che sarebbe comunque accaduto?

Tutto ha una fine e il M5S non ha nemmeno iniziato: il cambiamento non lo avete realizzato e non lo realizzerete nemmeno con questo matrimonio per voi contro natura ma che, come vi avevo sempre detto, in realtà era la normale conclusione di chi puntava solo a far parte della Ka$ta.

Come ci si sente davvero dentro di voi?

Vi ricordate i primi tempi?
Vi ricordate il vostro entusiasmo ai comizi di Grillo?
Vi ricordate il disprezzo verso l’estabilishment?
Vi ricordate i pesci in faccia a Bersani che vi chiedeva, non un’alleanza ma di appoggiare dall’esterno alcuni suoi punti che erano anche nel vostro programma?
Vi ricordate l’orgoglio che sentivate ad essere qualcosa di diverso dai “politici”?Vi ricordate quando dicevate: “Nessuna alleanza, governeremo da soli quando arriveremo al 51%”?

Come ci si sente ora?
Davvero dentro di voi non sentite di essere diventati diversi da allora?
Come vi sareste sentiti se vi avessi detto allora che avreste votato all’80% un governo abbracciati al PD?

Se avete davvero stomaco votateli ancora, pur di non ammettere che per sei anni avete seguito un partito che era il contrario di quello che avevate veramente creduto. Chi lo ha capito sta già coerentemente abbandonando l’ex…movimento.

Lo so: non ammetterete mai che sognavate qualcosa di diverso, che i vostri “ideali” sono finiti mischiati insieme a quelli di Franceschini e Boccia col consenso del vostro primo promotore: Matteo Renzi.

Però, almeno dentro di voi, rispondetevi:

Come ci si sente? How does it feel?

Gian Luigi Ago