Archivio dell'autore: Gian Luigi Ago

Informazioni su Gian Luigi Ago

E' tra i soci fondatori dell'Associazione politica "Primalepersone". Dal 2009 è Presidente dell'Associazione Culturale "Il vizio del pensiero" di cui gestisce il sito web www.ilviziodelpensiero.it sito di riflessione e informazione culturale e artistica. Come cantautore ha composto alcune canzoni che hanno come riferimento la tradizione della canzone d’autore. Nell'ottobre 2011 ha realizzato il cd-demo"Verso le barricate del futuro" contenente sette sue composizioni inedite. Sta lavorando a un album dal titolo "Dopostoria" Nel 2013 ha rappresentato, insieme a Claudia Bellucci, l'Italia al Festival Europeo della Canzone d'Autore svoltosi a Vilnius, organizzato dal Ministero della Cultura della Lituania. Insieme a Claudia Bellucci ha realizzato il sito web "Poesia come eresia", sito ufficiale del poeta pesarese Gianni D'Elia. http://www.giannidelia.altervista.org/ Si interessa di teatro, letteratura, musica d’autore italiana, sulla quale ha condotto diverse trasmissioni radiofoniche monografiche su emittenti regionali. Ha pubblicato sul web diversi interventi tematici e critici legati alla musica d’autore. Insieme a Claudia Bellucci e Eugenio Alfano ha realizzato la “Lezione-spettacolo sul Teatro Canzone di Gaber e Luporini”, un’analisi approfondita della genesi, dei meccanismi, delle tematiche, dei riferimenti letterari, filosofici, storici e sociologici che hanno attraversato gli spettacoli di Gaber; la Lezione-spettacolo è stata tenuta in Università, Scuole Superiori, Auditorium, Circoli culturali e Teatri. E’ autore di poesie e monologhi, tra cui quelli dello spettacolo “In direzione ostinata e contraria”, dedicato a Fabrizio De Andrè, realizzato e portato in scena, sotto la sua direzione artistica, insieme a Giulio D'Agnello. Ha scritto lo spettacolo "La stessa rabbia, la stessa primavera" dedicato a Fabrizio De Andrè, portato in scena con il cantautore Massimo Blaco, Claudia Bellucci e Veronica Balzani. Ha realizzato e portato in scena, insieme a Claudia Bellucci, Massimo Blaco e Pino Nastasi, il concerto "Appunti sulla canzone d'autore" con canzoni di musica d'autore italiana Ha realizzato con il gruppo “Compagni di viaggio”, con cui collabora come cantante e chitarrista, lo spettacolo “I sentieri di Utopia” con canzoni di lotta, impegno e speranza e il concerto "No, è un ukulele" con classici della canzone arrangiati per ukulele. E’ presente su Facebook, Twitter e Myspace con il suo account personale e con quello dell’Associazione Culturale “Il vizio del pensiero” Sito web personale: www.agocanzonedautore.altervista.org CONTATTI: Email: ago.gianluigi@libero.it

M5S, Rousseau, ipocrisia

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La decisione del M5S di consultare gli attivisti sulla piattaforma Rousseau, per decidere se concedere o meno l’immunità parlamentare a Salvini è quella che tecnicamente si chiama “paraculata” condita da ipocrisia e ignoranza della Costituzione.

Il M5S è un partito (non certo un movimento) che ha la stragrande maggioranza in Parlamento, che è al governo con un Vicepresidente del Consiglio e numerosi Ministri. Nel momento in cui hanno fortemente voluto governare, hanno ricevuto dal Presidente della Repubblica l’incarico di governare.

Questo verbo significa una cosa precisa: avere il potere esecutivo delle scelte del Parlamento e prendere delle posizioni politiche. Assurdo chiedere una consultazione che avrebbe senso se fossimo in una democrazia diretta o, meglio ancora, liquida.
Ma si dà il caso che, partecipando alle elezioni e accettando l’incarico di governo, loro devono rispettare le regole costituzionali e istituzionali.
Devono, per dirlo in parole povere, decidere, fare delle scelte, assumersi responsabilità.

Anche guardando solo alla loro organizzazione interna, siamo di fronte a una parodia della democrazia diretta. Un partito con milioni di voti, il primo partito d’Italia, non fa proporre, emendare altre proposte, decidere e votare milioni di persone ma solo un migliaio di persone, su una piattaforma gestita (e controllata) dalla Casaleggio Associati e che anche molti esponenti del Partito 5Stelle cominciano a guardare con sospetto.
Il M5S è un partito padronale, ha un Capo Politico che non mi pare abbia chiesto pareri alla piattaforma Rousseau  su altre iniziative le cui decisioni sono state prese nelle segrete stanze, come nella migliore tradizione delle precedenti Ka$te.

La decisione non sarebbe nemmeno vincolante né dovrebbero essere espulsi, come già successo, coloro che votassero contro la decisione presa tramite Rousseau. Perché, che piaccia o no, l’art. 67 della Costituzione è ancora vigente.

Questa manovra altro non è quindi che una paraculaggine, un alibi, uno scaricare su un migliaio di persone la responsabilità della scelta per nascondersi dietro un eventuale no e non avere vigliaccamente il coraggio di assumere una scelta politica.

Si ricordi, per inciso, che mandare davanti ai giudici Salvini, non è ammettere che sia colpevole ma lasciare la scelta alla Magistratura, unica a potere decidere su questo.
Si tratta solo di dire se Salvini abbia fatto quella scelta per un superiore interesse nazionale o meno. Difficile pensare che lasciare 180 persone, tra cui donne e bambini bisognosi di cure, giorni e giorni in mano fosse indispensabile per l’interesse nazionale.
Solo chi fosse in malafede potrebbe affermare che, se quelle persone fossero state sbarcate, il superiore interesse nazionale sarebbe stato in pericolo.
Per di più erano già in territorio italiano perché la nave Diciotti è della Marina Militare e quindi chi era a bordo era già in territorio italiano.

Un’altra brutta pagina di questo governo, secondo solo a quello di Mussolini.

Gian Luigi Ago

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Vecchi metodi, vecchie prassi, inutili manifestazioni

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La politica italiana, anche quella più progressista, o addirittura di sinistra-sinistra, non sa emanciparsi da metodi e prassi del passato e ripete riti ormai usurati e inefficaci.

La manifestazione di oggi a Roma con Sindacati Uniti e Confindustria (sic) non produrrà nulla per il semplice fatto che oggi non funziona più come una volta, quando milionate di persone in piazza (cosa oggi, tra l’altro, impossibile) facevano cadere i governi.

Oggi pagherebbe di più una mobilitazione permanente e contemporanea in tutte le città, al posto del solito unico sabato in una piazza, per giunta di Roma. col solito comizio dei soliti leader e poi, tutti sul pullman e via a casa.
Cosa che ormai è diventato un rito, una sorta di Messa laica che non fa più male a nessuno
Un esempio alternativo potrebbe essere quello dei gilets jaunes in Francia che, al di là del giudizio di merito su di loro, hanno prodotto comunque una reale crisi politica, attraverso la presa di possesso del territorio, quasi quotidianamente e ovunque

In Italia invece si continua con metodi novecenteschi, per non dire ottocenteschi.
Anche i movimenti che si richiamano esplicitamente al Popolo, non fanno scrivere i loro programmi al popolo stesso, attraverso una scrittura collettiva che si articoli attraverso proposte, controproposte, emendamenti, decisioni comuni.
Si usa ancora il sistema di delegare a leader, comitati, coordinamenti, direttivi il lavoro politico che poi viene sottoposto al voto di tutti.
E questo viene ritenuto un modo democratico… come democratico viene ritenuto il metodo di decidere in assemblee dove al massimo ci sono un migliaio di persone.
Ancora non si è capito che le assemblee sono un metodo poco democratico; e non solo perché solo pochi possono trovarsi in un luogo, un giorno preciso e a un’ora precisa, ma anche per chi parla e per come è organizzata la discussione.

La stessa cosa per la partecipazione di piazza: cortei e comizi in piazza a cui il Potere risponde con indifferenza, se non quando con sfottò, continuando poi a fare quello che vuole.

La stessa partecipazione al voto è ormai un simulacro di democrazia: si votano pacchetti preconfezionati da pochi e si usa la fase elettorale come fase di ricerca del consenso e non come momento di raccolta del consenso creato con il lavoro fatto precedentemente.
Insomma: non c’è alcuna differenza con quanto si faceva nell’Ottocento.
Ma il mondo intanto non è più quello dell’Ottocento…e nemmeno quello di cinque anni fa. E le opportunità che oggi ci mette a disposizione lo sviluppo tecnologico sono snobbate o usate solo come diverso modo di velocizzare gli stessi vecchi metodi.

Metodi vecchi e politi vecchi.
E non si tratta di una questione anagrafica; i politici più “vecchi” spesso hanno 30 anni o meno…

Gian Luigi Ago


Sinistra: perché si rischia il solito accrocchio

accrocchio

A sinistra si va verso il “fronte ampio e allargato” alle elezioni europee, come ennesimo esperimento da riproporre poi ad amministrative e politiche.
Dicono (come ogni volta) che sia una cosa diversa dai vecchi accrocchi ma il dubbio rimane in quanto si tratta sempre di un’unione di sigle: PaP, Dema, Diem25, Possibile e partiti comunisti vari sono tra i probabili componenti di questo rassemblement.

Quale sarebbe la differenza rispetto al passato?
Un accordo sulla base di pochi punti essenziali (tra cui sembra mancare sorprendentemente il tema dell’ambiente)?
Ma ci si è sempre accordati su punti condivisi, non è una novità.
Forse una maggiore partecipazione popolare alle consultazioni?
Ma ai militanti (come ancora vengono chiamati) è stato solo chiesta un’indicazione di scelta tra alcune opzioni e poi i contatti e le trattative sono state condotte dai vertici.

Non è un fatto da poco: il cambiamento del metodo in ottica di orizzontalità, trasparenza e decisionalità rimane l’unico punto che può farci uscire da schemi e prassi ottocentesche. Altrimenti questi “fronti allargati“, al di là di maggiori numeri percentuali, non potranno tradurre il consenso in un progetto di alternativa agito dalla base sociale.
Il principio cardine deve essere quello di “una testa, un’idea, un voto“, dove il secondo punto (un’idea) è l’elemento realmente rivoluzionario in quanto aggiunge al fare votare tutti, il fatto che quanto si vota non è elaborazione di pochi; ogni persona (ma davvero ognuna delle migliaia di votanti) può avanzare proposte e discutere ed emendare proposte altrui, diventando parte attiva della configurazione, struttura e articolazione del progetto strategico di alternativa e dei suoi successivi passi.

Solo la partecipazione crea un vero consenso in quanto elaborazione comune, cosa diversa dall’aderire e votare un progetto.
Solo così può nascere un “fronte autorappresentato”.
Altrimenti si perpetua comunque lo iato tra classe dirigente e base votante, in uno schema puramente delegativo, non egualitario e incapace di scardinare i meccanismi imposti dal Potere che trasforma le opportunità istituzionali (come il voto) in un gioco truccato a cui ci si concede senza alcuna speranza di “uscirne vivi”.

Il voto ha senso solo come momento finale in cui si raccoglie il frutto di un lavoro fatto tra la base sociale, anzi “dalla” base sociale. Ma questo lavoro non può produrre risultati attraverso una progressiva e impossibile scalata elettorale e contando su  un esiguo numero di eletti che non potranno cambiare nulla.
La strategia si costruisce al di fuori della fase elettorale che è solo una verifica costituzionalmente necessaria alla fine di un percorso ma non l’inizio o lo strumento di costruzione del percorso.

Gian Luigi Ago


Opporsi senza ipocrisie al Decreto in/Sicurezza, art.13

art.13

Riassumiamo cosa prevede l’art. 13 del famigerato Decreto (in)Sicurezza del governo Conte.
Diciamo subito che è Conte il responsabile principale (se non unico) del decreto, in quanto Presidente del Consiglio, seguito poi dagli altri ministri e da quanti hanno votato il decreto in Parlamento.
E’ ora di sfatare la favoletta di un Conte moderato, di un Salvini cattivo e di un Di Maio buono e quella della possibilità di creare dialoghi presenti o futuri con alcuni esponenti più “moderati” di questo governo.
Chi non era d’accordo, avrebbe dovuto lasciare prima Governo e relativa appartenenza partitica; ormai costoro non possono più considerarsi moderati, al massimo complici convinti; e tutti sarebbero condannati in pari misura in un’ipotetica Norimberga morale.

Ma torniamo all’art. 13: esso prevede la negazione ai richiedenti asilo dell’iscrizione all’anagrafe, cosa che comporta, contro lo spirito della Costituzione, la negazione di diritti essenziali quali quello alla casa, l’accesso all’istruzione e alla sanità. Inoltre la chiusura dei porti crea la violazione di decine di norme internazionali sui diritti umani, quelle sul soccorso “senza indugio” in mare e di un fondamentale senso di umanità e solidarietà, base della convivenza civile.
Inoltre è la stessa sicurezza che viene minata: avremo un esercito di senza diritti che non potrà avere casa, lavoro, assistenza sanitaria e che facilmente saranno preda di sfruttatori e associazioni criminali.

A fronte di tutto questo non ci si può nascondere dietro la sacralità della Legge. Erano legali anche le leggi razziali, era legale quanto fatto al G8 di Genova.
Il dissenso, l’obiezione di coscienza, la disobbedienza civile sono forme di pratica democratica; la convivenza non è solo un fatto giuridico ma, e soprattutto, politico, sociale, umano.

E poi con la rassegnazione alle leggi ingiuste non c’è la possibilità di fare in modo che anche la Legge si adegui al volere popolare, volere che non si esplica solo con il voto, che ne costituisce solo una parte, e per giunta come fase finale.
La politica si fa denunciando, anche in modo provocatorio e di disobbedienza, le ingiustizie.
La Storia ci insegna che in casi estremi si è ricorso anche alle armi, come nella Resistenza. Ovviamente non è questo il caso ma serve a far capire che il metodo di opporsi alle ingiustizie e alle aberrazioni giuridiche serve al cambiamento politico e a dare una spinta inevitabile anche alle procedure istituzionali di modifica o abrogazione di leggi ingiuste.

Pararsi dietro il luogo comune che le leggi vadano sempre rispettate, e che si debba in silenzio aspettare che vengano cambiate con le dovute procedure, significa negare alla base sociale, ma anche istituzionale, la possibilità di manifestare un dissenso in diverse forme (anche di disubbidienza) e impedire la creazione di coscienza sociale e politica che si può attuare evidenziando le ingiustizie e favorendo, di conseguenza, processi di costruzione di alternativa democratica.

Gian Luigi Ago


Perchè i Sindaci fanno bene ad opporsi alla chiusura dei porti

guernica migranti

Sul Decreto Sicurezza ideato da Salvini e votato, e oggi difeso, da Di Maio, si evidenziano molte contraddizioni.

Io penso che, di fronte a persone che stanno morendo in mare, il rispetto delle leggi in maniera fredda e burocratica passa in secondo piano; se vedo qualcuno che sta per finire sotto un camion lo salvo anche se per farlo devo calpestare un’aiuola dove è scritto “non calpestare i fiori”.

Lo stesso problema si pose con i No Tav, perseguitati, in primis dal Giudice Caselli, aggrappandosi ad articoli di legge risalenti al codice Rocco dell’era fascista.
Nel momento in cui una legge appare palesemente incostituzionale è giusto praticare azioni che non possono essere definite infrazioni della legge ma forme di disobbedienza civile per evidenziare una questione politica, una necessità di cambiamento e di presa di coscienza popolare.
Persino nei rigidi codici militari era ritenuto doveroso non eseguire ordini palesemente ingiusti anche se sanciti dalla legge.

La salvaguardia della vita umana viene prima di tutto.
Durante il nazismo ci fu chi disobbedì a leggi ingiuste salvando ebrei dai campi di concentramento.
Forse abbiamo sbagliato a chiamarli eroi? Dovevamo processarli?
Non regge nemmeno il discorso che in democrazia si debbano accettare leggi che non ci piacciono, perché se ammettiamo di essere in democrazia, la prima cosa che si deve fare è difenderla da chi fa leggi antidemocratiche; e mentre la gente affoga non possiamo aspettare che le leggi siano dichiarate incostituzionali.
Se uno affoga cerco di salvarlo anche se i 5Stelle e la Lega mi dicono che (per ora) è un reato

Aggiungo che in questa discussione parlare di convenienze politiche e pensare se giova o no politicamente sia molto meschino.
Pensare ancora di poter discutere con costoro (M5S e Lega) è un errore politico; i grillini “buoni” non esistono e, se ce n’erano, non continuano a far parte di un movimento ormai di estrema destra.

A me non interessa se Orlando e De Magistris (che non mi piacciono umanamente e politicamente) cercano di farsi pubblicità per prossime elezioni, né se la stessa cosa fa, surrettiziamente, chi li critica.

Siamo di fronte a una legge che infrange i più evidenti criteri morali, giuridici, di umanità. Giustissimo non subire passivamente come degli ubbidienti furieri.

Gian Luigi Ago


Sunset Boulevard e Bal de têtes (verso le elezioni europee)

sunset boulevard

A pensare che c’è chi sta discutendo da mesi, intensamente e giornalmente, su possibili alleanze e scenari per le Elezioni europee, perdendo, come già in passato, sostanzialmente tempo, la depressione politica non può che aumentare.

Un altro anno perso che va ad aggiungersi ai cinque precedenti, sprecati nello stesso modo mentre la destra avanzava fino ad arrivare al governo del Paese.
Nessuna azione concreta nella direzione di creare una reale alternativa che parta dalla base sociale e non dall’aggregazione di partiti, movimenti, leader (quasi sempre gli stessi); nessun progetto per creare coesione e coscienza tra la base sociale, se non a scopi legati ai suddetti scenari elettorali o ad ambizioni personali.

Poi, dopo le elezioni, ci si troverà al punto di partenza, in un eterno loop da “giorno della marmotta”.
Un malinconico sunset boulevard.
Poi sarà solo estinzione (per fortuna) e notte (putroppo) in attesa di una possibile ma non ancora probabile nuova umanità.

Ma servirà tempo, tanto tempo. serviranno nuove generazioni cresciute con una mentalità, educazione, cultura, che non siano quelle che noi possiamo trasmettere loro.
Noi saremo ormai passati a miglior vita e, i più giovani di noi, in qualche ospizio a discutere ancora di alleanze e scenari possibili.

Legge di natura, cambi di epoca che noi non abbiamo saputo cogliere, obnubilati da vecchie prassi, ideologie, tradizioni viste come immutabili, metodi e strumenti ottocenteschi.
E’ in fondo il guaio della maggior parte dei viventi in un’epoca: non sapere immaginare un futuro diverso dal proprio presente e, peggio ancora, dal loro passato.

Siamo come alla festa nel finale dell’ottavo volume della Recherche di Proust, il Bal de têtes, in cui i personaggi si ritrovano deformati dal Tempo e destinati a precipitare di fronte al futuro rappresentato dalla fugace e finale comparsa della giovanissima Mademoiselle de Saint-Loup, di cui non sappiamo il nome, né cosa sarà e farà in futuro, ma sappiamo che “è” il futuro.

Auguri…

Gian Luigi Ago


Citazioni letterarie in Gaber/Luporini (in particolare Céline)

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In fondo a questo articolo troverete un elenco (seppur parziale) dei brani di Cèline riprodotti nelle opere di Gaber / Luporini.

 

C’è nell’opera di Gaber e Luporini un florilegio di riferimenti che, lungi dall’essere copiatura, si struttura in qualcosa di molto elevato che definirei “competenza” intesa come capacità di acquisire conoscenza e trasporla in contesti diversi.

Tutte le citazioni letterarie presenti negli spettacoli di Gaber e Luporini rappresentano l’acquisizione del concetto “universale” di cui esse sono espressione, universalità che ne consente, a fronte della “competenza” dei Nostri, una rilettura e riutilizzazione in chiave nuova e ricontestualizzata pur nel rispetto dell’essenza originaria.
Se pensiamo poi che tutta questa operazione genera a sua volta arte, questo meccanismo di citazioni è una delle meraviglie dell’opera di Gaber e Luporini.

Il fatto che fra tutte le citazioni letterarie presenti nelle opere dei Nostri quelle preponderanti siano tratte da Céline (ma anche da Borges, Robbe-Grillet, Proust ed altri) credo che abbia le radici in motivazioni profonde e non casuali.

Vorrei soffermarmi soprattutto sul versante céliniano. Il “Voyage” è un libro che può affascinare o irritare, ma mai lasciare indifferenti.

Io lo ritengo un vero libro “cult”, imprescindibile e di un’importanza fondamentale, almeno per quelli che, come me, hanno avuto la sorte di nascere a metà del secolo scorso senza vederne l’inizio e che si trovano a vivere in questo nuovo secolo di cui non vedranno mai la fine. Céline è stato, prima di uno scrittore, un uomo straordinario, atipico, controverso, provocatore.

Alcune sue posizioni, che tra l’altro pagò di persona, possono risultare equivoche e squalificanti.
Eppure Céline è stato al di sopra di tutto questo.

“Il suo “Voyage” è uno sguardo feroce sul Novecento, è l’immagine di un dolore per la natura umana mascherato da uno sguardo irriverente e sferzante, è un’autobiografia che si svolge tra Europa, Africa e America, in cui tutte le nefandezze e le miserie del secolo sono evidenziate, è una luce che illumina il buio delle nostre anime, è l’immagine di una Storia giunta inevitabilmente al capolinea”

E poi c’è quell’incredibile scrittura: il linguaggio, unico nella storia della letteratura, con inversioni di parole, alterazioni sintattiche, proliferare di avverbi e pronomi. Questo libro fu subito uno scandalo per forma e contenuti: attaccava le fondamenta della letteratura, minandone la legittimità. Il viaggio di Bardamu/Céline verso il “fondo” della notte (bout è “fondo” più che “termine”), dalla guerra alla morte, attraverso il colonialismo, il fordismo, la piccola borghesia, attraversa i più reconditi anfratti dell’uomo in una visione disperata e sarcastica della vita.

“Coraggio, Ferdinand, ripetevo a me stesso, per tenermi su. A forza di essere sbattuto fuori dappertutto finirai di sicuro per trovarlo il trucco (le truc) che gli fa tanto paura a tutti, a tutti gli stronzi che ci sono in giro, deve stare in fondo alla notte. E’ per questo che non ci vanno loro in fondo alla notte”
(da “Viaggio al termine della notte”).

Ecco: giungere fino in fondo all’ignoto per cercare il nuovo. Lo sguardo di Bardamu/Céline è uno sguardo lucido, critico, feroce, ma anche compassionevole.

Credo che in tutto questo si possa ritrovare molto dell’opera di Gaber e Luporini, pur con le dovute differenze.
Non credo sia esatto dire che Céline abbia influenzato l’opera dei Nostri, ma piuttosto che il loro sia stato un “incontro” fatto di parallelismi storici, umani, emozionali che ha permesso al “già espresso” di Céline di ritornare a essere mirabile “forma” di un omologo “contenuto” e soprattutto arte che genera arte.

Gian Luigi Ago (segue elenco citazioni)

RIFERIMENTI AL “VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE” DI CÉLINE – EDIZIONI CORBACCIO:

Pag.46: Ero mica tanto savio da parte mia ma comunque diventato COSI’ PRATICO DA ESSERE DEFINITIVAMENTE VIGLIACCO
(G/L: “La paura”- Polli di allevamento)


Pag.106: …il nome di DIARREA COGITANTE DI LIBERAZIONE
(G/L: “L’analisi”- Anche per oggi non si vola)


Pag.153: ….consisteva nell’organizzare dei concorsi di febbre (….) “POSSO PIÙ PISCIARE TANTO CHE SUDO”….
(G/L: “Il Febbrosario”- Anche per oggi non si vola)


Pag.155: MICA E’ UN UOMO, quel magnaccia lì, 
E’ UN’INFEZIONE
(G/L “Il cancro”-Libertà obbligatoria)


Pagg. 198/199: …mia madre che mi aveva contaminato con le sue tradizioni:”SI RUBA UN UOVO… E POI UN BUE, E POI SI FINISCE PER ASSASSINARE LA MADRE (…)LE IMPARI DA PICCOLO E VENGONO A TERRORIZZARTI SENZA SCAMPO, PIU’ TARDI (…) CHE DEBOLEZZE! PER DISFARSENE SI PUO’ APPENA CONTARE SULLA FORZA DELLE COSE. FORTUNATAMENTE, E’ ENORME, LA FORZA DELLE COSE (…) Mia madre AVEVA PROVERBI SOLO PER L’ONESTA’
(G/L: “Introduzione a Libertà obbligatoria”)


Pag. 230: SIAMO PER NATURA COSI’ SUPERFICIALI, CHE SOLTANTO LE DISTRAZIONI CI POSSONO IMPEDIRE DAVVERO DI MORIRE
(G/L: “Il suicidio” – Polli di allevamento)

 Pag. 232: …TUTTO SI TRASFORMA E IL MONDO PAUROSAMENTE OSTILE SI METTE DI COLPO A ROTOLARE AI TUOI PIEDI COME UNA PALLA SORNIONA, DOCILE E VELLUTATA
(G/L: “Il suicidio” – Polli di allevamento)


Pag. 241: ….LA TESTA VI GIRA, E IL DUBBIO VI ATTIRA, E L’INFINITO SI SPALANCA SOLO PER VOI, UN RIDICOLO PICCOLO INFINITO E VOI CI CASCATE DENTRO…IL VIAGGIO E’ LA RICERCA DI QUESTO NIENTE ASSOLUTO, DI QUESTA PICCOLA VERTIGINE PER COGLIONI…
(G/L: “L’ingenuo” – Polli di allevamento)


Pag.258: …si era presa LA MANIA DI FOTOGRAFARE GLI UCCELLI NEI LORO NIDI…
(G/L: “Il suicidio” – Polli di allevamento)


Pag.283: “NON ABBIAMO MAI UN SOLDO IN CASA!” A TITOLO D’INFORMAZIONE E DI PRECAUZIONE, COSI’, PER SCORAGGIARE I LADRI E GLI EVENTUALI ASSASSINI
(G/L: “La paura” – Polli di allevamento)


Pag.297: C’E’ UN LIMITE A TUTTO. NON E’ SEMPRE LA MORTE….
(G/L:”Il suicidio” – Polli di allevamento)


Pag.311: CI CAPITARONO PIU’ FALLITI LI’ CHE ALL’USCITA DEL CONSERVATORIO
(G/L: “Le carte” – Libertà obbligatoria)


Pag.325: NON SI RIESCE NEMMENO PIU’ A DISSIMULARLA LA PROPRIA PENA, IL FALLIMENTO, SI FINISCE PER AVERE LA FACCIA PIENA DI QUELLA BRUTTA SMORFIA CHE IMPIEGA VENTI, TRENT’ANNI E PIU’ A RISALIRE FINALMENTE DAL VENTRE ALLA FACCIA (….)UNA SMORFIA, CHE LUI CI METTE UNA VITA A CONFEZIONARSI E ANCORA NON GLI RIESCE SEMPRE DI PORATRLA A TERMINE TANTO E’ PESANTE E COMPLICATA LA SMORFIA CHE BISOGNEREBBE FARE PER ESPRIMERE LA PROPRIA VERA ANIMA SENZA NULLA PERDERE
(G/L: “La smorfia” – Libertà obbligatoria)


Pag.330: BISOGNA SENTIRE IN FONDO A OGNI MUSICA L’ARIA SENZA NOTE, fatta per noi, L’ARIA DELLA MORTE
(G/L: “La festa” – Polli di allevamento)


Pagg. 344/345: E la musica è tornata nella festa(…)DALLE MONTAGNE CHE NON SONO RUSSE (…) SONO DEI RUTTI DI GIOIA LE FESTE (…) BISOGNAVA STRAPPARLI AI LORO DISASTRI.GLI AVESSERO DATO LA MORTE IN PREMIO PER VENTI SOLDI SI SAREBBERO PRECIPITATI SU QUELL’AGGEGGIO (…) ASPETTARE, E’ FESTA ANCHE QUELLO
(G/L: “La festa” – Polli di allevamento)


Pagg.357/358: L’HA MICA RUBATO L’OBBLIGO DI VIVERE (…)ESSERE VECCHI VUOL DIRE NON TROVARE PIU’ UNA PARTE PASSIONALE DA RECITARE, CADERE IN QUELL’INTERMEZZO INSIPIDO IN CUI NON SI ASPETTA CHE LA MORTE
(G/L: “ Finale di Libertà obbligatoria”)


Pagg.394/395: NELLE CASE, NIENTE DI BUONO. QUANDO UNA PORTA SI CHIUDE DIETRO UN UOMO, LUI COMINCIA SUBITO A PUZZARE (…)PASSA DI MODA SUL POSTO (…) “TRE FRANCHI LA SCATOLA PER PURGARE TUTTA LA FAMIGLIA” UN AFFARE! (…) SI FA TUTTO INSIEME IN FAMIGLIA (…) PER ARRIVARE AL GIUDIZIO UNIVERSALE CHE SI TERRA’ PER STRADA, CHIARO CHE IN HOTEL UNO E’ PIU’ VICINO.POSSONO VENIRE GLI ANGELI CON LE TROMBE, ARRIVEREMO PRIMA NOI, SCESI DALL’HOTEL (…) ERANO CAMBIATI GLI ESSERI MA NON LE IDEE. ANDAVANO ANCORA, COME SEMPRE, GLI UNI E GLI ALTRI, A BRUCARE UN TANTO DI MEDICINA, QUALCHE PEZZO DI CHIMICA, DELLE COMPRESSE DI DIRITTO, E INTERE ZOOLOGIE, A ORARI PRESSAPPOCO REGOLARI (…) LA SUA FELICITA’, ABBRACCIARE LA FAMIGLIA SENZA SENZA MAI GUARDARLA LA POESIA….
(G/L: “La strada”-Anche per oggi non si vola)


Pag.400: …SI LAMENTAVANO DI TUTTA LA LORO VITA SGAMBETTANDO
(G/L: “La festa” – Polli di allevamento)


Pag.419: SE SI VIVESSE ABBASTANZA A LUNGO NON SI SAPREBBE PIU’ DOVE ANDARE PER RICOMINCIARE CON LA FELICITA’. NE AVREBBERO MESSI DAPPERTUTTO DI ABORTI DI FELICITA’…
(G/L: “Il delirio” – Libertà obbligatoria)

 

CITAZIONE DA “COLLOQUI CON IL PROFESSOR Y” DI CÉLINE ( NUOVI CORALLI EINAUDI


Pag. 4 AI GIOVANI PIACE L’IMPOSTURA COME AI CAGNOLINI PIACCIONO QUEI LEGNETTI, QUEGLI OSSI FASULLI, E LORO CI CORRONO DIETRO! SI PRECIPITANO ABBAIANO, PERDONO TEMPO… È QUEL CHE CONTA.
(L’ingenuo-Polli di allevamento)

 


De Magistris, soliti dubbi e certezze

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Belle parole, già sentite più volte, quelle di De Magistris.
Ma questo fronte popolare paneuropeo, che nasce, guarda caso, sempre con obiettivo qualche elezione e sempre da un appello dall’alto e non da un crescere insieme e interconnettersi spontaneo delle situazioni di lotta, come sarà strutturato?
Quali metodi? Quali strumenti?

Perché poi sostanzialmente è questo che distingue un progetto nuovo da un remake di quelli vecchi. Gli obiettivi e le intenzioni sono, come da copione, quelle giustissime e condivisibili di sempre ma sono le strategie, i mezzi e la cogenza con la mutata realtà sociale a fare la differenza.

E oggi, alla soglia degli anni ’20 del secolo, restare legati a prassi otto/novecentesche resta la seconda causa di fallimento.
La prima è il non aver capito che, ormai da tempo, la crisi della rappresentanza e della partecipazione necessita di essere superata cancellando lo iato tra popolo (inteso come massa elettorale) e una classe dirigente che propone, lancia appelli, costituisce movimenti, liste, coalizioni e poi si rivolge alla base sociale per chiedere il voto per l’imminente elezione del momento, dopo simulacri di partecipazione attraverso le solite assemblee gestite di fatto da chi “dirige” il processo politico, magari attraverso comitati e coordinamenti

C’è la netta sensazione che assisteremo quindi a qualcosa di già visto: coordinamenti regionali e uno nazionale, direttivi, decisioni assembleari, leader, culto unico della fase elettorale (già dichiarato tra l’altro);
insomma una via di mezzo tra Ulivo e i vari listoni di Sinistra.

Che a lanciarlo sia poi una personalità forte da Capo Popolo come De Magistris (come per L’altra Europa furono gli intellettuali/professori) fa presagire un percorso simile ai precedenti e comunque sostanzialmente verticistico e leaderistico.
Un percorso che al massimo potrà far eleggere tre o quattro parlamentari, inutili a determinare alcunché, se non il loro gratificante prestigio.

Si dirà che bisogna aggregarsi proprio per poter condizionare il percorso e dirottarlo sulla “giusta via” ma si dimentica che progetti simili sono già segnati dalla loro genesi e qualsiasi apertura a forme di reale orizzontalità, democrazia, trasparenza, partecipazione attiva, si scontreranno inevitabilmente con la vision prefigurata a priori dagli estensori dell’appello.

Insomma, si continua a muoversi nel passato e a proporre al voto il proprio prodotto precostituito e a decidere a tavolino l’unità delle masse popolari come se fosse possibile farla nascere per decreto e non attraverso una progressiva e autonoma nascita naturale e fisiologica che avverrà solo quando sarà il momento, sotto forma di auto-organizzazione e auto-rappresentanza; e solo dopo un lungo percorso dalla base,  prescindendo dai calendari elettorali.

Gian Luigi Ago


Oligarchia grillina

La logica grillina si pone ormai contro l’istituzione del Parlamento.
Che senso ha infatti eleggere dei propri rappresentanti se poi sono costretti a votare come decide il proprio partito?
Se questo diventasse un obbligo (in contrasto all’art.67 della Costituzione) si potrebbe tranquillamente abolire il Parlamento e far proporre e votare leggi dai soli leader dei partiti.
Il Parlamento a quel punto non servirebbe più, anche come luogo fisico; basterebbe una riunione e votazione tra i leader di quella decina di partiti esistenti. I palazzi di Camera e Senato potrebbero essere trasformati ad esempio in sale Bingo o parcheggi.

Tutto questo dimostra ulteriormente che il M5S è il contrario di quanto ha sempre affermato: non rappresenta le istanze popolari ma si inserisce in quella tendenza dei cosiddetti “poteri forti” che dicono di voler combattere; tendenza che punta ad esautorare il Parlamento della sua funzione e concentrare il Potere nelle mani di una oligarchia più facilmente condizionabile e controllabile; praticamente quanto proponeva la “ricetta” del grande gruppo finanziario Jp Morgan in una sua informativa del 28 maggio 2013 in cui si manifestava fastidio per le Costituzioni uscite dal fascismo e sulla troppa libertà di decisione concessa al popolo dai diritti in esse contenute.

Dove sono finiti gli streaming dei grillini, le votazioni online, le decisioni della base? Tutto viene ormai deciso dal “Capo Politico” in giacca e cravatta (già il termine scelto è indicativo del verticismo dell’organizzazione).
In realtà il M5S non è mai stato democratico ma piuttosto un partito padronale che ha sempre millantato forme di decisioni popolari che altro non ne erano che la parodia: una piattaforma Rosseau che non è mai stata effettivamente rappresentativa nè sicura nel controllo delle votazioni, diktat dei dioscuri Grillo/Casaleggio da cui non si poteva prescindere, le numerose espulsioni dei dissidenti.

La natura del M5S non è mai stata quella di un cambiamento che rivoluzionasse il sistema. La comparsa del M5S ha anzi evitato (come disse Grillo) una “rivoluzione” che mettesse in crisi il sistema, ma ha semplicemente dirottato la giusta rabbia popolare verso un’illusione di cambiamento che oggi vediamo consistere in realtà in un progressivo smantellamento di diritti e solidarietà e in un avvicinamento alle pulsioni più populiste e antidemocratiche europee che, lungi dall’opporsi al capitalismo, ne favoriscono invece i settori più retrivi e antidemocratici.

Il verticismo grillino, le decisioni prese ormai nel segreto di buie stanze, l’idiosincrasia verso ogni forma di dissenso sono proprio l’opposto di quanto oggi sarebbe necessario: ovvero un allargamento della partecipazione popolare che non può ridursi al semplice voto elettorale ma deve diventare parte costitutiva di scelte politiche, non più delegate a pochi dirigenti ma proposte, discusse e decise da ogni singola persona tramite metodi e strumenti veramente democratici, trasparenti, orizzontali.

Gian Luigi Ago


Dimentichiamoci della politica

quarto stato

Ho come la bizzarra sensazione…che a sinistra (quella vera) si siano buttati al vento:
in dimensione totale cinque anni;
per esperienze particolari tre anni;
per altre più specifiche due anni.

Periodi in cui molti hanno comunque indicato, inascoltati, vie divergenti, innovative, avulse dal logoro ambito politicista otto/novecentesco, e non solo a parole ma con numerosi incontri in tutta Italia e online e anche con proposte metodologiche formalizzate in analisi e documenti.

Ora è troppo tardi per fare politica così come l’abbiamo fatta finora, e forse anche per farla nel modo giusto.
Ora siamo tornati indietro ed è arrivato il tempo di creare le pre-condizioni per poterla rifare un giorno:
e serve un lavoro che va fatto nel sociale, nella cultura, nella formazione, nell’educazione, nella famiglia, nelle scuole, nelle università, attraverso i libri, attraverso lo sviluppo di una coscienza e di un pensiero critico.
Questo è preliminare e propedeutico a tutto il resto.
Sarà un lavoro lungo e difficile, ma l’unico che potrà un giorno dare dei frutti.

Certo, è Politica anche questa ma con la P maiuscola; quella in minuscolo sarebbe bene archiviarla, per ora:

basta autogratificazioni, autoreferenzialità, leader, partiti, movimenti, coordinamenti, comitati, dirigenti, liste elettorali, organizzazioni elefantiache o come tali immaginate, assemblee, manifesti, appelli, petizioni, bandiere al vento, sigle e nomi roboanti e millantatori, programmi, obiettivi, tristi e inutili cortei, ecc. ecc.

Insomma, basta politica (con la p minuscola).

È tempo di lavorare sulle persone, di riuscire ad emergere da questo piattume antropologico, culturale, educativo che oggi non consentirebbe di far recepire ad alcuno nemmeno le proposte più miracolose.

Dobbiamo ripartire con umiltà (che è poi coraggio) da noi e dagli altri, come individui che si rapportano tra loro per ricreare una coscienza e una comunità futura basata su princìpi e valori diversi da quelli oggi predominanti.
Senza questo, continueremo a parlare ai sordi oppure tra noi, o peggio ancora a parlarci addosso. Predicatori nel deserto.

Dimentichiamoci della “politica”, altrimenti la “Politica” non rinascerà mai.

 

 

Gian Luigi Ago