Archivi del mese: aprile 2020

Di Harvard, Fontana, virus, allevamenti e altre sciocchezze

harvard

I ricercatori dell’Università di Harvard ci dicono che il covid19 durerà, a singhiozzo fino al 2022, e che fino al 2025 non ci sono possibilità che scompaia.
Si sa, i virus, da bravi cattivoni, non si sono organizzati la vita guardando prima le agende dei nostri ritmi e le nostre scansioni personali.

Ora le opzioni sono diverse:
suicidarci in massa e smettere di soffrire, togliendo il disturbo del nostro passaggio infinitamente più breve di tutte le forme di vita del pianeta, rispetto a cui i virus possono invece accampare il diritto di essere tra i più antichi.

In subordine diventare tutti fan di Fontana sostenendo che ne sa più lui dei ricercatori di Harvard; il che ci permetterebbe di riprendere la vita (a)normale di prima e affrontare da eroi la guerra contro il virus e l’eventuale morte con maggior sicurezza.
D’altronde, nei milioni di guerre della Storia gli umani si sono adattati a guerre durate cinque/sei anni, come l’ultima mondiale e ad altre più lunghe (vedi quella dei Trent’anni).

Io non so come reagirei se le cose stessero come dice Harvard, e probabilmente è così. L’unica cosa che so è che non bisogna prendersela con i virus.: loro fanno il loro mestiere da milioni di anni, anzi direi il loro dovere. E lo fanno bene, meglio di quegli intelligentoni che siamo noi.
Se mai ne usciremo, male o bene, prendiamocela con noi stessi: noi umani abbiamo permesso che i virus uscissero dalle foreste, li abbiamo accompagnati fuori noi, anzi li abbiamo anche aiutati distruggendo le foreste e avvicinandoli agli animali di quegli abominevoli allevamenti che producono quello scempio che è fatto di sangue, violenza, creazione di altri virus, deforestazione, riscaldamento globale, distruzione dell’ecosistema, danni alla salute, soldi a multinazionali e lobby, e per di più inutili e, soprattutto, non necessari a nulla di “positivo” che non sia, appunto, il contrarre virus; e che noi chiamiamo eufemisticamente “Industrie alimentari”.
E poi ricordiamoci anche di tutti coloro che negli ultimi trent’anni hanno tolto soldi e risorse umane alla Sanità.

Gian Luigi Ago


Nella morsa di due Destre

base sito politico

 

Oggi la situazione politica ci offre solo due alternative, entrambe sostanzialmente di destra. Al netto delle posizioni tattico/opportunistiche del momento, le due Destre – se si dovessero unire in base a una comune visione del mondo e della politica, pur tra diverse sfumature – dovrebbero configurarsi “secondo natura” in questo nuovo bipolarismo:
da una parte la destra di Lega, M5S e FdI e dall’altra quella di Pd, Italia Viva e Forza Italia.
Tutto il resto sono dettagli o noia, come cantava l’aedo.

E la Sinistra, chiederanno i miei 25 lettori?
La Sinistra non esiste più, se non nelle individuali pulsioni etiche, filosofiche, progressiste o in quelle di movimenti planetari di giovani che lottano per la salvaguardia dell’ambiente e per altri temi etici e di estensione del riconoscimento dei diritti a tutti, anche di altre specie.
Ma non si definirebbero certo con questo termine sorto poco prima della Rivoluzione Francese, soprattutto per quanto riguarda la componente giovanile prevalente.

Non esiste comunque una sinistra partitica, nel senso di organizzazioni che nascano, non dall’alto, ma per la necessità di rappresentanza che emerge da una parte della base sociale.
Non perché questa visione alternativa non esista, anzi è forte e crescente, ma perché questa parte di base sociale non si sente rappresentata da nessuna struttura organizzata, tanto meno se in forme otto/novecentesche, ma tende piuttosto ormai ad auto-organizzarsi con metodi e strumenti che non sono purtroppo praticati nemmeno dai giovani quarantenni della vecchia politica.
Ed è una cosa che dura ormai da quasi un decennio: un’occasione persa dopo il 2013, quando sarebbe stato possibile capire che fosse arrivato il momento giusto per canalizzare istanze anticapitalistiche e sensibili alle nuove urgenze del pianeta, verso grandi movimenti transnazionali che nascevano spontaneamente.
Invece sono rimasti a guardarli con bonaria accondiscendenza, tornando però poi a preoccuparsi delle solite diatribe, ormai quasi esclusivamente finalizzate a utopici prossimi successi elettorali, regolarmente smentiti dal voto.

Il risultato è stato disaffezione dalla politica, non più in sintonia con il XXI secolo, avanzamento delle Destre che hanno strumentalizzato con facili slogan il giusto disagio, astensionismo di fronte a chi rappresentava ormai solo il proprio fortino in cui molti sono tuttora asserragliati come nella Fortezza Bastiani di buzzatiana memoria.

Ma ormai questa è archeologia politica.
Ora la soluzione è sperare che il nostro modo di vita cambi sostanzialmente e si lascino abitudini individuali e politiche ormai ataviche.
I problemi prioritari di questo secolo sono, anche in prospettiva, diversi e molto più pericolosi di quelli del passato, e ce ne accorgiamo in questi giorni.
E questo non potrà avvenire attraverso il desueto e ripetitivo scenario politico conosciuto, nel quale tutti hanno fallito, ma solo attraverso movimenti come quelli di cui si parlava sopra ai quali la politica cercherà di opporsi con l’ultimo colpo di coda oppure di adattarsi ma inutilmente.
Il futuro, come sempre, vincerà sul passato, nonostante gli ostacoli messi soprattutto (e purtroppo) da quanti avrebbero dovuto invece fare da levatrici della nuova Politica (questa volta, aristotelicamente, con la P maiuscola.

 

Gian Luigi Ago