Archivio dell'autore: Gian Luigi Ago

Informazioni su Gian Luigi Ago

E' tra i soci fondatori dell'Associazione politica "Primalepersone". Dal 2009 è Presidente dell'Associazione Culturale "Il vizio del pensiero" di cui gestisce il sito web di riflessione e informazione culturale e artistica. Gestisce un blog culturale: gianluigiago.wordpress.com e un blog politico: gianluigiagora.wordpress.com Come cantautore ha composto alcune canzoni che hanno come riferimento la tradizione della canzone d’autore. Ha realizzato due album: "Verso le barricate del futuro" e "Dopostoria" Nel 2013 ha rappresentato, insieme a Claudia Bellucci, l'Italia al Festival Europeo della Canzone d'Autore svoltosi a Vilnius, organizzato dal Ministero della Cultura della Lituania. Insieme a Claudia Bellucci ha realizzato il sito web "Poesia come eresia", sito ufficiale del poeta pesarese Gianni D'Elia. http://www.giannidelia.altervista.org/ Si interessa di teatro, letteratura, musica d’autore italiana, sulla quale ha condotto diverse trasmissioni radiofoniche monografiche su emittenti regionali. Ha pubblicato sul web diversi interventi tematici e critici legati alla musica d’autore. Insieme a Claudia Bellucci e Eugenio Alfano ha realizzato la “Lezione-spettacolo sul Teatro Canzone di Gaber e Luporini”, un’analisi approfondita della genesi, dei meccanismi, delle tematiche, dei riferimenti letterari, filosofici, storici e sociologici che hanno attraversato gli spettacoli di Gaber; la Lezione-spettacolo è stata tenuta in Università, Scuole Superiori, Auditorium, Circoli culturali e Teatri. E’ autore di poesie e monologhi, tra cui quelli dello spettacolo “In direzione ostinata e contraria”, dedicato a Fabrizio De Andrè, realizzato e portato in scena, sotto la sua direzione artistica, insieme a Giulio D'Agnello. Ha scritto lo spettacolo "La stessa rabbia, la stessa primavera" dedicato a Fabrizio De Andrè, portato in scena con il cantautore Massimo Blaco, Claudia Bellucci e Veronica Balzani. Ha realizzato e portato in scena, insieme a Claudia Bellucci, Massimo Blaco e Pino Nastasi, il concerto "Appunti sulla canzone d'autore" con canzoni di musica d'autore italiana Ha realizzato con il gruppo “Compagni di viaggio”, con cui collabora come cantante e chitarrista, lo spettacolo “I sentieri di Utopia” con canzoni di lotta, impegno e speranza e il concerto "No, è un ukulele" con classici della canzone arrangiati per ukulele. E’ presente su Facebook, Twitter e Myspace con il suo account personale e con quello dell’Associazione Culturale “Il vizio del pensiero” Sito web personale: www.agocanzonedautore.altervista.org Siti musicali YouTube: - Gian Luigi Ago Video _ Dopostoria Gian luigi Ago CONTATTI: Email: ago.gianluigi@libero.it

Lazzaro non alzarti, per carità

lazzaro

Qualcuno ha notizie della “rivoluzione zingarettiana del Pd”?
Io vedo un’assenza totale, il solito autoriferirsi alle usurate beghe interne, un proseguire ostinato sul distacco dalla gente.
In un momento di spadroneggiamento di fascio-leghisti e fascio-stellati, l’attuale secondo partito italiano continua la sua decomposizione.
Mai avuta alcuna fiducia nel Pd, sia chiaro, mai ho pensato che fosse un’alternativa, anzi…La mia è solo una riflessione sulla stolidità dell’attuale politica.

E non è che a sinistra del Pd sia molto diverso.
Gli unici vagiti di vera opposizione sono quelli spontanei delle lotte per il lavoro, dell’opporsi, sempre spontaneo, alla disumanità del Potere, delle manifestazioni di alcuni giovani per salvare il pianeta.

Segni che la politica non coglie, chiusa ormai nella autoreferenzialità dei triti e ritriti riti, nella quotidiana consultazione di sondaggi in vista di future probabili elezioni. Questo è il rigor mortis della crisi della rappresentanza, lo zombico agitarsi di personaggi e strutture ormai senza senso.

Il mio non è nemmeno un invito a Lazzaro di alzarsi e camminare.
È la constatazione di un avvenuto decesso della “rappresentanza” e del conseguente fatto che la “politica” e il cambiamento possono nascere solo lontano da loro, che non devono farsi carico di queste lotte, ma continuare a riposare in pace.

Per carità, ne stiano lontani.
Ne hanno portate già troppe nella fossa con loro.
La mi è invece la speranza in un’auto-organizzazione e futura auto-rappresentanza della base sociale, di movimenti spontanei, senza leader o partiti di riferimento, in grado poi di auto-gestirsi al loro interno, senza “altri da sé” a cui dare un voto.

Che è poi il senso vero delle venti parole dell’art.49 della Costituzione, quello che il M5S vorrebbe cambiare. Tanto per dire…

Gian Luigi Ago

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M5S: “Franza o Spagna purché se magna”

5 STELLE FRANZA O SPAGNA

Girano molte voci sul modo da attuare per salvare il M5S dal crollo totale e magari predisporlo a una futura alleanza col PD.
Oltre al solito Fico, si parla anche di un diumvirato Di Battista-Appendino.

Una rimodulazione del M5S non cambia però la specificità del problema che è proprio quella della non identità dell’ex…movimento.
E un cambiamento sarebbe l’ulteriore prova della loro possibilità di passare disinvoltamente da una linea fascio-razzista a una di centrosinistra a seconda della convenienza.
Una tale natura denota solo un interesse al potere per se stesso e non una visione politica sottesa alle scelte politiche; detto volgarmente è il classico “Franza o Spagna purché se magna“.

Il M5S è il disastro maggiore capitato negli ultimi anni, peggiore anche di quello di Salvini. Non dimentichiamoci infatti che Salvini è arrivato al posto che occupa grazie al M5S che lo ha cooptato e ha raddoppiato i voti grazie a questa cooptazione che ha dato modo al leader della Lega di portare avanti, da una postazione privilegiata e con leggi ad hoc, lo sdoganamento delle peggiori pulsioni populiste.

Il vero problema dell’impossibilità in Italia di riuscire a creare un’alternativa è proprio l’esistenza del M5S che ha creato l’equivoco del “cambiamento” a cui ancora molti credono.
E questo succede ormai dal 2013 quando i grillini intercettarono, con slogan e promesse, rabbia e dissenso che potevano invece essere incanalate verso progetti di reale cambiamento.

Chi oggi parla di possibili alleanze future con un M5S diventato “un partito dal volto umano” commette quindi un errore madornale.
Il problema è invece quello di riuscire a smascherare “Il Re nudo”, svuotare il suo consenso immeritato ed evidenziare la sua funzione di freno al cambiamento, anziché sfruttare le sue percentuali elettorali illudendosi, con una perniciosa miopia politica, di poter insieme ad esso creare un polo di cambiamento.
Ci si dimentica tra l’altro, la sua natura aziendale, l’incompetenza, il cinismo ideologico e l’opportunismo di cui è innervato. Ci si dimentica che non esiste un’anima di sinistra del M5S, ma semmai in frange del suo elettorato.

Andare a rafforzare il M5S, aggregandosi ad esso, credendo che esso possa manifestarsi diverso da quello che è (senza accorgersi che sarebbe solo una nuova maschera) – quando non significhi cercare di accaparrarsi poltrone a traino dei loro voti – significa cristallizzare, se non peggiorare, la situazione politica, tirare ancora di più il freno di possibili percorsi di cambiamento, percorribili più facilmente solo dopo la dissoluzione del M5S.


Gian Luigi Ago

 


“Se mia nonna avesse le ruote…” (alleanze con un M5S redento)

se mia nonna

Ora, da alcune parti di sinistra e dintorni, si sostiene la vecchia tesi, mai sopita, di voler redimere il M5S per poi allearsi con esso. Certo, si aggiunge, ora è in mano a Casaleggio, è servo di Salvini, porta avanti politiche di destra, ma se cambiasse…
Ma che discorso è?
Allora si potrebbe dire la stessa cosa anche della Lega: se cambiasse, se non fosse più razzista, se non guardasse a Casa Pound, ecc.
È un po’ come dire “se mia nonna avesse le ruote…”

Tutto nasce da una malintesa concezione di una natura originaria del M5S (mai esistita ma solo millantata) basata su diritti e Costituzione.
Sì, si dice, hanno fatto la battaglia per il No al referendum renziano sulla Costituzione.
E che vuol dire? La fecero anche Berlusconi, Salvini e Casa Pound.
I pentastellati non volevano salvare e difendere la Costituzione ma poterla piuttosto cambiare a modo loro, come si vede oggi da certe loro proposte.
La loro visione non è popolare ma populista, non è civica ma aziendalista.
Sì, si continua a dire, ora è così ma se cambiasse…
E qui torna in ballo mia nonna che vorrei riposasse  in pace senza scomodarla più di tanto.

L’equivoco sui Cinque Stelle si basa su un’immagine stereotipata che essi stessi hanno creato e che ha funzionato nel 2013, bloccando tra l’altro la possibile formazione in quel momento di un fronte popolare alternativo; la giusta rabbia della gente è stata sfruttata dai loro vaffanculo in un progetto che ora vediamo qual è realmente.
La loro natura è molto diversa da quella agiografica da essi dipinta.
E poi oggi non servono poli alternativi e liste del popolo. Anche perché il popolo oggi è in maggioranza quello che vota a destra, anche grazie alla ripetitività della sinistra o alle illusioni molto variopinte e mutevoli viste nei suoi dintorni.
Quindi è sul popolo (arcaica definizione di sapore risorgimentale) che chiamerei piuttosto base sociale, che bisogna lavorare, non su liste, programmi, poli civici.

Se non si ricostruisce prima una base sociale con una coscienza politica (di classe, si sarebbe definita in passato), se non la si riporta alla partecipazione attiva alla vita politica, se non si connettono tra loro le lotte spontanee e se non si agiscono metodi e strumenti nuovi per rendere possibile tutto questo, si resterà eternamente fermi al palo. Ma questo si può fare solo disinteressandosi di calcoli su percentuali, su prossime elezioni politiche, su liste da presentare a una base sociale disgregata.

Ora serve una nuova visione del futuro, una spinta utopistica, nell’accezione positiva del termine, un nuovo sentire che non sia più abbruttito dalle solite pulsioni elettoralistiche che ormai provocano allergie solo a sentirle.
Prima si semina e poi, solo al momento opportuno, si raccoglierà e si potrà cominciare a parlare di elezioni e liste.
La vera utopia, in senso negativo questa volta, è quella di pensare a soluzioni prêt-à-porter e, nel caso in questione, pensare che all’interno del M5S ci possa essere un pur minimo apporto a un cambiamento radicale dell’esistente, quando invece le loro illusioni dispensate a piene mani ne sono state e ne saranno sempre un diversivo e un freno.

Poi capisco anche che quel 20%, intorno a cui oggi i pentastellati si muovono, possa allettare personaggi, come alcuni Sindaci, per aggregarsi e accomodarsi in un angolino di quel posto al sole, trovato già pronto e riscaldato.
Ma questo è un altro discorso che attiene sempre ai soliti meccanismi che impediscono il nascere di un grande movimento di alternativa che parta e coinvolga una rinnovata base sociale.

Gian Luigi Ago


Tra l’incudine e il martello

TRA L'INCUDINE E IL MARTELLO

Ora M5S e una parte del PD amoreggiano e sostengono che, almeno su una manciata di temi sociali, ci si potrebbe mettere d’accordo; un po’ quello che voleva fare Bersani e che il M5S rifiutò sprezzantemente, salvo poi fare la stessa cosa (il contratto su alcuni punti) con la Lega.
Il M5S cerca ovviamene di prepararsi una zattera, una via di fuga in caso Salvini non avesse più bisogno delle loro petulanti stampelle;
il PD, dal canto suo, cerca di rientrare dalla finestra, dopo essere stato buttato fuori dalla porta.

Prima cosa: non si capisce con quale faccia il M5S abbraccerebbe il Pd, considerato da sempre dal movimento il cancro di questo Paese e come la prenderebbero quelli che hanno abbracciato questa idea con faziosa passionalità votando M5S e bestemmiando ogni giorno contro il Pd.
Cambieranno idea?
Troveranno scuse basate su opportunità politica, come hanno fatto per l’abbraccio con la Lega?
Bestemmieranno contro il Pd rovina d’Italia, quando i “puri” grillini ci governeranno insieme?

Seconda cosa, ancora più importante: non si può governare un Paese solo con contratti parziali.
Ci vuole una visione condivisa del mondo e della vita (una weltaschauung) e quindi una sintonia totale in politica economica, estera, interna, ecologica.
Senza questa visione chiara e a 360 gradi, non ci saranno mai cambiamenti ma solo palliativi che non cambieranno alcunché.

La Lega una visione chiara ce l’ha, purtroppo; una visione di destra, populista, sovranista, fascista, razzista. Ha idee chiare su come governare.
Il M5S no, perché a loro vanno bene belli e brutti, pur di stare seduti sulle poltrone del governo, oltre a non avere alcuna visione che non sia dettata dall’opportunismo del momento. Ne hanno dato la miglior prova in questo governo dove su singole questioni, ma anche sui loro princìpi fondanti, hanno cambiato idea a seconda del momento, delle persone e della convenienza.

Questa è l’ulteriore conferma della loro inutilità, anzi del fatto che dovunque andranno faranno solo danni. Insomma non abbiamo vie d’uscita e all’orizzonte di presunte opposizioni non si vedono veri progetti di cambiamento ma solo l’ottusa riproposizione dei soliti riti triti e ritriti.
Insomma: comunque vada saremo rovinati…

Gian Luigi Ago


Propaganda elettorale vs memoria (M5S vs Siri)

di maio pinocchio

Ma come è arrivato al governo Siri?
Semplice: basta andarsi a rivedere una puntata di Otto e mezzo del 2018 in cui Di Battista, nel pieno della polemica su Savona ministro dell’economia, proponeva come ministro alternativo proprio Siri che già era stato condannato in via definitiva per bancarotta fraudolenta.

Poi la scelta cadde su Tria, così Siri ottenne solo un sottosegretariato.
Fu quindi proprio il M5S a volerlo al governo.
Oggi però la campagna elettorale impone al M5S di tornare a dare di se stesso un’immagine fasulla. Il ragionamento grillino si basa sul fatto che le promesse elettorali, e la loro proverbiale e millantata “onestà” li hanno portati al governo, guadagnando voti anche a sinistra.
Ecco perché solo oggi si scoprono all’improvviso antifascisti e castigatori della mala politica.

Insomma tutto quello storytelling che (pensano loro) se ha funzionato una volta dovrebbe funzionare ancora.
Sperano, in poche parole, che la propaganda elettorale vinca sulla memoria a breve termine e che quindi gli elettori si dimentichino i condoni, i dietro front su Ilva, Tap, il voto a legittima difesa, gli occhi chiusi sulla corruzione a Roma, l’appoggio alla politica razzista di Salvini sui profughi, il voto al decreto (in)sicurezza, il salvataggio di Salvini dal processo e molto altro ancora.

Ecco perché hanno voluto Siri al governo quando era già condannato e si accorgono, guarda caso solo a un mese dalle elezioni, di non volerlo più, ora che è solo indagato.
Insomma la solita ipocrisia, le solite bugie, il solito doppio gioco e il solito interesse alle poltrone, cose sulla condanna delle quali avevano costruito il consenso politico che l’andata al governo, sta sbugiardando giorno dopo giorno.

Gian Luigi Ago


Greta e il sarvakarmaphalatyaga

gerta

E’ partito da molte parti l’attacco a Greta Thunberg.
Le si contesta (oltre a tre grandi “difetti”: essere donna, giovane e asperger) di non avere una visione politica complessa, di dire cose banali, scontate, che tutti sanno.
E inoltre assistiamo al proliferare su di lei di dietrologie e dei soliti complottismi: è manovrata, ha interessi personali, ecc.
E non manca una certa invidia da parte dei “politici” che vedono oscurato il loro leaderismo da una ragazzina.

Ma il ruolo di Greta non è quello di essere un leader politico; guai se lo diventasse, sarebbe la sua fine, un errore che altri hanno fatto.
Il consenso di Greta si basa sull’avere inconsapevolmente incarnato quello di cui oggi evidentemente si sente il bisogno: un input, una scintilla, un esempio, una possibilità.

Mentre tutti si affannano nel grande e rutilante supermercato politico a scegliere dagli scaffali il leader più preparato e con i migliori programmi su tutto lo scibile politico, economico, finanziario, per votarli e dare loro consenso, Greta è riuscita, solo sedendosi davanti al Parlamento svedese con un cartello, a mettere in moto un movimento globale di cui lei è solo il motore ma che spinge alla partecipazione persone di tutto il mondo e, finalmente, anche i giovani.

Questo è, e dev’essere, Greta: una iskra, una sorta dell’induista
sarvakarmaphalatyaga” (il distacco dal frutto dell’atto) cantato da Giorgio Gaber in “Buttare lì qualcosa” (e andare via).
Non so se dopo avere lanciato questo benefico sasso, Greta lascerà camminare sulle proprie gambe il movimento nato intorno a lei, ma comunque è riuscita a mettere in moto quello che molti politici non hanno saputo fare.
Non è tanto lei che deve andare avanti quanto il movimento a cui ha dato il via.

Oggi la forma più realistica di politica è proprio questa, quella di essere di stimolo (e non leader) alla nascita di movimenti spontanei. Certo, poi dovranno auto-organizzarsi, crescere, ma senza essere più solo un bacino di voti per partiti, organizzazioni, movimenti che ormai hanno perso il contatto con la base sociale e ragionano solo con criteri di alleanze e percentuali elettorali, non accorgendosi che questi vecchi metodi non potranno mai creare un movimento di alternativa all’esistente ma solo un ristretto numero di votanti, che
passeranno alternativamente dal consenso, alla disillusione, al distacco, a seconda delle scelte fatte, non da loro ma da coloro a cui avevano dato fiducia.

Greta non ha chiesto voti o consenso, non ha presentato programmi o accurate analisi socio-finanziarie, ha fatto una cosa molto più importante: ha dato un esempio personale. E ha fatto capire che se tutti si attivassero come lei, i movimenti di alternativa crescerebbero molto più velocemente, quantitativamente e qualitativamente che non attraverso la speranza di dare fiducia a oligarchie politiche ormai usurate benché nuove o nascenti.

Fortsätt, Greta

Gian Luigi Ago


Parte la follia del Reddito di cittadinanza

reddito di cittadinanza

Si parte con il Rdc: meno di due milioni di disoccupati e poveri  (non 5 milioni come il M5S racconta) a cui viene tolto l’assegno Naspi che permetteva di trovare lavoro tramite agenzie specializzate, rischiano di non trovarlo più se, incappando in uno dei cervellotici paletti stabiliti per l’accesso al Rdc, ne rimanessero fuori.

Intanto si aspetta di assumere migliaia e migliaia di navigator, che sono praticamente dei disoccupati, senza alcuna competenza nel settore, che devono , in collegamento con i centri per l’impiego, trovare lavoro ad altri disoccupati… attraverso un meccanismo contorto e ricattatorio verso l’aspirante lavoratore.
E questo ignorando che le aziende oggi assumono quasi tutte direttamente, consultando profili e curriculum, senza passare dai centri dell’impiego, che a loro volta sono impreparati a questa folle innovazione.

C’è poi la confusione tra le competenze tra Inps, Regioni e altri enti e il probabile favore fatto a molti furbetti che intanto lavoreranno in nero.
Ci saranno controlli su questo, dicono i grillini, come se la Guardia di Finanza fosse attrezzata per poter controllare milioni di persone solo per il Rdc.

E, last but not least, si controlla la libertà personale, obbligando chi usufruirà del Rdc a fare acquisti solo da una lista preparata dal governo, prescindendo dai reali bisogni da soddisfare, diversi per ogni individuo.

Insomma, la possibilità di inserimento nel mondo di lavoro tramite questa operazione è veramente minima. Se il Rdc fosse stato solo un sussidio ai cittadini della fascia di povertà, poteva avere una natura di sostegno, ma ciò che lo rende una pura follia è pensarlo come un aiuto all’occupazione, investendo soldi in un progetto improvvisato, carente nelle capacità di attuazione, che toccherà meno di un terzo dei richiedenti, come afferma lo stesso governo.

Tutto questo deviando gli investimenti dall’aumento di posti di lavoro e chiamando “reddito di cittadinanza” una cosa che tale non è; basta confrontare quello che succede nei Paesi dove davvero c’è un reddito di cittadinanza.

Gian Luigi Ago


La Brigata Rousseau

rousseau

Vediamo perché il voto su Rousseau è assurdo e basato su una fittizia democrazia.

La questione su cui si doveva decidere riguardava il valutare se il comportamento di Salvini sul caso Diciotti fosse dettato da un superiore interesse nazionale che permettesse anche di compiere un atto configurabile come reato.

Non si doveva decidere quindi se quello che aveva fatto Salvini fosse giusto o no, e tanto meno se avesse compiuto un reato. Ma solo se l’azione compiuta, giusta o no, reato o meno, fosse giocoforza dettata da una superiore necessità di difesa dell’interesse nazionale.
Ora, alzi la mano chi pensa che lo sbarco di quelle decine di persone e il loro ricovero in un centro di accoglienza (cosa poi successa) avrebbe messo in pericolo la Nazione.

Ma a parte questo, una valutazione di queste motivazioni non può essere presa senza avere contezza di tutte le fasi di quanto successo: i contatti, le comunicazioni, i messaggi inviati a Salvini delle autorità competenti, i rapporti di polizia, ecc. Ovvero tutte le cose che sono riassunte nelle cinquanta pagine, più allegati, della richiesta di autorizzazione a procedere.

Ora, alzi di nuovo la mano chi è convinto che anche solo il 10% degli attivisti che hanno votato sulla piattaforma Rousseau abbiano letto le carte per intero.

Gli unici che potrebbero averlo fatto, e che, anzi, avrebbero dovuto avere questo dovere, sono i parlamentari che dovranno concedere o meno l’autorizzazione a procedere.

Loro hanno il compito di prendere questa decisione e, in base all’art. 67 della Costituzione dovrebbero farlo in base alla loro coscienza.
Se qualcuno si presenta a una competizione elettorale e viene eletto, dovrebbe rispettare le regole e lo spirito di quanto le leggi istituzionali prevedono.
Se non credi nelle regole delle istituzioni, perché ci vai?

La consultazione della base, in questo caso, è chiaramente un escamotage per lavarsi pilatescamente le mani da una scelta.
Il quesito reale sotteso al quesito farlocco su Rousseau era chiaramente un altro: “Ci conviene o meno andare contro Salvini e rischiare di far cadere il governo e perdere le poltrone?”.

Stiamo quindi parlando di un interesse politicista e propagandista fatto sulla pelle di pocveri disgraziati in una questione seria che ha a che fare con reati penali e interesse della Nazione.
Si noti ancora che questa consultazione della base è stata fatta in questo caso ma non per altri. Perché solo in questo caso?
Lo abbiamo già detto: per lavarsi le mani da una situazione scomoda e avendo ben calcolato prima l’esito di non-autorizzazione.

Siamo di fronte quindi a uno sfregio alla Costituzione, ai soliti trucchetti per salvare politici, la dimostrazione che per il M5S ci sono politici che possono avere privilegi che i comuni cittadini non possono avere, al fatto che, in conclusione, abbiamo una  Casta al potere che si difende dai giudizi della Magistratura.

Gian Luigi Ago


M5S, Rousseau, ipocrisia

base sito

La decisione del M5S di consultare gli attivisti sulla piattaforma Rousseau, per decidere se concedere o meno l’immunità parlamentare a Salvini è quella che tecnicamente si chiama “paraculata” condita da ipocrisia e ignoranza della Costituzione.

Il M5S è un partito (non certo un movimento) che ha la stragrande maggioranza in Parlamento, che è al governo con un Vicepresidente del Consiglio e numerosi Ministri. Nel momento in cui hanno fortemente voluto governare, hanno ricevuto dal Presidente della Repubblica l’incarico di governare.

Questo verbo significa una cosa precisa: avere il potere esecutivo delle scelte del Parlamento e prendere delle posizioni politiche. Assurdo chiedere una consultazione che avrebbe senso se fossimo in una democrazia diretta o, meglio ancora, liquida.
Ma si dà il caso che, partecipando alle elezioni e accettando l’incarico di governo, loro devono rispettare le regole costituzionali e istituzionali.
Devono, per dirlo in parole povere, decidere, fare delle scelte, assumersi responsabilità.

Anche guardando solo alla loro organizzazione interna, siamo di fronte a una parodia della democrazia diretta. Un partito con milioni di voti, il primo partito d’Italia, non fa proporre, emendare altre proposte, decidere e votare milioni di persone ma solo un migliaio di persone, su una piattaforma gestita (e controllata) dalla Casaleggio Associati e che anche molti esponenti del Partito 5Stelle cominciano a guardare con sospetto.
Il M5S è un partito padronale, ha un Capo Politico che non mi pare abbia chiesto pareri alla piattaforma Rousseau  su altre iniziative le cui decisioni sono state prese nelle segrete stanze, come nella migliore tradizione delle precedenti Ka$te.

La decisione non sarebbe nemmeno vincolante né dovrebbero essere espulsi, come già successo, coloro che votassero contro la decisione presa tramite Rousseau. Perché, che piaccia o no, l’art. 67 della Costituzione è ancora vigente.

Questa manovra altro non è quindi che una paraculaggine, un alibi, uno scaricare su un migliaio di persone la responsabilità della scelta per nascondersi dietro un eventuale no e non avere vigliaccamente il coraggio di assumere una scelta politica.

Si ricordi, per inciso, che mandare davanti ai giudici Salvini, non è ammettere che sia colpevole ma lasciare la scelta alla Magistratura, unica a potere decidere su questo.
Si tratta solo di dire se Salvini abbia fatto quella scelta per un superiore interesse nazionale o meno. Difficile pensare che lasciare 180 persone, tra cui donne e bambini bisognosi di cure, giorni e giorni in mano fosse indispensabile per l’interesse nazionale.
Solo chi fosse in malafede potrebbe affermare che, se quelle persone fossero state sbarcate, il superiore interesse nazionale sarebbe stato in pericolo.
Per di più erano già in territorio italiano perché la nave Diciotti è della Marina Militare e quindi chi era a bordo era già in territorio italiano.

Un’altra brutta pagina di questo governo, secondo solo a quello di Mussolini.

Gian Luigi Ago


Vecchi metodi, vecchie prassi, inutili manifestazioni

base sito

La politica italiana, anche quella più progressista, o addirittura di sinistra-sinistra, non sa emanciparsi da metodi e prassi del passato e ripete riti ormai usurati e inefficaci.

La manifestazione di oggi a Roma con Sindacati Uniti e Confindustria (sic) non produrrà nulla per il semplice fatto che oggi non funziona più come una volta, quando milionate di persone in piazza (cosa oggi, tra l’altro, impossibile) facevano cadere i governi.

Oggi pagherebbe di più una mobilitazione permanente e contemporanea in tutte le città, al posto del solito unico sabato in una piazza, per giunta di Roma. col solito comizio dei soliti leader e poi, tutti sul pullman e via a casa.
Cosa che ormai è diventato un rito, una sorta di Messa laica che non fa più male a nessuno
Un esempio alternativo potrebbe essere quello dei gilets jaunes in Francia che, al di là del giudizio di merito su di loro, hanno prodotto comunque una reale crisi politica, attraverso la presa di possesso del territorio, quasi quotidianamente e ovunque

In Italia invece si continua con metodi novecenteschi, per non dire ottocenteschi.
Anche i movimenti che si richiamano esplicitamente al Popolo, non fanno scrivere i loro programmi al popolo stesso, attraverso una scrittura collettiva che si articoli attraverso proposte, controproposte, emendamenti, decisioni comuni.
Si usa ancora il sistema di delegare a leader, comitati, coordinamenti, direttivi il lavoro politico che poi viene sottoposto al voto di tutti.
E questo viene ritenuto un modo democratico… come democratico viene ritenuto il metodo di decidere in assemblee dove al massimo ci sono un migliaio di persone.
Ancora non si è capito che le assemblee sono un metodo poco democratico; e non solo perché solo pochi possono trovarsi in un luogo, un giorno preciso e a un’ora precisa, ma anche per chi parla e per come è organizzata la discussione.

La stessa cosa per la partecipazione di piazza: cortei e comizi in piazza a cui il Potere risponde con indifferenza, se non quando con sfottò, continuando poi a fare quello che vuole.

La stessa partecipazione al voto è ormai un simulacro di democrazia: si votano pacchetti preconfezionati da pochi e si usa la fase elettorale come fase di ricerca del consenso e non come momento di raccolta del consenso creato con il lavoro fatto precedentemente.
Insomma: non c’è alcuna differenza con quanto si faceva nell’Ottocento.
Ma il mondo intanto non è più quello dell’Ottocento…e nemmeno quello di cinque anni fa. E le opportunità che oggi ci mette a disposizione lo sviluppo tecnologico sono snobbate o usate solo come diverso modo di velocizzare gli stessi vecchi metodi.

Metodi vecchi e politi vecchi.
E non si tratta di una questione anagrafica; i politici più “vecchi” spesso hanno 30 anni o meno…

Gian Luigi Ago